ALICIA GIMNEZ-BARTLETT.
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GIORNI D'AMORE E INGANNO.
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Titolo originale: Das de amor y engaos. 2006.
2011. Sellerio Editore, Palermo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Quattro donne in un labirinto senza uscita. Il laboratorio dell'esperimento  un chiuso residence messicano. Un villaggio in cui vivono in lussuoso isolamento le mogli degli ingegneri stranieri al lavoro in un grande cantiere. Paula, aspirante scrittrice e intellettuale di umore scostante; Victoria, professoressa di chimica, intelligente e positiva; Susy, giovanissima americana segnata da un passato familiare traumatico e affamata d'affetto; Manuela, moglie sessantenne del capo, realizzata e sicura di s con uno spirito protettivo da matrona.
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Piccole invidie, normali pettegolezzi, pretese e profferte di amicizia, sottili nevrosi, si incrociano e si scontrano come prevedibile e naturale. Ma un giorno una di esse si innamora del marito di un'altra. E scoppia una specie di reazione a catena, che investe, in una tempesta di sentimenti implacabili, ognuna di loro e ciascuno dei rapporti matrimoniali. Come se la scintilla di quell'amore irregolare fosse il lampo improvviso che illumina, per un attimo e per sempre, un paesaggio
sconosciuto, fino a quel momento sepolto nella notte.
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Alicia Gimnez-Bartlett  da un lato l'ingegnosa scrittrice dei romanzi gialli di Petra Delicado, in cui da ogni pagina e da ogni rigo riluce, pur nella durezza della materia poliziesca, un umorismo da commedia; dall'altro,  l'esploratrice di psicologie, la scrutatrice d'anime sospese; s'immerge impietosa nelle fragili personalit esposte allo stress di situazioni improvvise, insolite, che le scoprono indifese. Con un pizzico di misoginia.
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L'AUTRICE.
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Alicia Gimnez Bartlett  una scrittrice spagnola, conosciuta principalmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno per protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.
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Alicia Gimnez Bartlett nasce nel comune spagnolo di Almansa (Albacete) il 10 giugno 1951, vive la sua giovinezza a Tortosa e dal 1975 si trasferisce a Barcellona. Studia Filologia spagnola presso l'Universit di Valencia e successivamente si laurea in Letteratura Spagnola all'Universit di Barcellona con una tesi sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, di cui pubblicher un saggio nel 1981.
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Inizia la sua carriera all'interno di un ambiente privilegiato, quello della capitale catalana di Barcellona che diede casa ai grandi autori del "boom latinoamericano". Lavora con la nota agente letteraria Carmen Balcells, e nel 1984 pubblica il suo primo romanzo, Exit (Seix Barral). Nel corso degli anni novanta, dopo la lettura di: Quel che rimane, della scrittrice statunitense Patricia Cornwell, compie il suo esordio nel campo dei romanzi polizieschi dando vita al personaggio che si riveler in seguito la chiave per la sua fama di scrittrice di gialli: l'ispettrice di polizia Petra Delicado, protagonista di ben dieci romanzi polizieschi.
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La serie, iniziata con Riti di morte (1996), avr molto successo anche al di fuori della penisola iberica, compresa l'Italia, e le far guadagnare numerosi premi, tra cui il Raymond Chandler nel 2008. Dopo la pubblicazione del primo romanzo di Petra Delicado, Alicia si occupa principalmente della redazione della serie, che sar adattata per la televisione, ma pubblica anche altri romanzi, alcuni saggi e numerosi racconti in collaborazione con autori stranieri.
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Con il romanzo Una stanza tutta per gli altri (1997) mette sono attacco, a partire dall'esame della vita privata e delle relazioni sociali intrattenute, ad esempio con la servit, la figura della scrittrice Virginia Woolf, icona del movimento femminista, notoriamente apprezzata per la sua immagine pubblica rivoluzionaria. Con questo scritto ottiene il premio Femenino Lumen (1997), il suo primo riconoscimento a livello letterario.
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Nel 2011 riceve il Premio Nadal per Dove nessuno ti trover (Donde nadie te encuentre), un romanzo storico sulla vita della rivoluzionaria anti-franchista Teresa Pla Meseguer, alias La Pastora, nascosta nei boschi di Tortosa, presumibilmente violentata nel 1949 dalla Guardia Civil. Gli onori di casa (Nadie quiere saber), pubblicato nel 2013, chiude le avventure investigative della detective spagnola. Alicia sceglie tematiche molto forti per le sue opere e questo perch dimostra di avere a cuore le questioni riguardanti le discriminazioni legate alla sessualit e/o al genere, i pregiudizi sociali che sono causa di emarginazione sociale e non permettono di vivere una vita secondo le proprie scelte.
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A Carlos, compagno ideale della mia seconda vita.
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Prima parte.
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Era una storia senza corpo, senz'anima, senza mordente. Personaggi dai nomi improbabili si
aggiravano senza sosta in scenari urbani. Amori, disamori, passioni non corrisposte, solitudine. Uno
schifo. Niente che la interessasse o riuscisse a emozionarla. Cos, dal divano dov'era seduta, Paula gett
via il libro, che cadde con la costola all'ins. Sembrava una piccola tenda canadese.
Se tutti i libri che aveva portato con s in quell'angolo sperduto del mondo si fossero rivelati
cos, sarebbe stata costretta a ordinarne altri molto prima del previsto. Abbandonato sul tappeto, il libro
aveva l'aria di essere caduto per caso. Il mattino dopo, Luz Eneida l'avrebbe amorevolmente raccolto
senza domandarsi come fosse arrivato fin l. Poi l'avrebbe posato sul tavolo e l'avrebbe spolverato. Luz
Eneida spolverava tutto, anche i libri nuovi senza un solo granello di polvere. Non mostrava la minima
curiosit per le cose che vedeva in casa, nulla sembrava attirare la sua attenzione. Compiva i suoi rituali
domestici con lieta equanimit. Si sarebbe detto che in quel paese nessuno si ribellasse alla propria
condizione. Certo, chi lo faceva, dispiegava tutto l'armamentario della rivoluzione: i baffoni neri alla
Pancho Villa, i viva Mexico libre!, i volti nascosti dai fazzoletti e i fucili sovietici. Eppure, presi uno
per uno, i messicani erano mansueti come brezza di primavera. In Spagna, l'atteggiamento era molto
diverso. Nelle sue passeggiate solitarie per la citt le era capitato di prendere l'autobus o il metr e di
osservare la gente. Donne che rientravano dal lavoro, sempre assorte nei loro pensieri, come assenti, la
bocca contratta in una smorfia di amarezza. Operaie morte di sonno. Domestiche con le dita arrossate
dai detersivi e dall'acqua bollente. Tutte covavano risentimento negli occhi. Spesso erano immigrate dal
volto preoccupato. O giovani cassiere annoiate. Ma ora, per qualche anno, tutto questo sarebbe stato
molto lontano da lei. Basta con le indagini antropologiche sulla vita della sua citt, della quale in fondo
non le importava niente. Si accese una sigaretta, ma ricord di non avere ancora fatto colazione e la
spense subito nel posacenere. Era in Messico da un mese. Non era pentita di aver seguito Santiago fin
l, ma non poteva certo dirsi felice. L'effetto rigenerante che il paese prometteva non si era ancora
manifestato. Ma si augurava che l'estraneit dell'ambiente la aiutasse a dimenticare un poco se stessa, a
fuggire dalle quattro mura della sua personalit. Se lo augurava con poca convinzione, a dire il vero,
perch in fondo era certa che prima o poi sarebbe tornata a rinchiudersi nell'angusta stanza della sua
mente. Sapeva che la pretesa di ottenere un cambiamento profondo grazie a un nuovo ambiente si
rivela troppo spesso illusoria. Non era la prima volta che accompagnava suo marito all'estero. Era stata
al suo fianco durante la costruzione di una linea ferroviaria in Marocco, e per tre anni aveva vissuto a
Hong Kong, quando lui era responsabile di un cantiere della metropolitana. Ma questa volta era
diverso, molto pi tipico e coloniale, viveva in aperta campagna, in un villaggio costruito
appositamente per le mogli dei tecnici stranieri non lontano da una cittadina chiamata San Miguel. I
mariti erano alloggiati a diversi chilometri di distanza, in baracche di legno presso la diga in
costruzione. Le due comunit si riunivano soltanto nel fine settimana. Il villaggio era stato concepito
secondo lo stile delle missioni dell'Ottocento: casette imbiancate a calce, una per famiglia, ciascuna
circondata da un giardino privato con la sua recinzione di legno. Anche gli spazi comuni tentavano di
imitare modelli d'altri tempi: giardini ben curati, campi da tennis, prati all'inglese e, ovviamente, il club.
Quest'ultimo, ospitato in un edificio piuttosto ampio, comprendeva una sala di lettura, un vasto
ristorante, un salone per le feste e un bar. Vedendo per la prima volta il bar, aveva ringraziato Iddio.
Che fortuna, un bar, un luogo neutro dove poter star sola con se stessa. Sarebbe stato scomodo dover
raggiungere San Miguel ogni volta che voleva bersi una birra, e il pensiero di essere costretta a bere
sempre e soltanto in casa sua le pareva terrificante. Se non altro, un bar. In casa propria  impossibile
godere della tranquillit anonima dei bar. In casa ci si ritrova sempre in compagnia dello spettro di se
stessi, irremovibile, come un cane cieco e sordo, fedele ma indifferente agli ordini. Nel corso di quel
primo mese si era recata spesso al club, sempre evitando gli orari delle altre mogli. Le conosceva
appena, si limitava a salutarle in modo cortese. Quelle donne non le interessavano affatto. In gruppo,
poi, le suscitavano un immediato fastidio. Sembrava che ritrovandosi insieme regredissero a uno stadio
infantile. Non sapevano far altro che scambiarsi chiacchiere complici e risatine. Tutte vivevano in
Messico da pi di un anno quando lei era arrivata, e non le era stato difficile accorgersi di quanta
curiosit avesse destato la sua comparsa. Le novit non mancano di agitare le acque stagnanti della
monotonia. La sola cosa da fare, in quelle circostanze, era mostrarsi cauta e segnare bene le distanze, in
modo da crearsi uno spazio che nessuno potesse invadere. Per tenere lontano l'esercito delle signore,
aveva agitato la bandiera del lavoro. La storia era sempre la stessa: uno dei motivi per cui aveva seguito
suo marito fin laggi era la possibilit di dedicarsi indisturbata alle sue traduzioni. In Spagna era
difficile trovare un momento di pace, il mondo delle lettere era sempre pi superficiale e mondano...
troppi impegni, troppi incontri ai quali era impossibile sottrarsi. Naturalmente le era stato chiesto che
cosa stesse traducendo, e allora aveva potuto fare la sua bella figura: Seleziono e traduco i diari di
Tolstoj;  un lavoro lungo, estenuante, un lavoro meticoloso di anni, una specie di sacerdozio. Di
solito funzionava, e infatti funzion. I diari di Tolstoj sono una cosa seria, non un passatempo per
signore. Richiedono una concentrazione straordinaria. Tolstoj  uno dei padri della letteratura
universale e non ammette improvvisazioni. Di sicuro l'avrebbero lasciata in pace, libera di difendere la
sua solitudine e di sottrarsi a ogni manovra di avvicinamento. Nessuna delle sue vicine avrebbe potuto
sentirsi offesa. E se poi qualche volta l'avessero vista seduta al bar o a gironzolare senza meta nei
giardini della colonia, non le sarebbe stato difficile dire che era alle prese con un passaggio
particolarmente spinoso, una pagina eccelsa che le richiedeva un'assoluta astrazione dal mondo. Si sa
che la vita di Tolstoj non  come la vita di un torero o di un politico qualunque. Guard dalla finestra
giusto in tempo per vedere Susy attraversare il giardino per venire da lei. Susy era la moglie
dell'ingegnere pi giovane del gruppo. Susy e Henry, due americani. Lui, come tutti gli altri, lavorava
per la stessa multinazionale per cui da anni lavorava suo marito; era sbarcato a San Miguel da New
York per aggiungersi all'quipe dei tecnici spagnoli. Susy non doveva avere pi di trent'anni, ed era
pericolosa, molto pericolosa. Di certo le sue giornate, in quel luogo, e con quella compagnia,
trascorrevano nella noia pi assoluta. Aveva gi compiuto un paio di seri tentativi di avvicinamento;
era evidente che Tolstoj non la impressionava al punto da metterla in fuga. Forse con lei avrebbe
funzionato meglio qualche mostro sacro della letteratura anglosassone: Wordsworth, o magari Walt
Whitman, per restare sul terreno statunitense. Insomma, Susy costituiva un pericolo serio. And ad
aprirle prima ancora che suonasse il campanello e le sorrise senza troppo impegno. La ragazza reggeva
un piatto coperto da un tovagliolo. Aveva avuto il coraggio di portarle una specialit preparata con le
sue mani? Non ci poteva credere, era una cosa troppo stupida per essere vera.
- B, Paula, non guardarmi cos! Non mi inviti a entrare?
- Scusa, mi sono distratta guardando... quella cosa che hai in mano.
La ragazza sollev il tovagliolo come in un gioco di prestigio e mostr una specie di torta
dall'aspetto appiccicoso. Lei ci mise un attimo a decidere come reagire a un regalo del genere, temette
perfino di aver fatto una faccia disgustata.
-  per me?
- Ti sembrer stupido, ma in America si usa,  un segno di accoglienza da parte dei vicini verso
il nuovo venuto. Tu sei qui da un mese, e io non...
- Entra, accomodati in cucina! Preparo un caff?
- Oh, sarebbe perfetto per completare il rito.
- Bene, completiamo il rito, allora.
Si sent osservata mentre si muoveva per preparare il caff e disporre le tazze. Il malumore
rischiava di farle comparire sulla fronte un cipiglio di furia. Fece bene attenzione a non darlo a vedere.
In fondo quella ragazza voleva solo essere gentile, anche se nessuno le aveva chiesto di presentarsi in
casa sua con quell'orrore di torta. E poi, non solo voleva essere gentile, voleva anche chiacchierare.
- Come ti trovi in Messico, dopo il tuo primo mese? Una collera cieca cominci a divorarla. Per
quale motivo avrebbe dovuto partecipare con entusiasmo a una conversazione piena di luoghi comuni?
Forse negli Stati Uniti non si usa annunciare le visite, o aspettare di essere invitati? Forse  normale
invadere le case altrui offrendo ed esigendo amicizia?
Mise la caffettiera sul fuoco e and a sedersi di fronte a Susy. Appoggi i gomiti sul tavolo e,
col viso fra le mani, la guard con irritazione: - In Messico? Sei sicura di trovarti in Messico? In fondo,
chiuse come siamo in questo ghetto, potremmo trovarci in qualunque altro posto del mondo, non credi?
L'americana rimase paralizzata. Non si aspettava un attacco cos deciso. Arross.
- Ti sembra un posto noioso, vero? Hai ragione, Paula, lo . Per bisogna considerare il lato
positivo delle cose: possiamo sempre andare a San Miguel, possiamo passeggiare per la campagna...
L'unica cosa che non ci  permessa  allontanarci troppo, o andare da sole in altre citt. E una questione
di sicurezza, hanno paura dei sequestri. Dall'espressione con cui Paula la fissava, era impossibile capire
se avesse afferrato qualcosa di quel che aveva detto. La ragazza cominci ad agitarsi e la invest con un
fiume di parole: - A volte organizziamo attivit culturali, escursioni, incontri... Il console spagnolo di
Oaxaca d spesso delle feste, e ci invita sempre, il viaggio fin l  talmente breve... Ha una casa
splendida, vedrai! Di solito sono serate divertenti!
- S, non lo metto in dubbio.
La caffettiera gorgogli, Paula si alz con un sorriso. Era riuscita a terrorizzare la sua adorabile
vicina, che nel frattempo si guardava intorno con ansia, come se cercasse una via di fuga. Presto il caff
fu servito e la torta tagliata. Fece lo sforzo di assaggiarla. Era molto meglio di quanto non sembrasse.
- Buonissima.
- E l'unico dolce che sono sicura di non sbagliare. Mangiarono e bevvero senza parlare. A un
tratto Susy fiss i suoi occhioni azzurri in quelli di Paula e la guard quasi con spavento.
- E stata una stupidaggine portarti questa torta, vero?
- No. Perch?
- A un certo punto ho avuto l'impressione che volessi tirarmela in faccia, come nelle comiche.
Lei scoppi a ridere. Lasci da parte la sua fetta di torta e si accese una sigaretta. Non aveva
messo in conto la cruda sincerit degli americani.
- Non farci caso. Ultimamente sono di pessimo umore. Sar perch non mi sono ancora
ambientata.
- Sei pentita di essere venuta qui con tuo marito?
- No. Non posso dire di aver lasciato chiss quali cose interessanti in Spagna. Non c'era niente
che mi tenesse l. Ma da quando sono arrivata mi domando che cosa mi tenga in Messico.
- Avete figli?
-No.
- Noi siamo sposati da poco, e vorremmo dei bambini, ma ci penseremo quando Henry avr
finito questo cantiere e saremo di nuovo a New York.
Lei annu pi volte, senza trovare niente da dire. Poi cambi argomento di colpo.
- Come trovi le altre mogli?
- Oh, molto carine! Peccato solo che non ce ne sia nessuna della mia et.
- Stare con i vecchi non  facile.
- Non intendevo questo.
- Non mi hai offesa, per  vero.
- Tu mi sembri diversa.
- B, ho pi di quarant'anni.
- S, ma hai un'aria cos... distaccata, come se niente ti toccasse.
- S, pu darsi - rispose lei con una risata secca.
- Siete una coppia felice?
Tutte le riserve che provava nei confronti di Susy si dimostravano fondate. A lasciarla libera di
addentrarsi nel territorio della vita privata c'era da finire in un labirinto.
- Cosa vuoi che ti dica, Susy, il matrimonio  un'istituzione complicata.
- S,  vero. Non parlo per me, Henry ed io siamo molto uniti; parlo per mia madre. Non le
perdoner mai i suoi fallimenti matrimoniali.
Paula reag come se non avesse sentito, come se la sua mente fosse altrove. Doveva lasciar
morire quanto prima quella conversazione senza offendere la ragazza, e senza stimolare la sua
curiosit. Non doveva sembrare troppo brusca.
- Susy cara, mi piacerebbe poter rimanere tutto il giorno a chiacchierare con te, ma purtroppo
devo riprendere il lavoro.
- Tu traduci Tolstoj in spagnolo, non  vero? Il matrimonio di Tolstoj fu piuttosto movimentato,
mi pare. Amore e odio insieme, o forse prima una cosa e poi l'altra.
- Qualcosa di simile.
Paula si alz, correndo il rischio di sembrare poco ospitale. Era chiaro che Susy si era aspettata
qualcosa di pi da quella visita e si domand cosa. Aveva imparato che in tutte le relazioni umane,
anche le pi sporadiche e superficiali, si nasconde un desiderio di gratificazione personale. Quella
ragazza bionda e disinvolta cercava qualcosa in lei, forse solo un'interlocutrice con cui parlare di
argomenti non banali, forse una confidente, qualcuno a cui poter esporre i suoi problemi personali in
quel deserto. Ma arrivava nel momento sbagliato. Paula la accompagn alla porta e rispose in modo
evasivo alla proposta di andare un giorno insieme a San Miguel.
- Conosco un artigiano che fa dei bracciali d'argento originalissimi. Davvero stupendi. Se ti
viene voglia di comprarne uno chiamami, ti accompagno volentieri.
- Ti ringrazio, lo far.
Chiuse la porta e tir un profondo sospiro. E possibile vivere accanto alla gente senza essere
notati? Senza che nessuno ti rivolga la parola? Senza dover rispondere a una sola domanda n essere
costretti a sorridere per forza? Certo, era una pretesa assurda. E poi lei non era ancora in grado di
rinunciare completamente alla presenza umana, aveva bisogno di tenerla a debita distanza ma di saperla
raggiungibile. Si accontentava di qualche saluto, di sentire le risate degli altri da lontano, di scambiare
due parole mentre comprava il giornale o ordinava qualcosa in un bar. Torn in cucina e vide gli avanzi
della torta, le tazze vuote, il posacenere con la sigaretta spenta a met. Era stato un errore far entrare
quella ragazza in casa, ma cacciarla via sarebbe stato un errore ancora pi grosso. Considerato come si
era presentata, non aveva avuto scelta: o accoglierla, o mandarla al diavolo. In fondo, non sarebbe
cambiato nulla. Apr uno degli armadi e tir fuori una bottiglia di whisky. Se ne vers un dito in un
bicchiere e bevve.
Guardando dalla finestra, Victoria vide Susy uscire dalla casa di Paula. Non era stata una visita
particolarmente lunga. Poco prima, quando aveva notato la ragazza avvicinarsi alla casa dei nuovi
vicini con un piatto in mano, aveva temuto il peggio: che venisse messa alla porta senza tanti
complimenti. Non avrebbe saputo dire il perch di quel presentimento cos estremo, doveva essere la
personalit di Paula a farle pensare una cosa simile, o meglio, quanto si poteva percepire della sua
personalit. Un bel caratterino aveva detto qualcuno al villaggio non appena l'aveva vista. Un
caratterino? Forse s, anche se in realt i comportamenti delle persone sono sempre influenzati dal
desiderio di apparire in un certo modo, e Paula non sembrava interessata ad apparire particolarmente
simpatica a nessuno. Era arrivata un mese prima, lamentandosi per la stanchezza del viaggio, e aveva
cercato di vedere gli altri il meno possibile. Suo marito, cordiale e distinto, era impenetrabile quanto
lei. La curiosit aveva spinto Victoria a chiedere a Ramon come si comportasse con gli altri ingegneri
del cantiere; e lui le aveva detto che pareva un uomo molto aperto alla collaborazione, dotato di grande
professionalit.
- Quindi suo marito parla e interagisce con tutti?
- S, certo.
Victoria lo guard senza ritenere significativa quella risposta. Suo marito o, meglio, gli uomini
in genere, non amano speculare sul carattere dei colleghi. E quando ne parlano, considerano
unicamente gli aspetti pratici. Ci che attiene alla sfera personale non  di loro interesse. Noi donne
siamo pi curiose riguardo alla gente, pens. Nel microcosmo del villaggio le donne costituivano un
elemento passivo, e avevano molto tempo per pensare, per perdersi in congetture sulla vita degli altri,
per lasciarsi trasportare dalla curiosit. Quell'idea la rattrist, e non era la prima volta che le succedeva.
Aveva ottenuto un periodo di aspettativa che le permetteva di lasciare per tre anni la sua cattedra
universitaria, e aveva giurato a se stessa che in quei tre anni non si sarebbe mai, mai rimproverata la
sua temporanea inattivit. Aveva riflettuto a lungo sulla decisione di accompagnare Ramon in Messico,
non c'era stato nulla di improvviso o affrettato nella sua partenza. Desiderava vivere quell'esperienza,
dimenticarsi per un po della vita accademica, degli obblighi quotidiani, della citt mille volte
attraversata. Ma non era una donna impulsiva n aveva la tendenza a idealizzare il futuro. Quando
aveva considerato l'ipotesi di trasferirsi in Messico per qualche anno, non aveva certo pensato di
svegliarsi ogni mattina nel fresco della sua stanza ascoltando arpeggi di chitarra dal suo letto di ferro
battuto, n di sentire profumo di tuberosa nei chiostri di antichi conventi spagnoli. Eppure il Messico le
si era rivelato proprio cos. Tutto le appariva bello, speciale, quasi magico. Il villaggio, con le sue
ampie villette, con i quieti giardini privati e il bellissimo parco pieno di fiori e di silenzio, era il luogo
ideale per vivere, a patto di riuscire a dimenticare che tutt'intorno a quella specie di campus paradisiaco
si ergeva un muro altissimo sormontato da una rete di filo spinato, e che guardie armate sorvegliavano
il cancello d'ingresso. Certo, le donne potevano uscire, passeggiare liberamente intorno al villaggio e
spingersi fino al vicino paese di San Miguel. Victoria si era ripromessa di farlo tutte le mattine, sempre
a piedi. Andava al mercato, entrava in qualche chiesa, passeggiava senza meta fra le casette basse dei
quartieri del centro, prendeva una birra sulla piazza del municipio... Ripetere quella routine, con
qualche piccola variante, la riempiva di gioia. Si mescolava alla gente del posto, osservava gli indios
che scendevano dalle montagne per vendere i loro prodotti. Nessuno la guardava, nonostante fosse cos
diversa da loro. Durante l'anno trascorso in Messico, Victoria aveva provveduto affinch una parte
della sua esistenza rimanesse estranea alla vita del villaggio. Li dentro tutto era troppo semplice;
ciascuna famiglia aveva a disposizione una domestica che si occupava di ogni cosa: le pulizie, la spesa,
la cucina... Ma lei si ostinava a sbrigare da s le piccole faccende, non sopportava, soprattutto all'inizio,
che qualcuno si muovesse per casa e toccasse tutte le sue cose. Le era difficile accettare l'idea che se di
pomeriggio voleva prepararsi un t, subito comparisse Clarita a toglierle di mano il bollitore per
continuare lei. A Madrid non viveva certo in ristrettezze economiche, eppure non le era mai passato per
la testa di assumere una donna fissa, sempre pronta ad anticipare ogni suo desiderio. Nonostante i suoi
lodevoli intenti di indipendenza e riaffermazione di se stessa, quella mattina Victoria cap che
l'ambiente del villaggio, quell'oasi blindata e felice, la stava irrimediabilmente influenzando. Quando
mai si era permessa di spiare dalla finestra i movimenti dei vicini? Un po si vergognava, ma c'era
qualcosa in Paula che la incuriosiva: forse quella sua aria assente e, insieme, la fierezza del suo
sguardo. Le avevano detto che era una traduttrice letteraria. Immagin che nel suo lavoro fosse
talmente ribelle e indipendente da intervenire di proposito sui libri ai quali lavorava. Era certa che
sentisse la tentazione di farlo: se non di tradire propriamente il testo, per lo meno di introdurre qualche
piccolo contributo suo, anche solo una frase, un'idea. Se fosse stata una docente di letteratura, invece
che di chimica, avrebbe avuto un'ottima scusa per presentarsi a Paula e invitarla a discutere di
argomenti comuni; purtroppo non aveva un pretesto plausibile per avvicinarla, n era nel suo stile
preparare un dolce di benvenuto come aveva fatto Susy. Susy, poverina, cos giovane, cos graziosa,
cos americana nell'animo. Di sicuro si annoiava, molto pi di quanto avesse previsto. Sgranava gli
occhi davanti a tutto quel che le appariva tipico, autenticamente messicano diceva lei. Ma con il
passare dei mesi le occasioni per stupirsi si facevano sempre pi rare. In realt la noia affliggeva tutti
gli abitanti del villaggio, in diversi gradi di intensit, ecco perch l'arrivo di Paula e Santiago aveva
risvegliato aspettative, come se quei due rappresentassero qualcosa di nuovo a cui pensare, un
argomento di conversazione, uno spunto che poteva alimentare congetture, far presagire scoperte e,
perch negarlo, pettegolezzi. Si sent profondamente idiota. Di questo passo, si sarebbe presto ritrovata
a sbirciare nelle case altrui come se l'intero villaggio fosse un gigantesco peep- show. Sent il bisogno
di fare immediatamente qualcosa di concreto, pratico e onesto. And in giardino e si mise a innaffiare
le piante.
Quando dalla sua terrazza Manuela vide Victoria in giardino, pens che in effetti innaffiare le
piante era un'ottima idea. Certo, dal punto di vista del risultato, le sue attivit di giardinaggio
lasciavano abbastanza a desiderare, dal momento che tutte le piante che aveva portato dalla Spagna
erano appassite nel giro di poche settimane. Il clima di San Miguel era troppo secco. Adolfo si era
infuriato quando aveva visto i vasi in mezzo alle casse del trasloco. A ogni trasferimento, sempre la
stessa storia. Manuela si caricava di cose assolutamente inutili, una lampada a cui era affezionata,
tovaglie di fiandra per le grandi occasioni, ma le piante...
Che diamine, Manuela... le aveva detto, portare delle piante in Messico  come caricarsi di
sabbia per andare nel Sahara!. Alla fine aveva ceduto, ovviamente; si era perfino preoccupato che gli
operai non danneggiassero i rami nelle operazioni di carico e scarico. Era stato un battibecco senza
importanza. Del resto, se in trentacinque anni di matrimonio avesse dovuto prendere sul serio tutti gli
scatti d'ira di suo marito... Bisognava riconoscere che Adolfo era un tesoro, un uomo dall'indole forse
un po burbera, ma pur sempre un tesoro. E lei non era da meno. Non era forse anche lei un tesoro per
suo marito? Non lo trattava come un re? Non aveva forse tirato su tre figli con saggezza e assoluta
dedizione? E l'organizzazione della casa? Poche mogli potevano vantare un ambiente domestico in cui
tutto funzionava con la lieta tranquillit di uno stabilimento balneare e il perfetto ordine di una
caserma. Senza contare che pochissime donne avrebbero accettato di accompagnare il marito per
almeno tre anni in un paese cos lontano, soprattutto con quel che lei aveva da fare in Spagna! In un
primo momento, quando Adolfo le aveva parlato del Messico, avrebbe voluto pregarlo di andarci da
solo, poi per ci aveva ripensato, e aveva capito che con i figli ormai indipendenti, il suo vero posto era
al fianco di suo marito. Dopotutto, anche a San Miguel non le mancavano le cose da fare: occuparsi di
Adolfo, visitare posti nuovi, dare una mano nelle attivit del villaggio... non per niente era la moglie del
capo. E poi doveva vedersela con Bianca Azucena. Come poteva essere tanto incapace? Naturale, non
era una vera donna di servizio. Nessun mestiere, per quanto umile, pu essere improvvisato. Quella
ragazzetta scura e non proprio brillante era stata prelevata dalla catapecchia in cui viveva per essere
messa a servizio al villaggio. Aveva ben dieci fratelli! I suoi genitori avevano avuto l'incoscienza di
mettere al mondo undici figli quando a malapena avevano di che nutrirli. Lei, a poco a poco, con
infinita pazienza, le aveva insegnato come occuparsi della casa, e cos ora Bianca lavorava in modo pi
decente, ma appena decente. Una volta terminata la costruzione della diga, tutti i tecnici avrebbero fatto
ritorno nei rispettivi paesi d'origine e il villaggio sarebbe stato smantellato, ma almeno Bianca Azucena
sarebbe stata in grado di pulire e gestire una casa, e di comportarsi come si deve. Solo che non sarebbe
stato facile trovarle un nuovo lavoro, le famiglie benestanti di San Miguel avevano gi diverse
domestiche. Ne avrebbe parlato con il console di Oaxaca, o con Enriqueta, sua moglie; un salario fisso
significava molto in casa di quella poveretta, con tutti quei fratelli da mantenere e un padre che non
disdegnava il mezcal. Avrebbe raccomandato Bianca al console, s, era una cosa da fare. In fondo si
sentiva in obbligo nei confronti della gente del posto, cos incapace di risollevarsi dalla miseria con le
proprie forze. Prese la sua voluminosa agenda e annot: Raccomandare Bianca Azucena. Forse era
troppo presto per rivolgersi al console... oppure no, se avesse cominciato fin d'ora a introdurre
l'argomento, ci sarebbe stata una minima probabilit che due anni dopo il console le desse ascolto.
Guard ancora dalla finestra, Victoria era ancora alle prese con i suoi fiori. Lei s che era una
donna gradevole, disponibilissima, non come Paula, la nuova arrivata, cos schiva e antipatica. Certo
era un po presto per esprimere un giudizio, forse non era facile adattarsi alla vita del villaggio quando
ormai gli altri vi si erano stabiliti da tempo. Per lei il senso di estraneit doveva essere pi forte. E poi
era sui quaranta, e i quarant'anni non sono una bella et, Manuela non li ricordava con piacere. Si disse
che doveva fare un piccolo sforzo e andarla a trovare, dopotutto quella donna non poteva essere cos
scontrosa. Secondo Adolfo, il marito era una persona molto piacevole, e un gran professionista. Finora
lei non aveva avuto nessuna difficolt a socializzare con le altre signore del villaggio, le trovava tutte
adorabili. Una questione di fortuna, probabilmente, ma anche di buona volont. La permanenza in
Messico si stava rivelando un periodo felice della sua vita, le sembrava di essere tornata ai primi anni
del suo matrimonio. Vedeva Adolfo soltanto durante i fine settimana, e questo gi era un sollievo. La
cattiveria che si era permessa di pensare la fece sorridere. All'improvviso si ricord di avere in garage
dell'ottimo fertilizzante chimico. Pens di portarne subito un flacone alla vicina. Per quanto Victoria si
affannasse, anche il suo giardino era in uno stato pietoso.
La moglie del capo si dirigeva verso la casa di fronte con una bottiglia di plastica.
Possibile che non riuscissero a starsene un attimo tranquille, ognuna a casa propria, a occuparsi
degli affari loro, a leggere un libro o a fare il macram? No, loro passavano l'intera giornata in giro di
qua e di l, a rompere le scatole. Solo a vederle circolare nei giardini, gli venivano i brividi. Era un
brutto segno, voleva dire che si stavano annoiando. E la loro noia, per lui, si trasformava
immediatamente in lavoro, complicazioni, commissioni, seccature a non finire. Gestire la contabilit e
l'organizzazione del villaggio non era poi cos pesante, ben altra cosa era avere a che fare con tutte
quelle signore, capire le loro necessit, i loro problemi, e trovare ogni volta una soluzione. A volte
aveva paura di sbagliare, ma ormai gli capitava di rado, dopo quasi due anni di lavoro. L'importante era
ascoltare, sorridere e non contraddirle troppo. Se le richieste delle signore erano troppo complicate, o
pesanti, o assurde, gli conveniva assumere un'espressione molto seria, come se stesse focalizzando
bene il problema, annuire pi volte con convinzione e concludere: Vedr cosa posso fare. Con un po
di fortuna, se ne sarebbero dimenticate. Per il resto il lavoro era piacevole, e ben pagato. Tutto quel che
guadagnava lo metteva da parte per comprare una casa con Yolanda, al suo ritorno in Spagna, in modo
da potersi sposare o andare a convivere. Insomma, sistemarsi. Nel frattempo loro due erano costretti a
vivere lontani, in continenti diversi. Yolanda aveva promesso di venirlo a trovare nelle vacanze di
Natale del secondo anno, e ormai non mancava pi molto. Rilesse qualche frase della sua ultima lettera,
che teneva nel cassetto della scrivania. Mio amato e unico uomo fra le donne.... Si permetteva di
prenderlo in giro, per di pi. Sorrise; certo la sua ragazza era una tipa splendida, bella da morire. Ma
era lontana, e lui aveva bisogno di fare l'amore con qualcuno. Tre anni o pi senza scopare? Non si era
posto il problema quando aveva accettato il lavoro in Messico. Nessuno, a freddo, si pone questo
genere di problemi, magari perch ci si pensa solo quando il bisogno comincia a farsi sentire. E ora si
faceva sentire, eccome! Due mesi dopo il suo arrivo in Messico gi gli sembrava di non farcela pi, il
suo solo pensiero era il sesso, continuamente. Si rigirava nel letto anche mentre dormiva, si masturbava
come un selvaggio, ma era lo stesso, la sua ossessione era implacabile, non gli dava un attimo di tregua.
La sua mente era cos alterata che passava le giornate a spiare le mogli degli ingegneri, dei tecnici, tutte
sposate, molte con figli. Ed erano le donne di cui avrebbe dovuto occuparsi, che doveva, in un certo
senso, proteggere.
Un giorno si era sorpreso a fissare le tette di donna Manuela, la moglie di don Adolfo,
l'ingegnere capo. Donna Manuela doveva essere sui sessanta, ormai, eppure trovava eccitante perfino
lei. Accidenti, non era niente male! In carne, ma bella soda, con i fianchi morbidi e un paio di tette
monumentali che sfidavano la forza di gravit. Ma il giorno in cui si era reso conto di avere un'erezione
mentre donna Manuela gli chiedeva di mandarle un operaio per riparare la recinzione, si era seriamente
preoccupato. La sua salute mentale era in pericolo. Decise di parlarne con uno dei tecnici, un
elettricista pi o meno della sua et. Fu lui a dirgli del Cielito. Ma certo! Non poteva essere altrimenti.
Era stato uno sciocco a non pensarci; tutti gli uomini che lavoravano al cantiere e che non avevano con
s la famiglia frequentavano El Cielito; ci andavano perfino gli ingegneri, che si limitavano a bere una
birra in sala, senza salire nelle stanze con le ragazze, o almeno, cos davano a intendere. Che sciocco
era stato. Era anche vero che nessuno avrebbe immaginato l'esistenza di un bordello in quel deserto, un
posto allegro e chiassoso, pieno di gente, un bordello enorme, brutto e volgare, ma pieno di musica e
ben fornito di alcolici. Il Messico  fatto cos, i messicani sono mezzi matti. Quando ti sembra di aver
finalmente capito qualcosa, ti tirano fuori una novit che non avresti mai immaginato. Silenziosi, e poi
di colpo chiacchieroni a non finire, con quel loro accento cos buffo, cos speciale. Era diventato un
habitu del Cielito. Nessun problema, il segreto era non bere troppo, niente pulque n tequila n
mezcal, solo un paio di birrette fresche, nient'altro. E il giorno dopo di nuovo al lavoro: la contabilit,
la gestione del villaggio e l'intrattenimento delle signore, che era la parte pi difficile. Vide donna
Manuela consegnare a Victoria la misteriosa bottiglia di plastica. Dopo una lunga chiacchierata,
inevitabile con la moglie del capo, eccole tutte e due impegnate ad aspergere le piante con uno
spruzzatore. Doveva trattarsi di un insetticida, o di un fertilizzante, o di qualche altra scemenza del
genere. La moglie del capo non se ne stava mai tranquilla, doveva sempre organizzare la vita degli altri,
lo tormentava ogni momento con le sue trovate. Dario, sarebbe il caso di mettere una protezione
attorno alla piscina, sai, per chi ha i bambini piccoli... Dario, dovresti cercare un imbianchino per dare
una ripassata alle pareti esterne del club, ho notato che l'intonaco sta gi saltando via, e pensare che 
stato costruito solo un anno fa. Ma lo sappiamo come lavora la gente qui, fanno le cose senza criterio e
usano materiali scadenti.... Dava ordini come un generale, comandava pi lei di suo marito, che
dirigeva tutto il cantiere ma era un uomo tranquillo e di poche parole. Eppure donna Manuela non era
una cattiva persona; gli chiedeva spesso di Yolanda, l'aveva perfino invitata a soggiornare gratis al
villaggio per le vacanze di Natale. Yolanda. Era infuriato con se stesso per lei... Tutte quelle visite al
Cielito... ma che altro poteva fare? Niente, assolutamente niente, non poteva ribellarsi alla propria
natura. Era davvero un tradimento quello? Non riusciva a considerarlo tale. Nessuno pu sopportare
mesi e mesi di astinenza, soprattutto chi  abituato a far l'amore regolarmente. Una goccia di sudore gli
scese sulla fronte. Succedeva anche a Yolanda? Altra goccia di sudore. Non era proprio sicuro che per
le donne fosse la stessa cosa. Probabilmente no, probabilmente per andare a letto con qualcuno le
donne hanno bisogno di sentirsi innamorate. Era cos per Yolanda? Non esistono bordelli per le donne;
se una ragazza vuole divertirsi un po', deve prima farsi corteggiare, e a quel punto... tutto assume un
valore diverso. Meglio non pensarci. Non era andato fin laggi per pensare, ma per guadagnare, molto
pi di quanto non avrebbe guadagnato se fosse rimasto in Spagna.
Si accorse all'improvviso che la moglie dell'ingegnere nuovo usciva di casa e s'incamminava
verso il suo ufficio. S, stava venendo proprio da lui. Ma cosa diavolo voleva? Maledizione, e dire che
gli era parsa cos tranquilla, una di quelle che non danno seccature. E a quell'ora, poi! Cerc in fretta il
suo nome nella lista dei residenti.
- Buongiorno donna Paula, come andiamo?
- Chiamami Paula, se non ti dispiace. Io non mi ricordo il tuo nome.
- Dario.
- Come il re di Persia, grande personaggio storico.
Ascolta Dario, mi chiedevo se ci fosse un bar da queste parti, magari un posto un po insolito,
movimentato.
- Il club del villaggio lo conosce gi, vero?
- S, certo. Ma quello che vorrei  un vero bar.
- Ci sono i bar sulla piazza, a San Miguel. La birra  buona, sia messicana che estera, e all'ora
dell'aperitivo sono pieni di gente.
Paula sbatt le palpebre, voleva fosse ben chiaro che stava perdendo la pazienza.
- Nessun posto interessante, quindi? Di quelli dove non entrano le mamme con bambini?
Dario la guardava sempre pi nervoso; gli occhi di quella donna continuavano a fissarlo
intensamente. Erano due uncini che gli si conficcavano nella carne.
- Ora non saprei dirle, vedr cosa posso fare. Domander a qualcuno del posto...
- Molto bene, ragazzo, f un bel sondaggio e poi comunicami i risultati, d'accordo?
- Domani siamo tutti invitati a una festa del console di Oaxaca... non  un bar, ma di solito ci si
diverte. Per di pi sar di sera, quindi, niente bambini.
Paula sorrise, con condiscendenza e sdegno.
- Perfetto Dario, non mancher. Speriamo che almeno il console sappia indicarmi un bar.
Usc dall'ufficio e si allontan. Era alta, con le spalle larghe e un bel paio di gambe. Accidenti!
pens, ci mancava solo questa, una che non si capisce dove voglia andare a parare.
La sua prima festa in Messico richiedeva una certa preparazione. Tre drink prima di uscire?
Meglio quattro? Una pista di coca? Meglio due? Tutto questo insieme, sommato al suo fascino
femminile. Ora vado, pens, ora vado.
Signor console, signora consolessa, come va? Una festa davvero magnifica, del resto non
poteva essere che cos. Siamo tutti affascinati da questo paese, un luogo meraviglioso! Viviamo felici
nel nostro villaggio, tanto accogliente. Qui tutto  cos pieno di... folclore, ecco, folclore  la parola
giusta, un folclore autentico, fuori da ogni clich. A questa festa c' proprio di tutto, dalle tartine di
caviale ai fagioli, che sono la cosa migliore. Fagioli neri affogati in salsa nera, come anime dannate
nell'inferno. A proposito, non ci sarebbe fra noi un cardinale? Nemmeno un vescovo? Oh, questa  una
vera pecca, lo dico forte e chiaro. Un rappresentante del clero in un'occasione mondana fa sempre la
sua figura, soprattutto in un paese del Terzo Mondo. Un cardinale col suo zucchetto, con tutti i suoi
paramenti, con il costume al completo, diciamolo pure. Anche se mi rendo conto della difficolt. E
sempre pi raro trovare qualcuno che sappia fare le scarpe ai cardinali, quegli scarpini morbidi di seta
viola, come quelli di Jovellanos nel celebre ritratto o, se mi si concede la libert, quelle scarpettine da
finocchio. La vita  meravigliosa da queste parti, anche se questa valle  grande da far paura, una valle
esagerata, come tutta la natura qui. La Conquista  stata criticabile, nessuno vuole sostenere il
contrario, ma non si pu negare che i nostri conquistatori sono stati gente ardita e valorosa, a spingersi
fra queste selve, su queste pianure e lungo questi fiumi, pieni di pericoli e piante urticanti... Noi per
non siamo qui per conquistare, ma per costruire! B, pi esattamente, i nostri mariti, caro console, Ah!
Detto questo, devo confessare che io qui mi sento come al Senato romano, mi sento come il cavallo di
Caligola, del tutto fuori posto, una nota stonata. Sono anni ormai che mi sento fuori posto, anche
quando sono sola con me stessa, nella tranquillit della mia casa, nella solitudine pi assoluta. Le cose
stanno cos, vorrei essere Messalina, e invece mi ritrovo nella parte del cavallo di Caligola. Che ne
pensa lei di Messalina, cara consolessa? No, non mi riferisco alle arti oggi un po svalutate della donna
fatale, n tanto meno alla ninfomania, che resta pur sempre una mania mai esistita. Mi riferisco alla
capacit di Messalina di ribellarsi per via genitale ai disegni del fato. Vede, cara consolessa, non
dovrebbe fare troppo caso a quel che dico stasera; si sar resa conto che sono un po frastornata. Il fatto
 che non ho mai voglia di parlare, e per porre rimedio a questo mio limite, cos spiacevole in
un'occasione come questa, non posso far altro che bere e stordirmi, cos da sciogliere la lingua. E le
parole scorrono, s. Scorrono come fiumi in piena. Forse non  opportuno che una donna come me,
moglie di un uomo per bene nonch brillante ingegnere, si comporti cos; ma cosa vuole, questo fiume
di parole, quest'alluvione di vocaboli,  una calamit che bisogna sopportare, che deve sopportare
soprattutto lei, mia cara consolessa. Certo, lei  preparata a questo e ad altro, non  vero?  un pregio di
noi donne. Siamo capaci di dare tutto quel che ci viene chiesto, da Dio e dalla societ. Solo che a volte
la societ chiede cose diverse da quelle che siamo disposte a dare. A me, per esempio, la societ
chiedeva di essere una buona madre e una moglie devota, e... non so, personalmente, come moglie,
lascio abbastanza a desiderare, quanto ai figli, non ne ho avuto neppure uno. In compenso, le mie
traduzioni dei diari di Tolstoj sono magnifiche. E vero, ame consulesse, lei mi dir che gli spagnoli
potrebbero fare tranquillamente a meno delle ossessioni di un russo; ma io dissento, mi oppongo,
m'inalbero. Non  cos! I grandi uomini creano i loro capolavori in silenzio; e il genere umano,
qualunque lingua parli, ha il dovere morale di sapere come tali uomini preferissero prendere il t, quali
ansie tormentassero il loro animo, di cosa discutessero con le loro mogli. Il conte Tolstoj ne aveva da
discutere con sua moglie, cara consolessa. Incredibile! Si suppone che un genio si dedichi unicamente
ai grandi problemi dell'umanit, filosofici, etici e storici, e invece poi salta fuori che anche le menti
privilegiate si lasciano distrarre dalle inezie e vanno in bestia se la moglie ficca il naso nel loro diario,
mentre loro stessi vanno a sbirciare in quello della moglie sospettando di essere cornificati... Insomma,
una sfilza di meschinit senza fine. Io ero chiamata a diventare un genio della letteratura, amica mia;
eppure Molti sono i chiamati, pochi gli eletti, come nella vigna del Signore. Bella giustizia! Ma ho
capito presto che avrei fatto meglio a non sprecare il mio talento nello sforzo di essere compresa,
accettata, applaudita. Se ne ricavano solo umiliazioni, sebbene questo possa sembrare un controsenso.
Si  costretti a bussare a troppe porte, chiedere troppi consigli, affrontare continui esami, come se
l'adolescenza non finisse mai. E per cosa, poi? Per consegnare ai posteri, annotato nel nostro diario, che
non abbiamo digerito la merenda, come faceva Tolstoj? Ah, no! Questo no! Non abbiamo rifiutato la
vita quotidiana femminile, piena soltanto di banalit domestiche, per finire in una simile trappola.
Quando i grandi geni si decideranno a mostrarci il loro volto sublime, allora ne riparleremo. Bisogna
cominciare a distruggerli, i modelli. Personalmente, sono cos geniale da aver rinunciato al genio, visti
e considerati tutti gli aspetti non geniali che il genio si porta dietro. Ebbene, cosa mi resta da fare, a
questo punto, signora consolessa?
Potrei forse uscirmene con un appello edonistico del tipo: Ors, amici, pensiamo ai calici di
vino che attendono di essere bevuti, ai tramonti dorati, all'arrosto che scoppietta sullo spiedo? No, la
vita  quella che , e io la vivo come posso, ma con dignit. Per questo sono venuta in Messico, invece
di andarmene a Mosca. Io, che in Messico traduco Tolstoj in spagnolo, non escludo che se fossi a
Mosca tradurrei Octavio Paz in russo. In ogni caso, da brava moglie, seguo mio marito, anche in capo
al mondo.
La moglie del console di Spagna a Oaxaca sorrideva. Era stata educata a stare a sentire senza
ascoltare, ad ascoltare senza stare a sentire, ma soprattutto era stata educata a sorridere. Aveva un naso
diritto e sottile, quasi perfetto. Paula lev il calice verso di lei, in un gesto conclusivo, e se ne and.
Quello sproloquio era ormai degenerato in un duello di burattini a suon di legnate. Dentro di s, aveva
voglia di urlare. La festa era piacevole, tutti sorridevano felici. Dove li avevano presi, tutti quei vestiti
cos chic, le sue compagne di ghetto? Erano venute fino a quell'angolo sperduto del mondo con le
valigie piene di sete e merletti? In quel momento Susy le passava davanti con un bicchiere di cocktail
alla papaia. La acchiapp per un braccio. Non poteva lasciarsi sfuggire la sua latrice di torte rituali, la
sua sola speranza in quel luogo infame. - Susy, cara, l'altro giorno mi parlavi di tua madre. Ora voglio
raccontarti la storia della mia, ti piacer.  un dramma che qualunque mente anglosassone, e pertanto
amante di Dickens, pu di sicuro apprezzare. Mia madre era londinese, e orfana. Viveva in un albergo
da quattro soldi, forse perch figlia di una cameriera che dopo averla partorita l'aveva ignobilmente
abbandonata, o di una puttana redenta grazie a un duro lavoro. Il caso vuole che il padrone dell'albergo
organizzasse spesso partite a poker clandestine, di quelle dove si punta forte, alle quali partecipavano i
clienti dell'albergo. Una notte il padrone perde cos tanto da rimanere in bolletta, e naturalmente non 
disposto a rinunciare a nessuna delle sue propriet. Decide quindi di giocarsi la bambina che tiene
segregata in casa. Ma un gentiluomo spagnolo che assisteva alla partita, disgustato dalla scena,
minaccia di denunciare alle autorit il perfido albergatore. Mette fine a quell'infamia, e chiede alla
canaglia di dargli la bimba in adozione. Dopo un iter burocratico neanche troppo complicato, a quei
tempi la burocrazia non era come adesso, il gentiluomo adotta la bambina e se la porta in Spagna. Cos,
possiamo dire che ho, o meglio avevo, perch ormai  morta, una madre d'importazione. Che te ne
pare?
Susy la guard come se fosse un marziano. Poi se ne usc in una risata tutta americana.
- Paula! Ma cosa diavolo stai dicendo?
- Ti stavo raccontando la compravendita della mia defunta madre. E una delle mie storie
familiari preferite.
- Per l'amor del cielo, sei ammattita?
- E tu, dove vai cos di fretta?
- Stavo cercando Henry, ma c' cos tanta gente... A proposito, ci hanno proposto un'escursione.
Pare che non lontano da San Miguel ci siano delle rovine azteche molto interessanti. Un giorno della
prossima settimana ci andremo tutte insieme. Ti unisci al gruppo?
- S, certo, molto istruttivo. La sola cosa che voi americani sapete apprezzare di noi europei
sono le rovine. Eppure, come vedi, ci sono rovine anche qui.  strano, le antiche civilt amano vivere
fra i loro scarti, come i maiali.
- Sei impossibile, ma divertente! Non credevo fossi cos divertente.
-  l'alcol che mi fa bene... a volte - e agit la mano in un arabesco.
Susy sorrise e si allontan in cerca del maritino. Ovviamente aveva preso tutto sul ridere,
compreso il terribile trauma della madre mercanteggiata. Soltanto le rovine le interessavano. Forse,
quando il mondo intero sar ridotto in cenere, riusciremo ad apprezzare anche i prodotti della nostra
cultura. Susy sembrava felice, tutti sembravano felici, perfino lei non pensava pi alla sua defunta
madre. I morti devono rimanere nelle loro tombe; bisogna perdonarli, solo cos si raggiunge la pace
interiore. Pare che proprio l risieda l'armonia. E una volta che l'hai raggiunta, nulla pu turbarti, la
terra intorno a te pu anche andare a fuoco senza che tu te ne preoccupi. Oppure, come fa il console,
puoi organizzare feste magnifiche, mentre i contadini crepano di fame e progettano rivoluzioni.
Si sent bella mentre si aggirava fra gli altri invitati. L'abito bianco che indossava, morbido e
liscio, le dava l'eleganza di una tennista d'altri tempi. Cattur il dottor Mndez, il medico messicano
incaricato della salute al villaggio.
- Caro dottore, mi dica, cosa ne pensa di questa seconda ondata di conquistatori spagnoli che
invade il suo paese?
- Sempre meglio essere colonizzati da donne intelligenti che da eserciti di galeotti.
- Molto bene, dottore, bella risposta. Ma deve sapere che le donne intelligenti che vede qui sono
come pesci in un acquario, come batteri nella materia in decomposizione. I nostri mariti sono assunti
dal governo messicano per contribuire alla crescita di questo paese gi di per s enorme, e in quanto
ospiti dobbiamo comportarci bene. Non berr un bicchiere di pi, anzi, vado subito da mio marito a
chiedergli di riportarmi a casa. Sono esausta, o ubriaca. Buona notte. I giardini del villaggio erano pi
belli di notte che di giorno. Nella semioscurit si percepiva che quel luogo recintato, coltivato,
addomesticato, faceva parte di una natura possente. La bellezza di quella terra non era completamente
domata dall'insulsaggine del prato all'inglese; qualche erbaccia ribelle spuntava ancora fra le aiuole.
Respir l'aria asciutta, quasi fredda. Desiderava lasciarsi trasportare dalla brezza notturna per unirsi al
fervore della vita, che in quel momento era fatto di voci, musica lontana e latrati di cani. Pens che un
giorno sarebbe stata capace di abbandonare la sua individualit, di scordare perfino il suo nome, di
rinunciare a tutto.
Santiago chiuse la porta dietro di lei. La segu fino in camera da letto, poi entrambi
cominciarono a spogliarsi in silenzio. La lampada sul comodino diffondeva una luce fioca. Lei lo
guard mentre si infilava i pantaloni del pigiama, vide il profilo del suo pene, raccolto e quieto. Perch
non le diceva nemmeno una parola? Non che volesse discutere, ma avrebbero potuto semplicemente
commentare qualche momento della festa, come qualunque coppia di coniugi. Anche aspirare a questo
sembrava ridicolo, ormai. In passato si erano amati, con un desiderio da belve, un desiderio
morbosamente intenso, e avevano riso e scherzato dopo l'amore. Ora, a letto, avevano bisogno di darsi
le spalle per conciliare il sonno.
- Hai bevuto in modo esagerato - disse alla fine Santiago - S, lo so, ma non ti ho fatto fare
brutta figura, non ti preoccupare. Credo di essere riuscita abbastanza simpatica.
- Non  questo il punto. Dicevi che quando saremmo stati in Messico...
- Mi ricordo benissimo di quello che dicevo. Lascia stare, per favore.
In quell'istante Paula avrebbe desiderato con tutte le sue forze una bella lite fra coniugi ubriachi,
una scena hollywoodiana, una litigata sullo stile di Hemingway e di tutta la generazione perduta, con
attacchi violenti, grida e pugni... Ma non fu cos. Scese un silenzio assoluto e dalla finestra entr una
folata d'aria fresca che invitava a dormire.
La sera prima lo aveva osservato attentamente. Come reagisce un uomo la cui moglie scatena
un simile uragano? Paula, logorroica, divertente, brillante, ma decisamente sopra le righe, si era persa
in ragionamenti degni di Groucho Marx, senza smettere di passare da un interlocutore all'altro. Aveva
ballato una strana polka con il console, aveva perfino brindato con i camerieri. La cosa pi inquietante
era che nella gran confusione dei suoi discorsi, alcune frasi rivelavano ossessioni, deliri, vera e propria
disperazione. Victoria aveva tenuto d'occhio Santiago con discrezione, desiderosa di capire meglio
quell'uomo, e nemmeno per un attimo le era parso irritato. Tutt'al pi l'aveva visto allontanarsi dai vari
gruppi su cui sua moglie regnava con le sue strampalate disquisizioni. E perfino nel fare questo era
stato delicato, non lo aveva fatto in modo brusco, risoluto, ma era scivolato via con leggerezza, come
un ascoltatore allo Speakers" Corner che, dopo aver sentito per un po i discorsi di un oratore, si sposti
per prestare ascolto alle parole di un altro. Era alto, biondo, con i capelli inargentati alle tempie, il naso
dritto e gli occhiali senza montatura. Reagisce in modo perfetto, pens, non interviene mai in quel che
fa sua moglie, non la mette in imbarazzo imponendole un contegno. Eppure qualcosa in lui rivelava
tristezza, nel fondo degli occhi, nella parte pi nascosta della sua espressione. A un certo punto, durante
la festa, aveva smesso di guardarlo, lui avrebbe potuto accorgersene. Era stata una buona idea, perch
ora si trovavano entrambi al cancello del villaggio, l'uno di fronte all'altra, e quella situazione avrebbe
potuto essere imbarazzante. Ecco, si erano incontrati. Di solito si assicurava da lontano che nessuno
stesse uscendo quando decideva di farlo lei. Scapparsene via da sola con un frettoloso saluto sarebbe
parso scortese, ma al tempo stesso non le piaceva portarsi dietro qualcuno per tutto il tragitto. L'obbligo
di fare conversazione con chi ci cammina accanto rovina tutto il piacere di una passeggiata. Eppure
quella mattina era convinta che non avrebbe incontrato anima viva al villaggio; era ancora presto, e la
notte prima tutti erano rientrati quasi all'alba. Ma si era sbagliata. Santiago era l, davanti al cancello.
Entrambi stavano andando a San Miguel per un giretto mattutino, nessuno dei due avrebbe
potuto negarlo. Altrimenti che diavolo ci facevano l a quell'ora? La coincidenza rischiava di essere
spiacevole. Se entrambi fossero stati veterani al villaggio, avrebbero potuto sventolare la bandiera della
reciproca confidenza e tirare diritto ognuno per conto proprio; ma Santiago era arrivato da poco, non
conosceva quasi nessuno, e Victoria non se la sentiva di piantarlo in asso. Mentre concludeva alla
svelta queste complicate riflessioni, lui si limit a sorriderle, e adegu il passo al suo con estrema
naturalezza.
Avanzavano lentamente lungo la strada per San Miguel, assaporando l'aria fresca e la luce
chiara del mattino. Camminavano in silenzio, come se quella passeggiata fosse stata decisa in
precedenza. Victoria, che si era tanto preoccupata all'idea di una possibile conversazione forzata, piena
di silenzi imbarazzanti e osservazioni insulse, si rasseren. Stavano bene senza bisogno di parlare. Il
suo compagno di passeggiata aveva un buon odore, sapeva di uomo che si  appena fatto la barba,
emanava un profumo leggero. La sua presenza effondeva una sorta di serenit, forse di indifferenza.
Arrivarono in paese, passarono davanti a un albergo. Tutti gli alberghi della zona occupavano gli
edifici di antiche missioni spagnole. Dall'interno li raggiunse un suono di chitarre. In Messico i
mariachs erano dappertutto, si fermavano a suonare dalla mattina alla sera in qualche angolo dei
ristoranti. Arpeggiavano per offrire un sottofondo alle conversazioni degli ospiti, ma li ascoltava solo
chi ne aveva voglia. Victoria si sentiva bene circondata da tutte quelle piacevoli sensazioni: la musica,
l'aria del mattino, l'odore di quell'uomo, la leggerezza del passo che la sospingeva senza fretta ma senza
esitazione. A tratti lo guardava con la coda dell'occhio: il naso diritto, i capelli ancora biondi e folti. Ma
non voleva abbandonarsi alla minima curiosit su di lui; se non si fosse limitata a vivere quell'istante,
se avesse desiderato vedere oltre, avrebbe distrutto la percezione cos forte della sua presenza. A mano
a mano che si avvicinavano al centro, la gente per le strade si faceva pi numerosa; erano tutti
messicani, c'erano pochissimi stranieri in quel periodo dell'anno. Camionette scoperte portavano i
braccianti nei campi, seduti gli uni accanto agli altri come capi di bestiame, seri e silenziosi. Alla fine
Santiago parl.
- Ieri Adolfo diceva che il pericolo di sequestri si  molto attenuato. In ogni caso, se i conflitti
degli agrari dovessero inasprirsi, dovremo prendere precauzioni sgradevoli.
- In cantiere o al villaggio?
- In entrambi i posti, credo, ma te ne avr gi parlato tuo marito.
- Non parliamo molto. Di cose di lavoro, intendo. Si pent immediatamente di quel che aveva
detto. Non parliamo molto, era una cosa da dirsi in presenza di un uomo appena conosciuto? Doveva
essere diventata stupida o matta!
- Vedremo... Per il momento sono tutte supposizioni.
- Tu credi che succeder qualcosa? Potrebbero esserci nuove rivolte?
- Credo di no. Non succede mai niente di troppo grave.
Questa era esattamente la sensazione che le dava Santiago: Non succede mai niente di troppo
grave, e tuttavia quell'uomo sembrava vivere sull'orlo di un precipizio. Sua moglie era un vulcano
sempre sul punto di esplodere, pungente come una spezia, volubile, confusa, provocatoria.
Continuarono a camminare in silenzio fino alla piazza centrale di San Miguel, con i suoi grandi
alberi, i suoi bar con i tavolini all'aperto, malandati ma accoglienti, il municipio chiuso, senza segni di
vita.
- Lo prendiamo un caff? - propose lui.
Erano l'uno di fronte all'altra, non pi fianco a fianco come durante la passeggiata. Da quando
erano usciti dal villaggio, quella era la prima volta che si guardavano davvero. Victoria si domand se
lui la vedesse o la attraversasse con lo sguardo per perdersi altrove, nei suoi pensieri. Lo fiss negli
occhi. S, la stava guardando.
Sorrisero. Santiago la prese delicatamente per un gomito e la condusse verso il tavolino di un
bar. Victoria cap che avevano condiviso il silenzio, e che lui lo sapeva. Si sedettero. Ora il silenzio fra
loro era diverso, inquietante, denso, insostenibile. Victoria sapeva di essere giunta al momento di una
decisione: parlargli di cose futili, senza importanza, oppure domandargli esattamente quel che
desiderava sapere.
- Sei davvero come sembri?
La decisione era presa, la freccia di Diana cacciatrice era scoccata. Si spavent della sua
audacia, ma resse bene il contraccolpo, non diede a vedere alcun turbamento. Santiago la guard,
questa volta pienamente consapevole di avere di fronte una donna, non solo la moglie di un collega, e
per qualcosa di pi che un puro caso.
- Precocemente invecchiato e pieno di cicatrici?
- No, indifferente e sicuro di te.
Non avrebbe mai immaginato di poter dire una cosa simile, eppure stava succedendo, era lei a
far s che succedesse.
- Indifferente no. Sicuro di me... non saprei.
-  questa l'impressione che mi hai dato - disse Victoria. Era tesa, nervosa, sentiva il sangue
salirle alle tempie fino a farle lacrimare gli occhi.
In quel momento avrebbe voluto avvicinarsi e posare la bocca su quella di Santiago. Cercare la
sua lingua calda. Cos lui non avrebbe pi potuto guardarla, n parlare. Ma non ne ebbe il coraggio.
Sarebbe toccato a lui farlo, e lui non si mosse, si limit a fissarla con un accenno di sorriso sulle labbra.
Una farfalla enorme svolazz fra le loro teste, Victoria trasal e si scost. Risero entrambi.
- In questo paese  tutto cos grande. Non riesco ad abituarmici...
- Guarda lass - Santiago indic gli alberi sotto i quali erano seduti, -  pieno di scoiattoli.
- S, e si avvicinano solo se stai mangiando. Sono abituati a ricevere pezzetti di pane dalle mani
della gente. La prima volta che uno si  avvicinato, mi sono spaventata. Voleva mordermi un piede!
- Vieni spesso qui?
- S. Preferisco passeggiare piuttosto che rimanere sempre al villaggio a giocare a tennis.
- E gi molto che sei qui, mi pare. Non trovi opprimente la vita al villaggio? Sembra una specie
di harem.
- E una situazione temporanea, tutte lo sappiamo. A te pesa vivere al cantiere?
- Diciamo che la diga ci tiene impegnati. Tu cosa facevi in Spagna?
- Ero docente di chimica. Al mio ritorno riprender il mio posto in facolt.
- Buffo.
- Perch?
- Due visioni del mondo completamente diverse. Un ingegnere si occupa di fisica.
- A me sembrano complementari.
Santiago annu pi volte, poi la guard con aria soddisfatta, come se fosse orgoglioso di lei.
Traspariva amarezza dal sorriso di quell'uomo, dalla sua voce, dai suoi occhi. Ora Victoria ne era certa.
Una profonda amarezza portata con estrema eleganza. Volle tirare ancora un po la corda.
- Il paragone fra il villaggio e un harem  un po infelice. Al villaggio a ogni moglie
corrisponde un marito.
- E cos deve essere - rispose Santiago con ironia. Continuava a osservarla senza distogliere lo
sguardo. Victoria cominciava a non sopportare pi la tensione, e avvi uno dei soliti discorsi sul
Messico, sul clima, sulla bellezza del paesaggio. Lui rispondeva appena. A un certo punto non ci fu pi
nulla da dire. Victoria decise di andarsene. Si alz, si scus, disse che aveva delle commissioni da fare.
Ritrovare il silenzio rasserenante di prima era del tutto impensabile. Non ne sarebbero pi stati capaci.
In qualche modo si erano entrambi manifestati l'uno all'altra, e a quel punto non restava che spingersi
oltre oppure interrompere l'incontro.
Si fermarono sotto gli alberi, si salutarono con un affettuoso a presto. Victoria s'incammin
con passo deciso, come se sapesse perfettamente dove andare. Era contenta di non aver fatto il minimo
cenno alla moglie di Santiago, sapeva che non sarebbe stato opportuno.
Quando apr la porta, non la sorprese che Manuela la salutasse in tono disinvolto e affettuoso;
trov strano piuttosto che non si fosse fatta viva prima. La invit a entrare e ad accomodarsi nel
soggiorno. La guard. Non era affatto brutta, malgrado l'et. Il suo volto esprimeva la soddisfatta
determinazione di chi affronta la vita eliminando sistematicamente ogni imprevisto. Fin da subito
l'aveva classificata fra le donne che danno grande importanza ai valori pi comuni. Parlava spesso della
sua nipotina tirando fuori dalla borsa la fotografia di una bimbetta che sorrideva scoprendo minuscoli
dentini. Paula sapeva bene che, fra donne, parlare di bambini  una tradizione consolidata: i figli, i
nipoti, i pargoli di chiunque. Ma la vita le aveva dato un ventre sterile, che non avrebbe mai potuto
concepire un figlio, quindi si sentiva libera di non prendere parte a quel tipo di rituali. Era un sollievo.
All'et di Manuela, et ideale per avere il primo nipote, lei sperava di arrivarci completamente
alcolizzata. Aborriva le scene che vedeva nei caff, sulle panchine, nei ristoranti: anziane signore che
non la finiscono mai di parlare di figli, figlie, nipoti... E tutte sembravano felici, anche le vedove, alle
quali la solitudine non pesa perch sono paghe del dovere compiuto. Tutte si erano create la loro cellula
privata in cui trascorrere gran parte della vita, preoccupandosi esclusivamente dei loro cari. Un nido
protetto e confortante, inaccessibile agli estranei. Perfino le donne di classe pi umile, quelle che
bevono caffellatte in bar appestati dalle fritture, fanno la stessa cosa. Si riuniscono e parlano fino a
sgolarsi. Ridono a crepapelle, scherzano con il cameriere, che le bersaglia con doppi sensi come un
presentatore da music- hall. I figli, le figlie, i nipoti... alla fine compare sempre dal portafogli la foto di
un bambino, accanto alla logora carta d'identit. Il dovere compiuto. Paula sapeva di essere tagliata
fuori da quella cerchia orgogliosa; e forse per questo le parve di cogliere una punta di commiserazione
negli occhi di Manuela.
- So che sei molto occupata con le tue traduzioni, ma vorrei chiederti un favore a nome di tutte.
Vedi, Paula, qui al villaggio abbiamo bisogno di impegnarci in qualche attivit culturale. Non possiamo
passare tre anni a vegetare. Perci ogni tanto organizziamo un'escursione, una visita... Certo, come puoi
immaginare, rimaniamo sempre nell'ambito dell'arte azteca o delle chiese spagnole... Il mondo della
letteratura lo abbiamo un po trascurato. Per questo mi sei venuta in mente tu. Non voglio chiederti di
organizzare un circolo di lettura o qualcosa di simile, per potresti parlarci un po di Tolstoj.
Paula scoppi in una risata acuta, che rivelava tutta la sua estraneit a simili idee, ma Manuela
continu, come se niente fosse.
- Chi di noi non ha letto Anna Karenina o Guerra e pace? E dal momento che abbiamo qui una
delle traduttrici dell'autore, sarebbe un delitto non approfittarne! Non pensare che ti chiediamo una
lunga dissertazione, o una conferenza di taglio accademico, ci baster un avvicinamento alla figura
dello scrittore, alla sua opera... che ne so!
- Il buon vecchio Lev! Ti sembra un argomento adeguato, Tolstoj in Messico?
- Non vedo come trovarne uno migliore!
- Bene, ci penser. Dammi solo il tempo per decidere, un paio di giorni. Voglio essere sicura di
poter affrontare la situazione. Non so se sono capace di parlare in pubblico.
- Tu in pubblico parli benissimo. E in pi qui ci conosciamo tutte.
- Questo  vero.
Promise che ci avrebbe pensato seriamente, lo promise anche a se stessa. Mentre la
accompagnava alla porta pens che la proposta di Manuela aveva il solo scopo di coinvolgerla nella
vita del villaggio. Tu in pubblico parli benissimo, una perfida allusione al suo comportamento
durante la festa al consolato. Quella donna aveva intuito che lei poteva rappresentare un pericolo per
l'equilibrio generale, e desiderava neutralizzarla, farle consegnare le armi alla comunit. Quando rimase
sola, si rese conto di non aver valutato bene la nuova situazione. Che ingenuit! Era ovvio che non
poteva rimanere isolata in un posto simile. Non era consentito. Non le avrebbero permesso di
comparire una volta ogni tanto, fare il suo numero e poi sparire. No, impossibile. Doveva trovare il
modo di conservare la sua indipendenza senza compromettere le relazioni diplomatiche. Pens che una
complice le avrebbe fatto comodo, una persona pi adattabile, del tutto inoffensiva, che si
accontentasse di poco, giusto qualche briciola di amicizia. Una sorta di cuscinetto che attutisse i colpi
della comunit, e che assecondasse il suo desiderio di rimanersene nascosta. Cosa non facile, perch
nessuno pu rendersi invisibile a suo piacimento, soprattutto in un ambiente ristretto e uniforme, dove
si conoscono tutti. Si butt una giacchetta sulle spalle e and in cerca di Susy. La trov a far pesi nella
palestra del villaggio. Susy era sola, e stava faticando parecchio, fasciata dalla sua tuta a colori vivaci.
Col labbro imperlato di sudore, le sorrise, pos i manubri e alz una mano per salutarla.
- Ehi, Paula! Ti sei decisa a fare un po di sport?
- No di certo. Stavo cercando te.
- Come sapevi che ero qui?
- Ti ho vista mille volte entrare in palestra.
- Mi piace fare esercizio, sudare, soffrire un po pensando che lo faccio per il mio bene.
- Non mi ha mai convinta l'idea che la sofferenza possa far bene. In ogni caso, saprai tu quello
che fai. Susy la guard incuriosita e felice. Era quasi un onore che Paula fosse venuta a cercare proprio
lei. Paula rappresentava quanto di pi originale si potesse trovare al villaggio, quanto di pi sovversivo
e interessante, lontano anni luce dal conformismo generale.
- Mi hanno proposto di tenere un sermone su Tolstoj per le fedeli di questa congregazione. Tu
che ne pensi? Susy non aveva idea di cosa risponderle. Ormai sapeva che Paula non prendeva mai
niente sul serio, nemmeno quel che la riguardava da vicino. Ma era perplessa. Davvero quella donna
ribelle e affascinante era capace di distruggere tutto ci che toccava, compresa la sua professione? In
realt il suo atteggiamento la faceva sentire molto insicura. Come doveva porsi con lei? Che cosa
doveva dire? -B, niente male, no?
- Ti sembra una buona idea?
- Tolstoj  un grande scrittore, e tu sai tutto di lui.
- S, d'accordo, ma mi domando perch delle signore dovrebbero venire ad ascoltarmi. Cosa
sono, una specie di fenomeno da baraccone che esibisce il suo sapere di fronte alla comunit? A che
scopo mettersi in mostra? Forse le altre signore tengono conferenze sugli argomenti che conoscono?
- Chi te l'ha proposto?
- La moglie del gran capo, naturalmente.
- Queste cose avresti dovuto chiederle a lei.
- Non ne ho avuto voglia.
- Dirai di no?
- Non lo so. Devo rifletterci. In effetti la vita di Tolstoj qualche spunto stimolante lo offre. Per
esempio, lo sapevi che si masturbava come una scimmia? -No!
- S, proprio cos, si masturbava in continuazione, quel disgraziato. Passeggiava nei giardini
della sua tenuta di Jasnaja Poljana, in compagnia del suo cane fedele e silenzioso, e ogni tanto si
fermava vicino a un albero e si infilava la mano nei pantaloni.
Susy l'ascoltava affascinata, era allo stesso tempo stupita e incredula. Parlava sul serio o la stava
prendendo in giro? Che importava, in fondo? Scoppi in una risata che risuon fra le pareti della sala
vuota. -C' poco da ridere, sai,  un dato storico: lui stesso lo scrive nei suoi diari. Ogni volta che
cedeva alla tentazione onanista, poi si sentiva una bestia insensibile e peccatrice.
- E pensi di raccontare questo alla conferenza?
- Perch no? E una buona idea. Far esattamente cos, lascer che Manuela annunci
solennemente l'evento e poi comincer a raccontare alle signore come il conte se lo menasse a sangue.
Questo mi permetter di introdurre una bella serie di succose immagini poetiche: il sangue
dell'immortale che cade sulla neve immacolata del rigido inverno, il suo prezioso seme sparso sulla
sterminata pianura russa... Sar una conferenza memorabile, vedrai.
Susy non la finiva pi ridere, si era perfino dimenticata del sudore, che le impregnava la tuta e i
capelli scompigliati, e della perplessit con cui, solo un attimo prima, si domandava come reagire
all'imprevedibile Paula. Finalmente un po di divertimento in quel luogo sperduto e solitario!
Nemmeno i suoi scalmanati compagni di studi, ai tempi dell'universit, le avevano mai raccontato nulla
di tanto dissacrante e spassoso. Non riusciva a smettere di ridere. In quel momento Paula cap di aver
trovato la piccola complice che stava cercando. Magari non sarebbe stata comoda come il cane di
Tolstoj, ma in compenso sapeva ridere.
Dario tent di nuovo di scrivere alla sua fidanzata, e per la terza volta strapp la lettera che
aveva cominciato. Non gli veniva in mente nulla. Riempire una pagina solo di frasi d'amore era
assurdo, e oltretutto non era cos bravo a esprimere i suoi sentimenti sulla carta. Gli sarebbe piaciuto
intuire cosa Yolanda desiderasse, cosa volesse leggere, ma ormai, a un anno dalla loro separazione, non
aveva la minima idea di quel che poteva farle piacere. Non riusciva a capirlo nemmeno dalle sue
lettere, nelle quali lei si limitava a elencare una serie di fatti quotidiani che con il passare del tempo lo
interessavano sempre meno. Gli raccontava che usciva con le amiche, che aveva litigato con sua madre,
che lavorava molto, che si era comprata un paio di scarpe nuove. Il sabato si sentivano per telefono, ma
non era molto meglio: essere costretti a dire qualcosa di sostanziale nel minor tempo possibile,
raccontarsi un paio di cose che erano successe, e poi ti amo, ti penso sempre... rendeva impossibile
cogliere il vero stato d'animo. Al momento della partenza per il Messico avrebbero fatto meglio a
stipulare un patto di non comunicazione. Tre anni di separazione, senza scriversi n telefonarsi, per poi
ritrovarsi in grande stile. Allora s, avrebbero potuto dirsi cose davvero importanti, e raccontarsi tutto
quello che avevano vissuto quando non erano insieme. Ne avrebbero avuto per almeno un mese!
Appallottol l'ultimo foglio di carta e lo lanci in un angolo della stanza. Quel giorno non c'era verso.
Per dire solo stupidaggini, era meglio non scrivere. Con il lavoro d'ufficio aveva finito, tutto al
villaggio I funzionava perfettamente, i libri contabili erano aggiornati. Poteva andarsene, sempre
ammesso che nessuna di quelle matte comparisse all'improvviso con qualche richiesta strampalata.
Sarebbe andato al Cielito a bere qualcosa. Le due ore di guida necessarie per arrivarci non lo
scoraggiavano, del resto nel suo tempo libero poteva fare quello che voleva. El Cielito si trovava a
met strada fra il cantiere e il villaggio, perci quando gli capitava di incontrarci i tecnici e gli
ingegneri, sapeva perfettamente che anche loro avevano affrontato due ore di viaggio per arrivare fin l.
Non avrebbero potuto criticarlo. Sentiva di avere gli stessi diritti di tutti gli altri uomini. Dovevano pur
rendersi conto che non potevano lasciarlo l da solo, sempre e soltanto circondato da donne, e sperare
che se ne stesse immobile come una mummia, mentre i suoi colleghi elettricisti e meccanici, gente del
suo stesso livello professionale, vivevano beati al cantiere e ogni tanto uscivano a divertirsi.
Naturalmente esisteva un rigoroso ordine gerarchico fra i lavoratori dell'impresa; per questo al Cielito
gli operai non si sedevano mai con gli ingegneri. Il che andava benissimo, perch permetteva a
ciascuno di muoversi con la massima libert. Dopo tutto il tempo trascorso l, le regole erano ormai
stabilite: gli ingegneri non salivano nelle stanze con le ragazze, e nemmeno ballavano con loro in sala,
a meno che non fossero sbronzi o non avessero voglia di fare un po di baldoria. Si limitavano a
starsene seduti attorno a un tavolo a bere birra, a guardare le ragazze e a parlare fra loro. Nessuno
giudicava n era giudicato. Se ogni tanto qualcuno si lasciava un po andare, nessuno si permetteva di
redarguirlo. Naturalmente esisteva un tacito accordo: gli sposati non parlavano alle mogli di quel luogo.
Per la gente del villaggio, El Cielito non esisteva. Un altro accordo, esplicito, invece, stabiliva che fra
le pareti del locale nessuno parlasse di lavoro. In nessun caso. Nemmeno il direttore del cantiere
avrebbe potuto avvicinarlo per chiedergli se avesse preparato le buste paga del mese. Forse a un
estraneo tutto ci sarebbe sembrato un po complicato, ma in realt ognuno seguiva queste regole di
discrezione con la massima naturalezza. Pens a quanto fosse facile vivere fra uomini. Purch tutti
rispettassero certi accordi non scritti, le cose filavano sempre lisce. Ben diverso era stare in mezzo a
quelle donne che lo sconcertavano con la loro volubilit, si preoccupavano di cose senza senso e non si
sapeva mai dove volessero andare a parare. Chiuse a chiave l'ufficio evitando di guardarsi intorno - non
guardare era il modo migliore per non essere visti -, sal sul suo fuoristrada e mise in moto.
Oltrepassato il cancello si sent gi meglio, l'aria che entrava dal finestrino gli parve pi respirabile.
Odiava dover uscire di casa come un fuggiasco, ma non riusciva a sentirsi tranquillo finch non aveva
varcato il cancello. Perfino in auto, quando faceva manovra nei giardini del villaggio, aveva il terrore di
sentire una voce di donna gridare il suo nome: Dario! Un momento, per favore!. Stare l dentro era
come vivere con venti madri, sempre pronte a ricordargli i suoi doveri o ad affibbiargli qualche piccolo
incarico.
Accese lo stereo a tutto volume e si lasci cullare dalle buche che trovava lungo la strada. In
realt il tragitto era piuttosto accidentato, ma a lui pareva di percorrere una via lastricata d'oro, verso la
libert. Avvist El Cielito nell'ampia pianura polverosa, circondato da qualche albero intristito. Visto
da lontano, era un enorme capannone in legno su due piani, dipinto di rosso. In nessun altro paese del
mondo poteva esistere un posto simile, piantato nel bel mezzo del nulla. Eppure il proprietario aveva
dimostrato di saperne una pi del diavolo, perch quella specie di stalla fatiscente in un luogo
dimenticato da Dio faceva il pieno di clienti tutte le sere, neanche fosse il Moulin Rouge. Spesso Dario
si domandava da dove venissero tutti quegli uomini che spuntavano al Cielito come funghi dopo la
pioggia. Contadini solitari, gruppetti di operai dei paesi vicini...
Dal punto di vista decorativo, l'interno del locale non era certo pi invitante. Dipinto
interamente di rosso, come l'esterno, consisteva in una pista da ballo piuttosto sporca, circondata di
tavolini vecchissimi e panche allineate.
In un angolo, l'orchestra, di pochi elementi, con abiti di scena bianchi cosparsi di macchie,
suonava ballabili in modo piuttosto discutibile. Durante le pause, l'ambiente era inondato di musica da
un impianto vetusto. Dietro il bancone, ragazze bellissime servivano le solite cose: tequila, pulque,
mezcal ed enormi boccali di birra. Quanto alla cucina, non c'era grande variet: fagioli, chili con carne
e riso. Data la volgarit dell'insieme, l'unica vera attrattiva del locale era costituita dalle ragazze. Erano
tante. A Dario sembravano centinaia, si chiamavano Lupe, gata, Rosita, Estrellita, Dolores... Tutte
con i capelli e la pelle scura, gli occhi neri e vivaci. Portavano camicette appariscenti, collane vistose,
gonne vaporose, grandi orecchini e fiori fra i capelli. Insieme formavano il battaglione che qualunque
uomo avrebbe sognato di incontrare al suo arrivo in Messico. Eppure le ragazze non erano la sola
ragione per cui gli uomini si sentivano a proprio agio al Cielito. In realt quella miscela di elementi
semplici come la musica, la compagnia, gli alcolici, perfino il legno dei tavoli, rozzo ma caldo,
conferiva al posto un innegabile fascino. Per questo El Cielito era sempre affollato. Dario avrebbe
scommesso che tutti i clienti venivano l per sottrarsi alla moglie; nel suo caso, a un'armata di mogli
altrui. Si sedette con i gomiti appoggiati al bancone e ordin la prima birra della serata.
Tutti i marted Victoria giocava a tennis con Manuela. Nonostante la differenza d'et giocavano
ad armi pari, perch Manuela, con i suoi sessant'anni, era ancora forte, con le gambe muscolose e i
polsi flessibili. Quella mattina vinse in modo schiacciante. Poi, sotto la doccia, volle esporre a Victoria
le sue perplessit riguardo la partita.
- Ti ho battuta troppo facilmente. Non eri molto concentrata sul gioco, oggi.
Parlava ad alta voce, per farsi sentire malgrado il rumore dell'acqua. Victoria non se la sentiva
di rispondere allo stesso volume. Scoppi in una risata, per mettere subito fine a quel dialogo da doccia
a doccia. Sperava bastasse per chiudere l'argomento, e invece, mentre si stavano asciugando, Manuela
ricominci a punzecchiarla.
- Sai che non sono di quelle che prendono il gioco troppo sul serio, per mi piace che il mio
avversario mi dia del filo da torcere, e tu oggi me ne hai dato ben poco. Eri distratta.  successo
qualcosa?
- No, niente. Magari  solo una giornata storta.
- E se proprio oggi avessi dovuto giocare la finale di un torneo importante?
- Vediamo, fammi pensare... Credo che avrei provato a doparmi.
Manuela rise, abbandon l'asciugamano e si mise ad armeggiare nel borsone canticchiando a
bocca chiusa, completamente nuda. Victoria osserv la biancheria intima che tirava fuori: un
completino con fiori e pizzi, decisamente sexy. Dove li trovava, una donna con la taglia cinquanta,
degli indumenti cos provocanti? Ma soprattutto, dove trovava il buonumore e l'ottimismo necessari per
indossarli? Come si fa a essere perfettamente felici? Manuela sembrava esserlo. Non metteva mai in
discussione il cosiddetto ordine naturale delle cose. Si riteneva una privilegiata perch aveva un marito,
dei figli, un'ottima posizione sociale. Probabilmente aveva ragione. Per essere felici, tutto il resto, pur
non dimenticato, deve rimanere nella penombra: la vecchiaia, l'ineluttabilit della morte, le continue
sconfitte che la vita impone.
- Per questa volta ti perdono, ma la prossima... cerca almeno di colpire la palla con un po di
entusiasmo.
- E il colmo! Non ho mai visto nessuno vincere e poi pretendere delle scuse.
Manuela lanci un gridolino di allegria, poi fece scivolare la camicetta di seta leggera sul busto
prosperoso.
- Che ne pensi del numero di Paula dell'altra sera? Victoria finse di non ricordare.
- Quale numero?
- Victoria! Me lo chiedi come se ogni giorno qualcuno desse spettacolo a quel modo! Non ti
ricordi? Alla festa del console.
- Ah, s! Ma non vedo cos'abbia fatto. Era un po su di giri, tutto qui.
- Su di giri? Aveva bevuto come una spugna. Non che ci sia qualcosa di male a essere un po
allegri e a dire qualche stupidaggine, ma non mi sembra molto carino sbronzarsi a quel modo e poi
andarsene in giro a parlare a ruota libera con tutti. Per di pi, era impossibile trovare un senso in quello
che diceva.
- A me non ha dato fastidio. E stata divertente.
- Davvero lo pensi? Ha dato fastidio a tutti. E poi ha messo in imbarazzo suo marito.
- A me suo marito  sembrato tranquillissimo.
- Solo in apparenza, credimi. Adolfo dice che quell'uomo  impassibile di fronte a qualunque
cosa.
- In ogni caso, lui non c'entra con quello che fa Paula...
- Dai, Victoria, possibile che tu sia cos ingenua? Ciascuna di noi avr pure la propria vita
privata e professionale, ma siamo qui per i nostri mariti. Non vorrai negarlo!
La conversazione stava prendendo una piega preoccupante. A Victoria faceva piacere giocare a
tennis con Manuela, e anche scambiare due chiacchiere, ma non condivideva pienamente il
conformismo di quella casalinga soddisfatta. Certo, Manuela non aveva modo di saperlo. Victoria si
guardava bene dal rivelare le sue opinioni, e agli occhi di quella donna anche lei poteva apparire come
una moglie felice. Del resto, cos'altro poteva sembrare una donna che segue il marito in un altro
continente? Con due figli ancora ragazzi, in Spagna? Una docente universitaria che si mette in
aspettativa per seguire il suo uomo? S, agli occhi di tutti lei era esattamente come le altre. Solo la sua
mente poteva avere accesso a ci che la rendeva diversa. Al villaggio, non si era mai distinta in nulla.
Era molto discreta, non si lasciava andare facilmente agli eccessi. Parlava poco, non frequentava molta
gente e nemmeno vestiva in modo vistoso. Non aveva un carattere troppo ribelle, ma nemmeno
remissivo. La vita le aveva regalato un cammino senza grandi alti e bassi. Aveva avuto un'infanzia
normale, con genitori affettuosi, aveva portato a termine gli studi in maniera moderatamente brillante, e
aveva stretto buone amicizie nell'ambito del suo ambiente sociale e culturale. A ventuno anni aveva
sposato Ramon, soddisfatta e innamorata. Poco dopo erano arrivati i figli: un bambino e una bambina.
Nell'educazione dei ragazzi non si era presentata alcuna difficolt particolare, nemmeno quando erano
cresciuti. Entrambi stavano terminando gli studi e presto si sarebbero resi indipendenti. Quel lungo
periodo da soli in Spagna non poteva che rafforzare la loro autonomia. Quindi, perch sentirsi diversa?
In cosa consisteva la sua diversit? Probabilmente in nulla, pens, niente di pi dell'universo privato
che ogni persona crea dentro di s, e che per chi lo vive  sempre unico ed eccezionale. Era una donna
sana, mentalmente equilibrata, competente nella sua professione, ben integrata nella societ. Non aveva
paura di invecchiare, n temeva la morte o la solitudine. Soltanto, negli ultimi due anni, aveva
cominciato a sentire la mancanza dell'amore. Non che avesse smesso di amare Ramon, o che sentisse di
avere una vita sessuale spenta; il suo era un sentimento molto pi immaturo e adolescenziale. Quando
si trovava alla stazione, o in un aeroporto, e le capitava di vedere una coppia baciarsi
appassionatamente, le veniva da piangere. Avrebbe voluto essere lei la viaggiatrice in partenza o in
arrivo, e avrebbe voluto trovarsi fra le braccia di un uomo che la stringesse a quel modo. Non faceva
alcuno sforzo per togliersi dalla testa quelle fantasie, ma compiacersi di pensieri simili le sembrava
ridicolo. A quarant'anni, non dovrebbe pi esserci posto per aspirazioni adolescenziali. Ramon era un
marito adorabile, comprensivo e leale; la sua vita di moglie era completa e tranquilla. Si vergogn un
po di fronte a Manuela, che canticchiava finendo di vestirsi. Certo lei non provava nostalgia per
assurde situazioni idealizzate. Il suo buon senso le bastava per capire che era ingiusto desiderare pi di
quanto la vita le stesse dando. Ma allora, come mai non riusciva a essere del tutto felice come
Manuela? E soprattutto, come mai, dopo l'episodio della passeggiata con Santiago, si sorprendeva a
pensare a quell'uomo sempre pi spesso? Arross, sia perch era la prima volta che ammetteva a se
stessa questa debolezza, sia perch Manuela la guardava, e aspettava la risposta a una domanda che lei
non aveva neppure sentito.
- Victoria! Mi stai ascoltando?
- Certo che ti ascolto.
- B, non si direbbe. Ti stavo chiedendo se pensi di venire o no.
- Venire dove?
- Alle rovine di Montalbn!
- Ah, s! Certo che ci vengo.
- E incredibile. Da un po di tempo sembra che nessuno ascolti quello che dico.
- Guarda che io ti ho ascoltata. -Tu? Ma se sei peggio di un marito!
Rise della sua trovata. I mariti non ascoltano mai, per Manuela era una verit ovvia e divertente.
- I mariti non ascoltano?
- Da quanti anni sei sposata, Victoria?
- Da molti.
- Allora la tua  una domanda superflua, a meno che il vostro matrimonio non costituisca
un'eccezione. Noi donne ci lamentiamo tutte della stessa cosa, e sai cosa ti dico? Che in fondo va bene
cos.
Va bene lamentarsi?
- No! Va bene rendersi conto che tuo marito sta l con te, ma nel frattempo pensa agli affari
suoi. Questo dimostra almeno tre cose: uno, che con te si sente rilassato. Due, che ha qualcosa di
importante a cui pensare. Tre, che la tua voce gli suona familiare e vicina.
Mi sembra una teoria un po forzata.
- Per  originale, devi riconoscerlo.
- Non ti conviene rivelarla ai nostri mariti. Daresti loro un motivo in pi per infischiarsene.
- A volte per hanno ragione. Pensa al marito di Paula. Secondo me gli deve venire un colpo
ogni volta che apre bocca. Quella  capace di uscirsene con qualcosa di poco piacevole quando meno te
lo aspetti. Un'occasione per litigare oppure una di quelle sue esternazioni... tutte cose che  meglio non
sapere.
- Manuela, ormai  pi di un anno che siamo qui, ma non ho mai dimenticato quello che mi hai
detto all'inizio.
Che per vivere pacificamente in una comunit di mogli,  essenziale evitare i pettegolezzi.
- Ma il mio non era un pettegolezzo! Per te un commento  subito un pettegolezzo! Stavo solo
dicendo che quella donna potrebbe creare dei problemi.
- B,  un po diversa dalle altre.
- Un po diversa? L'altro giorno le ho proposto di tenere una breve conferenza su Tolstoj. Mi ha
promesso che ci avrebbe pensato. La mattina dopo se ne  arrivata dicendo che accettava e che le
sarebbe piaciuto parlarci di un'abitudine dello scrittore di cui non si sa molto. Indovina cosa? Tolstoj
praticava la masturbazione in modo compulsivo. Ecco l'argomento che  andata a scovare! Un po
diversa? Credo sia totalmente svitata. Per di pi giurerei che questa storia della masturbazione non sia
per niente vera. Adesso non so nemmeno io se organizzare l'incontro oppure no, credo che quella
donna possa dire qualunque cosa, soprattutto con un paio di whisky in corpo.
- Il tema  particolare. Credevo tu apprezzassi l'originalit.
- Su, Victoria, smettila. Oggi non fai altro che contraddirmi in tutto! Andiamo a prendere
qualcosa al club, piuttosto, ho una sete!
Perch mai una donna anticonformista come Paula era sposata con un uomo tanto impassibile,
prudente, silenzioso? Forse solo un uomo cos era in grado di vivere accanto a una donna del genere.
Ma di che genere, poi? Solo perch beveva un paio di bicchieri di troppo bisognava considerarla come
una specie di mostro? Victoria pens che uno dei maggiori svantaggi di vivere in una comunit cos
ristretta era che anche lei, senza accorgersene, finiva per condividere i pregiudizi altrui.
Manuela si era incamminata verso il club. Aveva ripreso a canticchiare. La conversazione di
poco prima era gi dimenticata.
Il venerd, quando Henry tornava dal cantiere, avevano l'abitudine di cenare loro due soli, in
casa. Non andavano al club, e neppure invitavano qualcuno, amavano sedere all'ampio e accogliente
tavolo della cucina. Erano sposati da appena due anni e Susy si divertiva a dar prova delle proprie virt
culinarie. Quella sera aveva preparato un ottimo chili con carne; si stava perfezionando nella cucina
messicana, che a entrambi piaceva molto. Ma alle cinque del pomeriggio aveva cominciato a sentirsi in
ansia. Le succedeva sempre: era tale la sua impazienza di rivederlo e stare con lui che finiva per
agitarsi, e le sembrava che il tempo non passasse mai. Spesso aveva lo strano timore di non ricordare il
volto di suo marito. Dopo qualche giorno che non lo vedeva, non riusciva pi a raffigurarselo con
precisione, ogni volta che ci pensava le pareva di avere il vuoto nella mente. Per riuscire a ritrovare la
sua immagine doveva ricordare scene precise, qualcosa che era successo. Solo cos aveva l'impressione
di rivederlo. Tutto questo la turbava, e riusciva a tranquillizzarsi solo quando lui le ricompariva
davanti. Allora riconosceva con gioia il suo volto, lo scintillio dei suoi occhi, ed era certa che non
l'avrebbe pi dimenticato. A quel punto per sorgevano altre complicazioni. Era costretta a parlare, ad
ascoltarlo, a muoversi, tutte cose che le parevano difficili, come se avesse perso l'abitudine di vivere
con qualcuno. A volte avrebbe preferito che Henry rimanesse immobile, come congelato nell'immagine
finalmente ritrovata. Perfino lui aveva notato le sue difficolt, e qualche volta le aveva detto: Sembra
quasi che ti dia fastidio. Ma non era cos. Aveva solo bisogno di tempo per rendersi conto di essere
davvero con lui, e non con il ricordo della sua immagine tanto desiderata durante l'intera settimana.
Apr la borsa da viaggio del marito mentre lui faceva la doccia. Port la roba sporca nella lavanderia e
la gett sul pavimento. Era d'accordo con la domestica che durante i fine settimana avrebbero fatto a
meno del suo aiuto. La ragazza non era parsa contenta di dover tornare ogni settimana a San Miguel,
ma non aveva potuto far altro che accettare. Susy immagin che avesse le sue buone ragioni per non
ritenere un privilegio quei due giorni pagati senza lavorare. Con tutta probabilit viveva in un tugurio
che era costretta a condividere con una famiglia numerosa. Ma Susy aveva deciso di non accollarsi
questa preoccupazione. Era facilmente impressionabile, tendeva a lasciarsi coinvolgere a dismisura dai
problemi degli altri. Prima di partire per il Messico si era ripromessa di non lasciarsi influenzare dalle
situazioni difficili con cui sarebbe certamente venuta a contatto. Quando aveva capito com'era
organizzata la vita al villaggio, si era resa conto che sarebbe stata al riparo dalla realt esterna.
Successivamente aveva avuto modo di uscire, di guardarsi intorno, e di constatare con sollievo che i
messicani non avevano un aspetto miserabile. Erano decorosi, e non sembravano patire la fame. Il
resto, preferiva non saperlo. In quella regione del Messico, il crepuscolo era mite e fresco; la luce,
magnifica. Dopo aver provato tanta pace, sarebbe stato difficile riabituarsi alla vita di New York. Pi di
una volta aveva fantasticato sull'idea di stabilirsi definitivamente in Messico con Henry, l'ipotesi non
era poi cos irrealizzabile. Una volta terminata la costruzione della diga, un'quipe di tecnici sarebbe
rimasta sul posto per fornire assistenza all'impianto. Si parlava di circa sei anni. Sarebbe bastato che
Henry si offrisse volontario. Ma riflettendoci meglio si era resa conto che, una volta smantellato il
villaggio, quell'ambiente cos piacevole sarebbe scomparso. A quel punto, come se la sarebbe cavata a
vivere da sola a San Miguel? Con chi avrebbe potuto parlare mentre suo marito era al lavoro? Per di
pi, l'idea di rinunciare per sempre al suo paese e alla sua gente le pareva assurda. Eppure era convinta
che sarebbe stata dura dire addio a quella piccola oasi familiare in cui tutto era programmato, in cui non
era necessario pensare, e in cui si trovava al sicuro da sua madre, dalle sue visite inopportune e dalle
sue assillanti telefonate. Sentirsi libera, sapere che a separarla da lei c'era una distanza di migliaia di
chilometri, era senza dubbio il vantaggio maggiore. Sua madre, immersa nei suoi conflitti sentimentali,
nelle sue frustrazioni, drogata di psicofarmaci, non importava di che tipo, famelica di esperienze,
costantemente bisognosa di attirare l'attenzione... Sua madre non l'aveva mai protetta da un mondo
adulto fatto di complicazioni e fallimenti. Sarebbe stato meglio se l'avesse tenuta fuori da tutto, anche a
costo di mentirle. Probabilmente esistevano madri che badavano a tenere i figli al riparo dai momenti
peggiori della loro vita. Sua madre no. Come lei stessa affermava, aveva trattato Susy pi come una
vera amica che come una figlia. Per questo non le aveva risparmiato le conseguenze dei suoi
matrimoni disastrosi, delle sue crisi di nervi, dell'ossessione di invecchiare, di perdere il suo fascino e
rimanere sola. Se almeno Susy avesse avuto un fratello con cui condividere quel peso! Se suo padre
non fosse morto due anni dopo il divorzio! E invece no, non aveva avuto nessuno accanto a s.
Tutta la vita a fronteggiare quella donna che detestava, nonostante fosse sua madre. Aveva
sopportato il male che le aveva fatto e che continuava a farle, era incapace di ribellarsi, di reagire, di
fare in modo che la lasciasse in pace una volta per tutte. Per lei la permanenza in Messico era una
specie di fuga, sia pure temporanea, visto che le mancava il coraggio di prendere la decisione
definitiva: non vederla mai pi. Henry cercava di comprendere i suoi sentimenti cupi, la confortava, le
stava accanto e la sosteneva, ma tendeva a minimizzare il problema. Non riusciva a calarsi nelle
profondit di quell'abisso d'odio. E non ne aveva colpa. Per una persona equilibrata dev'essere difficile
farsi un'idea della vastit di un'ossessione. Lui la chiam dal bagno. La donna delle pulizie si era
dimenticata di mettere gli asciugamani puliti. Susy glieli port. Le comparve davanti nudo, con l'acqua
che gli scorreva ancora sulla pelle.
- Ti piace quello che vedi?
- Non  niente male.
All'improvviso lui la prese per un braccio e la tir verso di s. Susy protest e cerc di liberarsi.
- Lasciami, sei tutto bagnato!
- Dai, asciugami tu.
- No, adesso no! - rispose lei decisa, e usc dal bagno. Sent che a Henry sfuggiva
un'imprecazione. Non riusciva proprio a capirlo. Perch fare l'amore in quel momento, in un ambiente
cos poco adeguato, senza un minimo di preparazione? Forse poteva sembrargli poco spontanea, ma
aveva previsto tutta una sequenza di momenti, e la contrariava che lui potesse stravolgere i suoi piani.
Si era immaginata l'intera serata: prima avrebbero bevuto qualcosa in giardino, loro due soli, nella
tranquillit del tramonto, poi sarebbero rientrati in cucina a preparare insieme le ultime cose per la
cena, ridendo e prendendosi un po in giro. In fondo lei passava l'intera settimana da sola, a pensare al
modo migliore per accogliere suo marito. Henry doveva pur rendersene conto. Ma ormai aveva
rovinato tutto: Susy sapeva che se non avessero fatto immediatamente l'amore, lui, pur non
arrabbiandosi, si sarebbe sentito frustrato, e gli sarebbe comparsa quella ruga sulla fronte, in mezzo agli
occhi, che lei conosceva cos bene. Avrebbero fatto l'amore, non poteva certo compromettere quel fine
settimana tanto atteso. Doveva tenere presente che Henry passava cinque giorni la settimana fra soli
uomini, motivo pi che sufficiente per essere ansioso di fare l'amore. Certo, vista cos la cosa,
qualunque donna sarebbe andata bene. Scacci i pensieri negativi che le si affollavano nella mente. Se
si fosse ostinata a cogliere sempre il lato peggiore delle cose, avrebbe finito per diventare
insopportabile come sua madre. Si spogli, si infil nel letto e tese le lenzuola fin sopra la testa. Poco
dopo sent il rumore della porta che si apriva e l'odore speziato della colonia di Henry. Il silenzio era
assoluto. Percep un'ombra che si avvicinava, poi il corpo di suo marito si gett su di lei. Risero. Fecero
l'amore. Quando ebbero finito lo accarezz lentamente e si sent felice al pensiero che quei muscoli
lunghi e forti, cos protettivi, appartenessero a suo marito. Lo baci sulle palpebre. Bene, il piccolo
scoglio era stato superato. Susy pens che nel giro di pochi minuti sarebbero usciti in terrazza a bere
qualcosa, poi avrebbero finito di cucinare insieme e avrebbero cenato a lume di candela. Tutto sarebbe
andato nel modo che aveva previsto.
Non era un caso, non lo era affatto, perch anche lei aveva aspettato esattamente la stessa ora
per uscire. Lui era l. Che fare, adesso? Fingersi sorpresa? Troppo ipocrita: in fondo aveva sperato di
incontrarlo. Se non lo avesse ritrovato, sarebbe rimasta delusa. Il sangue le sal alle guance e una
tremenda timidezza la sommerse. Invece di lasciare a lui il compito di parlare per primo, sfoder
precipitosamente un luogo comune che tradiva la sua agitazione: - L'uomo  un animale abitudinario.
Santiago si limit a sorridere, le sfior il braccio come per invitarla a camminare.
- Ti va di fare una passeggiata?
La sua naturalezza nell'affrontare la situazione la rilass. Non era necessario fingere, n dare
una forma a quell'incontro. Si avviarono, l'aria fresca e asciutta del mattino le riempiva i polmoni.
Camminare in silenzio accanto a quell'uomo le restitu un senso di protezione e di calma. La sua
semplice presenza placava ogni tensione, non era il caso di dare spiegazioni o parlare per riempire il
tempo. Evidentemente desideravano entrambi ripetere la semplice esperienza del sabato precedente:
passeggiare, condividere il silenzio, prendere un caff. Niente di male in questo. Pens che avevano a
disposizione un paio d'ore da passare insieme e si sent piena di entusiasmo. Sorridendo, alz il viso
verso di lui e disse: - Allora, come te la passi qui in Messico?
- Il lavoro al cantiere  molto interessante. Avevo gi partecipato alla costruzione di altre dighe,
ma sempre in luoghi meno isolati. Qui dobbiamo fare tutto noi, non c' nessuno a cui rivolgersi. La
nostra squadra  completamente autonoma.  difficile, ma molto gratificante, pi autentico. Mi sento
come se non avessi mai lavorato davvero prima d'ora.
- Come i pionieri nel selvaggio West.
- Qualcosa di simile.
- E a parte il lavoro?
- La vita che facciamo  molto semplice.
- Intendevo l'esperienza di vivere in questo paese. La cucina, la gente, il contatto con la natura...
- La cuoca dell'accampamento sa fare solo minestra. Non ho ancora capito come facciano a
resistere i colleghi che sono qui da pi di un anno. Per il posto  meraviglioso, trovo che abbia un suo
ritmo, una sua personalit.
- Ti sei abituato facilmente.
- Mi abituo sempre facilmente alle novit. Victoria non os domandargli della sua vita al
villaggio durante i fine settimana. Sarebbe stato troppo indiscreto. Del resto, se lui avesse voluto, ne
avrebbe parlato, senza bisogno di domande. Le raccontava del cantiere come se lei non ne sapesse
nulla, come se Ramon non esistesse. Stavano forse stringendo il tacito accordo di non parlare dei
rispettivi coniugi? Di ignorarli, fino a negarne l'esistenza? Le sembrava assurdo, ma forse lui lo
riteneva necessario.
Arrivarono sulla piazza del municipio. Era scontato che avrebbero preso un caff, e cos
sedettero allo stesso tavolino della settimana precedente. Victoria cominci a sentirsi a disagio. Era una
donna razionale, con un gran senso pratico, e non amava le situazioni ambigue. Sia lei che Santiago
vivevano in una condizione particolare, entro una cerchia molto ristretta. Quella non era una grande
citt in cui si fossero conosciuti per caso. Al villaggio tutti conoscevano tutti, era ridicolo tentare di
eludere qualunque accenno alla vita privata. Decise di aprire il fuoco: - E Paula? Anche lei  contenta
di stare qui?
La fronte di Santiago si corrug per un istante, in modo quasi impercettibile. Era uscito di colpo
dallo stato di perfetta calma in cui pareva immerso. La guard inquieto.
- S, immagino di s.
La domanda l'aveva irritato. All'improvviso Paula si era insinuata nella sua mente. Aggiunse
con un sorriso assente: - Paula non  mai molto contenta, da nessuna parte.
- Perch?
- E difficile capirlo. Perch non  geniale come Proust, fra le altre cose.
Scoppi in una breve risata sarcastica e poi la guard con simpatia, come se fosse
improvvisamente tornato in s.
- E tu, sei contenta?
Un senso di panico s'impossess di lei. Non era ancora pronta per quella conversazione, solo
adesso capiva quanto fosse prematura, e quanto avesse sbagliato a portare il discorso sul terreno
personale. Aveva distrutto una situazione ancora vergine, promettente, luminosa.
- A volte ho nostalgia dei miei studenti; ma poi finisco per pensare che  un privilegio poter
dimenticare per un po il mondo accademico.
- Ah gi! Le tue lezioni di chimica! Mi sembra cos strano che tu sia una docente di chimica. D
un po', qualcuno la cerca ancora la pietra filosofale?
- Ma certo! Si  sempre in cerca della pietra filosofale!
- E vero, tutti la cerchiamo. E pensare che trovarla  cos semplice, l'abbiamo a portata di mano!
Dovremmo solo dimenticarci delle complicazioni.
Victoria non aveva intenzione di scoprire il significato recondito di quella specie di messaggio
in codice, n lui sembrava propenso a svelarglielo. Poco importava. Si guardarono intensamente, con
un sorriso spontaneo.
Victoria non avrebbe voluto andarsene, ma sapeva che il tempo era volato e che dovevano
rientrare. Era di ottimo umore quando torn a casa. Ramon aveva gi fatto colazione; lo trov
impegnato in una serie di flessioni nel giardino sul retro.
- Ginnastica a quest'ora?
- Mi preparo per una partita a tennis con Adolfo.
- Pi che prepararti, mi sembra che tu ti stia stancando.
- E solo un preriscaldamento. Sai, Adolfo  parecchio in forma. Ti va di pranzare al club, pi
tardi, o hai gi preparato qualcosa?
- No, va bene al club.
- Credo che saranno con noi anche Adolfo e Manuela. Victoria pens che al villaggio si stava
sempre in compagnia. Un tempo si era aspettata che lei e Ramon, quando i figli fossero diventati
grandi, avrebbero ritrovato la loro vita a due, rinnovato la loro intimit, come una giovane coppia che
va al cinema oppure organizza cenette divertenti. Niente di tutto ci era successo. Una volta le era
capitato di leggere in un libro di psicologia che non bisogna idealizzare le situazioni e non aveva mai
smesso di applicare questa semplice formula. Ora che i figli erano davvero cresciuti, lei e Ramon
avevano pi di quarant'anni, erano immersi nel mondo del lavoro, della vita sociale, in tutti quei mondi
che gli altri avevano creato per loro e all'interno dei quali si erano mossi per anni senza porsi il minimo
problema. Cos aveva messo da parte il sogno di una seconda giovinezza. Nella vita di ognuno ci sono
alcune scelte importanti, e lei aveva affrontato le sue. Da l in poi, tutto viene di conseguenza, e si 
sospinti dalla stessa inerzia che manda avanti la vita degli altri. In fin dei conti non poteva lamentarsi di
quello che aveva ottenuto dalla vita: serenit economica, figli senza particolari problemi, lavoro e
armonia, molta armonia. La fame di novit era una smania da ragazzine inconsistenti, o peggio, da
donne mature agiate e insoddisfatte. Lei detestava le persone insoddisfatte, sempre pronte ad affliggere
gli altri con le loro frustrazioni, incapaci di apprezzare i doni della vita, quelli concessi dalla fortuna
come quelli duramente conquistati. Victoria non era molto clemente con se stessa, si rimproverava
spesso con durezza, ma riguardo al suo comportamento con quell'uomo non trovava nessuna ragione di
biasimo. Era incapace di rifletterci, la sola cosa che sapeva era che il cuore le batteva forte quando lo
vedeva, e per nulla al mondo era disposta a rinunciare a quell'innocente sensazione.
Erano in viaggio per le rovine di Montalbn, a bordo di un minibus noleggiato per l'occasione.
Allegre signore in gita culturale. L'alito caldo che usciva dalle loro bocche sapeva di caff di ottima
qualit. Era l'alba, ancora troppo presto per chiacchierare. Si lasciarono la citt alle spalle e si
inerpicarono per una stretta strada di montagna. Ovunque si vedevano misere catapecchie, raccolte a
grappolo intorno a cortili separati da muriccioli semidiroccati. L'altezza dalla quale contemplavano il
panorama consentiva di intravedere l'interno dei cortili: enormi giare, qualche maiale, galline... A un
certo punto Paula vide di sfuggita una vecchia, completamente nuda, che si lavava. Fu un'immagine
rapida, poich l'autobus viaggiava a velocit piuttosto sostenuta. La donna era magra, accovacciata
dentro una tinozza di zinco. Paula la vide di schiena, vide la lunga coda di capelli bianchi che le
sfiorava la vita, e in quel momento, sebbene non riuscisse a spiegarsene il motivo, cap che mai, per
quanto fosse vissuta, avrebbe dimenticato quella scena. Forse quei luoghi la stavano davvero spingendo
verso la follia. Traumi e ossessioni che credeva sepolti germogliavano in lei come piante dalla terra.
Lei non sarebbe mai stata una vecchia in una tinozza di zinco, tuttavia sarebbe stata una vecchia. Le
vecchie l'avevano sempre disgustata, otri vuoti e maleodoranti, con le loro piccole manie, con i loro
gesti meccanici, come rovistare continuamente nella borsa piena di cianfrusaglie per trovare chiss
cosa. Cerc di concentrarsi sullo splendore del paesaggio: uno scenario cos vasto che la vista ci si
perdeva. Era convinta che si potesse godere pienamente soltanto della natura in cui si  nati e cresciuti,
in cui si  trascorsa l'infanzia. Per questo non riusciva ad apprezzare a fondo quella terra: le valli
sconfinate, le montagne, le pianure... tutto cos eccessivo. Per un attimo desider ritrovare spazi alla
portata dei suoi occhi: orti fittamente coltivati, vigneti sui versanti delle colline, aranceti. A ogni curva
si sentiva spinta contro il finestrino, sempre pi bruscamente. Susy, addormentata, sobbalzava al suo
fianco, con la testa rovesciata di lato. Paula pens che morire in quella circostanza, durante una gita di
piacere, sarebbe stato assurdo. Qualunque morte era inconcepibile in quel paese, proprio come la sua
vita l. Perch c'era andata? Perch si era offerta di seguire Santiago? Era davvero il caso di prolungare
l'agonia del loro matrimonio? Voleva avere l'opportunit di martirizzarlo ancora un po'? Neppure
questo faceva, ormai. Non aveva aspettative per il futuro. Dopo quindici anni con Santiago, non poteva
riporre alcuna speranza in quel viaggio. Il Messico non sarebbe stato n una parentesi n un finale. Ma
stranamente trovava gratificante essere l in qualit di moglie: adempiere ai suoi doveri era facile, un
ruolo codificato da secoli. Bastava seguire il marito ovunque andasse, e tenere sempre pronte le
aspirine nel caso gli venisse il mal di testa. Inoltre era capitata in un gruppo di signore capaci di
dimostrarle con l'esempio che il matrimonio  senza dubbio una buona cosa. Non riusciva a
immaginarsi il suo futuro con Santiago, ma nemmeno riusciva a intravedere una vita da sola. Quel
variopinto gregge di mogli le trasmetteva una certa quiete, la rara impressione che qualcosa nella sua
vita avesse senso. Se il gregge si fosse gettato in un precipizio, lei lo avrebbe seguito. Ma se fosse
giunto al recinto dove il Signore pascola i suoi armenti, allora anche lei sarebbe stata fra le elette e
avrebbe ricevuto tutte le meravigliose cure che spettano ai gigli nei campi, agli uccelli dell'aria, e alle
pecorelle smarrite e poi ritrovate e messe in salvo. Mentre le mogli rimanevano all'ovile, i rispettivi
mariti portavano avanti la loro opera di ingegneria nel bel mezzo della foresta, qualcosa di tangibile, un
monumento al progresso e all'utilit. Indiscutibile vantaggio degli uomini: sono loro a dominare lo
spazio riempiendolo di volumi reali.
A un sobbalzo pi violento dell'autobus, la testa di Susy le cadde su una spalla. La ragazza si
riscosse per chiederle scusa e mormorare in inglese un insulto rivolto all'autista. Paula la guard. Non
vi era la minima eleganza nel suo modo di abbandonarsi al sonno. Senza una ragione precisa, prov
una profonda avversione per lei. Era giovane, aveva ancora troppe cose da vivere, e questo bastava a
farne un essere stupido. Il suo futuro si sarebbe ridotto a un giardinetto dove trastullarsi con passatempi
futili e familiari. Come era successo a lei, come succedeva a tutti, Susy avrebbe commesso errori su
errori, finch non fosse giunta all'et in cui non  pi possibile porvi rimedio. In preda a questi pensieri,
anche lei si addorment. Quando riapr gli occhi, il verde brillante degli altipiani la lasci senza fiato.
Erano arrivati a Montalbn. Il sito archeologico era adagiato su una cima pianeggiante ed estesa. Il
luogo era circondato da montagne, enormi, verdi e misteriose, come uno scenario da leggenda. Era un
paesaggio che dava i brividi. Le signore, ancora sedute sull'autobus, cominciarono a guardarsi attorno
lanciando gridolini di stupore. Manuela, con i capelli scomposti dal viaggio, prese in mano le redini
della spedizione. Corse fuori come se la claustrofobia le impedisse di rimanere un secondo di pi su
quell'autobus e salt a terra cinguettando di gioia. - Guardate che meraviglia! E incredibile! Si agitava
come una maestra che cerchi di trasmettere alla scolaresca il suo entusiasmo per il sapere. Le altre
signore si mossero lentamente, ancora intorpidite dal sonno. Il luogo era solitario, strano, dava una
sensazione di magica incertezza. Solo mentre scendeva dall'autobus, Paula si rese conto che il gruppo
era accompagnato da una guida. Per tutto il viaggio l'uomo era rimasto seduto in prima fila, dietro
l'autista. La targhetta appuntata al giubbotto con su scritto Guida turistica parlava chiaro. Era un
messicano sulla trentina, con il fascino sfacciato dei maschi locali. Un paio di baffi gli copriva la bocca
sprezzante. Portava in testa uno Stetson che gli dava un'aria ridicola da cowboy bruciato dal sole. Se ne
stava l, seduto a gambe larghe, ad attendere che tutte le signore, come le monache di un convento
istericamente felici di vedersi libere, fossero scese dall'autobus. Via via che sfilavano accanto al suo
sedile, si permetteva di osservarle una dopo l'altra, metodicamente, seguendole solo con gli occhi. Non
voltava nemmeno la testa. Quella voluta indifferenza conferiva al suo sguardo un che di insultante.
Quell'uomo doveva vederle tutte come galline di un pollaio, pens Paula, ragazzine troppo cresciute a
un ballo delle debuttanti, turiste ridicole da intrattenere con mucchi di vecchie pietre. Immediatamente
le venne voglia di pagarlo per scoparselo l sul posto, fare di lui un oggetto, ridurre la sua persona alla
mera struttura portante di un pene. Le sarebbe piaciuto farglielo venire duro e poi aizzare un cane che
glielo staccasse di netto con un morso. Sarebbe stato divertente lanciare in aria quel brandello di carne
sanguinolenta e passarselo di mano in mano, come nei giochi fra ragazze ai picnic. Quando tutte furono
sparpagliate sul pianoro, gli sguardi si concentrarono finalmente sul sito archeologico. Templi e
fortificazioni consumati dai secoli e dalle intemperie, sepolcri giallastri fra l'erba. L'autista riusc a
portare la sua pancia immensa fuori dall'autobus e la lasci traballare sgranchendo le gambe da fauno.
Solo a quel punto la guida si alz e inforc un paio di occhiali da sole che gli nascosero completamente
lo sguardo. Scese con un balzo dall'autobus e si avvi con le mani infilate nelle tasche posteriori dei
pantaloni. Paula sent la sua voce calda, il suo accento strascicato e sensuale: - Gentili signore, eccoci
finalmente arrivati alle rovine di Montalbn, magnifico insediamento azteco che ora visiteremo
insieme. Avvicinatevi prego! Si comportava come se avesse a che fare con un branco di turisti
indisciplinati, pi che con una dozzina di donne per bene. Aveva le gambe leggermente arcuate,
probabilmente andava a cavallo. Le braccia erano abbronzate e forti, i denti bianchissimi. Susy aveva
estratto dalla borsa una macchina fotografica e saltellava fra i monumenti funebri. Lapidi ovunque,
teste di divinit azteche, guerrieri e serpenti, questi ultimi soprattutto, giganteschi, demoniaci.
- Mentre questi selvaggi scalpellavano quattro sassi, in Europa avevamo gi il Gotico - sent
dire Paula a una delle signore.
- Come potete notare, in questi rilievi compaiono diverse figure di uomini e donne nudi. Gli
studiosi sono giunti alla conclusione che qui potesse trovarsi un ospedale, una specie di infermeria o di
ambulatorio.
- Magari un bordello - disse Susy con l'aria pi innocente del mondo.
Risero tutte. La guida abbass gli occhiali da sole per guardarla meglio. Aveva occhi feroci e
subdoli, marrone scuro. Sorrise, ma era evidente che il commento di Susy non gli era piaciuto. Una
stupida gringa che si permette di infrangere le regole di decoro create appositamente per le donne.
Paula sent improvvisamente il bisogno di un po di tequila. Una- rupe in culo al mondo pu
trasformarsi in una trappola terribile in certi momenti. N bar n osterie in vista. Sapeva che se la
situazione fosse diventata insopportabile o se fosse caduta in preda a un attacco d'ansia, non avrebbe
potuto far nulla. Il tempo cominci a logorarla.
- Fra i guerrieri aztechi e zapotechi era diffusa un'usanza che oggi potrebbe sembrarci un po
particolare. Quando uccidevano un nemico in battaglia, lo squartavano dalla testa ai piedi, lo
disossavano, e ne indossavano il corpo come un mantello col cappuccio. Conducevano la loro vita di
tutti i giorni con questo singolare mantello sulle spalle, e non se lo toglievano fino a quando non cadeva
a brandelli, completamente disseccato. Sopportavano il fetore della decomposizione, era pi forte
l'orgoglio del disgusto.
Le parole della guida, recitate praticamente a memoria, fecero visibilmente rabbrividire
l'adunanza femminile. Paula ci provava gusto, sapeva bene come sono fatte le signore di quel ceto
sociale. Alcune evitano addirittura di andare al cinema perch non sopportano le scene violente che
possono comparire inaspettate sullo schermo. Erano donne privilegiate, protette dalle durezze del
mondo, avevano scelto di trascorrere la vita in un gineceo tranquillo e monotono. Le abitudini, l'ordine
e la negazione di tutto ci che ritenevano sgradevole erano alla base della loro mentalit. La guida,
consapevole del turbamento generale, cominciava a divertirsi parecchio nell'illustrare la barbarie dei
suoi antenati. Lo aveva fatto altre volte, Paula non aveva dubbi. Doveva piacergli un mondo far venire
la pelle d'oca alle signore sotto le camicette di seta che gli era proibito sbottonare. Quel grandissimo
bastardo sentiva la lieve accelerazione nel respiro delle femmine, e si infervorava, come se fosse pronto
a sferrare il suo attacco sessuale.
Si serviva di tutti i mezzi che aveva a disposizione per sentirsi superiore.
- Quello che vedete laggi  il campo anticamente usato per il gioco del pallone.
Si avvicinarono tutte al ciglio del pianoro e videro, a un livello inferiore, una superficie di
forma ovale, simile a uno stadio romano. Sospirarono, di sollievo pi che di ammirazione. Finalmente,
dopo i macabri mantelli di pelle umana, potevano sentir parlare di un innocuo sport ancestrale. Ma la
perfida guida aveva in serbo un'altra sorpresa, Paula lo capiva dal sorriso impercettibilmente ironico
stampato sulle sue labbra.
- Ignoriamo le regole del gioco del pallone, purtroppo non sono sopravvissute allo scorrere del
tempo. Tuttavia, archeologi e antropologi hanno potuto stabilire che si trattava di un gioco sacro. La
squadra vincitrice veniva sgozzata in un rito sacrificale. Il gruppo rimase momentaneamente
sconcertato.
- La squadra vincitrice? Non quella che perdeva?
- No, no. Avete sentito bene. Per i giocatori, che probabilmente erano guerrieri, essere
sacrificati agli dei era un tale onore che non solo si lasciavano uccidere di buon grado, ma si
impegnavano con tutte le loro forze per vincere la partita. Ci dimostra chiaramente che non si trattava
di selvaggi, quanto piuttosto di uomini valorosi capaci di grande spiritualit.
Nessuna delle signore os contraddire la guida per timore di offendere i suoi sentimenti
patriottici, ma non mancarono i commenti scambiati sottovoce. Susy avvicin le labbra all'orecchio di
Paula: - Scommetto che adesso non  pi cos.
- Io non ci giurerei. Secondo me quello ha la faccia di uno che vuole essere sacrificato...
- Agli dei?
- Macch dei. Vuole essere sacrificato sull'altare del sesso.
L'americana soffoc una risata, i suoi occhi azzurri sprizzavano allegria. Come pu trovare
sempre tutto cos divertente? si domand Paula. Solo perch  giovane? Le signore osservavano
impressionate il campo completamente deserto. Cosa diavolo c'entrava la morte con quel luogo pieno
di serenit e bellezza? Allora i conquistatori spagnoli avevano fatto bene a saccheggiare quelle terre, a
ridurre quelle civilt in pura cultura da museo, a educare quei selvaggi che non facevano altro che
commettere atrocit. Si guardavano fra loro allarmate, domandandosi quale percentuale di barbarie
sopravvivesse ancora negli abitanti del posto. La morte era del tutto inaccettabile per le signore del
villaggio. I loro corpi erano venuti al mondo per essere vestiti, profumati, massaggiati, depilati, idratati,
cosparsi di oli e creme. Il loro mondo era fatto di figli, nipoti, case nuove, progetti e liste della spesa,
regali di Natale, pigiami coordinati. Paula prov di colpo un senso di disgusto per quell'accettazione
incondizionata della normalit, per la docilit e la pazienza, per l'equilibrio e la discrezione necessari
per essere una buona moglie, cosa che a lei non era mai riuscita. Forse le anime dei guerrieri scuoiati
vennero in suo aiuto, perch da lontano le parve di scorgere uno di quei minuscoli e squallidi chioschi
tipici delle localit turistiche messicane. Si allontan dal gruppo e si avvicin alla baracchetta. Una
ragazza piccola e scura di pelle, che non osava nemmeno guardarla negli occhi, le domand cosa
desiderasse.
- Hai della tequila?
- Tequila no. Pulque e birra, nient'altro.
Bevve il pulque, denso, torbido e caldo come liquido seminale. Sent salire alle guance una
vampata di calore, desiderata e rigenerante.
- Gliene verso un altro?
- Come ci arrivi fin qui? Non vedo auto da queste parti.
- Mi porta mio padre tutte le mattine con il furgone, insieme alle bottiglie e a tutto quel che
serve per la giornata. Poi viene a riprendermi.
Paula pens che di sicuro la ragazza viveva in una casupola miserabile e squallida;
probabilmente si alzava all'alba per dar da mangiare alle galline e aveva una famiglia numerosa.
Magari era felice, magari no, perch guardava la televisione e sapeva come vivevano i gringos, al nord.
Chiss, forse questo la riempiva di furia contro il suo miserabile destino, tanto che prendeva a calci le
galline e sputava nel pulque dei clienti.
Riconfortata dall'alcol, torn accanto a Susy. La guida stava orgogliosamente illustrando le
tradizioni degli indios zapotechi. Io sono zapoteco dichiar, mostrando le caratteristiche razziali del
suo fisico. Le signore non sapevano dove guardare, distoglievano lo sguardo dalla protuberanza dei
suoi genitali, cos voluminosa, cos promettente. Poi l'uomo annunci che la visita era finita e indic
alle signore dove potevano bere qualcosa. Tutto il gruppo si diresse verso il chiosco. Paula, sentendosi
ormai una vecchia amica della ragazzetta del pulque, cerc di mostrarsi cordiale. Ma cordiale non lo
era affatto, sapeva bene che da tempo appariva odiosa agli occhi di tutti, ovunque si trovasse. In
Messico non doveva essere diverso, del resto aveva gi dato le prime dimostrazioni di s di fronte alla
comunit. Perch era andata laggi? La permanenza in quel paese non era altro che una stagnante
parentesi della sua esistenza. Una volta tornata in Spagna, la sua vita sarebbe ricominciata esattamente
dal punto in cui l'aveva lasciata, sempre che avesse lasciato qualcosa. Altri due pulque. Quattro
pulquectos in tutto cominciavano a rendere le cose pi sopportabili. La spedizione era ormai arrivata a
un punto morto, e alle allegre escursioniste era stato concesso un po di tempo libero affinch ognuna
potesse passeggiare fra le rovine a suo piacimento. Cerc Susy con lo sguardo. L'americana era l'unica
persona che in quel momento Paula si sentisse in grado di reggere. Anche se i suoi impeti di euforia,
cos spontanei e chiassosi, non avevano nulla a che vedere con la sua esuberanza, sempre cupa, in
fondo, sempre indotta dall'alcol. Not che la ragazza osservava il chiosco delle bibite con
disapprovazione. - E un peccato che abbiano permesso di costruire quest'orrore. Rovina completamente
il paesaggio.
- Cos' peggio: un peccato o un errore?
Susy sollev gli occhiali da sole, per dimostrare il suo stupore di fronte a quella domanda.
- Non saprei, un peccato, credo. Un errore pu essere involontario.
- Risposta sbagliata. La questione non ha nulla a che fare con la volont,  molto pi pratica. Un
peccato si pu espiare, a un errore non si rimedia mai.
- Non  detto. Puoi sempre cercare di sistemare le cose, di imparare per un'altra volta...
- No, mia piccola Susy, niente di tutto ci. Gli errori non si correggono, al contrario si
trascinano per tutta la vita, hanno conseguenze impensate, danno luogo ad altri errori... Personalmente
preferisco di gran lunga i peccati.
- Ma di errori ne commettiamo tutti, mentre c' un sacco di gente che non pecca mai.
- Perci questa vita di merda  cos noiosa. Hai centrato il punto.
- Ci hai mai fatto caso, Paula? Quando un peccato  veramente grave a noi donne tocca sempre
la parte delle tentatrici. E in pi, immancabilmente, c' di mezzo il sesso.
- Giusta osservazione, cara la mia gringa! Noi siamo solo dei recipienti. Se un uomo non  il tuo
legittimo sposo e versa il suo seme dentro di te, sei una donna adultera. Se invece lo fa tutta la
popolazione maschile, allora sei la gran meretrice di Babilonia. Sembra che tutto stia nella quantit di
liquido.
- Hai esagerato col pulque, Paula. Oppure non parli sul serio, come al solito.
- Io parlo sempre sul serio! Ti dir di pi, ho completamente bandito l'umorismo dalla mia vita,
mi sembra un modo troppo superficiale di affrontare le cose. Adesso rispondimi: sei mai stata infedele
a tuo marito?
- Come ti viene in mente una domanda simile?
- Me l'hanno suggerita i genitali della guida. Non dirmi che non hai notato la protuberanza nei
suoi pantaloni.
Per tutta risposta ottenne la sua risata spensierata che ormai conosceva bene.
- Paula, sei incredibile!
- Non puoi non averla notata,  decisamente allettante. Hai visto come si pavoneggiava davanti
a noi?
- Ti giuro che non me ne sono accorta!
- Susy, come faccio con te, se non noti nemmeno queste cose?
- Tu ti stai lasciando influenzare dall'atmosfera di questo posto.
Il paesaggio verde, silenzioso, spettrale, sembrava ancora risuonare degli echi di grida
strazianti. Da lontano Manuela alz una mano per salutare. Passeggiava con altre due signore; a poco a
poco tutte confluivano verso lo stadio del gioco del pallone. Scendevano chiacchierando le gradinate di
pietra un tempo macchiate dal sangue. I vincitori in realt perderanno tutto. Un paradosso carico di
spunti di riflessione.
- Quello che ha detto la guida sui guerrieri aztechi che si coprivano con i cadaveri dei loro
nemici mi ricorda quel sogno terribile che descrive Freud, te lo ricordi? Una donna ha un incubo
ricorrente nel quale viene sepolta dentro il corpo di un morto - disse all'improvviso Susy.
Paula la guard perplessa. Non capiva cosa c'entrasse Freud in mezzo a quelle montagne.
- Lascia stare Freud! Non riesco a togliermi dalla testa come ci guardava quel gran bastardo
della guida. Come puniresti la sua sfacciataggine?
- Lo sacrificherei sull'altare zapoteco.
- No, che scemenza. Io me lo scoperei, semplicemente, me lo scoperei.
- Non credo che ti piacerebbe.
- Chi ha parlato di piacere? Dev'essere un castigo. Me lo scoperei e basta.
Susy le sorrise ammirata, come se la sua nuova amica le dischiudesse una miniera di insolite
scoperte. Paula guard l'orologio.
- Pare che a mezzogiorno ci portino a pranzo in un ristorante qui vicino.
- S, un ristorante carinissimo che un tempo era una missione.
- Tutto in Messico un tempo era una missione. Credi che ci saranno turisti americani?
- Spero di no. Odio i turisti americani. Mi fanno venire il voltastomaco.
- Si dice che quando in Messico c' un terremoto gli americani scappino a gambe levate e non
tornino in vacanza almeno per un anno.
- Lo credo, lo credo. Sono patetici.
Era buffa, Susy, con i capelli cortissimi e le voluminose scarpe da tennis. Paula la afferr per un
braccio e la scosse simulando un terremoto.
- Trema, gringa, trema, maledetta imperialista, la terra scatena la sua furia contro di te!
La ragazza rise divertita. Le altre signore si voltarono e le salutarono di nuovo con la mano. La
guida le osservava sprezzante. All'autista invece non importava nulla di quanto accadeva intorno a lui,
ascoltava la sua radio con gli auricolari.
Presto l'intero gruppo abbandon gli spiriti dei morti ancora vaganti fra le nebbie che
cominciavano a salire dalle valli, e si diresse verso il rassicurante rifugio dell'autobus. Le signore
ridevano e scherzavano, si diffondeva gi l'allegria collettiva di quando si ha fame e c' un pranzo
pronto per tutti. Durante il viaggio commentarono con entusiasmo tutto ci che avevano visto. Poi
scivolarono verso conversazioni pi generiche. Susy lasci vagare lo sguardo fra le montagne: - Siamo
appena a marted. Ci vogliono ancora tre giorni prima che tornino i nostri mariti.
- Ah! I nostri uomini sono l a faticare in mezzo alla selva mentre noi ci godiamo il tempo libero
e le gite! La frivolezza delle donne.
- Sei matta, Paula.
- Non bisogna mai permettersi di cadere nella mollezza, Susy. Io non lo faccio mai. Il mio
cervello gira e gira finch non riesce a tormentarmi come si deve. L'americana le lanci un'occhiata
sospettosa, come se intuisse che era meglio non fare domande.
Si fermarono in un villaggio. Il ristorante era una casetta bianca dall'aspetto ameno che non
conservava alcuna traccia della missione di un tempo. L'aria di montagna aveva solleticato l'appetito
delle gitanti. Mangiarono appagate e con gusto la sopa de tortlla e il maiale con i fagioli. Da dov'erano
sedute si vedeva la cucina. Paula osserv la cuoca, grassa e sudata, con i ricci neri che sfuggivano da
una cuffia piuttosto sporca. Le pentole sui fornelli emanavano vapori. Mentre portava il cucchiaio alla
bocca, si accorse che la guida la guardava con insistenza dal tavolo a cui sedeva insieme all'autista. Lo
fiss dritto negli occhi, ingaggiando una sfida che dur piuttosto a lungo. Not che la cameriera era la
stessa che le aveva servite al chiosco delle rovine.
- Sono tornata a casa - disse la ragazza sorridendo. Susy si accost a Paula per parlarle senza
farsi sentire dalle altre.
- In famiglia sono cinque fra fratelli e sorelle, e lei  la pi grande, me lo ha raccontato prima.
Mi ha detto che ogni mattina si alza prima dell'alba per lavorare tutto il giorno.
- E molto fortunata. Con una vita cos si raggiunge sicuramente la pace dell'anima.
L'americana le gett uno sguardo di biasimo per quell'affermazione cos cinica. Paula non se ne
accorse nemmeno, era ancora intenta a osservare la guida. Tornando verso il villaggio fecero tappa a
San Miguel, in modo che chi lo desiderava potesse fermarsi un po in paese. Quando vide la guida
scendere dall'autobus, Paula si affrett anche lei a raggiungere l'uscita. Susy la segu senza fare
domande. Allora lei si volt e la guard come se non l'avesse mai vista prima.
- Io vado a bere qualcosa - le disse bruscamente.
- Ti accompagno, se non ti dispiace.
- Spero che non dispiacer a te.
Paula affrett il passo e si diresse verso il messicano, che si stava allontanando.
- Potrebbe accompagnarci in qualche posto dove si possa bere della buona tequila? La pagher
per il servizio.
- Ma certo, signora - rispose lui, senza tradire la minima emozione. Aveva messo da parte
l'atteggiamento di sfida. Il lavoro continuava, si mostrava servizievole, ma negli occhi e sulle labbra
aveva ancora quella punta di diabolica ironia.
Paula sper che le portasse in un posto abbastanza squallido da compensare tutta la falsa felicit
di quella giornata. Susy sembrava non avere la minima intenzione di lasciarla sola. Pazienza, si sarebbe
limitata a non farle troppo caso.
Il bar dove la guida le condusse le parve meraviglioso, un autentico gioiello. Salsicce secche e
scure pendevano da un gancio sopra il bancone di legno vecchio. Bottiglie allineate contro il muro,
annerite dal tempo, liquori poco identificabili dai colori innaturali. Il proprietario aveva un paio di baffi
folti come una siepe di cipressi. Vari avventori sedevano ai tavolini circondati di sgabelli. Sguardi
diffidenti. Non era comune vedere l due straniere. Susy si avvicin a Paula e le disse all'orecchio: - Hai
visto il pavimento? Dev'essere pieno di batteri ancora non classificati dalla scienza.
Uno dei clienti era pelle e ossa, sembrava fosse rimasto seduto sul suo sgabello per tutta la vita.
Paula pens che quello scenario avrebbe finito per far inorridire Susy. Meglio cos, inorridisse pure, la
piccola americana, almeno se ne sarebbe andata.
La guida, per non dare adito a dubbi sulla sua professionalit, sedette a un tavolo per conto suo.
Attacc discorso con un vecchio malridotto come uno straccio sporco. Pareva che conoscesse tutti, l
dentro. Susy osservava l'ambiente, con un'espressione a met fra la curiosit antropologica e il
raccapriccio. Paula pens che una bella discesa agli inferi non sarebbe stata difficile l dentro. Nella sua
mente paragonava quel posto a tutti gli squallidi bar che aveva frequentato nella sua vita.
- Ti sembra troppo sordido qui? - domand a Susy.
- No, non troppo. Due anni fa, quand'ero con Henry a New York, stavamo parlando con un suo
amico dei locali squallidi della citt, e lui ci ha proposto di portarci a vederne qualcuno. E stata
un'esperienza terrificante, te lo assicuro.
- Perch?
- Non puoi immaginare quanta gente rovinata ci sia in quei locali.
- Lo sappiamo che c' molta gente malridotta nel mondo. La cosa incredibile  che si riunisca in
posti creati appositamente per accoglierla.
- Non credo di aver capito bene.
- Non importa. Hai fatto un'ottima constatazione, tutto qui.
Probabilmente Susy era cos ingenua da capire solo quel che aveva visto e sperimentato di
persona. O magari era una di quelle americane che riescono non si sa come a conservare intatta la loro
ingenuit anche dopo essere passate attraverso la droga o le pratiche sessuali aberranti di qualche setta.
Nel loro strano harem retto da pi sultani, nessuna moglie conosceva davvero la vita delle altre. Ma lei
non aveva nessuna intenzione di scavare nel passato di Susy: l'idea di entrare in confidenza con le sue
compagne di ghetto le faceva venire la pelle d'oca. In ogni caso, per poco coscienziosa e normale che
fosse, Susy doveva sentirsi un po irritata al pensiero di trovarsi in un locale del genere, pieno di
possibili pericoli. Anche la pi ingenua delle americane sa che in Messico la morte  sempre in
agguato. Sicuramente aveva sentito parlare di risse nei bar, di pallottole vaganti, di stranieri che
finiscono nei bassifondi in cerca di emozioni e non ne escono vivi. Certo, i rischi erano limitati dalla
presenza della guida, che non poteva permettersi il lusso di lasciare che qualcuno le assassinasse, o di
assassinarle lui stesso in un raptus improvviso. Proprio in quel momento, il loro protettore si avvicin.
- Posso consigliarvi il mezcal?  pi gustoso della tequila. Vi piacer - disse.
Gli occhi gli brillavano con tutta la malizia di un contadino che cerca di vendere uova andate a
male. Bene, finalmente quel tipo aveva deciso di attaccare apertamente, invece di lanciare solo sguardi.
Non le avrebbe assassinate, ma stava cercando di farle ubriacare, probabilmente senza alcun secondo
fine, solo per aggiudicarsi una piccola vittoria su due stupide straniere a caccia di avventure. Sbronze di
mezcal in quel tugurio. Paula conosceva bene gli effetti del mezcal e la leggenda che lo accompagnava.
Uomini di grande cultura e intelligenza ne erano stati distrutti, un po come era accaduto con l'assenzio
parigino. Mezcal, dunque, ora toccava a loro, fragili donne, assaporare per un attimo l'autodistruzione.
Nulla di eccessivo o pericoloso, solo un piccolo esperimento. Pens che magari Susy non avesse
intenzione di addentrarsi in quei tortuosi sentieri. Era un errore condurla con s? Susy non era sua
figlia, non l'aveva partorita grazie ai deplorevoli progressi della riproduzione assistita. Non le
importava che si ubriacasse, che cadesse a terra priva di sensi, che qualcuno di quei lerci avventori la
violentasse per tutto il tempo che voleva. Eppure, non avrebbe certo agito da matrigna di Biancaneve,
non l'avrebbe indotta a bere. Che facesse quello che voleva. - S, vorrei proprio provarlo, questo mezcal
- rispose allegramente. Susy si un al giro. Il liquore non sembrava regalare alcuna esperienza mistica
speciale, era alcol puro. Paula si sent bene, mancava solo un po di musica adatta, ma in quel bar non
c'era altro che una radio a basso volume che trasmetteva melodie indistinguibili, forse Frank Sinatra da
giovane. Susy vuot il bicchiere in un sorso. Scosse la testa. Il suo naso perfetto si fece rosso per
qualche istante. Sembrava che nelle sue vene fluisse un nuovo fuoco liberatorio.
Una donna usc dal retro e si mise a pulire energicamente il bancone. Non le guard nemmeno,
non guardava nessuno; la miseria, insediata nelle sue retine, non le permetteva di vedere. Presero un
altro mezcal. Paula pens a cosa fare di Susy. La presenza della ragazza cominciava a infastidirla.
Pens anche a cosa fare della guida. Poteva pagarlo profumatamente perch si spogliasse di fronte a
loro. Magari sarebbe stato eccitante tentare di convincere Susy a scoparselo. La sua anima era pronta ad
affrontare una simile evenienza? Se non altro, sarebbe riuscita a spaventarla e a fare in modo che non la
disturbasse pi nelle sue passeggiate. Glielo chiese: - Ti andrebbe di scoparti la guida?
Susy naturalmente consider la domanda come un'ipotesi puramente teorica.
- No grazie, non  il mio tipo!
- Posso comprare qualche ora del suo tempo e regalartelo. Non credo si opporrebbe. Tutto  in
vendita.
- No, non mi va.
Si era innervosita. Finalmente era riuscita a spaventarla. Susy non sapeva fino a che punto lei
fosse capace di spingere il gioco. Meglio cos, meglio che la piantasse una volta per tutte di
considerarla la sua compagna di avventure antropologiche. Non aveva la minima intenzione di
accollarsi una simile zavorra. Per lei il tempo dei giochetti era finito. Eppure l'americana non
demordeva.
- Dicevi sul serio, Paula?
- Sono sicura che non ha malattie, e poi si vede che  molto pulito.
- Tu saresti capace di scoparti uno sconosciuto?
- Senti, - rispose Paula, - non ho mai detto di essere una moglie felice e appagata.
L'americana arross.
- Certo, lo so. Scusami.
- E non ho nemmeno detto che voglio scoparmelo io. E questo che hai pensato?
L'ansia di Susy era sempre pi evidente.
- Non so bene che cosa ho pensato. Sono un po brilla. Paula decise di interrompere il discorso
senza ulteriori spiegazioni. Voleva bersi un altro mezcal.
- Susy, credo che faresti meglio a tornartene al villaggio. La ragazza annu, aveva capito che a
quel tavolo si giocava troppo forte per lei.
- Questo signore ti accompagner. Si avvicin all'uomo e lo tocc sul braccio.
- E tu rimani qui da sola?
- Esatto. E proprio quello che intendo fare.
Non si volt nemmeno per guardarli uscire. Ordin un altro mezcal e questa volta lo sorseggi
lentamente, badando soltanto a sentire l'alcol che si univa al flusso sanguigno e le distendeva i nervi.
Doveva solo lasciarsi andare, senza opporre resistenza o tentare di anticipare gli effetti.
Usc dal locale circa un'ora pi tardi. Si guard le mani sotto le luci fioche. Tremavano
leggermente. Il Messico le aveva regalato un'altra serata fresca, incantevole. I gelsomini si
arrampicavano sui muri e i cani abbaiavano in lontananza. Cammin lentamente verso il villaggio. Si
accorse subito che qualcuno la seguiva da una certa distanza. Non acceler il passo, n lo rallent.
Un'ombra appostata fra le piante la spi mentre oltrepassava il cancello e si addentrava nei giardini del
villaggio. Forse aveva corso un pericolo non indifferente. Tanto meglio.
Il primo passo era disboscare a colpi di machete. Santiago non si sarebbe mai abituato alla
brutalit di quel procedimento. Era al tempo stesso affascinante e terribile. Un sacrilegio e insieme una
conquista. L'odore della linfa e di tronchi tagliati si diffondeva in tutta la zona. Vedeva gli operai
sudare, i torsi nudi e bruni luccicavano sotto il sole inclemente. Aveva lavorato in molti cantieri nel
corso della sua carriera: autostrade, ponti, linee ferroviarie... ma nessuno aveva mai avuto un carattere
tanto primordiale e selvaggio. In quella nuova impresa coesistevano tutti i miti pi antichi: la lotta fra
l'uomo e la natura vergine, il progresso che regala al tempo stesso prosperit e distruzione. Ma la realt
era decisamente meno epica. L'impresa costruttrice aveva vinto un appalto del governo messicano. Il
guadagno era ottimo, nient'altro. Non vi era nulla di eroico o di nobile in quello che stavano facendo,
nessun idealismo culturale. Lo scopo non era quello di lasciare l'impronta di una civilt. Sorb il suo t,
la sola bevanda che gli desse la sensazione di rinfrescarsi un po'. Ne prendeva sempre una tazza prima
di andare a fare un giro in cantiere, a controllare l'andamento del lavoro, a dare istruzioni ai
capisquadra. A volte, addirittura, se ne portava dietro un thermos, come per assicurarsi il conforto del
mondo civilizzato in mezzo ai poderosi scavi che sconvolgevano la terra. Osservava con curiosit gli
operai messicani; silenziosi, impegnati nel lavoro con concentrazione, quasi con rassegnazione. Non
ridevano, non scherzavano come facevano gli operai spagnoli. A volte quella grande calma sembrava
gravida di pericolo, come se da un momento all'altro quei corpi messi sotto sforzo, ad accumulare
fatica e sofferenza in silenzio, potessero perdere il controllo. Ma una ribellione era improbabile:
dopotutto si trattava di uomini abituati alle durezze della vita, a non aspettarsi mai pi del poco che
ottenevano. Le sue erano fantasie, di sicuro gli operai erano contenti, per loro era un privilegio ricevere
regolarmente un salario da un'impresa che pagava molto bene. La maggior parte di loro pernottava
nelle baracche del campo, altri tornavano alle loro case ogni sera. Conducevano una vita molto
semplice, scandita dal ritmo delle albe e dei tramonti. Lavoro e riposo. Santiago conosceva bene le loro
casupole sperdute in mezzo alla campagna, piccole e povere, come avvolte, per, da una sorta di
serenit biblica: bambini che correvano nel cortile, galline che becchettavano, panni stesi al sole,
alberi... Da anni invidiava i suoi operai in Spagna, la loro vita semplice, priva di complicazioni che non
fossero legate alla scarsit di denaro o al sopraggiungere di una malattia. Li sentiva scambiarsi battute
mentre mangiavano in mensa. Li immaginava tornare a casa esausti il venerd sera. Le mogli li
attendevano dopo aver compiuto una quantit di lavori domestici. Cenavano, dormivano insieme e
facevano l'amore. A volte ridevano e altre volte litigavano. Guardavano la televisione. Non doveva
essere una vita emozionante, eppure avrebbe voluto anche lui poter seguire quella strada, forse
ordinaria, ma serena e senza sorprese. Avrebbe voluto essere un contadino, avere una moglie alta e
forte, con esigenze primarie, una moglie che amasse la vita per quello che . Quindici anni accanto a
Paula l'avevano condotto a questo: fantasticava di fuggire verso mondi pi tranquilli. Per molto tempo
aveva cercato rifugio nel lavoro, la vita professionale  un'ottima via d'uscita per gli uomini infelici del
proprio matrimonio. Anche per lui era stato cos, ma era come mettere un cerotto su una piaga, a lungo
andare il cerotto si stacca e la piaga rimane di nuovo allo scoperto, pi dolorosa di prima.
Paula. Per rimanere innamorato di una donna il pi a lungo possibile, un uomo deve sapersi
proteggere. Paula era affascinante, attiva, intelligente, bella. S, lui si era sposato per amore, aveva
creduto che una speciale complicit li avrebbe uniti per sempre. Ma a poco a poco la mente di sua
moglie si era rivelata impenetrabile. Nell'animo di Paula c'era un abisso oscuro, al quale niente e
nessuno poteva accedere. Lei aspirava a qualcosa che andava oltre la comprensione di suo marito, oltre
la sua stessa capacit di esprimersi. Il talento letterario? Aveva cominciato a scrivere mille romanzi
senza mai finirne uno. Perch? Dopo qualche tentativo insoddisfacente, abbandonava il lavoro nel bel
mezzo della storia. Non aveva mai permesso a Santiago di leggere una sola pagina, non concedeva a
nessuno di giudicare se i suoi scritti valessero qualcosa o fossero un fallimento. Nessuno sapeva che
cosa fosse scaturito dalla sua mente n perch se ne era staccata cos in fretta. Paula, sempre in guerra
con la vita, sempre in viaggio verso uno stato d'animo pi amaro del precedente, sempre inquieta,
vulnerabile, ermetica, dura.
Santiago aveva tentato di aiutarla, di capire cosa succedesse dentro di lei, ma non si pu dare
aiuto a chi lo rifiuta, n si pu risolvere ci che non si comprende. A un certo punto Paula aveva deciso
di dedicarsi alla traduzione letteraria. Conosceva il russo e il francese. Santiago aveva sperato che
quella fosse la soluzione, un modo per sanare, forse anche in breve tempo, la sua eterna frustrazione.
Ma non era stato cos. Quel lavoro aveva generato un sentimento nuovo in lei: il disprezzo di s. Era
diventata cinica, pungente, inclemente con se stessa e con gli altri. Erano cominciate le discussioni, le
scenate in cui Santiago finiva per perdere la calma. Paula non gridava mai, si limitava a fissarlo con
uno sguardo glaciale, incolpandolo tacitamente dei suoi mali, qualunque essi fossero. Santiago non
sapeva se tutto ci avesse una spiegazione. Del resto, che il motivo del rancore di Paula fosse
l'ambizione frustrata o qualche altra cosa, il risultato non cambiava. La loro vita era precipitata lungo la
china dell'infelicit. Una decadenza consapevole e perniciosa. Avevano smesso di parlarsi. Ormai Paula
si serviva delle parole solo per mortificarsi e mortificare. Ecco a che punto si trovava Santiago, in
mezzo a quella tempesta che nessuno gli aveva annunciato e che per di pi non riusciva a comprendere.
Aveva deciso di lasciar perdere. Quel che sua moglie diceva o pensava non doveva pi toccarlo. Si era
appellato al proprio istinto di sopravvivenza, e aveva funzionato. Paula si era accorta della sua resa e
aveva rispettato il suo distacco. Ma erano sopraggiunte nuove complicazioni, perch a quel punto si era
messa a bere. Si era visto costretto a far fronte alle sue sbronze e a giustificarne le conseguenze.
L'indifferenza si era rivelata un'arma potente, sempre pi efficace. Certo, il cerotto rimaneva l,
incollato malamente alla pelle, e la piaga, sotto, continuava a suppurare. Ormai gli pareva di essersi
abituato a vivere a quel modo, era arrivato addirittura a pensare di poter resistere per tutta la vita. Ma
all'improvviso era apparso all'orizzonte un inaspettato barlume di speranza: Victoria. La moglie di un
collega. Assurdo. Gli era capitato, nel corso del suo matrimonio, di avere qualche avventura, ma
sempre circoscritta al sesso, ridotta a incontri isolati e meccanici. Non era certo un uomo sentimentale o
incline alle illusioni, e si era sempre ritenuto autosufficiente. Ma ecco che all'improvviso era giunto lo
sguardo di quella donna, uno sguardo pieno di incerta speranza. Una donna non pi giovane, che
apparteneva al suo mondo e che avrebbe potuto incontrare mille volte nella sua vita. Una persona come
tante, che non offriva niente di nuovo e che era, per di pi, la moglie di un collega. Quelle due
passeggiate insieme avevano scatenato in lui il desiderio di lasciarsi andare, di lasciare che gli eventi
fluissero spontaneamente, senza tentare di analizzarli n di prevederli. Forse sperava solo di veder
sbocciare ci che per anni aveva tentato di evitare.
Negli ultimi giorni aveva osservato Ramon, il marito di Victoria, con sincera intenzione di
capire. Era un uomo tranquillo, forse un po introverso, poco comunicativo. In realt non si era fatto
un'opinione precisa di lui. Come collega di lavoro si dimostrava efficiente e pronto a collaborare.
Sembrava ragionevolmente felice, ben inserito... Aveva una vita matrimoniale difficile? Si rivelava
forse rude e infedele in privato? Perch sua moglie faceva gli occhi dolci a un altro uomo? Mentre
rifletteva su tutto ci, osservandolo da lontano, lo vide alzare lo sguardo e avvicinarsi. Quella
coincidenza lo fece quasi arrossire.
- Hai un momento Santiago? Vorrei dare un'occhiata con te al lavoro. C' qualcosa che non va.
- Va bene, andiamo.
Se la prese con se stesso. Perch era tanto agitato? Il sonno della ragione genera mostri, ma
l'eccesso di ragionamenti genera insensatezze. Fra lui e Victoria non era successo niente, non sarebbe
mai successo niente. Era la moglie di un collega.
Si scopr a valutare la decadenza del suo seno. Macchie ovunque, una mappa della Polinesia in
miniatura. I capezzoli erano belli, poco definiti, avevano ancora un aspetto infantile. Nel giorno della
resurrezione della carne, quel meraviglioso momento di ritorno unanime alla materia, il suo seno non si
sarebbe distinto come inguardabile. Sent della musica provenire da qualche angolo della casa. Alla
radio non trasmettevano mai vecchie canzoni messicane, solo i volgarissimi successi dei giovani
cantanti latini. Segu la musica fino in cucina, dove Clarita stava pestando fagioli in un mortaio come
se la modernit non fosse mai arrivata.
- Cosa fai, Clarita?
- Preparo la cena.
- Fagioli?
- E pollo in salsa.
- Non sar troppo piccante, vero?
- No. Lo faccio secondo il gusto del suo paese.
- Clarita, tu sei sposata?
La ragazza si volt a guardarla. Era sorpresa. Da quando lavorava l, non si era mai sentita
rivolgere domande personali. Riprese il lavoro. Dopo qualche istante, disse: - Mio marito  morto
qualche anno fa.
- Tu per sei molto giovane.
- Anche mio marito era molto giovane quand' morto. Dal silenzio che segu parve che Clarita
non ritenesse necessarie altre spiegazioni. Victoria avrebbe voluto chiederle come fosse morto, ma si
disse che non era il caso. Clarita era di poche parole. A quel punto, la ragazza aggiunse: -  stata una
pallottola vagante, un colpo che non era per lui.
- Era intervenuto in una lite?
Clarita sospir. Abbandon quello che stava facendo e si volt verso la signora.
- Le guardie stavano inseguendo un cane rabbioso che aveva morso due bambini. Mio marito
attraversava la strada, loro hanno sparato, e un colpo l'ha preso in testa.
Victoria deglut. Cosa si poteva dire di un incidente cos assurdo?
- Ma  spaventoso!
Clarita la guard senza capire. Spaventoso? Perch? Nella vita le cose succedono e basta.
Victoria insistette: - E terribile morire cos, per caso.
- Tutto succede per caso, o tutto  volont del Signore, a seconda di come uno la pensa.
Victoria si domand se una morte cos stupida fosse pi dura da accettare come frutto del caso o
di un disegno divino.
- Mi dispiace molto - mormor.
- Adesso non ne vale pi la pena, signora,  successo molto tempo fa.
Clarita agit con forza la saliera sopra l'impasto scuro dei fagioli.
- Hai figli? -No.
- E non ti sei pi risposata? -No.
- Non pensi di risposarti? Clarita scoppi a ridere.
- A cosa serve pensare? Le cose succedono o non succedono.
Portava una camicetta bianca a fiori rossi che si riflettevano nei suoi occhi ridenti.
- Lei pensa a quello che vorrebbe le succedesse, signora?
- A me succede molto poco.
- A tutti succede qualcosa.
Non si sarebbero mai capite anche se avessero parlato per ore. Clarita apparteneva al mondo dei
fatti, Victoria al mondo dei progetti. Clarita si muoveva nel campo delle conseguenze, Victoria nel
campo delle decisioni. Ma era davvero cos? si domand Victoria. Lei era convinta di aver saputo
scegliere la propria vita. Ma forse era solo un'illusione. In fondo, non le era mai capitato di dubitare
delle scelte fatte. Aveva goduto di una vita serena: una salute di ferro, nessun nemico dichiarato, un
marito comprensivo ed evoluto, figli che non avevano mai dato problemi, una carriera professionale
soddisfacente, qualche splendido viaggio, una situazione economica invidiabile... Quando pensava al
futuro si rifugiava nella confortante certezza di una bella casa in campagna e di invitanti tazze di t
sorseggiate davanti al camino acceso. Eppure ogni tanto la assaliva il dubbio che nella sua vita
mancasse qualcosa: l'emozione, forse, la novit. Ma a questo sospetto si univa sempre la
consapevolezza che ormai fosse troppo tardi per un cambiamento. Perch perdersi in pensieri inutili?
Perch riflettere sulla propria vita? Da qualche giorno non faceva altro, come non le era mai capitato
prima.
- Se  preoccupata per il futuro, posso portarla da un'indovina. Non costa niente, solo un'offerta
libera -disse Clarita.
- Un'indovina?
- Abita vicino a San Miguel. Moltissima gente la consulta per sapere cosa succeder. Anche una
mia amica l'ha fatto.
- E cosa le ha detto?
- Ha detto che le grandi disgrazie l'avrebbero risparmiata, che avrebbe avuto un matrimonio
felice e tanti figli, che nessuno le avrebbe mai fatto il malocchio e che sarebbe morta molto vecchia e in
pace. La mia amica le ha dato cinque pesos.
- B, per cinque pesos non si pu chiedere di meglio.
- Per, quando stava per andarsene, l'indovina le ha raccomandato di fare attenzione all'acqua.
- All'acqua? E perch?
- Non ha detto altro. La mia amica, che  una persona molto prudente,  stata bene attenta a non
avvicinarsi allo stagno o al fiume. E sa cosa le  capitato? Un giorno che era tutta sudata perch aveva
appena finito di lavorare in campagna, si  bevuta un bicchiere d'acqua gelata tutto d'un fiato. Le 
venuta una congestione e hanno dovuto portarla all'ospedale! L'indovina aveva ragione.
Rimasero in silenzio per un po'. Poi Clarita la guard.
- Allora? Non mi dice cosa ne pensa?
- Clarita, io insegno chimica, e la chimica spiega di cosa sono fatte le cose materiali. Come
posso credere alle predizioni di una veggente?
- Io le ho solo raccontato quello che  successo, e la mia amica non  una bugiarda. Se vuole
posso accompagnarla da quella donna. In fondo, se lei non crede nei suoi poteri, non ha niente da
perdere. Quella considerazione la fece sorridere.
- Va bene, d'accordo. Ci andremo.
- Stasera, appena finisco qui.
Victoria era curiosa. Sarebbe stata una specie di spedizione antropologica. Di sicuro qualcuna
delle sue amiche sarebbe voluta venire, se l'avesse saputo. Ma cos quell'avventura si sarebbe
trasformata in una delle solite visite guidate. No, meglio andare da sola. Avrebbe chiesto a Clarita di
non dirlo a nessuno, pur sapendo quanto fossero chiacchierone le domestiche. Se non avesse accettato
l'offerta di Clarita, non si sarebbe mai fatta un'idea della periferia di San Miguel. Prima di partire per il
Messico, sapeva che avrebbe visto bambini poveri, gente ignorante, miseri venditori ambulanti. Si era
imposta di conservare il senso di piet generalizzata necessario per comprendere le situazioni, ma di
non abbandonarsi all'impulso della compassione individuale, che porta solo sensi di colpa. In ogni caso
il gruppo delle mogli era ben preservato dalla realt. Lo capiva ora, fra quelle strade non asfaltate
percorse da rigagnoli d'acqua sporca, dove bambini seminudi giocavano in mezzo alla spazzatura, fra
botteghe spoglie e buie con sacchi di fagioli sulla porta.
Raggiunsero una casa appartata, lontano dalla confusione generale. La facciata era ben tenuta e
l'interno era fresco e ombroso. Solo in quel momento Victoria cap il vero motivo per cui si era recata
fin l. Aveva bisogno di dare spazio all'irrazionale nella propria vita. Non c'era altra spiegazione. Per
nessun'altra ragione al mondo una donna come lei sarebbe andata da un'indovina. Aveva bisogno che
un vento illogico muovesse qualcosa intorno a lei. Ormai tutte le domande razionali avevano ricevuto
una risposta. L'indovina era una donna anziana il cui volto pieno di rughe esprimeva una serena dignit.
Aveva le mani deformi, logore, con le dita gialle, macchiate di zafferano.
- Cosa vuole sapere del suo futuro? - le domand.
- Non saprei, niente di particolare, quello che lei riuscir a vedere.
- Quindi non ha domande precise da farmi? Quella donna era abituata ad accogliere l'angoscia
altrui, l'esigenza dei suoi umili clienti di essere confortati e stimolati grazie ai suoi poteri occulti. In
questo non dovevano essere molto diversi dalla fauna psicoanalitica di qualunque grande citt. A
Victoria venne da ridere e, se non fosse stato per il timore di ferire i sentimenti dell'indovina, se ne
sarebbe andata immediatamente.
La vecchia gett sul tappeto una manciata di ossicini ripuliti, come fossero dadi, e li osserv a
lungo, con occhi intorpiditi dalla penombra. Victoria trattenne il fiato. C'era qualcosa nell'ambiente che
la intimoriva. - Il cammino della tua vita  stato tranquillo, ma ora ti stai avvicinando a una foresta,
enorme, verde, piena di animali e piante. Se lo vorrai, questa foresta sar tua, per sappi che ti
spaventer, perch  folta, selvaggia e insidiosa.
Victoria quasi non riusciva a parlare. Quel che aveva ascoltato suonava cos bello, poetico,
surreale... Chi vorrebbe proseguire il cammino lungo un sentiero battuto quando potrebbe esplorare la
pi bella delle foreste? Chi pu rassegnarsi a percorrere sempre la stessa via angusta, se dinanzi ai suoi
occhi si apre l'immensit? Si sent inspiegabilmente felice. Desider che la vecchia non aggiungesse
una sola parola. E fu cos.
- Lei mi ha chiesto di dirle solo quello che vedevo, e io non vedo altro.
- Mi basta.
Lasci dieci pesos sul pavimento e usc. C'era ancora molta luce. Clarita la aspettava
chiacchierando con altre donne. Le sorrise. Si incamminarono senza parlare. Dopo un po', la ragazza le
domand: - Com' andata?
- Bene, molto bene.
- Quindi le ha detto quel che lei voleva sentirsi dire. Victoria annu, guardando a terra per non
inciampare sulla strada sassosa. Sorrise fra s. Si sentiva padrona di una straordinaria chiaroveggenza.
Lasciare entrare l'irrazionale nella sua vita era l'unica alternativa. Agendo in modo prudente e
ragionevole non avrebbe mai fatto quel che ora aveva deciso. Nella vita delle donne come lei tutto era
minuziosamente programmato, non c'era spazio per il caso. Niente cani rabbiosi n pallottole vaganti,
ma nemmeno meravigliose foreste da esplorare.
- Desideriamo conoscere il futuro solo quando vorremmo cambiarlo - disse improvvisamente
Clarita. Victoria la guard turbata. Alz le spalle, per non darle segni di assenso.
- Ora devo andare, signora.
- Va bene, io far una passeggiata fino a casa.
- Quando arriva, pu spegnere il forno? Non vorrei che il suo pollo si bruciasse.
- Non preoccuparti, ci penso io.
- E sicura di ricordarsene?
- Ma certo.
Clarita si allontan avvolta in uno scialle troppo scuro per la sua giovane et. Lasci dietro di s
una soave fragranza di spezie. Victoria prosegu leggera ed emozionata come se qualcosa di importante
la stesse aspettando. All'improvviso vide Susy davanti a un negozio di sementi. Avrebbe preferito non
dover parlare con nessuno, ma non pot evitarla. Susy la salut con la mano. Victoria si avvicin.
- Stai facendo acquisti?
- S. Ho deciso di seminare dei fiori davanti a casa. Sono stufa che i giardinieri piantino sempre
quello che pare a loro. Ci credono cos incapaci da non saper nemmeno aver cura del nostro giardino.
Victoria la guard stupita, come se venisse da un altro pianeta.
- Non ci avevo pensato - mormor.
Susy aveva di queste preoccupazioni, voleva scegliere da sola i fiori di casa sua. Anche lei per
molto tempo si era affannata su faccende simili, che forse solo da un paio di giorni non le interessavano
pi.
- Ma certo, donna Manuela - rispose Dario, con espressione di circostanza.
- Santo cielo, ragazzo mio! Smettila di chiamarmi donna Manuela, mi suona cos strano.
Chiamami Manuela e basta!
- E che non mi viene.
- Allora chiamami signora Romero. Donna Manuela sa di personaggio da operetta.
Camminavano lungo la via principale di San Miguel. Insieme formavano una coppia piuttosto
bizzarra, cos diversi nell'aspetto e nell'et. Lei esuberante e corpulenta, lui esile e spento.
- Sei sicuro che quel magazzino sia da queste parti, Dario?
- S, ci siamo quasi.
- Dovr essere una festa per bambini come Dio comanda, non una cosa improvvisata.
Quest'anno non abbiamo mai organizzato niente per i bambini, non vorrei che le famiglie si sentissero
escluse dalla vita del villaggio.
- Capisco.
Lei lo guard di sbieco. Dove l'aveva scovato, l'impresa di suo marito, quel ragazzo cos
stordito? Non che lavorasse male, ma era sempre fra le nuvole, in un costante stato di dormiveglia. Se
fosse stato figlio suo, avrebbe cercato di scuoterlo un po', avrebbe cercato di capire quali fossero le sue
aspirazioni, se ci fosse qualcosa nella vita che lo interessasse davvero. In fondo aveva un lavoro
tranquillo e piacevole, non gli toccava stare in cantiere a faticare. Era il solo uomo al villaggio, non
doveva sottostare agli ordini di nessuno e non era circondato da gente rude come gli operai. Aveva la
sua casetta privata, con l'ufficio e una stanza enorme tutta per lui. Cosa poteva desiderare di pi?
Eppure non c'era verso: ogni volta che gli veniva chiesto di organizzare qualcosa, Dario metteva su
quella faccia da martire mandato al supplizio. Aveva qualche problema personale? Sentiva la mancanza
della fidanzata? Ne avrebbe parlato con Adolfo, quando fosse rientrato dal cantiere. Forse aveva solo
bisogno di un po d'aiuto, oppure, come tanti giovani, era semplicemente incapace di riconoscere i
propri privilegi. La seconda ipotesi le pareva di gran lunga la pi credibile. Nessuno pu avere
problemi troppo gravi a quell'et. Oltretutto, un ragazzo moderno non pu essere cos innamorato da
morire di malinconia se la fidanzata non  con lui. Quelle erano cose d'altri tempi, si sa che i giovani
d'oggi sono pratici e disincantati.
Si fermarono davanti a un negozio fatiscente. Manuela osserv scettica le vetrine spoglie.
- Credi che qui avranno quello che cerchiamo?
- B, signora Romero, questo  il posto che fornisce i costumi a tutti i marachis della citt.
- Marachis, marachis, possibile che sappiano solo suonare e cantare in questo benedetto paese?
Non penserai mica di vestire tutti i bambini da marachis?
- Ma se qui hanno i costumi per i marachis, magari avranno anche qualcos'altro.
- Mi auguro che tu abbia ragione.
- Quindi entriamo, signora Romero?
- Certo, a quest'ora potevamo essere gi dentro! Era un magazzino molto vasto, dove si
potevano noleggiare non solo abiti per tutte le occasioni, ma anche televisori, biciclette, perfino mobili.
Li accolse un signore anziano, paziente e serio come tutti i messicani. Di colpo Manuela cap che
l'impresa non sarebbe stata facile. Non sapeva da dove cominciare, perch in realt neppure lei era certa
di cosa le occorresse. Come diavolo si organizzava una festa per bambini? I suoi figli ormai erano
grandi, non ricordava quasi nulla di quel che faceva per loro in passato. Il negoziante la guardava, e lei
guardava lui, ma nessuno si decideva a fare il primo passo. Alla fine Manuela si lanci: - Potrebbe
portarci dove tiene i costumi per le feste, cos magari riusciamo a farci un'idea?
L'uomo li condusse in una specie di retrobottega che dava su un fresco cortile interno. Manuela
si asciug il sudore e respir sollevata.
- Qui s che si sta bene.
Osserv con sconforto i costumi appesi in fila a una sbarra di metallo. In effetti, per lo pi si
trattava di completi da mariachs. C'erano anche costumi folcloristici da donna.
- Non avrebbe per caso costumi teatrali, qualcosa per le recite?
L'uomo non capiva che cosa gli venisse chiesto. Manuela cerc di spiegarsi meglio.
- Non so... da pagliaccio, da strega, da folletto. Qualcosa con cui possiamo travestirci per far
divertire i bambini. Oppure qualcosa con cui possiamo vestire loro.
Il negoziante si allontan a passi pesanti verso un angolo della stanza e apr un armadio
sgangherato. Con quattro balzi Manuela gli fu accanto e, prima ancora che lui facesse un gesto, tir
fuori un paio di abiti avvolti nel nylon.
- E questo cos'?
- Costumi da angeli e diavoli, signora, per le sacre rappresentazioni. Ne abbiamo anche di
piccoli, per bambini.
- S, certo,  una tradizione che abbiamo portato noi spagnoli. Ma non credo che in questo caso
possano servire.
Per la prima volta, Dario si permise di intervenire: - Lei aveva un'idea precisa, signora Romero?
Perch magari non sarebbe male vestire i ragazzini da angeli e diavoli.
- Non saprei, quegli scatenati sarebbero capaci di prendersi a botte. E poi lo trovo un po
antiquato. Io, come tema della festa, avevo pensato al Sogno di una notte di mezza estate, con elfi, fate
e tutto il resto. Dario si gratt la testa, con l'aria di chi non riesce a imporre un minimo di logica su un
mondo di assurdit.
- La capisco, ma sinceramente... non credo che qui sappiano che cos' un elfo.
Manuela, al colmo dello scoraggiamento, si rivolse al negoziante: - E sicuro di non avere
nient'altro?
- Ci sarebbero gli scheletri.
- Scheletri?
- Li abbiamo anche per bambini. Venite, ve li mostro. Li guid lungo un corridoio fino a una
stanza dove una ragazza cuciva ascoltando la radio. L'uomo si avvicin a uno scaffale che copriva
un'intera parete, prese un sacchetto di plastica e lo apr. Ne tir fuori una tuta nera. Era il classico
costume che si vedeva addosso a tanti messicani il giorno dei morti: nero, aderente, con uno scheletro
bianco stampato sul davanti.
- Ha detto che ne avete anche per bambini?
- Bambini di tutte le misure.
Dario cap che Manuela ci stava pensando. Era il momento di agire. Doveva assolutamente
risolvere quell'incresciosa situazione. Cerc di apparire entusiasta.
- Potrebbe essere fantastico! Li vestiamo tutti da scheletri: sar una danza macabra. Si
divertiranno da morire.
Manuela gli lanci un'occhiataccia.
- Pu darsi che ai bambini piaccia, ma alle mamme, la danza macabra...
- Dopotutto siamo in Messico, queste cose fanno parte della tradizione. La signora valut la
proposta. Tast il tessuto per un po', poi guard il negoziante dritto negli occhi e fece un cenno di
assenso.
- Va bene. Domani le dir quanti ce ne servono, le taglie e la data precisa della consegna. Spero
che ci faccia un buon prezzo. Li voglio nuovi e non li noleggio, li compro. D'accordo?
- S signora, ho capito perfettamente.
Dario tir un sospiro di sollievo. Bene, il primo scoglio era superato, ma non era che l'inizio.
Pens a tutte le cose di cui gli sarebbe toccato occuparsi per quella dannata festicciola. Nessuno poteva
immaginare quanta pazienza richiedesse il suo lavoro. Dio santo, avrebbe preferito mille volte sudare al
cantiere! E per di pi quella sera non avrebbe nemmeno avuto il tempo di fare un salto al Cielito a
prendere qualcosa. E dire che ne aveva bisogno come non mai. Tutti i bambini del villaggio vestiti da
scheletri... che idiozia! Anche se sarebbe stato bellissimo se quei marmocchi si fossero decisi ad
andarsene tutti all'altro mondo a suon di musica. Cos, chiuso nel suo malumore, accompagn la
signora verso il parcheggio prendendo a calci una pietra.
Un po si era spaventata. Paula non scherzava, o almeno tirava la corda fino all'estremo limite, e
in Messico qualunque gioco poteva rivelarsi molto pericoloso. San Miguel era una cittadina tranquilla,
ma nessuno poteva sapere cosa si nascondesse dietro le apparenze, dove le donne del villaggio non
potevano spingere lo sguardo. Spesso si domandava che cosa nascondesse Paula, a sua volta, dietro le
apparenze. Nei giorni successivi alla gita aveva osservato i suoi movimenti. Paula aveva la
sorprendente capacit di alternare atti di insostenibile provocazione a comportamenti da persona del
tutto normale. Usciva poco di casa, a volte andava al club o passeggiava nei giardini. Salutava tutti con
cenni cordiali, perfino un po eccessivi, ma non si fermava mai a parlare con nessuno. Non che la cosa
destasse curiosit, era convinzione generale che a tenerla lontana dagli altri fosse il suo lavoro alla
traduzione di Tolstoj. Ma Susy era curiosa, sebbene non se la sentisse ancora di farle domande
personali. Era certa che se ci avesse provato, Paula le avrebbe risposto male. Cos'era successo la sera in
cui avevano bevuto il mezcal in quell'antro miserabile? Com'erano andate le cose una volta che lei era
rientrata al villaggio? La guida, dopo averla accompagnata a casa, era tornata l? Davvero Paula era
stata capace di pagare quell'uomo perch si mostrasse nudo o andasse a letto con lei? No, di sicuro no,
quella non era che una delle sue provocazioni. Non riusciva nemmeno a immaginare che Paula potesse
desiderare rapporti intimi con un tipo del genere. Certo, era innegabile che quell'uomo suscitasse una
strana attrazione, ma appunto quel genere di attrazione che si prova per le cose ripugnanti. Pens che
andare a letto con la guida, per Paula, sarebbe stato come rinnegare tutti i vincoli che la tenevano
ancorata alla realt. Lasciarsi trasportare in quella direzione era molto pericoloso. Ad ogni modo, una
cosa non riusciva proprio a capirla: perch Paula non accettava di aprirsi con lei su quelle cose? Susy
desiderava solo questo: parlare, esporle le proprie riflessioni, scambiare pareri ed elaborare teorie. A
questo livello sentiva di potersi spingere molto lontano. Ma Paula non pareva disposta a condividere
niente di intimo con lei. Forse stava solo cercando di usarla come compagna di avventure, nient'altro.
Probabilmente la disprezzava sul piano intellettuale, non la riteneva alla sua altezza, la considerava la
tipica ragazzotta americana giovane e inesperta. Queste considerazioni finirono per ferire il suo
orgoglio. In fondo, era lei stessa a disprezzarsi; se le andava di frequentare Paula, perch non farlo?
Perch tante precauzioni? Non era abbastanza matura da girare i tacchi non appena quella donna avesse
cercato di coinvolgerla in situazioni spiacevoli? Certo, fuggendo, avrebbe confermato il giudizio
negativo di Paula nei suoi confronti. In realt erano i giudizi a spaventarla. Ma da tempo si era imposta
di non lasciarsi pi influenzare dagli altri come aveva fatto praticamente per tutta la vita. Per questo si
alz dalla poltrona dove aveva elaborato questi pensieri e fece il numero di Paula. Erano le cinque del
pomeriggio, pareva che in tutto il villaggio non volasse una mosca. Paula non tard a rispondere, ma la
sua voce sembrava arrivare da molto lontano.
- Come dici? Un t?
- S, se ti va di venire a casa mia. E un pomeriggio cos noioso... Ho dell'autentico t di Ceylon.
- T di Ceylon? Ma che cavolo dici? Sei impazzita?
E con questo mise gi il ricevitore. Susy rimase esterrefatta, tutti i suoi timori si erano
realizzati. Come ignorare un'offesa simile? Pochi istanti dopo, il telefono squill. Era Paula, questa
volta cordiale e tranquilla.
- Senti, perch non andiamo a prenderci una birra al bar del club, piuttosto? Ti aspetto fra dieci
minuti. In effetti era l'ora ideale per andare al bar. Almeno fino alle sei le mamme che portavano i
bambini a far merenda non si sarebbero fatte vedere. Paula non aveva bevuto e non sembrava nemmeno
assonnata. Chiss perch si era mostrata tanto insofferente, come se fosse stata distolta da qualcosa di
molto appartato e intimo. Ora sorrideva, con quella punta di cinismo che lei ormai aveva imparato a
riconoscere. Decise di andare dritta al punto, senza preamboli: - Paula, pi che per prendere un t, ti
avevo chiamata per chiarire una cosa. Ho continuamente la sensazione che tu mi disprezzi sul piano
intellettuale e, come potrai capire, non  che la cosa mi faccia molto piacere.
Paula la guard con sarcasmo, poi cambi rapidamente espressione e si mostr seria e
interessata.
- Caspita! Lo pensi davvero? E come sei arrivata a questa conclusione?
- Tu non vuoi mai parlare con me di cose importanti.
- Quali cose importanti?
- B, non  difficile capire cosa intendo: la vita, i sentimenti... i fatti che ci riguardano
personalmente.
- La verit  che non ho molta fiducia nelle parole. Servono solo a mentire e a giustificarsi.
- E come ti esprimi con chi ti sta accanto?
- Non provo questo bisogno. Per ti posso assicurare che anche se non parliamo di cose
importanti, come le chiami tu, intellettualmente ti rispetto moltissimo. Probabilmente molto pi che se
ne parlassimo.
- Non so bene come considerarla, questa risposta.
- Considerala in tutta l'estensione del suo significato.
- Ma non c' niente di me che ti piacerebbe sapere? Paula osserv una mosca che camminava
con cautela sul bordo del tavolo. Ci pens un attimo.
- S, mi vengono in mente alcune cose che mi piacerebbe sapere.
- Per esempio?
- Hai mai tradito tuo marito?
La domanda non la sorprese. In fondo gliel'aveva gi fatta il giorno della gita alle rovine.
- La risposta  no. La mia vita da single  stata piuttosto movimentata, al contrario di quanto
possa sembrarti. Diciamo che la ricordo come un periodo... tormentato. Per questo quando ho
conosciuto Henry e mi sono innamorata, ho deciso che la mia scelta sarebbe stata per sempre. Non l'ho
presa come una salvezza, soltanto come un nuovo cammino da percorrere in buona compagnia.
Alz gli occhi per controllare se Paula la stesse ascoltando; vide il suo volto attento, ma
impassibile. Smise di parlare per permetterle di intervenire, ma Paula non disse una parola, al punto che
anche lei rimase in silenzio a guardarla. Poi Paula annu ripetutamente e disse: - Seconda domanda: ti
sei mai sottoposta a cure psichiatriche?
Susy rimase sbalordita. Non si aspettava una domanda del tutto slegata dalla precedente, come
in un test della personalit. Ma non ebbe il tempo di rispondere. Paula agit la mano e scoppi in una
gran risata indicando la porta. Dario stava entrando nel club, e quando si accorse che quel cenno di
saluto era rivolto a lui, fu sul punto di battere in ritirata. - Carissimo Dario! Che voglia avevo di
vederti! Vieni, siediti qui con noi; siamo due donne sole che si annoiano mortalmente in questo angolo
sperduto del mondo. Jos, presto, un'altra birra!
Il povero ragazzo non poteva sottrarsi all'invito, era in trappola. Non era davvero possibile
sfuggire a tutte quelle donne e starsene un momento in pace? Si sedette di fronte a loro con un sorriso
insulso.
- D un po', come se la passa il nostro unico uomo sulla piazza? Quale arduo compito deve
affrontare oggi? Ti ascoltiamo, giovanotto, siamo tue schiave.
Susy cap che qualunque tentativo di discorso serio era fallito. Paula aveva dato inizio a una
delle sue performance di incontenibile loquacit. Prov compassione, perfino un moto di solidariet,
per quel suo coetaneo in preda all'imbarazzo.
Dario allent il collo della camicia come se una cravatta invisibile lo strozzasse.
- Vedo che  di buon umore.
- Io sono sempre di buon umore, caro amico, il buon umore mi accompagna,  nella mia natura,
riesce a dominare tutti gli altri moti del mio animo. Ma via, ragazzo, raccontaci quale terribile novit ci
riserva questo ignobile harem.
- B... non so se la novit vi possa interessare, perch nessuna di voi due ha figli, giusto?
- Ah no, caro, i nostri ventri sono incontaminati, liberi di accogliere eroiche e gloriose future
maternit! Dario scosse la testa ridendo. Diavolo, pens, quella era pi matta delle altre.
- In realt stiamo preparando una festa per i bambini. E per sabato prossimo.
- Ah, non ci posso credere! Una deliziosa festicciola per dolcissimi pargoli! E a cosa dobbiamo
questa gioia?
- Non lo so, donna Manuela ha ritenuto che al villaggio non si organizzino mai attivit per i
bambini, e...
- Donna Manuela  una benefattrice! Anzi, dir di pi, un vero angelo di bont. Senti, se in
programma ci fosse qualche recita, io mi offro per fare la matrigna di Biancaneve, o quella di
Cenerentola, o di Pollicino, per me va bene tutto, purch sia la matrigna di qualcuno... Il ruolo mi calza
a pennello.
- Ho paura che la festa consister nel vestire i bambini da scheletri.
- Ah! - Paula emise un grido soffocato. - Che idea stupenda! Lo spirito mortuario di questo
paese si insinua nelle tenere menti del villaggio. Interessante. Bene, mi candido come matrigna di
Belzeb. Mi travestir anch'io, sfogger un bell'osso che mi perfori il naso. Dario e Susy si
scambiarono un'occhiata fra il divertito e il rassegnato. Paula era completamente matta, ma almeno era
divertente.
- Portaci altre tre birre, Jos. Non si dica che stiamo seduti in questo locale senza consumare!
Non riusciva a farsene una ragione. Una cosa era organizzare ogni tanto piccoli intrattenimenti
ed escursioni, un'altra era dover sopportare le smanie di quella banda di isteriche. Paula, la moglie
dell'ingegnere nuovo, era davvero temibile. Lo guardava ridendo di continuo come se lo sfottesse,
voleva sapere dove fossero i bar interessanti... ma cosa voleva dire interessante, per lei? E per di pi,
quando uno meno se lo aspettava, attaccava a parlare a ruota libera senza fermarsi, infilando
un'insensatezza dietro l'altra. Quel pomeriggio avevano lasciato il club non appena si era riempito di
mamme e bambini; eppure Paula voleva continuare a bere a San Miguel. Se ne era andata con
l'americana. Lui per fortuna era riuscito a sottrarsi con la scusa del lavoro. Ma perch l'americana aveva
stretto amicizia con una donna del genere? Le trovate di Paula sembravano divertirla, e del resto non si
poteva negare che fossero uno spasso. Ma per lui la donna non rappresentava altro che una fonte di
problemi. In qualunque momento poteva uscirsene con richieste assurde, capricci che avrebbero finito
per coinvolgerlo. Come se non bastassero i guai che gi aveva: si avvicinava il fine settimana con la
dannata festa degli scheletri. Cominciava a domandarsi se avrebbe retto fino alla fine. Certe volte era
tentato di dare le dimissioni e tornarsene in Spagna.
Si sedette alla scrivania del suo ufficio. Avrebbe scritto una lettera a Yolanda, questo lo avrebbe
rincuorato. Cominci: Mia cara Yolanda, come stai? Io bene, anche se, in realt, potrei stare molto
meglio se non fosse per tutte queste signore che mi rendono la vita impossibile. Alcune sono pi
odiose, altre meno, ma in generale mi sembrano tutte insopportabili...
Rilesse quel che aveva scritto e scosse la testa. Come si pu mandare alla propria fidanzata una
lettera simile? La stracci. Le lettere non devono servire da sfogo personale. Quelle per Yolanda
dovevano contenere solo notizie e parole d'amore. Se aveva bisogno di sfogarsi, sapeva molto bene
dove andare. Solo che ormai erano quasi le otto, due ore per andare e due per tornare... Certo, poteva
passare la notte l e alzarsi molto presto la mattina dopo. Calcol i tempi: alle dieci doveva passare da
San Miguel per ritirare i costumi e ordinare i rinfreschi per la festa. S, sarebbe riuscito comodamente a
fare tutto quanto. Quella notte era disposto a qualunque cosa pur di non rimanere nella sua stanza con il
pensiero che, tutt'intorno, le signore dormivano nelle loro case. Usc, prese la macchina e part alla
volta del Cielito.
Alla sola vista del casermone di legno rossiccio il suo animo si rasseren. Quel posto
sgangherato riuniva tutto ci di cui aveva bisogno per trovare un po di pace: birra fresca, musica e
compagnia femminile. Le ragazze del Cielito non passavano il tempo a tormentarlo con stupidaggini,
erano l per esaudire i suoi desideri, che del resto erano piuttosto semplici. Quelle ragazze dispensavano
benessere. Purtroppo, appena entrato nella sala, vide gli ingegneri del cantiere seduti a uno dei tavoli.
Perfino don Adolfo, il capo, se ne stava l col suo boccale di birra. Si augur che almeno avessero il
buon gusto di non rivolgergli la parola. Fu cos, si limitarono a salutarlo da lontano. Il solo a parlargli
fu don Ramon che, senza alzarsi dalla sedia, gli chiese: Come vanno le cose al villaggio?. Bene,
molto bene rispose lui con un sorriso. Di sicuro quella domanda aveva il solo scopo di infastidirlo. Era
gioved, l'indomani gli ingegneri sarebbero tornati a casa e l'avrebbero visto da s come andavano le
cose. A un tratto l'intero gruppo alz i boccali verso di lui in un brindisi alla sua salute. Che presa in
giro. Sapeva bene quel che pensavano: che andava al Cielito solo per scopare. Nessuno si rendeva
conto di quanto fosse difficile sopportare le loro mogli prese in blocco. Ebbene, al diavolo tutti quanti!
Pensassero pure quello che volevano. Nel tempo libero era padrone di fare quel che gli pareva. Si
avvicin al bancone, dove le ragazze lo stavano aspettando. Lupe, gata, Rosita, pronte ad accoglierlo
con quelle parole cos dolci: Amore, tesoro, stella, espressioni di tenerezza che le spagnole non
hanno mai imparato a usare con tanta dolcezza. Al loro tavolo, gli ingegneri ridevano sotto i baffi.
Ramon, che sul lavoro amava fare lo spiritoso, abbass la voce per dire: - Dario ci ha preso gusto a
questo posto. Se non altro lo preferisce alle nostre mogli.
- Si deve sentire solo.
- In fondo, ha la fidanzata a Madrid.
- Che dramma.
- Pare che il ragazzo lo affronti con coraggio.
- I rimedi sembrano funzionare.
- Purch il rimedio non sia peggiore della malattia.
- Venerea.
La risata generale giunse alle orecchie di Dario, che si volt leggermente. E allora? Potevano
ridersela quanto volevano. Loro non andavano con le ragazze del Cielito solo perch avevano paura di
essere giudicati. Lui, invece, sarebbe salito immediatamente nelle stanze, e ci sarebbe rimasto per tutta
la notte, cullato dai sussurri di Lupe, gata o Rosita, o di tutte e tre insieme.
- Lascia pure l tutta la roba sporca. Ti sei ricordato di portare le lenzuola?
- S, cara, come potrei dimenticarmene?
- Non sarebbe la prima volta. Su, vieni, ti ho preparato il bagno.
- Non sai quanto ne ho bisogno.
- Ne sono sicura. In quel cantiere pare ci sia tutta la polvere del Messico. Pensavo che questa
volta, almeno, avresti lavorato solo in ufficio.
- Bisogna pure occuparsi un po di tutto.
- L'impresa non sapr mai quello che stai facendo per il lavoro.
- Non dimenticarti che mi pagano, e anche profumatamente.
- Per quanto ti paghino, non sar mai abbastanza. Dico sul serio, Adolfo, cominciamo ad avere
un'et...
- Questo sar il mio ultimo impegno all'estero.
- Lo so, anche perch... o cos, o il divorzio. Sono stanca di vivere di qua e di l.
Vide suo marito entrare nudo nella vasca da bagno. Per molti anni il suo fisico si era mantenuto
pi che bene, ma ora il ventre era sproporzionato rispetto al corpo, e il torace era coperto di peli
bianchi. Conosceva perfettamente quel corpo, che le ispirava tenerezza e affetto. Non aveva mai visto
un altro uomo nudo. A quel corpo doveva la nascita dei suoi figli, e ora, di sua nipote. Si avvicin al
bordo della vasca.
- Vuoi che ti strofini la schiena?
- No, non ti preoccupare.
- Lo so quanto ti piace.
Cominci a massaggiarlo con una grossa spugna vegetale. Lui fece le fusa come un gatto.
- Adolfo, sono un po preoccupata.
- Perch?
- Quel ragazzo... Dario, sembra un po spento, triste. Ogni volta che gli parlo ci mette un'infinit
di tempo a capire quel che sto dicendo, e qualunque novit lo manda in crisi. Secondo me  perfino
dimagrito negli ultimi mesi. Magari soffre troppo la mancanza della sua fidanzata.
Il marito scoppi in una robusta risata.
- Cos' che ti fa ridere cos?
- Fossi in te non mi preoccuperei.
- Non capisco.
- Ti ho gi parlato del Cielito.
- S, quel postaccio che frequenti.
- Esatto. E Darlo ne fa proprio l'uso specifico a cui  adibito quel genere di posti.
- S, e di sicuro i tuoi colleghi pure, compreso te.
- Manuela, per favore...! Lo sai come sono le baracche presso i cantieri.
- Proprio perch lo so! Sono posti molto poco raccomandabili.
- Comunque, quel ragazzo ci passa la vita al Cielito, gli piace, lo adora e, secondo me, spesso si
ferma perfino a dormire con le ragazze.
- Che cosa tremenda! Chi lo avrebbe mai detto, con quella faccia da scolaretto!
- Quindi, non  il caso che tu gli faccia da madre.
- Per, voi uomini, come siete!
- A me non mettermi nel mazzo. E del Cielito, non una parola con nessuno, lo sai.
- La moglie del capo deve tacere.
- E acconsentire.
Prese la mano di sua moglie e se la pos sui genitali. Manuela fece finta di scandalizzarsi.
- Lasciami! Ma sar mai possibile...!
Si allontan come una bambina indispettita. Adolfo rise, nella vasca, agitando la schiuma con la
pancia. Tacere e acconsentire ripens Manuela. Come battuta poteva essere divertente, ma non le
piaceva.
Usc un po' pi tardi. Era una prova. Cosa sarebbe successo se lui non fosse stato l alla solita
ora? Forse i suoi erano solo castelli in aria destinati a svanire prima ancora di prendere forma. Si
impose di lasciare un po di spazio alla prudenza nel fiume di pensieri che la investiva. Per questo prese
tempo prima di uscire per la passeggiata. E naturalmente, al cancello, lui non c'era. Fu una piccola
delusione, ma in fin dei conti, cosa si era aspettata? Santiago non poteva rimanere l per mezz'ora
nell'attesa che lei comparisse. Chi gli garantiva che si sarebbe trovata l anche quella mattina?
S'incammin da sola, sentendosi stupida. Non aveva pi l'et per quei giochetti, e nemmeno per
alimentare dentro di s illusioni sentimentali. Ripet lo stesso tragitto che per due volte aveva fatto
insieme a lui. Arriv fino alla piazza del municipio e all'improvviso lo vide. Santiago era l, seduto allo
stesso tavolo dei loro precedenti incontri. Le sorrise. In quel momento prov un senso di timidezza cos
intenso che quasi non riusciva a fare un passo. Pens a cosa dovesse dirgli per attaccare discorso e non
le venne in mente nulla. Si ferm davanti a lui. Santiago, alzandosi in piedi, disse: - Ti stavo
aspettando.
Non era necessario aggiungere altro. Ormai giocavano a carte scoperte. E improvvisamente
ebbe paura. Fu presa dall'infantile impulso di andarsene a casa, per godere del ricordo di quella frase
nell'intimit pi assoluta: Ti stavo aspettando. Aveva il volto in fiamme, non sapeva dove guardare.
Ti stavo aspettando. Avrebbe potuto passare ore su quella frase, trovandovi sempre nuove sfumature
e allusioni. Ma sapeva di non potersene andare, con Santiago non era il caso di schermirsi come
un'adolescente. Tuttavia, quel giorno non si sentiva pronta per imbarcarsi in un'avventura amorosa.
Sperava che lui lo capisse, che le permettesse di cullarsi ancora in quella fase preliminare. L'avventura
definitiva, che senza dubbio sarebbe arrivata, significava pensare e, certamente, soffrire. Non ora si
disse, ancora un po di incoscienza, di follia, di emozione.
- Sono uscita un po tardi, oggi.
- Ma finalmente sei qui.
-S.
- E io ti stavo aspettando.
-S.
- Victoria, non credi che dovremmo...?
Lei non gli permise di proseguire: - Non oggi, oggi godiamoci questa bella mattina di sole.
- Insieme.
-S.
- Per, la prossima volta parleremo.
- Credo non ci sia altro da fare.
Santiago sorrise, annuendo. Non c'erano dubbi, aveva capito, e si era tranquillizzato. Quella
mattina non avrebbero parlato, avrebbero trascorso insieme quella che forse sarebbe stata la loro ultima
mattinata di innocenza prima di assumersi un impegno duro, doloroso, cruento; prima di affrontare una
decisione che poteva condurli chiss dove, devastandoli o facendoli rinascere a nuova vita.
Presero il caff in silenzio. Victoria sentiva l'aria sulla pelle come un velo carezzevole. Una
musica veniva da lontano, mescolata al vociare della gente, attutita, sottile. Tutti i suoi sensi erano
particolarmente ricettivi, come sotto l'effetto di una droga che acuisse le sue percezioni. Gli stimoli
esterni si trasformavano dentro di lei in puro piacere, un piacere senza ansie, senza desideri, un piacere
avvolgente, lento e carico di promesse. Camminarono per San Miguel senza scambiare una parola.
Victoria sentiva accanto a s la presenza di Santiago, la sua fisicit. Sentiva il calore che promanava dal
suo corpo. Respirava curiosa il suo odore, un odore nuovo, soltanto suo. Il silenzio non le creava
nessun imbarazzo, e nemmeno la faceva sentire ridicola. Stava bene in quella bolla d'intensit. Le parve
che quello fosse il momento pi bello della sua vita. Un'ora pi tardi si salutarono nei giardini del
villaggio. Santiago, con la realt delle cose nuovamente riflessa negli occhi, le disse: - Ci vediamo
sabato prossimo. Alle nove del mattino. E parleremo.
- Parleremo.
Si scambiarono due baci sulle guance, leggeri ma brucianti. Victoria si avvi verso casa ancora
avvolta in quell'intenso calore. Ramon era seduto in cucina a fare colazione. C'era odore di caff e pane
tostato.
- Com' andata la passeggiata?
- Bene.
- Questo pomeriggio non siamo tenuti ad andare alla festa dei bambini, vero? Non ne ho molta
voglia. Avrei pensato di giocare a tennis con Adolfo e poi di starmene in casa a leggere.
- Puoi farlo tranquillamente. Manuela spera sempre che andiamo tutti alle sue feste, ma 
assurdo, e poi noi non abbiamo bambini. In ogni caso, sar meglio che io un salto lo faccia, solo per
farmi vedere. Saluto, bevo qualcosa e me ne vado.
- Non  una cattiva idea. Hai comprato i giornali?
- Mi spiace, me ne sono completamente dimenticata.
- Non fa niente, pi tardi far anch'io un salto a San Miguel.
Quel momento, il preciso istante in cui disse di aver dimenticato i giornali, fu come il doloroso
risveglio da un sogno. Comprare i giornali spettava a lei, era un compito stabilito dalla consuetudine.
Dire che se ne era dimenticata era una vergognosa bugia.
Vide i primi scheletri dirigersi verso il club con le rispettive mamme. Alcuni erano cos piccoli
che la fecero sorridere. Al villaggio non ci saranno stati pi di quindici bambini in tutto, ma vestiti in
quel modo attiravano l'attenzione e all'improvviso sembravano di pi. Santiago si era rifiutato di
accompagnarla. Quando aveva provato a insistere, le aveva risposto in malo modo. Un comportamento
insolito per Santiago. Probabilmente temeva che perfino in quella occasione la sua cara mogliettina
esagerasse con gli alcolici. Si sbagliava, lei sapeva come comportarsi a una festa per bambini. Si
sarebbe limitata a osservare. I bambini, argomento a lui estraneo, sarebbero stati un nuovo spunto di
riflessione. Qualche volta Santiago aveva espresso il desiderio di avere figli, incontrando sempre la sua
opposizione. Lei aveva altri progetti per il futuro, e l'impegno che i bambini comportano avrebbe
ridotto drasticamente la sua libert. Stranamente i suoi progetti non avevano nulla di concreto, eppure
aveva sempre tenuto a conservare libero lo spazio per un eventuale radioso futuro. Mai aveva messo in
dubbio la sua natura di eletta, prescelta dagli dei, sfiorata dalle labbra della fortuna. A lei tutto era
destinato: la conoscenza, l'eccellenza, l'appartenenza a una cerchia superiore. Sentiva che sarebbe
diventata una grande scrittrice. Eppure, di colpo era stato troppo tardi, le sue doti non erano affiorate, o
forse lei non le aveva lasciate emergere. I talenti che aveva ricevuto dalle mani del Padre si erano
rivelati in numero inferiore a quanto avesse creduto, e di lega pi vile. Ma la delusione non l'aveva
spinta a impegnarsi nello sforzo disumano di farli fruttificare, cos da non avere pi motivi per
lamentarsi. Lei non aveva perseverato, e la pioggia del riconoscimento, della fama, dell'immortalit,
non era scesa benefica su di lei. Quel che pi la angosciava era averci messo tanto a rendersi conto di
non essere chiamata a popolare il Parnaso. Un brutto scherzo del destino. Ma a un certo punto la benda
le era caduta dagli occhi, e ora finalmente poteva ammettere di fronte a se stessa che nulla di quel che
aveva sperato si sarebbe realizzato, mai. Era stata un'imbecille, una povera ingenua con un'opinione
eccessiva di s. Al diavolo! pens.
Non avrebbe pi creduto in niente, ecco la sola decisione sensata di tutta la sua vita. In quel
momento, quel che pi le interessava era una festa per bambini. Magnifico. Madri, padri, figlioli, tutti
riuniti a festeggiare la gioia di appartenere alla razza umana. I piccoli vestiti da spiriti dei morti.
Perfetto, neanche un genio sarebbe riuscito a creare un'immagine al tempo stesso cos surreale e cos
vera.
Susy arriv di corsa, la raggiunse e si mise a camminare al suo fianco.
- Ciao cara! Henry arriver pi tardi. Santiago non viene?
- No, dear, i bambini non godono della sua attenzione. Sono una cosa che gli altri hanno e lui
no, quindi non gli interessano.
- Non sei un po troppo dura con lui?
- Tutti gli uomini sono fatti cos, si sentono motivati solo da ci che possono avere.
- Henry li vorrebbe dei figli. -E tu?
- Sono giovane, non sarebbe male, per mia madre...
- Cosa c'entra tua madre?
- Per colpa sua non ho un'immagine molto positiva della maternit.
- Siete incredibili, voi americani, sempre l a pensare alla generazione precedente. Se facessimo
cos anche noi spagnoli, il trauma paralizzerebbe l'intera nazione.
- Non capisco.
- In Spagna, i genitori sono stati sempre terrificanti, fin dalla notte dei tempi, un disastro di
genitori, nient'altro che un branco di bestie.
Susy scosse la graziosa testa bionda, rassegnata ad accettare Paula come una donna impossibile.
- Non c' mai niente che tu prenda sul serio, o fai cos solo con me?
- Ma certo che ti prendo sul serio! Il fatto  che mi sto preparando a prendere parte a una festa
per bambini, e voglio sentirmi leggera, allegra, brillante. Voglio essere... come spiegartelo? Puerile!
Ecco la parola giusta, puerile!
Le risate dell'americana, come sempre sbalordita dalle sue uscite, risuonarono fino al loro
ingresso nel club. I bambini, con i rispettivi genitori, erano quasi tutti arrivati, e Manuela ovviamente
occupava il centro della scena, in qualit di maestra di cerimonia. Gett a Paula uno sguardo incredulo.
Non si era certo aspettata di vederla l. Paula esamin la sua espressione e vi lesse un misto di sorpresa
e di timore. La cosa non le dispiacque: la sua fama cominciava a precederla. Doveva assolutamente
improvvisare qualcosa di clamoroso, anche senza alcol a disposizione. Le sue amabili compagne di
ghetto avrebbero capito una volta per tutte che lei era un essere allo stato naturale, molto al di sopra di
ogni falsit, con il cuore gonfio di impeto gioioso e vero desiderio di baldoria. Era un'inviata del
destino, una pietra scintillante nella corona della femminilit.
- Carissima Manuela, come stai? Noto con piacere che hai deciso di mettere le tue doti di
padrona di casa al servizio dei teneri pargoli. Molto bene, bravissima! Dopotutto lo diceva anche Ges:
lasciate che i pargoli vengano a me. Certo, non so se posso ritenermi invitata a questa festa, io che non
ho mai partorito.
- Ma certo che sei invitata, Paula! Anzi, ti ringrazio moltissimo di essere venuta. In tutta
sincerit, questo  un impegno un po troppo gravoso anche per me.
- Ma che dici? Hai avuto una grande idea! Vestirli da scheletri poi,  geniale! Un modo
simpatico di ricordare anche a loro che un giorno moriranno. Un memento mori, per dirlo in latino.
- In realt, Paula, non credo che l'intenzione fosse questa.
- Sul serio? Peccato, a me era parsa una splendida iniziativa, istruttiva, profonda, degna di
persone di buon senso.
Manuela alz la guardia, cercando di alleggerire il discorso.
- Accomodati, fra poco verr servito il rinfresco. Nella sala si diffondeva una musichetta che a
Paula parve ridicola. Osserv i bambini pi piccoli fasciati dai costumi, con le pance in evidenza. Susy
chiacchierava con le giovani mamme. Paula si accorse di non conoscerne neanche una. Erano per lo pi
mogli di tecnici di medio livello, che in quell'organizzazione strettamente gerarchica avevano scarsi
contatti con le mogli degli ingegneri.
- Hai visto? Scheletrini cicciottelli, che scoppiano di salute, pronti per un glorioso futuro.
Almeno per un po', perch anche loro prima o poi finiranno sottoterra. Magari qualcuno morir
giovane. Comunque, quando capiter, io e te il nostro vestitino da scheletro lo porteremo gi da un
pezzo.
- Paula, perch devi dire cose cos orribili? Perch ti piace tanto scandalizzarmi?
Susy la fissava con un'espressione di sofferenza nei begli occhi sgranati.
- Tanto ti scandalizzo solo per gioco, per te sono parole e basta. Pensavo ti piacesse.
- Piacermi? Come pu piacermi? Mi fa paura! Mi fa pensare alle cose brutte della vita!
- Tu pensi alle cose brutte della vita solo quando qualcuno te le serve sul vassoio?
- Cosa vuoi dire?
Paula guard l'americana con un'espressione non lontana dalla simpatia. Spesso dimenticava
che non tutti sono in grado di sopportare il peso della delusione. Alcuni considerano la vita come un
dono meraviglioso, un'opportunit per essere felici. In fondo ammirava quel modo semplice e positivo
di prospettarsi l'esistenza. Manuela, tanto per fare un esempio, con l'et che aveva, considerava ancora
la vita come qualcosa di perfettamente normale. Accettava tutto: le tappe biologiche, i ruoli familiari, la
stratificazione sociale, il passare del tempo. Prendeva ogni cosa cos com'era. Paula avrebbe dato non
solo un occhio, ma tutti e due, per poter essere cos, per potersi svegliare ogni mattina con
l'immediatezza di un animale. Ma i suoi occhi non li voleva nessuno.
- E allora?
- Allora cosa?
- Cosa vuol dire servire sul vassoio?
- E un'espressione piuttosto interessante. Significa mettere qualcosa su un vassoio cos che
un'altra persona possa mangiarselo. La nostra  sempre stata una societ affamata, affamata e servile,
Susy. Cos come il freddo  parte integrante della storia e della mentalit dei norvegesi, la fame e il
servilismo sono alla base della nostra societ. Ma tu non puoi capirlo, sei americana.
- Ho paura che tu mi racconti delle storie.
- E una paura con cui dovrai convivere tutte le volte che parlerai con me. Guarda, arriva un
cameriere con le birre, fermalo. Comincio a non poterne pi di questa festa demente.
Non appena riusc a impadronirsi di un bicchiere bevve un lungo sorso, che le infuse un po
dell'effervescenza di cui aveva bisogno. Intanto i bambini avevano cominciato a ballare in una specie di
girotondo. Tenendosi per mano, si agitavano con movimenti minacciosi da zombie e fantasmi.
Ridevano, saltavano. Paula pens che quel rituale stava assumendo un aspetto detestabile. Torte,
pasticcini, coriandoli... nulla di quel che piaceva ai bambini era di suo gusto. Quella festa non faceva
per lei. Da molto tempo nessuna festa faceva per lei. In passato aveva la sensazione che la festa fosse
sempre altrove. Era invitata, ma non poteva partecipare. Non sapeva perch. La paura, forse. Ma paura
di cosa? La paura indefinita della vita, di se stessa, della pazzia. Paura della pazzia? La pazzia come il
confine tangibile di un territorio prossimo quanto terrificante. Ma si era sbagliata, il suo potere
autodistruttivo non era cos forte come aveva creduto. Nell'ultimo periodo della sua vita si era
completamente abbandonata a se stessa, alla sua capacit di farsi del male, ma non era impazzita, e
nemmeno era caduta in un abisso senza fondo. Era ancora l, pi o meno normale. Probabilmente la
presenza di Santiago rappresentava una protezione, il bastione della realt. Per questo non l'aveva mai
lasciato.
I bambini continuavano goffamente la loro danza. Qualche maschera da teschio copriva qua e l
le facce sudate per lo sforzo e l'agitazione. Le madri seguivano orgogliose la scena, un po timorose che
la danza, sempre pi sfrenata, degenerasse in una gazzarra. Ma non c'era motivo di allarmarsi, i pargoli
sapevano bene che quella era una specie di recita a beneficio degli adulti e si adattavano al loro ruolo di
cagnolini ammaestrati.
Ma Susy, dov'era Susy? La vide imbambolata di fronte alle piccole creature cadaveriche. Qual
era il suo problema? Aveva davvero un problema? No. Tutto si doveva a una madre che ormai
apparteneva al passato. Ognuno ha il suo problema, se lo cerca e se lo coltiva.
Ci sono problemi che servono a tenerci incatenati tutta la vita, a proteggerci dall'infuriare delle
onde impedendoci di uscire in mare aperto con la nostra barchetta. Il mare  pieno di pericoli,
profondo, misterioso, e si  sempre soli a navigare, senza sapere se il nostro guscio di noce terr la rotta
oppure affonder al primo soffio di vento. No, meglio avercelo, un problema. Paula non aveva mai
capito se fosse davvero dotata per la scrittura, e per la vita. Ora finalmente lo capiva. Prendere
coscienza del fatto che nessuno pu incolparci dei nostri fallimenti d un enorme sollievo. Ormai non
le importava pi di nulla, avrebbe passato il resto dei suoi giorni a riposarsi. Anche questo  un punto
d'arrivo. Qualcuno riesce a raggiungerlo: pittori falliti che finiscono per mettersi a incorniciare quadri,
musicisti privi di talento che compongono motivetti pubblicitari, scrittori frustrati che insegnano
letteratura. Certo, esistono soluzioni pi comode: lasciarsi trascinare dagli eventi chiudendo
dolcemente gli occhi. Ecco perch aveva accompagnato Santiago fino in Messico, ecco perch si
trovava al villaggio, circondata di mogli felici e bambini travestiti da morti. Part alla ricerca di un'altra
birra e si accorse che Susy la seguiva con lo sguardo. Come se stesse dicendo: Non vorrai ubriacarti
proprio adesso, vero?. Susy si preoccupava per lei, o forse temeva le scene tipiche degli ubriachi, che
seminano imbarazzo rovinando l'armonia generale. Nemmeno gli alcolisti celebri hanno mai
conservato un briciolo di fascino da ubriachi: le ciucche catatoniche di Faulkner, i deliri alcolici di
Hemingway, le elegantissime sbornie di Fitzgerald, erano sgradevoli per chiunque le dovesse
sopportare. Per non parlare delle sbronze al femminile, sempre cariche di un patetismo che le rende
particolarmente temibili. Fragili corpi di donna consegnati alla degradazione. Susy. Ma perch poi si
faceva chiamare Susy e non Susan, nome senz'altro pi dignitoso e pi bello? E perch la seguiva
dappertutto? Cosa cercava in lei? In fondo era divertente disporre di una testimone capace di
scandalizzarsi a comando. Vivere senza testimoni del proprio passaggio nel mondo  difficile, di sicuro
pi ammirevole, ma anche pi doloroso. Cosa sperava di ottenere, quella ragazza? La possibilit di
scambiare confidenze. Le confidenze sono un classico fra donne, ma per Paula erano un territorio
insidioso. Suo marito, l'affidabile Santiago, si stava allontanando sempre pi ogni minuto che passava.
Quella mattina era uscito a fare una passeggiata senza dirle una parola, senza nemmeno salutarla.
Certo, a quell'ora lei stava dormendo, ma solo una settimana prima Santiago si sarebbe chinato sul letto
per vedere se fosse davvero addormentata. Sapeva di aver tirato troppo la corda negli ultimi anni, ma
Santiago era sempre stato disposto a sopportare qualunque cosa. L'aveva trovato perfino irritante per
questo. Suo marito era una specie di Atlante in grado di reggere tutto il peso della loro vita in comune.
Solo ora si accorgeva che quell'enorme capacit di incassare colpi era dovuta unicamente
all'indifferenza. Santiago non provava pi niente per lei. Ormai era chiaro. Forse aveva accettato quel
lavoro in Messico con la speranza di allontanarsi. Ma lei aveva deciso di seguirlo, mandando all'aria il
suo tentativo di fuga. Povero Santiago! Si erano sopportati per tanto tempo, perfino pi del dovuto. La
longevit del matrimonio appare sempre come un obiettivo fondamentale. Umana meschinit!
Probabilmente Susy, nel corso della sua vita, avrebbe avuto un paio di mariti, o anche tre, l'ottimismo
degli americani  invidiabile. - Susan, quante volte si  sposata tua madre?
- Dio, che domanda, proprio nel mezzo di una festa! E perch tutt'a un tratto mi chiami Susan?
- Susy  ridicolo, sembra il nome di un piatto giapponese.
- Due, due volte, la prima con mio padre. E tutte e due le volte ha finito col divorziare. Mia
madre  una di quelle donne che fanno soffrire gli uomini inutilmente, un'aguzzina.
- Com' fisicamente?
- Se ti immagini una donna sexy e voluttuosa, una donna fatale, b ho paura che ti sbagli... 
una donna normale; bel corpo, alta, forse un po segaligna, ma con poche rughe per la sua et, occhi
azzurri come i miei. Il fatto che le piaccia tormentare i suoi uomini non significa che sia Mae West. 
di quelle che in estate portano vestiti a fiorellini, capisci cosa intendo... Direi che ha l'aria della
casalinga media americana.
- Avr all'incirca la mia et.
- No,  pi grande di te! Ha ben pi di cinquant'anni. Non vuoi che ce ne andiamo? Potremmo
fare un salto a San Miguel a bere qualcosa.
Errore strategico. Quella giovane inesperta sperava fosse giunto il momento tanto atteso per
parlare di sua madre, una seduta gratuita di terapia individuale in cui avrebbe vomitato tutti i suoi
traumi infantili. E invece si sbagliava. Quel giorno no, magari un'altra volta, quando avesse bevuto a
sufficienza, quando tutti gli argomenti, e tutti i bicchieri, fossero ormai esauriti.
- A San Miguel, adesso? Neanche per sogno! Ma se siamo nel pieno della festa, al colmo del
divertimento! Vieni, andiamo a ballare anche noi.
Paula balz nel cerchio dei bambini, strapp a uno di loro la maschera da scheletro, se la mise
sulla faccia e cominci a ballare a passi lenti ed esagerati.
I bambini ridevano, le mamme applaudivano. Alcune si unirono ai ballerini. Ne venne fuori un
momento esilarante. Magnifico. In un attimo la sua immagine di scandalosa guastafeste si era riabilitata
agli occhi della comunit.
Una mezz'ora pi tardi riusc finalmente a dileguarsi, approfittando del fatto che Susy era
impegnata in una fitta conversazione con Victoria. Questa volta era fondamentale che la ragazza non la
seguisse. Si incammin verso San Miguel. Stava scendendo il buio. Cerc il bar dove le aveva portate
la guida il giorno della gita. Lo trov senza difficolt a pochi passi dalla via principale. Entr.
Sembrava che gli avventori facessero parte dell'arredamento, un arredamento vecchio, malandato,
squallido. Nell'aria si respirava un odore rancido di alcol e legno ammuffito. Le parve uno scenario
meraviglioso, che qualcuno avesse descritto nelle pagine di un romanzo. Si sedette nell'angolo pi buio
del locale e ordin mezcal. All'inizio la guardarono tutti, ma presto la sua presenza non suscit pi
alcun interesse. Cominci a bere il suo mezcal, prima assaporandolo, poi in un solo sorso. Il calore
dell'alcol flu nelle sue vene. Cominciava a sentirsi meglio, senza tarli che le rodessero la mente.
L'intimit offerta dai bar miserabili  semplicemente perfetta. Perfetta per godere della solitudine.
Dopo qualche minuto la porta si apr e Paula riconobbe la guida. L'uomo la guard a lungo
mentre si dirigeva verso il bancone. L si ferm e ordin da bere, voltandole le spalle. Lei si vers un
altro bicchiere dalla bottiglietta da mezzo litro che le avevano portato al tavolo. Le cose erano due: o
quell'uomo era un cliente molto abituale, o qualcuno l'aveva avvisato della sua presenza al bar. Quello
era un avvoltoio, pronto a gettarsi sulla preda. Finalmente sarebbe successo qualcosa di emozionante,
ben al di l delle prevedibili esperienze del villaggio. Fu lieta di vederlo girarsi sullo sgabello per
guardarla. Di nuovo, sfid la durezza dei suoi occhi, quella strana alterigia tinta di sfida. L'alcol le
aveva completamente placato i nervi, cancellando l'agitazione e la collera accumulate durante la festa
dei bambini. Magari, dopo aver bevuto ancora un po', si sarebbe decisa a chiamare quel cretino e a
invitarlo al suo tavolo. Per gli avrebbe proibito di parlare. L'avrebbe trovato insopportabile. Quando si
chiama un cane per dargli qualche boccone, il cane sa bene che non deve mettersi ad abbaiare.
All'improvviso, la porta si apr di nuovo e Paula distinse la figura di Susy ritagliata contro le luci della
strada. Come diavolo aveva fatto a scovarla? Semplice deduzione, pens. Con sorpresa, riconobbe che
l'arrivo di Susy non suscitava in lei nessuna irritazione. Ormai aveva bevuto abbastanza da accettare
con docilit l'ordine aleatorio degli eventi.
- Ero sicura di trovarti qui. E a bere, per di pi. Cos', mezcal? Senti, Paula, lo so che non ti far
piacere, ma te lo devo dire: non vedo proprio perch tu te ne stia seduta da sola in un postaccio come
questo a ingoiare quel veleno.
- Siediti. Sono contenta di vederti. Hai visto chi c'? La guida le guardava con il suo solito
sorriso sardonico. Alz il bicchierino di tequila a m di saluto e se lo scol in un sorso.
- Di nuovo quel tipo! Era qui quando sei arrivata o l'hai mandato a chiamare?
- Mi credi capace di tutto, vero? Anche di far chiamare un uomo e mangiarmelo in un sol
boccone? E pensare che l'altro giorno mi sono limitata a offrirlo a te.
- Andiamocene, Paula, parleremo per strada, mentre torniamo a casa.
- Adesso no. Siediti e prendi qualcosa anche tu. Susy era venuta fin l per salvarla dal tragico
destino che le riservava l'alcol, ma alla fine si sedette senza protestare e ordin una birra.
- Sei arrivata al momento giusto. Ho da offrirti anche dell'altro.
Paula tir fuori dalla borsa una bustina minuscola. La appoggi sul tavolo. L'americana
spalanc gli occhi incredula.
- L'hai comprata a San Miguel?
- L'ho portata dalla Spagna, rischiando di mettermi nei guai alla dogana. La tenevo da parte per
un'occasione speciale.
- Certo che con te le sorprese sono garantite.
- Fa parte del mio fascino.
Apr la bustina e si vers un po di cocaina sul dorso della mano. Aspir senza preoccuparsi che
qualcuno la vedesse. La offr a Susy, che accett senza pensarci due volte.
- Sei davvero capace di tutto, Paula? Perch se le cose stanno cos, ti chieder di ammazzare
mia madre.
- B, vedremo cosa si pu fare, anche se ho sentito dire che al tuo paese ci sono killer molto
qualificati. Sei sempre dell'idea che non ti va di farti sbattere da quel tipo? Una volta le donne di una
certa et dovevano mantenerli, gli uomini, se volevano farsi un ragazzo giovane. Oggi li puoi comprare
anche per una botta sola. Le tariffe sono scese. E comodo.
- Non sono mai sicura di capirti del tutto.
- Meglio cos. Del resto, chi mai capisce del tutto un altro essere umano? Nemmeno io capisco
te. Sei venuta a cercarmi per salvarmi dal baratro del vizio e adesso guardati, seduta a bere e a sniffare
cocaina. Se continui a vegliare sulla mia virt, presto perderai la tua. A volte succede, sai? Ci sono
persone che sanno soltanto diffondere il male. Tornatene al villaggio, tuo marito sar preoccupato.
- Non me ne andr senza di te. E tremendo lasciarti sola in questo posto cos deprimente.
- A me piace. Ma poi, cosa t'importa di dove sto io?
- Sei mia amica, Paula.
- Il tuo  un atteggiamento stupido, Susy. Credi davvero che io smetta di fare qualcosa, per
quanto dannosa possa essere, solo perch tu ti sei messa in testa di salvarmi?
- Non hai bisogno di fare la dura con me.
- Rispondimi, sul serio, rispondimi. Sono curiosa, voglio capire fino a che punto sei ingenua o
stupida.
- Non so quale sia il tuo problema, e nemmeno per quale motivo tu beva cos tanto, ma se non
tentassi di dissuaderti sentirei di fare qualcosa di sbagliato.
- Ma che coscienza meravigliosa! Sono commossa, ho il cuore gonfio di gratitudine! Appartieni
senza dubbio a un grande paese, sei la perfetta rappresentante di una civilt piena di buone intenzioni.
- Lo sono.
Mentre parlavano, la guida si era avvicinata. I denti bianchi del suo sorriso cancellavano ogni
espressione dal suo volto.
- Posso domandare alle signore se occorre loro una guida per questa sera?
Paula rispose con assoluta freddezza: - No, oggi no.
- Vi lascio il mio numero di telefono, cos quando ne avrete bisogno potrete chiamarmi. Nei
dintorni ci sono ancora molti luoghi interessanti da visitare, molte bellissime cose da fare.
Porse loro un pezzo di carta strappato da un taccuino bisunto. Paula lo prese.
- Molte grazie.
Lui rimase immobile per qualche istante a fissarla negli occhi. Poi usc dal bar lentamente,
dondolando il suo fisico muscoloso. Susy era esterrefatta.
- Hai visto come ci ha guardate? Che cosa vuole da noi? Mi fa paura.
- Vuole solo soldi, quello, nient'altro.
- Io non gli parlerei nemmeno. Ascolta Paula, l'hai mai fatto, quel che dicevi prima?
- Cosa?
- Comprarti un uomo.
- Ti piacerebbe saperlo, eh? E ti piacerebbe ancora di pi farlo.
- Nemmeno per scherzo.
- Non negarlo tanto solennemente. Credevo che la tua curiosit andasse oltre la semplice
chiacchiera.
- L'hai mai fatto, s o no?
- Susy cara, non c' stato ancora nulla fra noi che mi permetta di considerarti come una
confidente. Non fai parte del club, mi spiace. Magari fra un po', quando ti sarai dimostrata all'altezza.
- Sei sadica, provi piacere a far sentire male gli altri.
- Ce ne andiamo? Ho un marito di cui prendermi cura. Magari a te non importa un fico secco
della felicit del tuo sposo, ma io ho dei doveri.
- Non ti sopporto pi. Me ne vado, ciao.
Susy si alz e usc dal locale a passo svelto. Paula sorrise fra s. Si era arrabbiata davvero
questa volta? No di certo, Susy non si sarebbe mai arrabbiata. Se la sarebbe sempre ritrovata l, al suo
fianco, a implorare qualcosa di diverso dalla noiosa vita che le era toccato vivere. Se un bel giorno
avesse deciso di liberarsi di lei, avrebbe dovuto sottoporla a qualche dura prova.
Manuela era un pozzo di idee senza fondo, il suo entusiasmo organizzativo non conosceva
tregua. Quando Victoria rientr, Ramon le disse che quella sera erano ospiti a cena da lei. La cosa non
le dispiacque, preferiva non restare sola con lui. Manuela aveva invitato anche una ragazza spagnola
che lavorava come cooperante presso una ONG con sede a Oaxaca. Anche questo era positivo, non era
certa di riuscire a sopportare la solita cena fra coppie di coniugi. E poi era curiosa di conoscere la
cooperante, aveva sempre ammirato le donne capaci di affrontare grandi difficolt: missionarie,
infermiere, volontarie... tutte donne che distoglievano lo sguardo dalle miserie della propria esistenza
per dedicarsi alle tragedie della vita altrui. Eppure quella ragazza la spiazz. Si era immaginata una
donna in perfetto stile Florence Nightingale: scarpe squadrate, spirito di abnegazione dipinto sul volto e
un lieve profumo di sapone. E invece no, era una ragazza sulla trentina, dall'aspetto normalissimo, che
ammise di occuparsi esclusivamente di questioni burocratiche. Trasformava la sofferenza della gente in
colonne di cifre e autorizzazioni.
Durante la cena parl del suo lavoro, descrisse la difficile situazione economica e sociale in cui
versava la provincia: la povert, l'ignoranza, la stentata sopravvivenza dei contadini. La rivolta del
Chiapas si era spenta senza risultati tangibili, e a quella gente non restava che vivere senza speranza.
Victoria era affascinata dal suo tono di voce, dalla risolutezza del tutto priva di dubbi con cui si
esprimeva. Per un attimo la invidi: coscienziosa, austera come una suora, apparentemente lontana
dalle scosse dell'amore, senza troppo tempo per pensare a se stessa. Mentre ascoltava quella ragazza,
mentre osservava i suoi capelli decisamente tagliati male, non pot fare a meno di domandarsi come
fosse la sua vita privata: era sposata? Aveva mai sofferto di mancanza d'affetto? Che cosa l'aveva
spinta a scegliere un lavoro simile? A un tratto si sent in colpa per aver perso il filo del discorso, come
se non gliene importasse dei problemi di quella gente. Cos'era diventata, un animale domestico sempre
concentrato su se stesso? Viveva in una regione del mondo tormentata e dolente, e riusciva a
preoccuparsi unicamente della sua sfera personale. Magari, se si fosse impegnata in qualche attivit
umanitaria sarebbe riuscita a scongiurare la burrasca che si stava profilando. Ebbe una fitta al cuore.
Non stava forse fantasticando su una situazione ben lontana dal concretizzarsi? Osserv suo marito,
attento alle parole della cooperante, serio e posato, come si conveniva in una simile situazione. Non
aveva mai provato disprezzo nei confronti di Ramon. Non avevano mai seriamente litigato. Era sempre
stato un buon marito, un buon padre, ma anche un amante senza troppa passione e un uomo poco
comunicativo. Tutta la profondit a cui Ramon era arrivato con i sentimenti e con i pensieri, in quegli
anni di matrimonio, era rimasta chiusa dentro il suo animo. Probabilmente era un fatto di educazione:
gli uomini non sono portati a manifestare i sentimenti, a esprimere i dubbi, a fare affiorare i sogni. Gli
uomini sono tutti d'un pezzo. Del resto lei non era stata una donna difficile e non aveva mai preteso
nulla di pi da lui. Poteva forse muovergli qualche rimprovero per giustificare la sua decisione di
abbandonarlo? Lo avrebbe davvero abbandonato? Aveva scambiato poco pi di quattro frasi con
Santiago, ma questo non contava, ormai era stato detto tutto, era tutto deciso, il destino la spingeva in
quella direzione. O, almeno, cos voleva credere, come se all'improvviso non avesse pi la forza di
guardare in faccia le sue responsabilit. Avrebbe avuto la forza di tradire suo marito? Quella era la
parola giusta: tradire. O si stava lasciando trasportare da un mucchio di luoghi comuni? Eppure, anche
se quella non fosse stata la parola giusta, i fatti non cambiavano: lo avrebbe lasciato per un altro. Non
era nemmeno certa che Ramon la amasse ancora. Non parlavano mai d'amore. Forse non era il caso di
considerare la fine del loro matrimonio come un tradimento, ma senz'altro come un atto sleale nei
confronti degli anni passati insieme e dei progetti comuni. La cooperante continuava a elencare le
difficolt della vita dei contadini. Quella s che era una buona ragione per sentirsi in colpa: lei e le sue
amiche del villaggio se ne stavano isolate in un universo fatto di lusso e festicciole ridicole, mentre
fuori la gente che viveva di diritto in quelle terre non aveva da mangiare. Quel senso di colpa, per, era
molto meno lacerante. Era stata educata a provare vergogna per l'amore e il sesso; la sua coscienza non
soffriva per le ingiustizie sociali.
Adolfo annuiva, serio e contegnoso, ma dai suoi commenti era facile capire che attribuiva i
problemi dei messicani alla loro mentalit. Era gente incapace di scrollarsi di dosso l'indolenza. Certo,
un modo pratico e distaccato di considerare la questione, autoassolvendosi. Manuela invece si
produceva in gridolini, come se quel che accadeva agli abitanti di quel paese fosse una specie di
catastrofe naturale. Lei, intanto, si perdeva nei suoi pensieri segreti, mentre Ramon rimaneva quasi
sempre in silenzio, limitandosi a porre brevi domande opportune, ponderate, intelligenti.
Dopo il dolce, la cooperante si rilass, gust il suo caff come un elisir capace di infondere vita.
A quel punto Manuela le domand se fosse sposata e se avesse figli.
- No. E credo che non mi sposer. Sarebbe difficile conciliare le necessit di una famiglia con le
mie missioni all'estero. Troppo impegnativo.
- Di sicuro ti scandalizzer vederci qui, chiuse in questo villaggio, indifferenti a tutto - disse
Victoria.
- No, affatto. I vostri mariti stanno facendo un buon lavoro, e voi li accompagnate. E come se
continuaste la vostra vita in Spagna.
- Detto cos, suona ancora peggio.
Risero tutti. La cooperante si accese una sigaretta, si appoggi allo schienale ed esal il fumo
con soddisfazione.
- Nemmeno io sarei disposta a rinunciare a chiss cosa per fare quello che faccio. In realt la
mia era una vita abbastanza piatta, prima.
- Se tutti quelli che hanno una vita piatta facessero la tua scelta, le ONG sarebbero piene di
volontari.
- Infatti lo sono, e sempre di pi. A nessuno vengono chiesti i motivi per cui lo fa.
A quel punto Manuela esclam, piena di entusiasmo: - Adolfo, perch non facciamo qualcosa
anche noi per i contadini della zona?
- Abbiamo creato molti posti di lavoro al cantiere.
- Intendevo qualcosa di pi concreto.
- Opere di bene?
Manuela diede al marito uno schiaffetto benevolo sul braccio, come per sgridarlo, poi si rivolse
alla cooperante: - Non farci caso, gli uomini pensano solo a se stessi. Noi invece faremo qualcosa,
vedrai, una festa di beneficenza al consolato, un t con donazioni... Non lo so, qualcosa mi verr in
mente.
- Non ho accettato l'invito di questa sera per chiedere qualcosa.
- Lo so. Per mi piacerebbe che noi tutti collaborassimo con la tua organizzazione. Teniamoci
in contatto.
La ragazza sorrise. Si sedettero a bere sotto il portico. La luna diffondeva una luce meravigliosa
sui prati all'inglese. Victoria si era incupita. Forse, la sola cosa da fare per non tradire nessuno era darsi
al volontariato, vivere una vita estranea a se stessi, libera dal circolo vizioso dell'egoismo e dei sensi di
colpa. Mentre attraversavano i giardini per tornare a casa, Ramon le domand: - Quindi conduciamo
tutti una vita piatta. E questo che pensi?
- Non stavo parlando di me.
- Senti la mancanza delle tue lezioni?
- Non stavo parlando di me, Ramon.
- D'accordo, ma ne senti la mancanza?
- Ti assicuro che non c' stato un solo giorno in cui io abbia pensato ai miei allievi del
dipartimento. A volte mi sembra di non avere mai insegnato.
- Questo  ottimo.
Avevano appena finito di fare l'amore. Henry si lasci cadere sul letto con un ultimo gemito.
Susy lo rimprover.
- Ti sentiranno.
- Le case sono distanti.
- S, ma nel silenzio della notte...
- B, e allora? Sono un marito che dopo una settimana di duro lavoro finalmente pu rivedere la
propria moglie. Nessuno si stupir.
- Non essere cos primitivo.
- Primitivo? Questo  l'amore, Susy.
Susy si alz dal letto e and a chiudere la finestra. Cominciava a rinfrescare. Si infil una
vestaglia leggera e and in cucina. Stava riempiendo un bicchiere di latte nella penombra quando
Henry entr e accese la luce. Susy si gir di scatto verso di lui, abbagliata.
- Perch accendi?
- Ho fame.
- A quest'ora?
- Ho bruciato molte calorie, dovresti saperlo - disse lui, scherzoso.
Completamente nudo, cominci a rovistare negli armadietti. Tir fuori una padella e and ad
aprire il frigo.
- Credo che mi preparer una frittata.
Susy era infastidita alla vista del pene di suo marito che sfiorava il piani della cucina e oscillava
a ogni suo movimento.
- Ti metti a cucinare nudo?
- Perch no?
- E un po strano. In pi, potresti farti male. Henry lanci un piccolo ululato e continu
tranquillamente con la preparazione della frittata.
- Non sto mica facendo un souffl. D un po', non  che la cosa ti scandalizza?
- La cucina non  un posto per girare nudi.
- Da quando sei cos pudica? Mi sa che ti fai influenzare dalle tue amiche spagnole. Gli spagnoli
sono molto religiosi.
- I tuoi colleghi lo sono?
- Non particolarmente.
- Allora non vedo perch dovrebbero esserlo le loro mogli.
- Ma perch te la prendi? Stavo solo scherzando. Si pu sapere cosa diavolo hai?
- Niente. A volte mi sembra che l'unica cosa seria per te sia il lavoro. Ti prendi gioco della vita
al villaggio. Ma ti ricordo che questo  il mondo in cui io vivo tutto il tempo.
- Ehi, dove vai?
Lei gli aveva dato le spalle e se ne era andata. Henry rimase in mezzo alla cucina, con la padella
in mano. Cambi idea. Invece di prepararsi una frittata avrebbe bevuto un po di vino rosso. Se ne
vers un bicchiere e usc sulla terrazza. L'aria fresca della notte lo fece rabbrividire, ma non ci bad.
Afferr uno dei cuscini del divano e lo gett sul pavimento. Vi si accomod col suo bicchiere. Era
convinto che Susy si trovasse bene in Messico, lontana dal suo ambiente troppo pretenzioso, fuori dalla
portata di una madre che l'aveva sempre influenzata negativamente. E invece ricominciava a essere
nervosa. Forse aveva bisogno di qualcosa che le appartenesse, una cosa tutta sua, concreta e
importante. Forse era arrivato il momento di mettere al mondo un figlio. Bevve un lungo sorso di vino.
Le donne sono strane, pens. Comunque, su una cosa si era sbagliato: un whisky sarebbe stato meglio.
Lupe glielo stava succhiando, lentamente e a fondo. E Rosita gli accarezzava i capezzoli con la
lingua. Rimase tranquillo a lungo, ma all'improvviso non ce la fece pi. Soffoc un grido che giungeva
dal centro del suo corpo, lo stesso punto da cui sgorg il fiotto del suo seme.
Lupe gli cinse i fianchi e appoggi la faccia sul suo pene palpitante e umido. Lo cull.
- Si, bambino, s.
Poi le ragazze lo lavarono e lo asciugarono come si fa con un neonato. Lui si lasci coccolare,
mezzo addormentato.
- E adesso il nostro bambino se ne sta qui buono buono, a fare un sonnellino. Noi torniamo gi,
la sala  piena di clienti. E sabato, amore mio, dobbiamo muoverci. Poi, quando tutti se ne saranno
andati, torneremo a fare la nanna con te, va bene?
- Ma io non ho ancora sonno.
- Allora scendi anche tu a bere qualcosa.
- S,  una buona idea.
Le vide uscire dalla stanza, premurose e delicate come mammine. Cominci a rivestirsi
lentamente. La camicia e i pantaloni bastavano, poteva scendere scalzo. Il sabato non c'era pericolo di
incontrare nessuno degli ingegneri, dovevano occuparsi di quelle matte delle loro mogli.
Nel vasto e malandato bar del Cielito c'era molto movimento. Le ragazze ballavano e
intrattenevano i clienti. L'aria era densa di odore di tequila e cucina alla buona. Si accorse di avere
fame. Sedette al bancone e ordin un piatto di fagioli e una birra. Rosita e Lupe servivano i clienti:
braccianti, operai e contadini di tutte le et. Le sentiva ridere. Quelle ragazze erano impagabili, delle
vere e proprie perle, le donne pi affettuose che avesse mai conosciuto, e in quel locale ce n'erano
molte cos. Quando ebbe davanti il suo piatto e sent l'aroma delicato dei fagioli, si sent
meravigliosamente bene. Non aveva bisogno d'altro per essere felice. Affond la forchetta con
impazienza, ma proprio in quel momento una mano gli si pos sulla spalla interrompendo l'incanto.
Santiago Herrera si sedette accanto a lui. Oddio, non poteva essere vero! Era un'allucinazione!
Possibile che non lo lasciassero mai in pace? Che ci faceva al Cielito uno degli ingegneri di sabato
sera? Aveva litigato con la moglie? E perch veniva a sedersi proprio l, invece di salutarlo da lontano
come sempre?
- Ti stai rimettendo in forze?
A momenti la birra gli andava di traverso.
- S, b,  il mio sabato sera.
Santiago ordin una birra anche lui, ne bevve un lungo sorso, sospir.
- Fai benissimo, questo  il posto migliore dei dintorni.
- Certo, ma...
- Vuoi sapere cosa ci faccio qui?
- Non intendevo domandarle questo, ingegnere. Santiago rise, e diede un'altra leggera pacca
sulla spalla al ragazzo.
- Chiamami pure Santiago. Stasera siamo compagni di baldoria, no?
A Dario l'umore scivol sotto i piedi. L'ingegnere intendeva passare la sera l. Compagni di
baldoria in che senso?
- Non trovi che le donne siano complicate, Dario?
- Pu dirlo forte, ingegnere.
Aveva visto giusto. Doveva aver litigato con Paula, magari lei lo aveva sbattuto fuori di casa...
- Eppure noi uomini fuggiamo dalle donne solo per ricascarci.
Dario cominci a sentirsi sollevato. Se quel tipo si aspettava che lui gli parlasse apertamente,
ebbene, lo avrebbe fatto. In fin dei conti non aveva nulla da temere, si trovava in un locale pubblico e
fuori dal suo orario di lavoro.
- E nella nostra natura, lo sa anche lei, non possiamo fare a meno delle donne. Ma ci sono molti
modi di stare con una donna. Io qui mi sento bene perch mi lasciano in pace.
- S, venire qui  una buona soluzione, solo che poi uno vorrebbe anche amarle, le donne.
Abbiamo pure un cuore.
L'ingegnere doveva essere arrivato gi mezzo brillo. Dario si domand come avesse fatto a non
accorgersene subito. Meglio cos, sarebbe stato meno imbarazzante.
- Capisco cosa intende, ma a volte un uomo deve pensare a se stesso.
- Tu non sei sposato, vero?
- Ho una fidanzata in Spagna. Quando sar finito il lavoro qui torner a casa e mi sposer.
- Lo vedi? Non sei ancora sposato, ma anche tu hai dei dubbi sull'amore.
- E che le donne sono esigenti, non sono mai contente.
- Mai,  vero.
Bevvero entrambi un sorso di birra. Erano entrati in sintonia. In fondo non era stato cos
terribile incontrarlo.
- Le va se ordiniamo un'altra birra, ingegnere? Santiago vuot il bicchiere. Brindarono in
silenzio con le birre appena servite. Poi Dario azzard la domanda inevitabile: - Qualcosa non va con
sua moglie?
- Aveva bevuto un po'. Voleva dormire sola.
- Capisco.
Immediatamente si pent. Avrebbe fatto meglio a tenerla per s la sua curiosit. In casa di quei
due doveva scoppiare una bomba pi o meno tutti i giorni. Quel che Santiago disse subito dopo gli
dimostr che non si sbagliava.
- Lo sai, Dario, da quant' che non faccio l'amore? La piega che stava prendendo la
conversazione non gli piaceva. Con che faccia avrebbe guardato l'ingegnere una volta svaniti gli effetti
dell'alcol? Ma ormai era troppo tardi per tirarsi indietro, del resto era stato lui a condurre il discorso in
quella direzione.
- Perch non sale con una di queste ragazze?
- Non sarebbe una buona soluzione.
- Perch?
- Perch mi sto innamorando di una donna e ci penso continuamente, sta diventando
un'ossessione. Quella confessione risuon come un colpo di frusta nella testa di Dario; il suo cervello
cominci a girare a tutta velocit. L'ingegnere si stava innamorando di una donna. E da dove usciva
quella donna? Dal villaggio, naturalmente; un uomo come lui non stava certo parlando di una contadina
messicana, n di un amore per corrispondenza. E se era una donna del villaggio, come sembrava
probabile, c'erano guai in vista, perch la sola cosa che accomunasse tutte le donne, l, era il fatto di
essere sposate. Si stava innamorando della moglie di un collega?
- Posso capire, ma secondo me le converrebbe salire ugualmente con una delle ragazze, mentre
finisce di innamorarsi.
Santiago scoppi a ridere. Dario non ricordava di averlo mai visto ridere prima.
- S, hai ragione. Dovrei salire con una di loro, divertirmi, farmi mangiare vivo da una di quelle
ragazze. Ma ormai  tardi per fare quello che mi conviene. Ho vissuto cos tanto che non ne sono pi
capace. Dario non seppe cosa rispondere. Con i suoi vent'anni in pi, Santiago aveva sicuramente
vissuto esperienze che lui non poteva nemmeno immaginare.
- Ci prendiamo una tequila?
- Se non le spiace, io continuerei con la birra.
L'ingegnere mand gi il primo sorso di tequila con aria amareggiata. Era chiaro che la sua sola
intenzione, quella sera, era ubriacarsi. La lite coniugale doveva essere stata da record. Non c'era da
stupirsene, conoscendo Paula: Puoi consigliarmi qualche bar da queste parti, ragazzo?, a nessuna
donna normale verrebbe in mente una domanda simile.
- Si avvicina un periodo difficile per me - disse a un tratto Santiago.
- Se posso aiutarla in qualche modo... L'ingegnere lo guard, poi si vers un altro bicchiere di
tequila.
- Cosa succede al villaggio quando noi non ci siamo? Dimmi.
- Difficile rispondere alla sua domanda. Non perch le signore siano... loro sono simpatiche, io
vado d'accordo con tutte, ma...
- Parla, ti prometto che sar una tomba!
- La verit  che a volte mi fanno diventare matto. Dario di qua, Dario di l... Sa com', le
donne hanno un'abilit particolare per... non so se l'espressione...
- Avanti! Tranquillo, per cosa hanno un'abilit particolare le donne?
- B, per rompere i coglioni, glielo dico in tutta franchezza. Quando vogliono una cosa lo fanno
in un modo... Riescono sempre a farti sentire in difetto, come se quello che vogliono tu l'avessi dovuto
fare chiss da quanto tempo. Con loro ti senti sempre colto in fallo, anche quando non hai commesso
nessun errore. E anche vero che a volte siamo abbastanza imbranati, per loro ne approfittano, su
questo non ci sono dubbi.
Santiago rideva, con gli occhi socchiusi, e pareva alleggerito dall'angoscia. Vedendo che
reagiva cos bene alle sue chiacchiere, Dario continu, sempre pi sicuro di s, sempre pi sciolto,
sempre pi pungente.
- Alla fine, uno pensa: pu anche darsi che abbiano ragione e che io sia un perfetto incapace, ma
non gli dar la soddisfazione di vedermi cambiare, anche perch se cambio troveranno di sicuro
qualche nuovo punto debole su cui attaccarmi. Quindi rimango come sono, se mi apprezzano bene,
altrimenti... Mi dia retta, Santiago, perch non se ne va su nelle stanze con una delle ragazze? Posso
consigliargliene un paio che sono una meraviglia. E non mi riferisco solo al sesso, ma alla dolcezza,
all'affetto che sanno dare. Per quanto lei sia innamorato, non potr certo farle male.
Il suo interlocutore si era fatto serio di colpo, ripet le sue parole fissando il fondo del bicchiere:
dolcezza, affetto. Dario continu: - E anche un po di comprensione. Noi non chiediamo altro. Giusto,
Santiago?
- La pensi davvero cos? Io questa volta chiedo tutto. Il ragazzo lo guard con la coda
dell'occhio. L'ingegnere si era definitivamente incupito. Forse avrebbe dovuto dirgli di smettere di bere,
ma ormai si era scolato quasi tutta la bottiglia di tequila che aveva davanti. Tuttavia non os parlare. Fu
assalito da un senso di panico al pensiero di come poteva finire quella serata. In un modo o nell'altro, se
ci fossero stati problemi, lui sarebbe finito nei guai.
Continuarono a bere per una buona mezz'ora, senza scambiare una parola. Santiago si strofin
pi volte la faccia.
- Sono fregato ragazzo, psicologicamente fregato.
- Come le dicevo, se posso aiutarla in qualche modo...
- Tu hai bevuto solo birra, vero?
- S, solo birra.
- Allora forse s che ti chiedo una mano. Al villaggio torno con te, con la mia auto o con la tua,
 uguale. Credo di non essere in condizioni di guidare.
- Mi aspetti solo un attimo, sono scalzo. Vado su a prendere le scarpe.
Si alz e si diresse verso le scale, ma un pensiero gli attravers la mente all'improvviso, e torn
indietro.
- Ascolti, ingegnere, se facciamo come dice lei, dovremo lasciare qui una delle auto. Santiago
alz la testa e lo guard senza capire. - Voglio dire che i suoi colleghi, se non altro, sapranno che lei
stasera  stato qui.
- Non importa, in confronto a quello che sta per succedere questa  una sciocchezza.
- E meglio che io la porti con la sua macchina; luned qualcuno mi accompagner a riprendere
la mia. Cos evitiamo di fare arrabbiare sua moglie. Direi che  la cosa migliore.
Santiago, sempre pi sbronzo, punt il dito verso di lui e fece finta di sparare un colpo di
pistola.
- Hai fatto centro, ragazzo.
Mentre saliva a prendere le scarpe, Dario cominci a imprecare tra s. Maledizione, quel tipo
era stonato come una campana, o aveva bevuto come una spugna. S, ma campana o spugna che fosse,
era lui ad andarci di mezzo. I suoi piani per la notte erano saltati, non avrebbe potuto dormire con le
ragazze, e per di pi gli toccava preoccuparsi che la moglie di Santiago non scoprisse nulla. Quel
lavoro minacciava di ucciderlo. Per di pi, oltre alla rabbia, Dario si accorse di provare un altro
sentimento: una curiosit avida, incontrollabile, quasi un'ossessione. Cosa stava per succedere di tanto
grave? E lui, qualunque cosa fosse successo, l'avrebbe saputo? Sent gli arpeggi delle chitarre che
provenivano dal piano di sotto, ma nemmeno quel suono a lui tanto caro riusc a tranquillizzarlo.
Lanci uno sguardo furtivo su suo marito. Ramon stava leggendo, con assoluta concentrazione.
Victoria si domand se anche lui ogni tanto la guardasse mentre era distratta, se la osservasse con
attenzione, come si guarda una persona appena conosciuta. Probabilmente no. Lui la vedeva sempre
nella cornice del suo ambiente, di quello che stava facendo, come una presenza familiare e scontata che
apparteneva all'arredamento. Eppure lei non glielo aveva mai rimproverato. Non era una donna
capricciosa, di quelle che passano il tempo a lamentarsi. Lei e Ramon erano buoni amici, nel loro
rapporto c'erano cose di cui sarebbe stato addirittura ridicolo parlare. Perch domandargli mi ami
ancora? tirandogli la manica come fanno i bambini? Ramon non era un uomo portato a giocare con i
sentimenti, non era frivolo, era ponderato e razionale. E lei aveva accettato quella sua razionalit come
una garanzia di stabilit per la loro vita, una preziosa certezza su cui poter contare. Non avevano mai
litigato. Dovendo riassumere la storia del loro matrimonio, Victoria l'avrebbe descritta come la costante
applicazione di un principio di equilibrio alle cose quotidiane: la convivenza, l'educazione dei figli.
Aveva goduto dell'autonomia necessaria per dedicarsi alla propria carriera. Perch negarlo? Nella sua
vita matrimoniale tutto era andato per il verso giusto. Sarebbe stato vile cercare una giustificazione al
tradimento. Una bassezza indegna di lei, soprattutto mentre Ramon, seduto al suo fianco, ignaro di
tutto, leggeva tranquillamente il suo libro. In ogni caso, non era ancora successo nulla di irreparabile.
Victoria aveva davanti a s una tregua fino al sabato successivo. Nel frattempo, avrebbe cercato di stare
sola per riflettere in tutta calma. Quei pensieri aggrovigliati e ossessivi la stavano facendo impazzire.
Aveva perso l'appetito. Si sforzava di recuperare il ritmo normale della sua esistenza, ma non appena
riusciva a trovare un attimo di pace, subito l'immagine di Santiago le riaffiorava alla mente, insieme a
quel senso di inquietudine che le pareva una follia. Era forse quella la passione? L'amore? Il sentimento
estremo di cui aveva sentito parlare, di cui aveva letto nei romanzi, ma che non aveva mai sperimentato
direttamente? Si pu provare una simile emozione nei confronti di qualcuno che quasi non si conosce?
Un uomo che non aveva mai baciato, nemmeno sfiorato? Era fortunata, lo era di sicuro. Un'ondata di
desiderio e felicit si impadron di lei. A un tratto si rese conto di non aver letto una sola riga del libro
che aveva sotto gli occhi. Quanto desiderava che arrivasse il luned e che Ramon se ne andasse al
cantiere! Finalmente avrebbe potuto rimanere sola, a riflettere, a tormentarsi e a deliziarsi. Si alz dal
divano, aveva bisogno di muoversi se voleva conservare un po di buon senso.
- Preparo un t?
Ramon smise di leggere, si strofin gli occhi e guard l'orologio.
- Non saprei,  tutto il pomeriggio che stiamo in casa. Perch non andiamo al club? Ci
fermiamo un po l e rientriamo presto. Domani devo alzarmi all'alba. Era una buona idea. Al club
avrebbero incontrato Manuela e Adolfo, avrebbero fatto due chiacchiere. Non essere costretta a stare
sola con Ramon le avrebbe dato sollievo, tanto pi che aveva bisogno di non pensare a nulla.
- Torno subito, vado a prendere un golfino.
Una volta nella stanza, si mise davanti allo specchio e si osserv. No, il suo volto non lasciava
trasparire nulla delle sue ossessioni. Doveva stare tranquilla. Torn dal marito che la aspettava sotto il
portico contemplando il tramonto.
- Che meraviglia - disse lui. - Quando torneremo in Spagna ci ricorderemo di queste serate
messicane.
- Certo - sussurr Victoria con il cuore gonfio.
La domenica pomeriggio il club era semivuoto. I tecnici giovani, che avevano bambini, non lo
frequentavano. Nella sala c'erano solo quattro persone: Adolfo, Manuela, Susy e Henry, che li
accolsero con entusiasmo.
- Ehi! Unitevi a questa banda di esuli!
Sedettero tutti insieme, ordinarono un t, e i discorsi presero naturalmente una piega leggera.
Victoria avrebbe voluto chiudere gli occhi e abbandonarsi alla serenit. Quella conversazione priva di
tensioni alleviava le sue ansie, riusciva a darle respiro, le procurava il conforto della normalit. Vedeva
Ramon sorridente e loquace, mentre la meravigliosa luce del crepuscolo si spegneva sulle vetrate che
davano sul giardino. La vita aveva ritrovato il suo ritmo consueto invece di trascinarsi dolorosamente
fra dubbi e sensi di colpa. I dialoghi assunsero l'andamento tipico degli incontri fra coppie di coniugi:
luoghi comuni e umorismo prevedibile. Si giocava alla guerra fra i sessi, smorzata dalla reciproca
confidenza e comprensione. Si era ormai fatta sera. Manuela, la salvatrice di ogni situazione, batt le
mani e disse: - Rivolgo una domanda alle signore: chi di voi ha voglia di preparare la cena a quest'ora?
Vi confesso che a me, la sola idea di mettermi ai fornelli fa venire i brividi. Perch non ci fermiamo a
cena qui?
- Pensi che il cuoco potr improvvisare qualcosa?
- Vado a sentire cosa dice.
Manuela si alz e usc dalla sala a passo deciso, seguita da una scia di commenti sulla sua
vitalit. Adolfo annuiva, fingendo rassegnazione di vittima.
- Certo, certo, una vitalit da restarci secchi, ve lo assicuro.
Era evidente l'orgoglio che provava per sua moglie. Victoria pens che solo una coppia cos
collaudata potesse vantare un simile grado di solidit. Questo pensiero la tranquillizz. No, non
avrebbe mai lasciato Ramon. Abbandonarsi agli impulsi  una debolezza malsana da evitare ad ogni
costo. Manuela torn dopo un istante. - Perfetto. Guacamole, uova strapazzate e carne in salsa. Cosa si
pu desiderare di pi? E mentre ci preparano il banchetto, dry martini per tutti. Che ne dite? Nessuno si
sottrasse a un programma cos allettante. L'euforia crebbe sotto la spinta dell'alcol, nella mezz'ora che
trascorse prima che potessero sedersi a tavola. La cena fu lenta e piacevole. Victoria, ormai libera dalle
sue angosce, mangi con appetito e bevve il vino desiderosa di dimenticare. Finita la cena, e dopo una
lunga chiacchierata, Ramon guard l'ora.
- Fare baldoria col proprio capo ha sempre un inconveniente: che il giorno dopo, quando arrivi
al lavoro in condizioni pietose, non c' scusa che tenga. Adolfo scoppi a ridere.
- La vostra grande fortuna  avere un capo pi vecchio di tutti voi, che potrebbe non riuscire
nemmeno ad alzarsi. Ma non fatevi illusioni, domattina alle sette, tutti in partenza. Non vorrei che il
governo messicano ci mandasse a casa perch il lavoro non va avanti.
Fu allora che lo vide, in piedi, i capelli biondi un po spettinati, gli occhi arrossati. Henry lo
salut: - Ehi, Santiago, arrivi tardi!
- Ho sentito delle voci e mi sono affacciato a vedere chi c'era.
Ramon si alz e and a prendere una sedia.
- Siediti, bevi qualcosa, cos anche noi avremo la scusa per il bicchiere della staffa. Il capo ci
stava gi ricordando la levataccia di domattina.
Ma Santiago lo ferm appoggiandogli gentilmente la mano sul braccio.
- No grazie,  gi molto tardi. Ci vediamo domani. Buonanotte a tutti.
Victoria sapeva che non le aveva tolto gli occhi di dosso per un secondo; li sentiva ancora sulla
pelle, quegli occhi infuocati. Eppure sembrava che nessuno se ne fosse accorto, cos come nessuno
aveva percepito i suoi sforzi per respirare normalmente, per controllare i battiti del cuore che le
martellava il petto. Quando Santiago se ne fu andato, il silenzio si fece imbarazzante. Era evidente che
era stato fuori, da solo, e che aveva bevuto. Fu come se l'ombra di sua moglie planasse in mezzo a loro,
tanto che Susy si vide costretta a dire: - Oggi ho visto Paula, si sentiva poco bene. Credo sia andata a
letto presto.
- Mi spiace - disse Manuela in un sospiro, cercando di ridare naturalezza all'atmosfera.
Adolfo si alz.
- Signori, la serata  giunta al termine, almeno per me. Si avviarono tutti verso casa. Mentre
camminava accanto a Ramon, Victoria sent di dover dire qualcosa per spezzare il silenzio.
-  stata una buona idea andare al club, abbiamo passato una bella serata.
- Io te lo dir domani quando suona la sveglia.
Si spogliarono. Una volta a letto, Ramon accese come sempre la radio a volume bassissimo, poi
diede un bacio sulla guancia alla moglie. Lei spense la luce.
- Non leggi?
- Sono troppo stanca.
- Buonanotte, allora. A domani.
Le era sempre parso divertente che Ramon la salutasse ogni sera in quel modo cos educato,
come se non dividessero lo stesso letto. Dopo qualche minuto lo sent muoversi, rigirarsi inquieto. Poi
cominci l'avvicinamento sessuale. Lei rimase ferma, in attesa. Conosceva perfettamente i movimenti
di suo marito, sapeva dove avrebbe posato le mani e in che modo. Volontariamente, sostitu col
pensiero il corpo di suo marito, che la stava abbracciando, con quello di Santiago, che non aveva mai
toccato, e questo la infiamm di desiderio.
Luz Eneida le domand se dovesse passare l'aspirapolvere nel salone. Paula alz la testa dal
libro e la guard. Secondo lei non era affatto il caso, non vedeva la necessit di una pulizia a fondo.
Luz Eneida insistette. Era meglio che lo sporco non si accumulasse. Diceva sul serio? Davvero per
quella donna la pulizia era cos importante, tanto da elaborare strategie per mantenerla? Come faceva
certa gente a essere cos dotata di senso pratico? Quella poveretta faceva un lavoro sempre uguale,
conduceva sicuramente una vita miserabile nell'angolo pi sperduto del mondo, eppure si preoccupava
di come sradicare la sporcizia dal suo salone. Che cosa la motivava? Il desiderio di portare a termine
una missione? Il bisogno di armonia attorno a s? Qualunque cosa fosse, Luz Eneida era benedetta
dalla grazia della felicit. Probabilmente credeva in Dio. Paula sapeva che le altre mogli parlavano con
le loro domestiche e, di conseguenza, conoscevano la loro situazione, sapevano come vivevano. Ma
Luz Eneida, con lei, non aveva avuto fortuna. O magari s. In fin dei conti, lei non la angosciava con
richieste e ordini, non le diceva mai cosa dovesse fare. Ma forse quella ragazza avrebbe preferito
ricevere l'attenzione della padrona di casa, anche a costo di essere comandata a bacchetta, perch quella
era la cosa pi logica e normale. Ecco perch lei non aveva mai avuto la minima possibilit di essere
felice: non capiva cosa fosse logico, e non aveva mai provato particolare interesse a definire che cosa
fosse normale. Avrebbe dovuto prendere il volo e lasciar perdere le regole. Ma non l'aveva mai fatto.
Forse per paura. La logica coincideva spesso con la normalit. La cosa pi logica sarebbe stata che lei e
Santiago si fossero separati quando lui aveva accettato quel lavoro in Messico. Visto il lento ma
irreversibile deteriorarsi del loro matrimonio, questo sarebbe stato logico, e anche normale. La scusa
perfetta per tirarsene fuori. E sarebbe stato logico che Santiago, quando lei gli aveva detto che pensava
di partire con lui, avesse risposto: No, cara, preferisco di no. Credo sia arrivato il momento di
smetterla con questo gioco. Ma Santiago non l'aveva fatto. Uno dei due nutriva ancora la remota
speranza che quel rottame del loro matrimonio potesse ancora sistemarsi? Perch era venuta in
Messico? A che scopo aveva deciso di seguire Santiago? E a chi diavolo importava far rinascere
l'amore quando quel che puzzava di morto era la vita stessa, tutta quanta? A volte pensava di essere
rimasta con suo marito per tutti quegli anni al solo scopo di garantirsi un testimone del suo fallimento.
E se invece di salvare il matrimonio, avesse pensato a salvare se stessa? Proprio l, in quella terra
sperduta, lontana dal suo ambiente d'origine, poteva nascondersi un'opportunit. In Messico avrebbe
potuto liberarsi dei suoi fantasmi, dimenticare le sue ansie, mettersi a lavorare per una ONG o come
cameriera da qualche parte. Certo, aveva preso l'abitudine di bere e non le sarebbe stato facile
liberarsene e tornare alla sobriet, ma se si fosse impegnata a fondo nella sua riabilitazione, un
bicchiere ogni tanto non le avrebbe fatto male. In fin dei conti non aveva senso passare la domenica
pomeriggio a dormire per smaltire i postumi di una sbronza. Ormai era deciso. Da quel momento in poi
sarebbe cambiata. Non doveva essere neppure troppo complicato, purch il cambiamento non le
imponesse di accettare quel che era stata. Avrebbe dimenticato la sua vecchia personalit, sarebbe
rinata. Forse in Messico c'era un posto per lei, bastava scoprirlo. L'importante era non lasciarsi
fuorviare dalla voce interiore che proveniva dal passato: le esperienze, i ricordi, la disperazione, le
domande, le risposte, i rimpianti, il rancore, la sensazione che la vita fosse soltanto una e fosse gi
finita.
Luz Eneida le sorrise. Aveva deciso di passare l'aspirapolvere anche se non era indispensabile.
Aveva due occhi bellissimi. Vestiva sempre a colori sgargianti. Paula avrebbe voluto chiederle di
scambiarsi i ruoli per un mese, giusto per provare. Ma c'era il passato, con tutte le sue conseguenze,
come una malattia deformante. Ricordi in agguato pronti a balzarle addosso quando meno se lo
aspettava, come tigri viziate che si nutrono solo di carne umana. Susy, vinta dalla curiosit, le aveva
chiesto: Lo hai mai fatto? Ti sei mai comprata un uomo?. No, Susy, che delusione se te lo dicessi!
No, non l'ho mai fatto, ma ora mi sento capacissima di farlo. Un indigeno andrebbe bene. Ma perch il
cambiamento la preoccupava tanto? Di fatto era gi cambiata: faceva sul serio, adesso, si sbronzava
davvero, niente a che vedere con le bevute saltuarie di quando era in Spagna. Ormai era di umore
davvero caustico, non le importava nulla di dare scandalo. Si sarebbe comprata un bel ragazzo
messicano a esclusivo scopo sessuale. Non pensava di servirsi della guida, quello era un uomo da
tenere in serbo per un'occasione speciale. La situazione di stallo sarebbe finita una volta per tutte.
Doveva rigenerarsi o degenerare. Lo sguardo di Luz Eneida non era diffidente. Probabilmente dava per
scontato che le straniere fanno quello che vogliono, e lo fanno perch i loro mariti le ignorano.
Santiago era un testimone muto. Ormai si erano detti tutto, avevano discusso e litigato, la sola cosa che
non avevano mai fatto era pronunciare la frase che nessuno ha il coraggio di dire: Non ti amo pi.
Eppure stavano ancora insieme, con patologica tenacia.
- Luz Eneida, vado a fare un giro.
- Va bene, signora, vuole che le prepari il pranzo? Cos trova tutto pronto quando torna.
- Non so quanto rimarr fuori. Forse non torno proprio.
- E dove pensa di andare?
- Non intendo uscire dal villaggio, st tranquilla. Luz Eneida lanci un'imprecazione bonaria,
preoccupata per la salute e per le stranezze della signora. Paula si sentiva nervosa, ma non voleva
cominciare a bere a quell'ora. Si diresse verso l'ufficio, dove trov Dario in preda al panico:
evidentemente gli era bastato vederla arrivare. Possibile che quel ragazzo avesse tanta paura di lei? Che
cosa temeva esattamente? Che gli facesse una scenata imbarazzante? Che gli si buttasse fra le braccia?
- Dario, caro, ti  venuto in mente un bar da consigliarmi?
- Veramente no. Come le dicevo, in fatto di bar la zona  messa maluccio. Magari qualche posto
ci sar, per io non lo conosco.
- Mi avevi promesso che ti saresti informato.
- Si, ma lo sa com' la gente di qui, non rispondono, non danno retta. Tacciono, sorridono e
basta. Comunque credo che la prossima settimana tutto il villaggio prender parte a una guelaguetza,
siamo invitati dal governatore della regione.
- E cosa diavolo  una guelaguetza?
- E una festa messicana tipica di qui. Si terr nelle rovine di un convento...
- Non me lo dire, gi me lo immagino. Il convento dei francescani, degli agostiniani, degli abati
vergini, degli...
- Mi hanno detto che sar divertente, una cosa speciale.
- Ne sono convinta, sar spettacolare, comunque non sei riuscito a farti dire dove si trova un bar
decente.
- Veramente...
- Su, Dario, deciditi, un uomo non deve mai essere indeciso. Piuttosto la morte!
Dario sudava, sudava come se qualcuno lo avesse ficcato in una sauna, come se avesse udito
pronunciare la sua sentenza di morte. Non era niente male cos, un ragazzino teso e spaventato. Paula si
avvicin, lo afferr per la camicia, lo tir a s e gli diede un bacio intenso, sessuale, un bacio che
escludeva qualunque interpretazione al di fuori del calore, dell'umidit, della percezione della lingua.
Poi si stacc da lui e si avvi verso la porta dandogli le spalle. Prima di uscire si gir a guardarlo. Era
pallido, con gli occhi sgranati. - Ricordati di chiedere del bar. Le scappava da ridere, ma si trattenne. Si
sentiva decisamente meglio. Il bello di vivere in una comunit ristretta  la facilit con cui ci si pu
liberare delle proprie ansie. Non c' bisogno di vagare per la citt n di attaccare bottone con un
cameriere. Basta rivolgersi alla persona giusta e agire senza pensarci due volte. Adesso poteva andare
in cerca di Susy, avrebbero preso una birra sulla piazza del municipio in tutta tranquillit. Il Messico
era una tregua che la vita le offriva, e che meritava di esser vissuta in santa pace, con un po d'amore e
di alcolici.
Dario ci mise un bel pezzo a riprendersi dallo shock. Chiuse perfino a chiave la porta
dell'ufficio. Corse a sciacquarsi la faccia con l'acqua fredda. Quella situazione non era affatto
divertente. Di sicuro Paula aveva capito che suo marito se la faceva con un'altra. E non solo!
Probabilmente sospettava il suo ruolo complice della sera prima, e cos adesso era decisa a tormentarlo.
O era lui a vedere fantasmi dove non c'era niente? Forse la moglie dell'ingegnere aveva solo bevuto un
po'. Cos come era venuta l per provocarlo, avrebbe potuto fare qualunque altra cosa, saltare addosso a
chiunque. Stava diventando nevrastenico. Cerc di tranquillizzarsi. Che se la vedessero fra loro, non
poteva lasciarsi strapazzare come un burattino, n tantomeno sentirsi responsabile delle mattane di
quella gente. Pens che forse avrebbe fatto bene a parlare con Santiago della visita di sua moglie, per
evitare che arrivasse da s a conclusioni errate. Ma subito cap che sarebbe stato un errore madornale.
Come poteva guardarlo in faccia e dirgli: Sua moglie mi ha messo la lingua in bocca. Non  che
sospetta qualcosa...? Forse l'ingegnere l'avrebbe ringraziato, ma non era da escludere che reagisse con
un bel pugno in faccia. Per di pi era un uomo alto e ben piazzato. No, nemmeno per sogno. Come
sempre avrebbe agito come le tre scimmiette della saggezza: non vedo, non sento, non parlo. Era la sola
strategia sensata, perch da un giorno all'altro poteva scoppiare un casino, e la cosa migliore era tenersi
lontani dalla linea del fuoco. Chi era la donna di cui Santiago era innamorato? L'americana? La moglie
di uno dei giovani tecnici, di quelle che avevano bambini? Inutile domandarselo, Dario non aveva idea
di cosa facessero gli ingegneri durante la settimana. Magari non passavano tutto il tempo al cantiere;
forse ogni tanto andavano a Oaxaca, e chiss, magari proprio l Santiago aveva incontrato una bella
donna, o per lo meno una che non bevesse quanto sua moglie e fosse meno fuori di testa. Il telefono
squill. Dario si rese conto di aver perso davvero la bussola, perch ci mise qualche secondo a capire
che stava parlando con Yolanda. Lei se ne accorse subito, invece; per quanto lontana, al telefono una
donna riesce sempre a capire tutto, come se fosse nella stanza accanto.
- Ti ricordi ancora di me?
- Yolanda! Ma che stupidaggini dici?
- Nessuna stupidaggine. Rimango in piedi fino a tardi per chiamarti a un'ora che ti vada bene, e
tu mi rispondi come se nemmeno mi conoscessi.
- Caspita, non mi aspettavo di sentirti, ero soprappensiero.
- Certo che non ti aspettavi di sentirmi, tu non chiami mai...
- Avevamo deciso di usare un po meno il telefono per risparmiare, o no?
- Una cosa  usare un po meno il telefono, un'altra  seppellirlo.
- Senti, Yolanda, non ti scrivo forse delle lettere? Non ti mando delle mail?
- S, ma...
- Ma, cosa?
- Le mie amiche dicono che gli uomini, quando sono lontani, si dimenticano. Che se non ti
vedono,  come se tu non esistessi.
- Le tue amiche sono una manica di idiote!
- Non ti permetto di parlare cos; le mie amiche sono le uniche persone che mi stanno vicine!
Con chi vuoi che parli, con mia madre?
- Magari tua madre ha pi buon senso di quelle imbecilli.
Si accorse che Yolanda stava piangendo.
- Yolanda, ci sei? Cavoli, per una volta che parliamo, mi fai rimanere cos male!
- S, scusa, hai ragione. Il fatto  che non ci vediamo da tanto tempo... Non sono pi sicura di
niente. In realt, ti chiamavo per farti una sorpresa.
- Come sarebbe?
- Vengo a trovarti per Natale.
- Natale? Quand' Natale?
- Lo vedi che non capisci pi niente? Non sai nemmeno in che mondo vivi. Natale  fra meno di
un mese! Non devi preoccuparti per i soldi, il viaggio lo pagano i miei. Mi fermer nove giorni, ho gi
chiesto le ferie.
- Ma bene.
- Non ti fa nemmeno piacere.
- Certo che mi fa piacere! Solo che non ci pensavo pi, al Natale. Sai, qui fa caldo e tutti i giorni
sembrano uguali... Mi fa piacere, come potrebbe essere altrimenti? Non sai quanta voglia ho di vederti.
- Bene, allora. Mandami un messaggio stasera, d'accordo?
- Non mancher.
Quando mise gi il telefono, Dario si sent esausto, come se non avesse dormito per giorni, o
come se avesse camminato per decine di chilometri. C'era anche il Natale, l'aveva completamente
scordato. Che seccatura. Con un po di fortuna, molti dei residenti sarebbero tornati in Spagna; ma di
certo gli ingegneri sarebbero rimasti, altrimenti gli avrebbero gi chiesto di occuparsi dei biglietti aerei.
E adesso la visita di Yolanda, un'altra cosa di cui preoccuparsi! Certo che aveva voglia di vederla,
dopotutto era la sua ragazza, solo che Yolanda non si rendeva conto che lui non era libero di fare quel
che voleva. Per di pi la sua giornata lavorativa si prolungava oltre qualunque orario normale, lui era
sempre l, con quelle donne che gli rendevano la vita impossibile.
All'improvviso si ricord di aver chiuso la porta a chiave. And ad aprire. Di l a un quarto d'ora
sarebbe dovuto passare il cuoco. Voleva chiedergli un passaggio fino al Cielito per andare a riprendere
l'auto. Forse avrebbe avuto un paio d'ore di tempo per stare con le ragazze. La prospettiva lo rianim.
Quando si trattava di uscire con lei, Susy non diceva mai di no. Si annoiava a morte, poveretta.
Ma non era un'ingenua, sapeva benissimo che andare in giro con Paula poteva metterla in situazioni
strane, capaci di trasformare una semplice passeggiata in qualcosa che molti definirebbero pericoloso.
Quella mattina il sole era accecante, l'aria era asciutta e fresca. Paula bevve una birra, poi chiuse gli
occhi lasciando che il sole le riscaldasse il viso. Di colpo Susy le domand: - Come va la tua
traduzione? Stai lavorando?
- Oh s, con religioso impegno. Proprio ieri il conte Tolstoj se ne andava a cavallo per la sua
tenuta di Jasnaja Poljana. Nevicava. Lui contemplava le sue vaste terre coperte di bianco che
luccicavano fino all'orizzonte, e questo lo faceva sentire in contatto diretto con Dio.
-Che meraviglia.
- S,  magnifico. Solo che alla pagina dopo parla di sua moglie, e le cose cominciano a mettersi
male.
- Sua moglie non lo faceva pensare a Dio?
- Lo faceva pensare al peggio del peggio, a tutte le bassezze umane. Ma lui si rendeva conto che
quelle bassezze non venivano da fuori, appartenevano al suo animo. Il matrimonio fa affiorare la
meschinit che  in noi.
- Non  molto rassicurante.
- No, per niente.
- Io non condivido l'esperienza di Tolstoj.
- Perch no? In realt il matrimonio  una faccenda domestica, un oggetto di uso quotidiano,
come le pantofole, come una scopa per i pavimenti. C' ben poca grandezza in ci. Come scrittore e
come mistico Tolstoj era un grande, ma come marito era un verme.
- E non potrebbe darsi il caso contrario: che qualcuno sia mediocre nelle idee ma un genio nella
vita di coppia?
- Un genio nella vita di coppia? Cosa significa? Essere buoni, comprensivi, bravi a letto?
- Questo e molto altro ancora. Tutto quel che un marito dovrebbe essere.
Paula per una volta la osserv con attenzione. Quand'era con lei non la guardava quasi mai in
faccia. Gli occhi azzurri dell'americana erano pieni di ingenua curiosit. Questo la innervos. Dove
voleva arrivare con quelle domande? Non lo capiva che lei ormai aveva chiuso, era finita, rovinata, in
pezzi?
- Mi piacerebbe sapere che cosa chiedi tu a un marito, cara Susan.
- A un marito in astratto potrei chiedere molte cose, da Henry cerco di non pretendere nulla.
Non  cos anche per te?
- Sei completamente fuori strada. Io da Santiago pretendo molto pi di quanto lui potrebbe
darmi. Io chiedo tutto, capisci? Tutto. Lo esigo tassativamente. E quel che pi desidero al mondo  che
mi sopporti, che tolleri tutte le mie carognate, le mie infedelt e i miei malumori.
Era perfettamente seria, quasi furibonda. Susy la guardava sconcertata.
- Perch mi parli cos? Non ti capisco Paula, credimi, faccio davvero fatica a seguirti.
- Allora, non seguirmi, lasciami in pace. Chi sei? La madre Teresa del talamo nuziale? La
mogliettina perfetta che si accontenta di poco? Valle a raccontare alle imbecilli del villaggio, queste
cose, non venirle a dire a me. Hai sbagliato persona.
Gli occhi di Susy si riempirono di lacrime. Scuoteva la testa come se non credesse a quel che
aveva sentito. Mormor qualcosa in inglese. Si alz e si allontan a passo deciso. Paula sorrise. Pag il
conto al cameriere senza fretta e s'incammin dietro di lei. Stava tornando al villaggio. Lei affrett il
passo fino a raggiungerla. Susy si volt.
- Lasciami stare, Paula, sei riuscita a rovinarmi la giornata.
- Io? Non capisco perch. Stavamo parlando di un argomento interessante e non ci siamo
trovate d'accordo. Tutto qui.
- Stavamo parlando? Quanto sei cinica! Diciamo allora che non mi piace il tuo modo di parlare.
- Ammetto che in certi momenti posso apparire un po drastica.
- Molto pi che drastica. Sei... offensiva, questa  la parola.
- E va bene, sono offensiva, ma questo vuol dire che non sono ipocrita. Senti, lasciamo perdere
le stupidaggini e andiamo a berci un ultimo bicchiere al bar dove siamo state l'altro giorno.
- Non puoi maltrattare le persone e poi comportarti come se non fosse successo niente.
Paula si ferm; punt lo sguardo dritto negli occhi della ragazza.
- Se non mi vuoi accompagnare, non farlo. Ma  importante che tu capisca bene una cosa: se
non vieni in quel bar adesso, io non ti rivolger pi la parola. Mai pi. Hai capito? Lo sai che sto
parlando sul serio. Vide il volto di Susy sbiancare. Alla fine la ragazza fece una smorfia contrariata e
abbass la testa. Poi disse, molto lentamente: - Sei odiosa. Spero che quel maledetto bar sia un po pi
allegro dell'altro giorno, perch altrimenti... Paula sfoder un sorriso di trionfo, la prese per un braccio
e la costrinse a voltarsi per tornare indietro.
- Ma certo, sar allegrissimo. E se non lo fosse, lo rallegreremo noi!
Tornarono a San Miguel. Da quel momento Paula fu certa che Susy era completamente alla sua
merc.
Ramon lasci cadere il pezzo. Sparsi tutt'intorno, gli operai lo guardavano speranzosi. Si rivolse
al capo meccanico: - Quindi, senza questo pezzo non si pu far niente.
- Posso cercare di ripararlo, mentre aspettiamo il ricambio originale, per dovr andare a San
Miguel a prendere il materiale.
- Non abbiamo tempo da perdere. Fammi una lista di quello che ti serve e ci andr io, nel
frattempo tu comincia a smontare. Due ore per andare e due per tornare. Stanotte sar di ritorno.
Riuscirai a sistemare tutto per domani pomeriggio?
- Ci prover.
Ramon si allontan dal macchinario enorme, inerte come un dinosauro in un museo. Si diresse
verso la baracca degli uffici, dove Adolfo e Santiago discutevano chini sui disegni.
- Adolfo, c' un problema. Lo scavatore di sopra ha avuto un guasto.
- Maledizione! Qui sembra di lavorare con macchinari di seconda mano.
- Felipe dice che pu provare a ripararlo mentre aspettiamo il ricambio originale. Per bisogna
andare a San Miguel a prendere dei pezzi.
- B, speriamo che ce la faccia, perch stiamo accumulando ritardi su ritardi. Chi ci va a San
Miguel? Santiago intervenne: - Posso andarci io. Non ho molto da fare questo pomeriggio.
- Bene, preferisco che ci vada uno di voi. Se il capoccia manda uno dei suoi uomini finisce che
lo rivediamo fra tre giorni.
- Potrei andarci anch'io - disse Ramon, - ma se Santiago ne ha voglia mi fa un favore, ho la
scrivania sommersa dalle carte.
- Allora non se ne parli pi - tagli corto Adolfo. - Cerchiamo di uscire da questo guaio il prima
possibile. Ramon usc dall'ufficio e Santiago rimase ad ascoltare le spiegazioni del capo. Ma ormai non
riusciva pi a concentrarsi. La voce di Adolfo gli suonava lontanissima e tutti quei particolari gli
parevano irrilevanti. Lo lasci finire, prese appunti sul block-notes o, meglio, fece finta di prenderli, e
si affrett ad andarsene. Adolfo sbuff.
- Mi spiace che tu debba accollarti questa seccatura. Fermati a cena al villaggio, e fatti fare un
bel caff prima di ripartire.
- Non ti preoccupare, non importa.
- S che importa! Non si pu lavorare in queste condizioni, nel bel mezzo di un deserto e senza
appoggio logistico...
- Siamo come i pionieri del selvaggio West.
- Non dire scemenze, e attento alla strada! Santiago si diresse verso le baracche. Fece una
doccia. Prese un pacchetto di sigarette, una camicia pulita e gli occhiali che usava per guidare. Diede
un'occhiata alla scrivania: relazioni su relazioni e una tazza da t vuota. Guard tutto come se fosse
l'ultima volta. Quando ormai era sulla soglia, torn indietro per aggiungere un giubbotto al suo modesto
bagaglio. Di notte faceva freddo. Sal sul fuoristrada e mise in moto. Accese la radio, e l'abitacolo della
macchina si riemp dei ritmi messicani trasmessi dalla radio locale. Poi inser un cd nel lettore; le
Ouvertures di Rossini risuonarono liete e radiose, facendolo sorridere di piacere.
A poco a poco si lasci alle spalle il campo e gli scavi del cantiere. Una volta raggiunta la
strada, la magnifica luce del pomeriggio lo sorprese. Presto il sole sarebbe tramontato. Si lasci
trasportare dalla musica e da un'assoluta sensazione di felicit. Un uomo al volante della sua auto pu
trovare la pace, pens, la vera pace. Da quanto tempo non si sentiva cos bene, cos profondamente
calmo? Era stato paziente, la disperazione non l'aveva colto pi di una o due volte nella vita. Incassava
bene i colpi, non aveva bisogno di prospettive immediate di felicit per andare avanti. Era arrivato con
coraggio fino a quel momento, e ormai tutto quel che gli era toccato sopportare restava alle sue spalle.
Vide il sole infuocato sparire dietro le montagne. Con gli anni aveva imparato a parlare poco, perch il
silenzio  la miglior difesa contro il dolore. Ma cos la sua capacit di esprimersi si era prosciugata. In
quel momento non sarebbe riuscito a spiegare a parole quel che gli stava succedendo. Ma non
importava. Ormai stava affrontando un nuovo destino con assoluta fiducia, tranquillit e fermezza. Era
arrivato il suo momento, nient'altro. Riaffioravano in lui sentimenti che sembravano un ricordo lontano,
anche se era convinto di non aver mai provato niente di simile. Eppure non vi era nulla di magico in
tutto ci, si trattava di un fenomeno razionale come ogni cosa che succede nel mondo. Vedeva tutto
nitidamente, sebbene non riuscisse a esprimerlo a parole. La passione d una sorta di chiaroveggenza,
Santiago ne era certo; non  la madre del caos come hanno tentato di farci credere, al contrario,  la
base della verit allo stato pi puro. Si lasci cullare da quella sensazione di benessere, che era soltanto
l'anticamera della felicit cui andava incontro.
A met del tragitto pass davanti al Cielito. Vide che l'auto di Dario non era pi davanti al
locale; il ragazzo doveva essere passato a riprendersela. Al pensiero di Dario, sorrise. Strano ragazzo.
Tutti al cantiere ridevano di quella sua sfrenata passione per il bordello, ma bisognava ammettere che
conduceva con discrezione tutta quell'attivit sessuale, senza darsi arie n parlarne in giro. Un attimo
dopo, per, scorse l'auto parcheggiata in un punto pi nascosto. Non l'aveva ancora portata via. Ma non
c'era di che preoccuparsi, lo avrebbe fatto di sicuro. Dario si trovava in una delle stanze in compagnia
di Rosita. Era seduto di fronte alla finestra, con gli occhi chiusi. Per questo non vide l'ingegnere passare
lungo la strada. Rosita gli stava massaggiando il cuoio capelluto. La brezza fresca gli accarezzava la
faccia e dal piano di sotto lo raggiungeva la musica del bar.
- Ti senti pi riposato, adesso, amore mio?
- Sto meglio, s, ma mi tocca andarmene subito.
- Oh, povero bambino mio! Non lo lasciano mai tranquillo...
La voce di Rosita era un mormorio delicato e avvolgente, in perfetta armonia con la pressione
delle dita brune sulla sua testa rovesciata all'indietro.
- Apri gli occhi e guarda fuori, tesoro, guarda che bel cielo rosso.
Rosso e sfolgorante come una pietra preziosa, era vero. Dario avrebbe voluto che quel momento
fosse eterno; desiderava vivere quel sogno senza svegliarsi mai: avere l'enorme casa del Cielito tutta
per s, con le ragazze intorno a lui, giorno e notte... Ma sapeva di dover tornare al villaggio al pi
presto e questo pensiero riusciva a rovinargli l'incanto presente.
- Non  bello, amore mio?
- Bellissimo, ma ora devo andare, Rosita. E tardi.
- Aspetta, aspetta un attimo. Voglio che tu te ne vada pi contento.
La ragazza gli apr le gambe con dolcezza, si inginocchi di fronte a lui e gli sbotton i
pantaloni. Dario lasci cadere di nuovo la testa sullo schienale della vecchia poltrona di vimini. Il
respiro gli si fece via via pi profondo.
Santiago premette il campanello. Uno squillo breve che risuon nell'aria come un cinguettio
metallico. Aspett immobile, e quando lei apr, sent ardere il petto. Victoria non fece nulla, non cerc
di dire qualcosa per riaversi dalla sorpresa, non pronunci una sola parola. Si scost dalla porta per
farlo entrare. Rimasero a guardarsi in silenzio. Poi lei lo strinse in un abbraccio fortissimo. Restarono
cos a lungo. Santiago la baci. In un mondo troppo grande aveva trovato il suo posto, un angolo al
riparo dai venti gelidi. Quando Victoria si stacc da lui, rimase disorientato. La segu verso il soggiorno
e la vide barcollare leggermente.
- Sono un po scossa.
- Anch'io.
Risero, nervosi; poi Victoria scoppi a piangere di colpo. Santiago le parl con voce suadente: -
Sar molto duro, lo so. Ma non devi aver paura, andr tutto bene.
- Ne sei sicuro?
- S. E ancora presto, ma tu non ti preoccupare. Sappiamo che ce ne andremo insieme, non
sappiamo ancora quando. Pensa solo questo e vedrai che ti sentirai pi tranquilla.
- Non ci riesco; penso a mio marito, penso a...
- Non pensare, le cose verranno da s. Non ti angosciare.
- Ma come faccio a non pensare?
- Pensa, se vuoi, ma pensa a me.
- A te ci penso tutto il tempo!
- Questo  l'importante, il resto verr da s.
- Come puoi esserne cos sicuro?
- Perch Dio  dalla nostra parte.
Victoria lo guard incredula. Santiago scoppi a ridere e lei rise con lui. Si abbracciarono. Lui
le asciug con le dita le lacrime che aveva ancora sul viso.
- Non possiamo vederci in questa casa, Santiago, sarebbe troppo per me.
- Cercher un altro posto, d'accordo?
Lei fece una smorfia contrariata.
- S, lo so, l'inganno  una cosa spiacevole; ma si tratta di una soluzione temporanea, che durer
per poco. Faremo in modo che nulla fra noi sia squallido.
- Te ne prego.
- Non ti spaventare. Devi sapere perfettamente dove stiamo andando.
- Quando ci vedremo di nuovo, e come?
- Sistemer tutto io, non ti preoccupare. St tranquilla, e non dimenticare mai che ti amo
tantissimo.
- Non ci conosciamo nemmeno.
- Eppure anche tu mi ami. -S.
- Ne sei sicura? -S.
Si abbracciarono e si diressero, avvinghiati, verso il divano. Santiago la spogli a poco a poco.
Lei teneva gli occhi chiusi. Fecero l'amore l, lui sopra di lei, desiderosi di stare l'uno dentro l'altra,
senza preoccuparsi del piacere.
Quando fu quasi l'alba, Santiago usc, badando a non farsi vedere da nessuno. Ogni passo che lo
allontanava da quella casa gli dava un vero dolore fisico. Mise in moto la macchina e, una volta in
strada, sent che il tormento per la separazione si trasformava in euforia. S, quello era il primo giorno
della sua nuova vita. Tutto andava per il meglio. Ne aveva mai dubitato? Aveva mai considerato
l'eventualit che Victoria potesse rifiutarlo? No, naturalmente no. Una passione come quella non
nasceva dal nulla e non era una questione soggettiva. Una passione come quella era sempre connessa
all'altro polo, e dalla tensione scaturiva una forza infinita. Nei pressi del Cielito rallent. Il tragitto gli
era sembrato molto breve.
L'auto di Dario era ancora l. Parcheggi. Ormai era giorno fatto. L'aria profumava di
gelsomino. Appena entrato nell'enorme sala, vide Dario seduto al bancone. A parte lui, il bar era vuoto.
Si avvicin al ragazzo e gli pos una mano sulla spalla. Dario trasal.
- Scusami, non ti volevo spaventare!
- Non pensavo di vederla da queste parti; per lo meno non a quest'ora.
- Sono di ritorno da San Miguel, ho dovuto comprare del materiale per il cantiere. Ho pensato di
fermarmi a fare colazione.
- Mi faccia compagnia, allora. Ho appena ordinato uova e caff.
- Sei venuto a riprendere l'auto?
- Sono arrivato ieri sera, mi ha dato un passaggio il cuoco. Ma poi ero stanco e non me la sono
sentita di guidare.
- Mi dispiace di averti complicato la vita, l'altra sera ero completamente ubriaco!
- Non c' problema, va bene cos.
Ordinarono la colazione per Santiago e aspettarono in silenzio. Poi mangiarono entrambi con
appetito. Quando ebbero finito, Santiago guard il ragazzo negli occhi.
- Tu sei un tipo riservato, vero Dario?
Per poco il caff non gli andava di traverso. Ecco, c'era da immaginarselo che Santiago volesse
qualcosa da lui. Cerc di non mostrarsi contrariato.
- Pu stare tranquillo, quel che mi ha detto l'altra sera rester fra noi. Non mi verrebbe mai in
mente di raccontare che ci siamo visti qui.
- Lo so, e proprio per questo vorrei chiederti un favore. La tazza che Dario aveva in mano trem
lievemente.
- Tutto quel che desidera.
- Dimmi, Dario, tu le conosci bene le ragazze che lavorano qui, non  vero?
- B, lei sa che vivo solo, e la solitudine...
- Non hai bisogno di spiegarmi nulla. Voglio sapere se sei in confidenza con qualcuna di loro, e
se qualcuna ti d l'impressione di essere particolarmente fidata.
- S, alcune delle ragazze sono mie amiche, non lo nego.
- E ce n' qualcuna che abita da queste parti?
- Tutte. Alcune stanno nei villaggi dei dintorni, altre in casolari sparsi per la campagna.
- Ho bisogno che qualcuno mi affitti una stanza in un posto discreto e tranquillo. Devo poterne
disporre tutte le volte che mi serve.
- Capisco.
- Ci andr con una donna, non voglio raccontarti storie. Gli alberghi di Oaxaca sono troppo
lontani, e San Miguel non  sicura, qualcuno potrebbe vederci, tu mi capisci.
- S, perfettamente.
- Dario, questo non  un gioco, non  una ragazzata.
- Neanche lei mi deve delle spiegazioni.
- D'accordo, allora, ma voglio che tu sappia che si tratta di una cosa molto seria, perci il
silenzio  fondamentale, non solo il tuo, ma anche quello della ragazza. La coprir d'oro, dille queste
precise parole.
- Lo far.
- Un'altra cosa, ragazzo. Se non te la senti di farmi questo favore, dillo. Lo capirei.
- Non si preoccupi, posso farlo senza problemi, l'unica cosa  che... Se qualcuno... se sua
moglie... insomma, se lei dovesse essere scoperto, spero non si venga a sapere che il contatto per la
stanza l'ha avuto da me.
- Su questo puoi stare tranquillo.
- Va bene, non c' altro da aggiungere. Chieder informazioni alle mie amiche, con la massima
riservatezza.
Si scambiarono uno sguardo serio. Ormai avevano stretto un patto segreto. Pochi minuti dopo,
Santiago si rimise in strada per il cantiere. Una volta solo, Dario ordin una tequila. Se la scol in un
sorso. Diavolo! pens, perch tutte le cose pi strane dovevano sempre capitare a lui? Ci riflett su. Se
non fosse stato in confidenza con quelle ragazze, l'ingegnere non avrebbe chiesto il suo aiuto. Ecco il
castigo per i suoi peccati, come insegna la saggezza popolare. In ogni caso, tutte quelle persone
apparentemente rispettabili che gli toccava sopportare, altro non erano che una banda di viziosi e
ipocriti; in fondo se l'era immaginato fin dal principio. Rassegnato a tornare al villaggio, cerc nelle
tasche le chiavi dell'auto.
Al cantiere, Santiago and subito in cerca del meccanico per consegnargli il materiale. Poi si
diresse verso la baracca dove i colleghi stavano facendo colazione. Fu accolto con entusiasmo: - Ecco il
nostro eroe sopravvissuto alla missione suicida!
Ramon, Adolfo e Henry alzarono le tazze di caff in una specie di brindisi. Santiago accenn un
sorriso.
- I pezzi ci sono. Speriamo che adesso il meccanico riesca a sistemarli. Se tutto va bene potremo
riprendere il lavoro questo pomeriggio.
-  molto in gamba, vedrai che ce la far - rispose Adolfo.
- Hai gi fatto colazione? - chiese Henry.
- S, mi sono fermato lungo la strada.
- Avr mangiato sicuramente meglio di noi.
- Ci vuol poco.
- Lo prendi un caff? - gli domand Ramon. Santiago declin l'invito.
- No, ti ringrazio, sono stanco morto. Credo che andr a farmi una dormita fino all'ora di
pranzo.
- Come vuoi.
Salut tutti allo stesso modo. Si diresse verso la sua stanza, in preda a un fortissimo imbarazzo.
Detestava avere una storia con la moglie di un collega. Ramon era un uomo tranquillo e per bene, mai
avrebbe sospettato nulla di simile. Poi cerc di ragionare freddamente. Non era quello il punto di vista
giusto. Per via del lavoro, avrebbe avuto a che fare con Ramon tutti i giorni, finch non fosse venuto il
momento di rivelare la cosa. Se avesse cominciato a provare rimorso e a comportarsi da colpevole,
avrebbe rischiato di mandare all'aria tutto, cosa che non poteva assolutamente permettersi. Lui non
aveva previsto quella situazione, la vita va come deve andare.
Fece una doccia e si infil nudo nel letto. Gli torn in mente la pelle di Victoria, l'intensit del
piacere quando l'aveva penetrata. Rivisse cos profondamente ogni sensazione da poter ancora
percepire il suo odore. Era di nuovo eccitato, e si disse che di quella donna non ne avrebbe mai avuto
abbastanza. Sentiva ancora i suoi tenui gemiti di piacere. Sorrise. Cerc di tranquillizzarsi. Prese un
libro e si mise a leggere. Solo il sonno riusc a placare il desiderio.
Dopo che Santiago se ne fu andato, Victoria visse i primi momenti come avvolta in un sogno.
Ogni sensazione palpitava ancora sulla sua pelle. Ma da quando si era alzata dal letto si era trovata in
preda a una vaga inquietudine. Percorse infinite volte il soggiorno, poi and in cucina, fece colazione e
cerc di comportarsi come se quello fosse un giorno normale. Ma aveva del tutto dimenticato come
fosse un giorno normale. Si sedette sulla sua solita poltrona e prov a leggere qualche pagina, ma non
riusciva concentrarsi. Paradossalmente i suoi pensieri non avrebbero potuto essere pi chiari: sapeva
perfettamente che cosa avrebbe fatto. Aveva piena coscienza dei propri desideri. A un tratto le venne in
mente di chiamare i suoi figli. Calcol che ora fosse a Madrid e cambi subito idea. Si rese conto che
telefonare ai ragazzi in quel momento sarebbe servito solo a placare i rimorsi. Pens che i figli, quando
lei fosse andata a vivere con Santiago, non sarebbero pi stati al primo posto nei suoi interessi. Poi si
rese conto che, data l'et dei ragazzi, era assurdo porsi il problema in quel modo. Torn in cucina e le
venne voglia di bere qualcosa di forte. Era ancora molto presto e Victoria non aveva affatto
quell'abitudine, ma la attendevano tempi duri. Forse una piccola dose di alcol l'avrebbe aiutata. Bevve
un sorso e apprezz il liquore come un balsamo miracoloso. Se almeno quella storia le si fosse
presentata nella sua citt, nel suo paese... L, lontana dall'ambiente in cui aveva trascorso la sua vita, le
pareva tutto meno reale, come se obbedisse a una logica diversa, valida solo in Messico. Che cosa
avrebbero fatto lei e Santiago se fossero andati via insieme? Dove si sarebbero diretti? E che ne sarebbe
stato della sua vita in Spagna, dei suoi figli? Bevve un lungo sorso. Mise un po di musica a basso
volume: Mozart. Le note vibranti si diffusero nell'aria dando immediato sollievo alla sua inquietudine.
Mozart la rassicurava perch emanava gioia, riusciva a far percepire un'armonia che restituiva un senso
a tutte le cose. Doveva essere pazza, su questo non c'erano dubbi. Le era stato concesso il dono
dell'amore. Un uomo attraente e sicuro di s l'amava al punto da lasciare tutto per lei. Le veniva offerto
quel che desiderava: l'emozione, la compagnia intima e profonda del vero amore, e a un'et in cui non
avrebbe mai immaginato che un futuro simile potesse attenderla. E lei cosa faceva di fronte a tutti
questi regali del destino? Tremava come una foglia pensando alle difficolt, al dolore che avrebbe
arrecato, alla reazione degli altri. No, la sola cosa da fare in quel momento era godere intensamente di
ci che aveva trovato sulla sua strada, senza pensare a nient'altro. Sent la carezza dell'aria che entrava
dalla finestra, l'effetto straniante dell'alcol. Le torn in mente il contatto con il corpo di Santiago ed
ebbe un brivido. Sorrise pensando che anche lei aveva un posto nella mente di quell'uomo. Fra loro era
tutto ancora cos embrionale, segreto, misterioso. Avrebbe potuto trascorrere ore e ore senza far altro
che abbandonarsi alle sensazioni che provava.
Manuela riattacc il telefono dopo aver parlato con sua figlia. Aveva sempre l'impressione che
se non ci avesse pensato lei, tutto sarebbe andato male. Certo, i suoi figli, ormai tutti e tre adulti e
sposati, non avevano pi bisogno del suo aiuto, eppure non riusciva a liberarsi dai dubbi sulla loro
capacit di cavarsela: erano in grado di risolvere nel modo migliore i problemi quotidiani? Chiss. In
Spagna, quando andava a trovarli, si rendeva conto che la situazione era ben lontana dall'essere
perfetta. Molti particolari venivano trascurati, alcune questioni venivano risolte in fretta e male. Non si
trattava di cose importanti, del resto i suoi figli erano responsabili e per bene, eppure lei vedeva
ovunque problemi da risolvere. Era abituata a puntare alla perfezione. Fin dall'inizio lei e suo marito
avevano stretto una specie di patto: lui avrebbe procurato il denaro per vivere e lei si sarebbe dedicata
all'organizzazione della casa e all'educazione dei bambini. Com'era da prevedersi, tutto aveva
funzionato a meraviglia, perch quando i ruoli sono ben chiari nessuno perde tempo a lamentarsi per le
cose che non potr mai fare. La sua casa aveva sempre funzionato come un orologio; tutto era condotto
nel modo pi adeguato, tutto sottostava a regole stabilite secondo un ordine logico e razionale. Nessuno
faceva storie, ribellandosi al ruolo che gli era stato assegnato nella struttura familiare. I suoi figli erano
diventati ragazzi responsabili, di buon carattere, studiosi ed equilibrati. Le sue amiche glielo dicevano
spesso: Certo che hai avuto una gran fortuna con i figli!. E lei sorrideva in segno di assenso, ma nel
profondo del suo animo sapeva che la fortuna non ha nulla a che vedere con la riuscita dei figli. Non 
come ritrovarsi con il numero vincente di una lotteria, o come comprare un elettrodomestico che d
ottimi risultati senza rompersi mai! No, non se ne sarebbe mai vantata pubblicamente, ma i figli erano
la grande opera della sua vita, un risultato completamente personale. Tuttavia, nessuno sembrava
rendersi conto che per riuscire in un compito come quello era indispensabile una disciplina ferrea,
prima di tutto con se stessi. Lei non si era mai permessa il minimo cedimento, la pi insignificante
debolezza. Ecco il segreto del suo successo come madre. Non si era mai mostrata compiacente, pigra o
negligente, non si era mai commiserata. I sacrifici che si fanno per i figli vanno visti nell'ambito di un
progetto pi vasto, di un'architettura entro cui collocare tutti gli elementi dell'insieme che un giorno
vedremo completato. La mancanza di una sua vita professionale, o di pi tempo da dedicare a se stessa,
non aveva mai rappresentato un peso per lei, n era mai stata fonte di frustrazione. La vita le aveva
assegnato una missione importante e lei vi si era dedicata. Ora le sue incombenze erano pi lievi, ma il
suo ruolo non era mutato: si dedicava a suo marito, lo accompagnava, si assumeva i doveri propri della
moglie di un dirigente. Per questo cercava di essere l'anima e il motore del villaggio, pur senza
intralciare la libert personale di nessuno.
Per tutte queste ragioni non poteva accettare che sua figlia, sposata e con una bambina piccola,
avesse deciso di portare avanti la sua professione di architetto. Vedendo tutti i problemi che questa
scelta creava, Manuela doveva mordersi la lingua per non ripeterle ogni volta: Tesoro, non pensare di
poter fare troppo, concentrati sulle cose pi preziose che hai: un marito meraviglioso che guadagna
molto bene, una bimba splendida, un mondo alla tua portata che puoi gestire nel migliore dei modi.
Ma sua figlia per il momento non sembrava darle retta, e quando Manuela andava a trovarla, quel che
vedeva non le piaceva affatto: una bambina che mangiava quando ne aveva voglia, una casa piena di
domestiche e babysitter incapaci perfino di tenere in ordine i cassetti. E sua figlia! Sempre di corsa,
sempre assalita dal timore di non dedicarsi abbastanza alla bambina, costantemente in preda ai sensi di
colpa. Le donne della nuova generazione non si rendevano conto che il mondo possiede una propria
armonia, che  inutile tentare di cambiare. Ma inculcare queste idee nella testa degli altri non era certo
compito suo, non era tenuta a preoccuparsi per quel che poteva succedere nel futuro delle altre persone.
Lei il suo dovere lo aveva fatto. Pens ad Adolfo. Avevano avuto qualche crisi, nulla di serio, come
qualunque coppia con una convivenza cos lunga alle spalle. Sapeva che suo marito non le era mai stato
infedele, anche se non si era mai preoccupata di verificarlo. Adolfo era sempre stato un buon marito,
gentile, accondiscendente, un gran lavoratore, un buon padre che non aveva mai interferito
nell'educazione dei figli, lasciandola libera di decidere con la massima fiducia. In un bilancio che a
qualcuno sarebbe parso un po singolare, Manuela avrebbe potuto tranquillamente affermare che suo
marito le aveva risolto pi problemi di quanti gliene avesse creati. Un esito francamente positivo.
A volte si domandava come vedessero queste cose le sue amiche del villaggio. Non aveva mai
osato entrare apertamente in argomento con nessuna di loro. Erano tutte pi giovani di lei e
sicuramente avevano opinioni diverse, magari avevano perso la capacit di apprezzare l'armonia
dell'ordine tradizionale. Un vero peccato, perch era come rifiutare un regalo di cui tutte le donne
potevano disporre! Tutte le donne con le spalle coperte da una buona situazione economica, s'intende,
cos vanno le cose. Nei primi tempi della sua permanenza in Messico, Manuela avrebbe preferito avere
accanto qualche altra signora della sua et;  importante poter fare affidamento sui coetanei, si vedono
le cose allo stesso modo. Certo, non poteva negare che fossero tutte ragazze adorabili, ma non avrebbe
potuto condividere i loro interessi e le loro preoccupazioni. All'inizio Victoria le era sembrata la pi
simile a lei. Aveva figli gi grandi, si era mostrata fin da subito tranquilla e disponibile, e non era mai
di malumore. Tuttavia in lei c'era qualcosa di distante, come se una parte della sua mente fosse sempre
altrove. E l'americana, era simpatica ed entusiasta, ma cos giovane e con una cultura cos diversa dalla
sua! Per non parlare di Paula. Cosa nascondeva quella donna? Nella vita Manuela aveva imparato a non
giudicare; si possono commettere grossi errori valutando una persona senza conoscere l'ambiente da cui
proviene. In ogni caso era chiaro che quella ragazza era disperata. Manuela non riusciva a capirne il
motivo: aveva un marito impeccabile, e lei stessa, a parte il problema dell'alcol, dimostrava grande
intelligenza e senso dell'umorismo. Un senso dell'umorismo un po particolare. Non avevano figli, e
questo  sempre motivo di attriti in una coppia. Magari era proprio questo il motivo per cui era
disperata. Non si poteva sapere; certo quella smodatezza nel bere, quella loquacit pazzoide che
s'impadroniva di lei... In fin dei conti, non erano affari suoi. Manuela si considerava una donna
fortunata, ed era proprio questo a renderla comprensiva. E comprensiva voleva dire tollerante, non
voleva certo dire che potesse capire cosa pensassero o provassero le donne della nuova generazione.
Sembravano tutte impegnate in un processo il cui scopo era complicare le cose pi semplici. Il mondo
poteva anche andare avanti, ma esistevano alcuni punti fermi, inamovibili. Ci sarebbero sempre stati
genitori e figli, gli uomini e le donne avrebbero continuato a innamorarsi e le coppie a vivere insieme,
sarebbero nati nuovi bambini che crescendo avrebbero avuto bisogno di un'educazione, e il sole
sarebbe sorto su nuovi giorni nei quali tutti avrebbero dovuto fare colazione, andare al lavoro e a
scuola... Sarebbe sempre esistita la vita quotidiana, con il suo ordine inesorabile di compiti da svolgere.
E l'organizzazione delle piccole cose della vita  la base su cui poggiano quelle grandi; ma di questo
nessuno sembrava accorgersi. Correre, fare cento cose insieme, guadagnare, dimostrare professionalit.
Ah! Povere donne, stavano perdendo la consapevolezza di ci che  davvero fondamentale! E, peggio
ancora, stavano perdendo il loro regno, il potere che avevano sempre esercitato senza alcuna difficolt.
Eppure lei si sentiva felice, e quando, di notte, ascoltava il respiro di suo marito, distesa accanto al suo
corpo tranquillo, provava un orgoglio che le riempiva l'anima e ringraziava il cielo di essere
esattamente l e in nessun altro posto del mondo. Almeno, cos era stato fino ad allora. Negli ultimi
giorni le capitava di pensare che le fosse mancata una sua libert. Ma libert per cosa? Per ubriacarsi,
come faceva Paula? Chiuse gli occhi e si sforz di allontanare quel pensiero. Andava tutto bene. O no?
S, andava tutto bene. Ciascuno ha le proprie vicissitudini, e le sue l'avevano portata fin l.
Susy and a fare una passeggiata a San Miguel. Aveva bisogno di camminare. Fra le mura del
villaggio si sentiva come un animale in gabbia. Quella mattina l'aveva chiamata sua madre per dirle che
sarebbe venuta a trovarla a Natale. Una notizia terrificante. In realt, se Henry avesse potuto assentarsi
dal lavoro, lei avrebbe volentieri trascorso le feste a Boston. Ma sua madre l'aveva preceduta. Avrebbe
dovuto rifiutare, dirle che sarebbero andati loro a farle visita appena possibile, ma non ne era stata
capace. Come al solito, si era bloccata proprio quando era necessaria una reazione decisa. Troppi anni
di accettazione e di odio inghiottito in silenzio. Non aveva mai avuto la forza di far capire a sua madre
fino a che punto la detestasse; aveva creduto che il tempo le avrebbe concesso il distacco necessario per
smettere di odiarla in modo cos viscerale. E in un certo senso era stato cos: se il tempo non aveva
smorzato la sua avversione, le aveva almeno insegnato a riflettere, a essere meno impulsiva. La
psicoterapia alla quale si era sottoposta per molti anni era servita se non altro a rafforzare le sue difese.
Poich il contatto con sua madre non le giovava, le era stato consigliato di frequentarla il meno
possibile. Nel contempo avrebbe dovuto cercare di comprenderla, perdonare i suoi errori e non tentare
pi di cambiarla. Eppure, per quanto ci avesse provato, ogni suo sforzo si era rivelato inutile. A volte
sua madre era fastidiosa e invadente: la chiamava di continuo, si presentava a casa sua senza preavviso.
Altre volte lasciava passare mesi senza dare notizie, e quando Susy cercava di mettersi in contatto con
lei, la respingeva con durezza. Henry era stato fondamentale per la sua stabilit. Per lui il rapporto con
la suocera non era affatto difficile, sapeva come prenderla e non riusciva a capire il rifiuto di Susy. Ma
non faceva domande in merito. Si mostrava rispettoso dei suoi sentimenti, eppure non aveva mai
cercato di comprendere le ragioni di tanto odio. Meglio cos, lei dubitava che ne fosse capace. Era un
uomo schietto, senza lacerazioni, felice, cresciuto in una famiglia modello in cui tutti si amavano e si
rispettavano. Era del tutto privo di complicazioni. Amava il suo lavoro, gli piacevano il rugby e la
musica folk, adorava la sua sorellina pi piccola. Era discreto, responsabile, volenteroso, gentile. E lei,
invece di essere contenta di avere un marito cos, a volte ne era perfino irritata. Henry aveva troppe
virt. Non prendeva mai una medicina, perch stava sempre bene. Non fumava, non beveva pi del
dovuto, aveva un ottimo carattere e nessuna strana mania. Si occupava nel migliore dei modi di tutte le
faccende che lo riguardavano e le offriva la protezione che lei stessa chiedeva. Dava per scontato che
lei fosse pi debole e che avesse bisogno del suo aiuto per andare avanti. Il problema era che a volte lei
si sentiva troppo dipendente. In ogni caso, se fosse esistito un premio Nobel per il marito perfetto,
Henry lo avrebbe vinto. Sua madre l a Natale. Non l'aveva messo in conto. Non era mai venuta a
trovarla in Messico. Che cosa l'aveva spinta a quella decisione? L'ennesima crisi sentimentale con uno
dei suoi amanti impossibili? Susy pensava che i genitori non dovrebbero mai mostrare le loro
debolezze ai figli. Sua madre si trascinava dietro un passato tempestoso, eppure c'erano momenti in cui
la sua personalit brillava. E allora appariva sicura di s, allegra, intelligente, acuta. Sembrava scontato
che una donna come lei potesse avere il mondo ai suoi piedi. Ma non era affatto cos; sua madre aveva
trasformato il proprio mondo in un piano oscillante sul quale era impossibile non perdere l'equilibrio.
Susy si dirigeva verso il mercato, mescolandosi alla folla indifferente e silenziosa di San Miguel.
Donne cariche di ceste, indios dai volti impenetrabili, bambini belli come miniature. A un certo punto
vide Victoria a un banco di spezie. Non era sicura di aver voglia di parlarle, ma le and incontro
ugualmente, aveva bisogno di far tacere i pensieri tormentosi che minacciavano di trascinarla in un
abisso oscuro. Le pos una mano sulla spalla e Victoria si volt di soprassalto.
- Ti ho spaventata?
- Ero distratta.
Victoria diede qualche moneta alla venditrice, poi si allontan insieme a Susy.
- Fammi vedere cos'hai comprato.
- Un misto di spezie e qualche bustina di peperoncino da spedire a Madrid. Me le hanno chieste
alcune amiche per telefono. Assurdo! Di sicuro si trovano anche in Spagna, ma cosa vuoi... Siamo tutti
cos, ricerchiamo un esotismo che ormai non esiste pi.
- Di sicuro qui sono migliori. Su, vieni, ti offro un caff.
Camminarono insieme chiacchierando e sedettero al tavolino di un bar sulla piazza. Ordinarono
due caff.
- Sai cosa penso a volte? - disse Susy. - Che viviamo qui senza renderci conto di dove ci
troviamo. Ci siamo portati dietro le nostre abitudini, stiamo sempre in mezzo a gente simile a noi...
Quando torneremo a casa avremo l'impressione di avere sprecato il nostro tempo in Messico.
- E una sensazione che si ha sempre, in qualunque posto.
- Il tempo vola.
- Pu darsi che quel che stiamo sprecando sia la nostra vita.
- Sei pessimista oggi?
Victoria scoppi a ridere. Scosse la testa. Bevve il suo caff.
- Non farci caso. Come si pu essere pessimisti in una cos bella mattinata?
- Vieni spesso ai bar della piazza?
- Non molto.
- Io s, ci vengo abbastanza spesso. A volte con Paula.
- Tu e Paula siete molto amiche, vero?
- Non saprei.
- Come, non lo sai?
- Paula  una donna intelligente, una persona speciale, ma non so se si pu dire che siamo
amiche.
- Non ti seguo.
- B, il fatto  che con Paula non si pu mai essere sicuri di niente! In fondo credo che la gente
non le piaccia.
- Non si trova bene al villaggio?
- Direi piuttosto che non si trova bene con se stessa.
- Magari non aveva molta voglia di venire qui con suo marito, o forse non riesce a lavorare
come vorrebbe. Susy la guard un po sorpresa. Victoria andava a caccia di notizie personali su Paula?
Non le era parsa una pettegola. Certo, Paula suscitava la curiosit di molti. Quando era arrivata, il
microcosmo del villaggio era gi costituito, e per di pi lei era una donna singolare. A Susy fece
piacere che qualcuno potesse considerarla cos vicina a Paula da sapere qualcosa della sua vita. Ma le
cose non stavano a questo modo, di Paula lei non sapeva nulla.
- Io non credo che abbia veri e propri problemi - disse. - La questione  pi generale: per
qualche ragione che ignoro, Paula ritiene problematico il solo fatto di vivere.
- Suona molto misterioso, ma probabilmente  cos. Ho sempre pensato che nella vita delle
persone il carattere sia determinante, pi degli eventi.
- Qualcosa del genere. Cambiando argomento: sai qualcosa della guelaguetza?
- Ne so quanto te.  per questo sabato, e noi del villaggio siamo tutti invitati.
- Quindi bisogner andarci, non c' santo che tenga.
- E divertente sentirti parlare cos lo spagnolo.
- Lo studio da quando avevo dieci anni!  l'unica imposizione materna che sono contenta di
aver subito. A proposito, mia madre viene a passare il Natale qui.
- Magnifico!
- Voi pensate di tornare in Spagna per Natale?
- No. A Ramon non piace l'idea di andare in Spagna ogni momento.
- E i vostri figli? Vi raggiungeranno?
- Non credo, sono venuti l'estate scorsa.
- Che impressione ti fa avere due figli cos grandi?
- Non lo so, nessuna impressione in particolare. Susy la guard scoraggiata. Non c'era modo di
tirar fuori nulla di interessante da quella donna. Tent per un'ultima volta di scalfire la sua
irreprensibilit.
- Victoria, tu sei contenta di essere una donna? Victoria scoppi a ridere. Non capiva dove
volesse arrivare l'americana. Aveva forse scoperto qualcosa?
- E una domanda che non mi pongo mai, Susy. Io sono una donna! In ogni caso,  sempre
meglio che essere, non lo so... un mollusco, per esempio.
Susy sorrise. Era davvero delusa. Non c'era modo di tirarle fuori nulla di interessante. Victoria
era una persona assolutamente normale. Eppure, aveva parlato molte volte con lei, e non le era mai
parsa cos noiosa. Ma perch ultimamente sentiva tanto la necessit che la gente si mostrasse originale,
che esprimesse punti di vista nuovi riguardo alla vita? L'arrivo di Paula l'aveva cambiata; da quando era
comparsa lei, tutto era diverso al villaggio. Eppure Susy non riusciva a capirne il motivo.
Quel che pi odiava delle feste, oltre al fatto che toccasse sempre a lui occuparsi di tutto, era
dover partecipare. Eppure non aveva osato manifestare il suo desiderio di restarne fuori. Come poteva
uscirsene con una simile pretesa? Ci sarebbero rimasti tutti male. Ma in fin dei conti, di cosa si
lamentava? Non si poteva certo dire che il suo fosse un lavoro duro, n che la permanenza in Messico
gli riuscisse pesante. Eppure il suo umore peggiorava di giorno in giorno, si sentiva sempre pi
pessimista, meno generoso con se stesso e con gli altri. Era sempre stato quel che si dice un ragazzo
allegro, con una pi che dimostrata capacit di ridersela del mondo. Eppure da un po di tempo in qua
si comportava da eterna vittima. Non poteva andare avanti cos, non vi era alcuna ragione che
giustificasse quel tremendo crollo emotivo. Qualcosa stava forse andando male? Niente affatto. Aveva
un lavoro splendidamente retribuito, godeva di una certa libert, se la spassava alla grande con le
ragazze del Cielito, e poi... e poi c'era Yolanda! Una ragazza meravigliosa. E allora? Era costretto a
sopportare le signore quando rompevano un po troppo le scatole? Non era cos grave! Oppure gli
pesava il fatto di essere diventato il depositario di certi segreti amorosi? Doveva ammetterlo, quella
storia un po lo inquietava. Non era bello rendersi conto che gli intrighi d'amore, o di sesso, o di quello
che , possono ripresentarsi per tutta la vita, a prescindere dall'et. In fin dei conti l'ingegnere era
abbastanza avanti con gli anni, aveva una bella moglie e godeva di una situazione economica
invidiabile. Cosa lo spingeva a ficcarsi in quel pasticcio sentimentale? Dario era sempre stato convinto
che con il matrimonio la vita di ciascuno fosse risolta e gli affari di letto non interessassero pi.
Evidentemente, si era sbagliato. Forse non si finiva mai di provare quel temibile impulso delle viscere.
Comunque fosse, non poteva far altro che affrontare la realt, farsi coraggio e stringere i denti.
Altrimenti sarebbe finito in manicomio, e di sicuro i manicomi in Messico non erano un posto
piacevole. La guelaguetza era stata organizzata dal comune di San Miguel in onore degli ingegneri e
delle loro famiglie. Quel giorno Dario aveva un appuntamento con Berto Mndez, un funzionario che
aveva gi incontrato in diverse occasioni. Un tipo piuttosto irritante, lentissimo nel fare qualunque
cosa, perfino nel parlare. Non era una prospettiva piacevole, dal momento che la sua sola speranza era
scapparsene il prima possibile. Il signor Mndez gli mostr il luogo dove si sarebbe svolta la
guelaguetza. Era una chiesa semidiroccata poco fuori San Miguel: qualche muro che teneva a stento in
piedi il tetto.
- Quanto a sicurezza, Dario, lo vede anche lei che il posto non si presta ai sequestri.
- Ma se siamo praticamente all'aperto!
- Appunto! Se qualche estraneo cercasse di avvicinarsi, verrebbe visto da lontano.
Collocheremo delle guardie da ogni lato, e lungo la strada. Da quella parte ci sar il palco con
l'orchestra. I gruppi folcloristici balleranno l e poi si muoveranno fra i tavoli degli invitati, disposti
lungo la navata.
- Fra i tavoli?
- S, chiameranno qualcuno del pubblico a ballare con loro; si fa cos nella guelaguetza.
- E non  pericoloso?
- Ma no! I ballerini non avranno certo delle armi nascoste sotto i costumi.
- E le guardie saranno armate?
- Naturalmente. E lo sar anch'io. Se vuole posso procurare un'arma anche a lei.
-  consentito?
- In Messico portare armi non  legale.
- E allora?
- La legge  sempre la legge. Ma un'arma di dimensioni ridotte, lei capisce...
Si perse in una disquisizione su calibri e modelli mentre Dario guardava con ansia l'orologio.
- Preferirei fare a meno di una pistola. E poi, spero proprio che non sia necessario.
- Bene, allora non le resta che seguirmi nel mio ufficio per mettere qualche firma. Abbiamo
bisogno del consenso circa le misure di sicurezza, capisce.
- Solo che adesso vado di fretta, magari un altro giorno.
- No, mi dispiace,  un documento che ci serve con urgenza. Le ho gi detto che in Messico la
legge  sempre la legge.
Dario aveva sottovalutato l'insistenza di Mndez. Impossibile piantarlo in asso. In fin dei conti i
rapporti con le autorit locali erano compito suo, in assenza del capo, e gli ordini erano categorici. Con
i messicani, di qualunque livello gerarchico, bisognava usare il massimo riguardo. Quindi Dario
accompagn Mndez in municipio, sal nel suo ufficio, firm quel che c'era da firmare e ascolt fino
alla fine tutte le prolisse spiegazioni in merito. Fece ogni cosa secondo le regole, e per di pi dovette
sorbirsi una birra per concludere l'accordo, come voleva la tradizione locale. Tutto ci rischiava di
fargli mancare l'appuntamento pi importante. Mise in moto il fuoristrada e spinse l'acceleratore al
massimo. Nella scelta della stanza per l'ingegnere si era fidato delle ragazze, ma non era sicuro che le
loro descrizioni corrispondessero alla realt. Per quelle ragazze, tutte di famiglie povere, poter affittare
una stanza significava garantirsi per un po un guadagno extra, che a tutte faceva gola. Probabilmente
avevano esagerato nel decantare i pregi delle loro dimore. Alla fine, Rosita le era sembrata la pi
sincera. Nessuna delle ragazze viveva sola, per lo pi avevano famiglie numerose che comprendevano
zii e cugini. Ma Rosita aveva solo tre fratelli che lavoravano nei campi dall'alba al tramonto, e questo
poteva garantire maggiore discrezione.
Il suo ranchto era costituito da vari edifici separati, uno dei quali dava su un cortiletto
posteriore, cosa che avrebbe permesso all'ingegnere e alla sua misteriosa amante di entrare e uscire
senza incontrare nessuno.
Fatic un po a trovare il posto. Meglio cos: la coppia non avrebbe rischiato di essere vista.
Rosita lo aspettava sulla porta. La casa era di quelle tutte uguali che caratterizzavano la zona: a un solo
piano, con rozzi muri scrostati. I diversi strati di colore visibili in alcuni punti dimostravano che, negli
anni, qualcuno si era preso la briga di frenare la decadenza. Nel cortile qualche gallina si aggirava
becchettando e un paio di maiali grugnivano infastiditi. Rosita gli sorrise.
- Ciao, tesoro, pensavo non arrivassi pi.
-  tutto il giorno che corro. Mi  perfino venuto mal di testa.
- Oh, povero bambino mio! Adesso sistemiamo tutto con un bel massaggio.
- Lascia perdere i massaggi. Non complichiamo le cose, che vado di fretta. Fammi vedere la
stanza, piuttosto. Rosita lo condusse verso il cortile sul retro. Dario verific che un'auto poteva arrivare
fin l e poteva essere parcheggiata in un punto poco visibile.
- I tuoi fratelli non ci saranno, ma chi altri abita qui?
- Mia mamma e la nonna.
- Troppa gente!
- Non posso mica buttarle fuori di casa! Ma non  un problema, loro sono sempre occupate con
le loro faccende, non si faranno nemmeno vedere.
- Mi raccomando, accertati che sia cos. E i maiali?
- Ti danno fastidio due porcellini?
- B, non  che siano molto romantici! E poi danno un senso di sporcizia.
- Ah no, eh? Questo no! I miei maiali sono puliti come angioletti e non li posso mettere da
un'altra parte. Mia madre e mia nonna se ne staranno in cucina, ma loro devono essere liberi di andare
dove vogliono.
- Non li ammazzate?
- Ma sei matto? Ammazzare i nostri maiali? Sono sempre stati con noi. Fanno la guardia alla
casa e ci tengono compagnia.
Dario la guard scuotendo la testa. Quei messicani erano tutti un po svitati. Andarono a vedere
la stanza. A Dario sembr pi che decente, visto il luogo in cui si trovava: pareti dipinte di verde, una
finestra coperta da spesse tende a strisce colorate, il letto, un tavolo e due sedie... Il solo quadro,
annerito dal tempo, era una Vergine di Guadalupe appesa accanto alla porta. Dario lo osserv con aria
scettica.
- Ti pare che sia un quadro adatto?
- Perch no?
- Tu lo sai che uso vogliono fare di questa stanza quelli che me l'hanno chiesta, no?
- Sei venuto qui per offendere, oggi? Prima te la prendi con i miei parenti, poi con i miei maiali
e ora anche la Vergine di Guadalupe! Lo sai cosa ti dico? Un quadro come questo non pu far male a
nessuno, al massimo li protegger.
- Va bene, non ti arrabbiare. Se a loro il quadro non piace, lo possono sempre girare. Tieni, qui
ci sono due mensilit anticipate, contali pure.
- No che non li conto. Io mi fido di te e non posso offenderti.
- B, piccioncina, non litighiamo per una sciocchezza.
La bella messicana scopr il suo meraviglioso sorriso dai denti bianchissimi e poi lo abbracci,
invitante.
- Su, vediamo se questo letto va bene per l'ospite che mi porterai.
- Con tua madre e tua nonna in casa? Fossi matto!
- Ma sono di l! E poi a loro non d fastidio, gliel'ho detto che sei una brava persona. Su, dai.
Gli mordicchi abilmente il lobo dell'orecchio, succhiandolo come una caramella. Dario sent
un brivido lento scendergli lungo la schiena. Gli sfugg un gemito. Prima di lasciarsi andare, si
rimprover quella debolezza che l'avrebbe costretto a rientrare al villaggio in folle corsa contro il
tempo.
Da mesi il sesso non le interessava pi. Santiago aveva forse delle amanti? Preferiva non
saperlo. Magari le aveva, perch no? Del resto con lei non ci provava mai. L'avevano fatto qualche
volta, ma non aveva sentito nulla e non si era nemmeno preoccupata di fingere. Ormai quel giochino
aveva perso ogni attrattiva per lei. Come ci si pu entusiasmare per un marchingegno di cui si conosce
a memoria il funzionamento? Avrebbe potuto cercarsi qualcun altro, o magari sperimentare qualche
perversione, ma non gliene era mai venuta voglia, troppa energia sprecata. Si guard nello specchio del
bagno con un sorriso sprezzante. In ogni caso, per aver voglia di scopare bisogna piacersi, e lei non si
piaceva affatto. Conosceva troppo bene il proprio corpo, lo sbuffo di ogni valvola e il cigolio di ogni
ingranaggio. Il corpo femminile in genere le faceva sempre pi orrore, anche se giovane e bello. La
disgustavano le cosce, il ventre, la ridicola abbondanza dei seni. Completamente privo di eleganza e
armonia, il corpo della donna sembrava fatto di materiali grezzi e poveri: argilla, corda, paglia,
nient'altro che un lavoro di artigianato scadente, otri destinati a riempirsi di latte, una cesta panciuta
comoda per ospitare feti. Un oggetto destinato a usi domestici. Per un certo periodo aveva provato a
frequentare una palestra, ma aveva dovuto smettere, non sopportava la vista di tutte quelle donne nude
negli spogliatoi. Incontrarle nella zona delle docce era un continuo pugno nell'occhio.
Indipendentemente dall'et, la offendeva la struttura stessa di quei corpi, la materia di cui erano fatti.
Questo non aveva nulla a che fare con la decadenza. Aveva sempre desiderato essere un uomo, ma
senza la brutalit e l'ottusit degli uomini. Avrebbe voluto appartenere a un terzo sesso dotato solo di
attributi cerebrali. In mezzo a individui simili avrebbe trovato il suo posto. Avrebbe desiderato essere
assorbita da un impegno, la letteratura, forse, cos intenso e pervasivo da impedirle di pensare a se
stessa. Ma pu esistere un simile parossismo nella dedizione a un unico oggetto? Certo che esiste. Ci
sono scienziati che consacrano la vita a una molecola, per anni e anni, dimenticando perfino di
mangiare e di dormire. Quella benedetta molecola, inclemente e schiva, li tiene al riparo dal mondo
reale, dai desideri, dal desiderio, dal corpo, dai corpi, dalle deviazioni mentali. E cos vivono felici,
nella loro bolla di sete di sapere.
Per scrivere grandi libri ci vogliono troppe cose, pens: intelligenza, cultura, conoscenze
tecniche, talento, ispirazione, forza di volont, passione, capacit di spingersi fino al limite estremo di
se stessi e delle proprie ossessioni. E poi la voglia di mettercela tutta, fino a immolarsi sull'altare di una
religione della quale si ignorano perfino i dogmi. Solo allora si pu dimenticare il proprio corpo con le
sue stupide esigenze.
Spesso ascoltava le sonate di Beethoven, i concerti per pianoforte. Accompagnava l'ascolto con
un po d'alcol, quel tanto che bastava per adeguare la percezione dei sensi. Alzava il volume al
massimo. Ascoltava. Era esattamente quel che avrebbe desiderato per s: quell'impeto di forza creativa,
quell'uragano, quella passione. Oh, se avesse saputo estrarre da se stessa materiali cos preziosi,
dissanguarsi in un fiume impetuoso, in un'onda devastante. Dinanzi a tanta grandezza tutto impallidiva:
l'amore, i figli, la serenit della vita quotidiana, perfino i tramonti. Eppure, il talento necessario per
creare qualcosa di simile non le era stato concesso. Le parole non erano venute, non si erano presentate,
n a viso aperto n mascherate. Paula non sapeva rassegnarsi alle miserie che uscivano dalla sua penna.
Dio! era vittima della pi spietata crudelt! Vedeva nitidamente le vette che voleva raggiungere, ne
percepiva addirittura la purezza dell'aria, il freddo intenso e pungente che quasi impedisce di respirare.
Ma era inchiodata ai piedi del pendio, incapace di muovere un passo. Avrebbe dato tutto per poter
raggiungere, sia pure per pochi istanti, le massime altezze, lass, dove i polmoni esplodono di vigore
creativo. Avrebbe dato tutto. Di fatto, l'aveva dato, in cambio di niente.
Era una di quelle magnifiche sere messicane che elevano lo spirito: cielo stellato, aria soave e
profumo di fiori. La chiesa semidiroccata era stracolma di luci che splendevano da lontano.
Enormi mazzi di gardenie erano stati disposti ai lati del palco, e candele accese rilucevano sui
grandi tavoli coperti di tovaglie bianche. Ramon, lungo la strada, aveva cominciato a canticchiare
sottovoce le melodie che giungevano dall'interno. Victoria riusciva a stento a respirare, sapeva che
avrebbe incontrato Santiago e non era certa di riuscire a mantenere la compostezza. Lo riconobbe
subito fra la gente: alto, abbronzato, con gli occhi azzurri, le spalle larghe. Forse solo allora si accorse
di quanto fosse bello; eppure, che senso aveva la bellezza ormai? Lo amava, lo amava disperatamente,
sarebbe corsa da lui solo per stargli accanto, per rimanere l senza parlare, per sentire il calore del suo
corpo. Non lo desiderava neppure, si accontentava di vederlo, di stare con lui, di sentire che
condividevano lo stesso spazio, che respiravano la stessa aria. Amarlo le dava quasi un dolore fisico. Si
avvicinarono ai gruppi che bevevano e chiacchieravano in piedi. Ramon si ferm a salutare qualcuno, e
Santiago venne diritto verso di lei. Victoria temette di non saper reggere la situazione, di cadere a terra.
Era come stordita, folle, sentiva una tensione insostenibile alla nuca. Si scambiarono due baci di
circostanza in cui lei percep tutto l'ardore del contatto. Avvert la forza delle mani di Santiago che le
stringevano le braccia. Il petto le esplodeva. Oltre alla corrente di quell'amore impetuoso c'era un moto
di sorpresa: quell'uomo era uno sconosciuto, appena qualche giorno prima potevano stare
tranquillamente l'uno accanto all'altra, passeggiare con la massima serenit. Appena qualche giorno
prima Santiago era uno fra i tanti residenti al villaggio. E ora la sua sola presenza le accelerava i battiti
del cuore, le impediva di ragionare. Cos'era successo? E, soprattutto, quando? Quando avevano smesso
di essere due persone normali per diventare due poli magnetici attratti l'uno verso l'altra con tanta
energia? Victoria lo guard per un istante negli occhi cercando di trasmettergli tutto il suo amore.
Victoria, era Victoria, ne era assolutamente certo, la moglie dell'ingegner Ramon Navarro.
Incredibile!
Aveva ragione l'ingegnere: ne sarebbero successe delle belle. E non sembrava nemmeno che si
preoccupassero di essere discreti: che sguardo si erano scambiati! Certo, lui era al corrente di quel che
succedeva e aveva seguito ogni mossa di Santiago, forse solo per questo se ne era accorto. L'aveva
pensato fin dall'inizio che la storia dell'innamorata misteriosa non sarebbe stata semplice, e aveva
indovinato. Quello sguardo non dava luogo a dubbi. Victoria! Accidenti, proprio Victoria. Non gli
sarebbe mai venuta in mente. La pi discreta, la pi silenziosa, la sola fra quelle signore che sembrasse
capace di starsene tranquilla. Mai gli aveva rotto le scatole con richieste e pretese. A pensarci bene, non
era affatto brutta, anzi, aveva un gran bel fisico pur non essendo pi una ragazzina. Chiss perch, si
era messo in testa che l'ingegnere si fosse scelto una pi giovane. Quella era una signora della sua et,
aveva anche due figli grandi che erano venuti a trovarla il Natale scorso. Vatti a fidare delle donne! Ci
sono certe acque chete... Di sicuro Paula, la moglie dell'ingegnere, per quanto potesse sembrare
terribile, non aveva amanti, faceva solo scena per scandalizzare. Ah, le donne! Fu assalito dal pensiero
inquietante di Yolanda sola, senza di lui, cos lontana. B, che facesse pure quello che voleva, in fondo
non erano ancora marito e moglie. Si augurava solo che una volta sposati gli fosse fedele, altrimenti
l'avrebbe presa davvero molto male. Proprio come Ramon, quando si fosse accorto di quel che stava
succedendo. Victoria! Da non crederci! Una donna matura, con la vita perfettamente risolta! Ma la
gente non riesce proprio mai a dimenticare l'amore e il sesso? Evidentemente no. Che disastro. E cosa
pensavano di fare quei due? Scappare insieme, o soltanto farsi qualche scopata in quella stanza a casa
di Rosita? Forse era tutta colpa del Messico, dell'aria cos calda, della mancanza di senso morale dei
messicani. Se il villaggio fosse stato in Spagna, a nessuno sarebbe venuto in mente di abbandonarsi alla
dissolutezza, e nemmeno lui avrebbe passato tanto tempo al Cielito. Ma in fondo, cosa gliene
importava? Era forse un paladino della castit? Al diavolo!
pens, e si affrett a fermare uno dei camerieri che passavano fra gli ospiti servendo whisky.
Presero posto per la cena. Al tavolo delle autorit sedevano il sindaco di San Miguel con alcuni
assessori, gli ingegneri e il direttore del cantiere, che in quelle occasioni appariva esultante. Adolfo
adorava le feste. Sua moglie, seduta accanto al sindaco, chiacchierava animatamente, fasciata in un
vestito di seta rossa forse un po eccessivo per la sua et, che la trasformava in una fiammata di colore.
L'orchestra dei marachis attacc. I ballerini comparvero, muovendosi in cerchi serpeggianti sulla pista.
Victoria e Santiago si guardavano appena; che altro potevano fare? Erano costretti a stare seduti e
sorridere, come tutti gli altri. Ma Victoria non aveva appetito, i piaceri del palato non le dicevano pi
nulla da quando era innamorata. Susy e Henry, la coppia pi giovane, erano stati sistemati al tavolo dei
quadri intermedi. Cos stabilivano le norme del villaggio, rigide e inflessibili, per quanto non scritte.
Susy era vestita di bianco. I capelli biondi cortissimi e l'abito verginale le davano un'aria di vestale
moderna. Henry, biondo e incontaminato quanto lei, intratteneva ridendo un paio di funzionarie
messicane. La cena consisteva in un buffet al quale ciascun invitato poteva servirsi liberamente. Una
nuvola di vapore si alzava da un'enorme pentola di fagioli neri, accanto alle insalate di avocado e
all'arrosto di maiale. Il profumo delle frittelle di mais riempiva l'aria. Victoria sent cedere le ginocchia
quando si accorse che Santiago era proprio dietro di lei nella coda per il buffet. Lui le sorrise,
esortandola con lo sguardo a tranquillizzarsi.
- Una festa magnifica - disse.
- Magnifica davvero - rispose Victoria, imbarazzata.
- Vieni, facciamoci dare l'arrosto anche noi.
La prese delicatamente per il gomito e la guid verso un cameriere che tagliava generose fette
di carne rosata. Una volta che entrambi furono serviti, Santiago, sempre con un sorriso sulle labbra, le
bisbigli: - Luned alle tre, a San Miguel, alla chiesa del Perpetuo Soccorso. Pensi di poter venire?
Victoria non riusciva a parlare. Nello sforzo per superare l'emozione credette quasi di svenire.
Senza guardarlo in faccia, rispose: - Credo di s.
- In caso di imprevisto, forse non avr modo di avvisarti. Se non dovessi presentarmi, vorr dire
che sono stato trattenuto al cantiere. Ci tengo che tu lo sappia. Se invece dovessi cambiare idea tu...
Victoria lo interruppe con una risolutezza di cui si stup lei stessa: - Non cambier idea. Solo
una questione di vita o di morte potrebbe fermarmi.
Santiago rise. Victoria cap che quella risposta gli aveva dato sollievo. Si sent invadere da
un'ondata di euforia, e lo stesso successe a Santiago che, rivolto al cameriere, disse, con una risata: -
Un'altra fetta, per favore, siamo pronti a divorare un bue!
Tornarono al tavolo, ciascuno al proprio posto. Adesso per Victoria era tutto cambiato; si
sentiva allegra, forte, decisa e piena di coraggio. L'amore  fatto cos: avvenimenti minimi hanno il
potere di trasformare lo stato d'animo spingendolo da un estremo all'altro. Ormai era immersa in quel
sentimento fino al collo, non sarebbe pi riuscita a tirarsi indietro, e neppure lo desiderava. E cap che
comunque fosse andata, le era richiesta una forza estrema. Ora s, poteva guardare Santiago da dov'era
seduta, senza alcun timore. Era un uomo affascinante, dalla bellezza solida e virile. Come poteva non
essersene accorta fino a quel momento? Not che quando chiudeva gli occhi, le sue palpebre chiare
contrastavano col volto abbronzato. La linea delle folte ciglia bionde le sembr quanto di pi attraente
avesse mai visto. In quel momento lo desider alla follia. La musica e il vino non fecero che accrescere
il suo languore. Avrebbe voluto accarezzargli il petto, baciare quelle palpebre da bambino. L'appetito
non le era tornato, riusciva a stento a mangiare; Santiago, invece, divorava tutto con una fame da lupo.
Questo la fece ridere fra s.
Manuela era felice. La guelaguetza, o come diavolo si chiamava, stava riuscendo a meraviglia.
Gli invitati sembravano tutti contenti, mangiavano, ridevano e si godevano lo spettacolo degli
instancabili ballerini. La serata confermava ancora una volta la sua teoria: quando un gruppo di persone
si trova lontano da casa, le feste sono assolutamente necessarie per tenere alto il morale. Perfino suo
marito le aveva rinfacciato che tanta mondanit poteva essere vista come una frivolezza. Ma lei sapeva
perfettamente quel che faceva. Prima che la malinconia e il senso di spaesamento prendessero piede,
era necessario offrire a tutti un'intensa vita sociale. Solo cos era possibile sostituire la struttura di
rapporti su cui ciascuno pu contare nel proprio luogo di residenza, dai legami con amici e parenti fino
allo scambio di saluti quotidiano con il giornalaio. S, nessuno poteva negare le sue doti di penetrazione
psicologica, e perfino il suo spiccato talento per lo studio delle dinamiche sociali. Oltretutto, con la
guelaguetza, il vantaggio era duplice, perch anche le autorit locali erano soddisfatte di quella bella
dimostrazione di convivenza. Respir profondamente l'aria della notte e bevve un lungo sorso della sua
birra messicana, spumeggiante e leggera. Si sentiva a suo agio con quel vestito rosso acquistato a Citt
del Messico. Forse era un po troppo vistoso per la sua et, ma di certo poteva ancora permetterselo.
Perch no? Aveva un corpo abbondante ma sodo, a suo marito piaceva, o almeno questo le era dato
pensare, perch suo marito non era il tipo da perdersi in complimenti. Ma solo perch era un uomo
troppo impegnato con il lavoro, nient'altro. Ah, com'era importante avere un marito complice, di cui
potersi fidare in ogni occasione! Manuela sapeva di essere una donna fortunata e ringraziava ogni
giorno il Signore per questo. Con tutto quel che si sentiva in giro: mogli abbandonate, matrimoni che
andavano avanti solo per interesse, donne che rimanevano sole...! Il Signore aveva un occhio di
riguardo per lei, ed era presente anche quella sera, nelle note di quella musica, nel sapore dei cibi, nelle
gonne sgargianti delle ballerine. Perfino Paula, sul cui contegno Manuela non aveva fatto troppo
affidamento, stava dimostrando una certa moderazione. B, doveva essere ancora stordita dall'ultima
sbronza. E pensare che suo marito era un cos bell'uomo! Ci sono persone che proprio non riescono a
riconoscere il valore dei doni della vita, al punto che rischiano di perderli. Osserv Paula senza darlo a
vedere. Mangiava svogliatamente e si guardava intorno con altrettanto distacco. Sembrava pensierosa.
La donna libera pensa, si disse, e avrebbe dato chiss cosa per conoscere i suoi pensieri.
Non sapeva proprio cosa ci facesse l. Non era dell'umore per una festa. Non avrebbe saputo
dire perch, ma stare in mezzo a tutta quella gente la infastidiva pi del solito. Nemmeno bere poteva
aiutarla a sopportare la situazione. Santiago le aveva espressamente chiesto di accompagnarlo. Si era
illusa che ormai avesse rinunciato a imporle il suo ruolo pubblico di moglie, e invece si era sbagliata.
Non aveva ancora perso le speranze? Non temeva i suoi eccessi in pubblico? Non aveva paura che lei
bevesse come una spugna sotto gli occhi di tutti e poi vomitasse nella coppa del punch? No, suo marito
era una specie di monaco buddhista, un difensore passivo del matrimonio. Nulla lo turbava, e se anche
qualche emozione fosse riuscita a scuoterlo, sarebbe rimasta celata dietro l'imperturbabile maschera del
suo stoicismo. Suo marito era come le statue dell'Isola di Pasqua. Ah, se almeno dopo cena fosse
riuscita ad andarsene per conto suo a bere qualcosa! Ma non aveva mai osato piantare in asso Santiago.
Un minimo di rispetto le rimaneva ancora. In ogni caso, passavano tanto tempo separati, che scappare
proprio quando erano insieme sarebbe stata una provocazione bella e buona. Ci mancava solo questo,
dopo averlo infastidito in tutti i modi possibili. Spesso si domandava perch Santiago non reagisse alle
sue cattiverie. Aveva tutti i motivi per dirle chiaramente che il loro matrimonio era arrivato al
capolinea. E anche lei avrebbe potuto fargli un discorso chiaro, eppure nessuno dei due si era mai
spinto cos in l. Entrambi temevano le parole, che forse rappresentavano quanto restava del loro
perduto amore. Ma prima o poi uno dei due avrebbe dovuto prendere una decisione, era stupido
rimanere entrambi a vegliare un cadavere. Port un'arachide alla bocca e subito se ne pent: per quale
motivo i messicani dovevano sempre mettere del peperoncino dappertutto?
Al momento del dolce, i ballerini cominciarono a chiamare alcune persone fra il pubblico per
coinvolgerle nella coreografia. L'agitazione e le risate crebbero. All'inizio della serata Santiago avrebbe
desiderato che la festa non finisse mai, per poter vedere Victoria il pi a lungo possibile. Eppure, da
quando avevano fissato quell'appuntamento, non faceva che guardare l'orologio, voleva solo che il
tempo passasse e che il luned arrivasse il prima possibile. Sarebbe stata una dura attesa. Da quando si
era innamorato aveva un pessimo rapporto con il tempo. Dal luned al venerd le ore si trascinavano a
fatica, trasportandolo verso un destino incerto. Nel fine settimana sarebbe tornato al villaggio, ma
questo non significava molto. L'avrebbe vista? E quando? In quali circostanze? Forse solo di sfuggita?
O avrebbe avuto il tempo di stare un po con lei? Sarebbero state presenti altre persone? Era difficile
vivere nell'incertezza per un uomo abituato a seguire piani prestabiliti, a lavorare con materiali solidi e
concreti come il ferro e il cemento. Il suo compito era pianificare quel che sarebbe accaduto nei mesi
successivi, eppure temeva di spaventare Victoria con i suoi tentativi di dare forma al futuro di entrambi.
Ma sapeva che non c'era altra scelta; le cose si muovono per inerzia, e tuttavia  necessaria una spinta
per sollecitare il moto. Vedere Victoria cos sicura di s gli aveva dato serenit.
Alz lo sguardo e la trov subito: era l, respirava la sua stessa aria, mangiava gli stessi piatti, di
sicuro aveva in bocca gli stessi sapori. Ci sono persone che, anche innamorate, continuano a dibattersi
nel dubbio; Santiago, al contrario, era colmo di certezze. Per nulla al mondo era disposto a rinunciare a
quella donna. Se l'avesse persa, come avrebbe potuto guardarsi ancora allo specchio ogni mattina?
Alcuni uomini, quando non hanno un amore, si rifugiano nel lavoro, nelle illusioni, nello sport. Ma
Santiago non aveva mai perso la speranza, sapeva che prima o poi sarebbe arrivata la donna che
avrebbe restituito un senso alla sua vita. Vivere senza questa speranza era assurdo, solo gli imbecilli ci
riescono, solo i vigliacchi. Santiago era stato un uomo duro, capace di sopportare, di mantenere la
calma. Si era sottratto alla disperazione, ma adesso era certo che senza Victoria il mondo sarebbe finito.
Bevve un sorso di vino, sospir, sorrise. Si sentiva fortunato. La fortuna lo aveva assistito in molte
cose, e adesso era completamente dalla sua parte.
Susy sgran gli occhi dalla sorpresa quando un ballerino le si par davanti e le copr il capo con
il cappello da charro. La trascin fin sulla pista. Mentre Susy passava fra i ballerini, una ragazza del
gruppo le porse un fazzoletto di seta. La danza consisteva nel muoversi di fronte al proprio cavaliere
passandogli il fazzoletto prima intorno alla vita e poi intorno al collo. La donna doveva attirare l'uomo
verso di s, come per dargli un bacio, e poi, all'ultimo momento, negarglielo. Guardandosi intorno,
Susy cap subito il gioco, e lo esegu con grazia ed entusiasmo. Il ritmo della musica incalzava, Susy si
divertiva. Era proprio quel che desiderava: stare allegra, ridere, non pensare. Nella piroetta finale, il
tentativo di bacio diventava finalmente un bacio vero. Il ballerino avvicin le labbra alle sue
sfiorandole con i baffi neri. Poi la riaccompagn al suo tavolo e si conged con un inchino. Tutti
applaudirono, e anche lei batt le mani, contenta come una bambina. Henry le diede un colpetto
affettuoso sulla spalla.
- Sei stata bravissima! Complimenti!
- Dio mio, che stanchezza! Non ci crederai, ma  un ballo estenuante.
- Sembra che tu non abbia fatto altro in vita tua.
- Mi  sempre piaciuto ballare. E quel che dovrei fare, ballare, ballare tutto il giorno.
- Perch no, cara? Puoi farlo, se vuoi!
Susy guard suo marito e il sorriso le si congel sulle labbra. Henry la trattava come una
bambina. La piccola Susy vuole ballare? Ma certo! Musica! Musica per la piccola Susy! Mai,
nemmeno per un istante, Henry sospettava che dietro quel suo desiderio di momentanea felicit potesse
esserci dell'altro, una pena nascosta, un vecchio dolore, il bisogno di stordirsi. A un tratto Susy si
accorse che qualcuno, da dietro, le si era avvicinato. Era Paula, che le sorrise come per congratularsi
con lei e le disse in un orecchio: - Fantastico spettacolo, tesoro! La perfetta turista isterica stordita dal
piacere. Ci mancava solo che ti facessi scopare davanti a tutti.
Le diede un bacio e si diresse verso la toilette. Susy sent una gran voglia di piangere. La
odiava, odiava quella maledetta ubriacona.
I servizi erano stati installati dietro la cucina, in un padiglione accanto alla chiesa. Paula
riconobbe subito l'uomo nell'ombra. Era la guida, gli occhi seminascosti dall'ala del cappello.
- Che ci fai qui? Possibile che tu sia sempre dappertutto?
- Guido una delle auto degli invitati, signora.
- Fai anche l'autista?
- Qui mi conoscono tutti, e faccio quello che capita.
- Capisco.
Paula si allontan, lasciandolo con un sorriso ironico dipinto sul volto scuro.
Il sindaco di San Miguel tenne un discorso. Era davvero felice dei magnifici rapporti fra il
villaggio e la cittadina. La presenza degli ingegneri, delle loro distinte mogli e di tutti i membri
dell'impresa aveva portato nella zona una ventata di vitalit e di progresso. Era un onore per tutta la
cittadinanza poterli accogliere presso di s. Gli applausi raggiunsero le volte della chiesa diroccata,
dove gli uccelli avevano fatto il nido. Poi fu il turno di Adolfo, severo quanto paterno. L'autorevolezza
raggiunta nel corso di una lunga carriera professionale fu percepibile sin dalle prime parole del suo
discorso. I dirigenti, le maestranze, con le loro famiglie si sentivano onorati di essere accolti in un
grande paese. Gli uccelli svolazzarono irrequieti dopo la nuova ovazione. Paula, di ritorno nella sala,
disse con voce forte e chiara: - Com' che ci chiamano noi spagnoli qui in Messico? Gachupines, se
non sbaglio.
Nella navata c'era solo una vecchia che spazzava il pavimento davanti all'altar maggiore. Su di
lei cadeva l'unico fascio di luce che rischiarasse la penombra. Victoria sedette in un banco nell'ultima
fila. Sentiva il fruscio ripetuto della scopa sulle lastre di pietra. Darsi appuntamento in una chiesa le
pareva un po blasfemo. Eppure lei non era religiosa. Forse in passato era stata credente? Non ne era
pi del tutto certa. Solo ora si rendeva conto di quante fossero le cose a cui non aveva mai pensato. Per
tutta la vita si era affannata su problemi pratici: i figli, le lezioni, il marito... All'improvviso nascevano
in lei interrogativi nuovi. Era spaventata? Si sentiva in colpa? Spesso aveva immaginato che tradire
Ramon l'avrebbe fatta sentire una criminale. Ma non era cos. Non provava alcun senso di colpa, al
contrario, vedeva le cose con una lucidit fino a quel momento sconosciuta. La sua vita, prima di
conoscere Santiago, si era svolta in un angolo confortevole e organizzato secondo regole imposte da
altri. Una vita simile poteva essere come una prigionia. Sorrise di quelle riflessioni. Si stava forse
imbarcando in una piccola rivoluzione personale? No. Semplicemente si era innamorata, e doveva fare
uno sforzo per non sentirsi vittima di una fatalit che l'avrebbe trascinata verso terribili conseguenze.
L'amore era meraviglioso, perch negarlo? Da qualche giorno aveva perso l'appetito e la mattina si
svegliava prestissimo. All'inizio tutto ci poteva apparire spiacevole, perfino morboso, ma la tensione e
la vitalit che quei mutamenti portavano con s le facevano dimenticare tutto il resto. Era felice. Di
colpo si rese conto che l'ora dell'appuntamento era vicinissima e Santiago non era ancora arrivato; ma
la cosa non la turbava. Quell'uomo la amava, questa era una certezza. Quell'uomo di cui non conosceva
praticamente nulla: n il passato, n i gusti, n la situazione familiare; quell'uomo con cui non aveva
quasi mai parlato, n ballato, n pranzato in un ristorante. Quell'uomo bellissimo dalle mani forti, che
non l'avrebbe mai lasciata cadere nel vuoto. Quell'uomo la amava, non era necessario sapere altro.
Santiago era riuscito a far svanire dalla sua mente e dal suo cuore anni e anni di convivenza con
Ramon, anni di gesti affettuosi, di complicit e interessi comuni. Era riuscito a cancellare tutto. Come
se nulla di tutto ci fosse mai esistito, come se la sua vita cominciasse ora. Era ingiusto, ma inevitabile.
Semplicemente, era cos. Come a tutti, anche a lei era capitato di leggere e sentir parlare della passione,
ma non aveva mai pensato che l'argomento potesse riguardarla. La passione era descritta come un
sentimento devastante, profondo, tragico, dal quale occorre difendersi perch rischia di divorare tutto e
poi dileguarsi in un attimo, lasciando solo dolore. Era questo quel che l'aveva travolta? Una passione?
Santo cielo! Era disposta a sacrificare tutto, non dormiva pi, non mangiava pi, se ne stava seduta in
una chiesa buia ad aspettare un uomo per fare l'amore con lui. Se quella non era una passione, allora
che cosa lo era? Sent due mani premerle sulle spalle. Erano le mani di Santiago, che significavano
conforto, amore, comprensione, protezione infinita. Non ricordava neppure i suoi lineamenti, le era
impossibile raffigurarseli. Si volt, cercandolo, si alz in piedi e lo abbracci. Protezione infinita. Le
mani parlano, dicono molto pi delle parole.
L'aveva vista non appena era entrato: piccola, fragile, seduta sul banco freddo di quella chiesa
che all'improvviso gli parve lugubre, spaventosa. Era importante che Victoria non si spaventasse, che
non si lasciasse influenzare dall'impressione di squallore che, inevitabilmente, gli incontri clandestini
portano con s. Se avesse potuto, sarebbe fuggito via con lei in quello stesso istante, l'avrebbe
sequestrata, rapita; loro due soli, il passaporto in tasca, e una nuova vita davanti. Ma era indispensabile
non commettere il minimo errore. Tutto doveva essere perfettamente calcolato, organizzato con cura.
Non poteva ancora sapere se Victoria fosse forte abbastanza per affrontare gli aspetti pratici della
questione. No, doveva essere lui a prendere in mano le redini. Per il momento, era fondamentale che lei
non si lasciasse intimorire dalle enormi difficolt che si avvicinavano. In fondo, era lei ad avere
qualcosa da perdere, c'erano il marito, i figli. Ma quando la strinse fra le braccia si sent sicuro; le
avrebbe dato tutto il coraggio di cui aveva bisogno.
In macchina non si parlarono quasi, n si guardarono. A entrambi la prospettiva di quel
pomeriggio appariva strana, stupefacente. Fra pochi minuti si sarebbero trovati in una stanza
sconosciuta a fare l'amore. Quando arrivarono nel cortile dietro la casa non c'era nessuno, per fortuna, e
nemmeno si sentivano voci provenire dall'interno. Dario aveva fatto un ottimo lavoro, quello sembrava
il luogo ideale. Videro due maiali muoversi pigri fra gli alberi. Santiago la prese per mano.
- Non devi preoccuparti. Vedi? La stanza ha perfino una porta! Di sicuro non hai mai visto un
lusso simile. A Victoria quel luogo non parve n miserabile n lussuoso. Semplicemente, non lo vide.
Si chiusero la porta alle spalle. Si sorrisero, si abbracciarono, si spogliarono lentamente, senza
esitazioni e senza fretta. Poi, sul letto, si avvilupparono in un nodo. Victoria sospir, tranquilla; l'odore
del corpo di Santiago le era al tempo stesso nuovo e familiare. Il suo pene eretto che le sfiorava le
gambe le parve tenero e divertente. Santiago non cercava il piacere, non ci pensava nemmeno, voleva
solo entrare dentro di lei, perdersi, rimanere l. Quello era il suo angolo di pace e calore dopo la pioggia
e il freddo, era il fuoco, il centro di tutto. Victoria lo sent dentro di s e fu come se finalmente una
dolorosa ferita si rimarginasse. Tutto prendeva senso, tutto per la prima volta aveva un nome. Non
aveva mai fatto l'amore prima di allora, mai, mai. Santiago le si offr, si abbandon a lei, le diede tutto.
Lei lo sent gridare.
Rimasero abbracciati sul letto, avvolti dalla pace dei loro animi. A quel punto a Victoria venne
da piangere. Santiago si scost lievemente per guardarla in viso. Le asciug le lacrime con la mano e
sorrise.
- Che c'? Non ti  piaciuto?
Lei piangeva e rideva insieme. Cerc di controllare la voce.
- Sar tutto cos difficile.
- E vero, sar difficile; ma non spaventiamoci. Devi pensare al dopo, a quando il peggio sar
passato.
- Parli come se fosse un'operazione chirurgica.
- S, lo so che feriremo altre persone, ma  inevitabile. E dovremo trovare il modo per gestire la
cosa, non abbiamo scelta. Ho gi cominciato a cercare lavoro in Spagna, con la massima discrezione.
Dovremo andarcene in un tempo relativamente breve. Restare qui fino alla fine del cantiere 
impensabile. Non possiamo vivere per anni come due clandestini, non  quello che voglio, e nemmeno
tu, immagino. Per di pi, quando gli altri lo sapranno, non potr certo lavorare accanto a tuo marito, n
prendere in affitto una casa qui per noi due... No,  impensabile. Ma non ti devi preoccupare, ho buoni
contatti, non mi sar difficile trovare un nuovo lavoro. Gli ingegneri servono ovunque.
- Sentirti parlare degli aspetti pratici adesso, cos presto...
- Lo so,  un po inquietante, ma non possiamo lasciare nulla al caso. Avremo bisogno fin da
subito di una base solida su cui contare, di un reddito sufficiente, di un luogo piacevole dove vivere. Se
ce ne andiamo senza pianificare nulla potremmo trovarci in situazioni che metterebbero a dura prova i
nostri nervi, e questo dobbiamo evitarlo. Te lo immagini vivere in un appartamento minuscolo e
squallido? N tu n io ci siamo abituati, non ci riusciremmo.
- Sentirti parlare cos mi spaventa.
- Non hai motivo di spaventarti. Tu avrai sicuramente voglia di riprendere il tuo lavoro, di
tornare a Madrid, giusto?
- E di vedere i miei figli, ogni tanto.
- Non c' problema per questo, i tuoi figli li vedrai.
- Come posso spiegare loro tutto questo da cos lontano?
- Non lo so, falli venire qui quando sar il momento, oppure v tu da loro. Il modo lo troverai.
Purtroppo io non so cosa dirti, non ho figli.
- Gi - mormor Victoria, con una nota di sconforto nella voce. - Ci aspetta una tempesta niente
male.
- Per abbattere strutture solide ci vogliono forti scossoni.
- B, la mia  una struttura pi che solida, perci il colpo sar tremendo.
- Non sei sicura di voler mandare in pezzi la tua attuale situazione?
- Io voglio stare con te, di questo sono sicura.
- Allora dobbiamo mantenere la calma, non avere timori.
Santiago la abbracci, e Victoria se ne stette immobile, rannicchiata contro il suo petto.
Rimasero cos a lungo. Poi Victoria alz il viso verso di lui: - Pensa che cosa strana. Dalla prima volta
che mi hai abbracciata, ho pensato che un uomo con le braccia cos forti mi avrebbe sempre protetta da
ogni male.
- Lo trovi cos strano? E la pura verit!
- Non sei un tantino vanitoso?
- Certo che lo sono.
Risero, un po sollevati. Santiago si sent felice all'idea che Victoria riuscisse a scherzare. La
strinse a s.
- Victoria, il mio sentimento per te  davvero forte. Mai prima d'ora ho provato nulla di simile.
Adesso capisco cose che prima non comprendevo: le passioni travolgenti descritte nella letteratura, le
grandi sinfonie... E come un'altra dimensione della conoscenza, come una droga che permette di vedere
oltre.
- S, ma l'effetto di ogni droga a un certo punto finisce.
- Allora, quando l'effetto finir e dovr riaprire gli occhi, far in modo che tu sia l.
- Ci sar, puoi starne certo, ci sar.
Un'ora dopo Santiago la lasci alla chiesa dove si erano dati appuntamento e torn in cantiere.
Per Victoria separarsi da lui fu come una lacerazione. Ancora un attimo, solo un attimo, pensava
mentre lo salutava, e quando alla fine non lo ebbe pi davanti agli occhi avvert un acuto dolore al
petto. Lentamente, and a sedersi nel banco dell'ultima fila, dove si era seduta prima di incontrarlo. Ora
c'era qualche fedele: donne anziane col capo coperto da scialli o fazzoletti, uomini che pregavano in
piedi. Aveva bisogno di rimanere sola per un po', una sorta di decompressione prima di tornare al
villaggio. Le parole di Santiago le risuonavano nella mente: Adesso capisco le passioni travolgenti
descritte nella letteratura, le grandi sinfonie. Lei aveva sognato un po di tenerezza, un abbraccio da
fidanzati al ritorno da un viaggio, e invece si era ritrovata in una dimensione superiore dell'amore. Se
quella era la passione, valeva la pena di rischiare, di abbandonare tutto quello che era stato, di lasciarsi
trasportare.
- Donna Manuela, non vorrei mi fraintendesse, ma non so se sia il caso, mi creda.
- Dario, insomma, neanche fosse il nostro primo Natale in Messico!
- Appunto per questo! L'anno scorso non ci siamo dati tanto da fare.
- Questo perch l'anno scorso molti sono tornati in Spagna. Invece questo Natale si fermano
quasi tutti qui, e per di pi ci saranno anche degli ospiti, fra i quali, se non ricordo male, anche la tua
fidanzata.
- S, lo so. Per questo, dico io, potremmo lasciar perdere le decorazioni come in Spagna... anche
perch, a guardar bene, gli agrifogli e gli alberi di Natale non sono neppure una tradizione spagnola,
arrivano dal Nord Europa.
- Senti, Dario, non ho nessuna voglia di discutere sulle origini delle tradizioni natalizie, quindi,
quando avrai un attimo di tempo, andrai a Oaxaca e ti informerai su dove possiamo procurarci tutto il
necessario. Voglio il villaggio pieno di alberi di Natale, palline colorate, candele e neve artificiale! E,
naturalmente, anche un presepe. Siamo intesi? Finir per pensare che a te, quel che fa paura,  il lavoro.
- No signora, non  questo. Sa benissimo che sono ben lieto di fare qualunque cosa lei mi
chieda. Ho solo dei dubbi sull'effetto.
- L'effetto sar magnifico, vedrai. Fatti aiutare dalle domestiche, dal cuoco, da chiunque possa
darti una mano. Ci vediamo, ragazzo.
Manuela gir sui tacchi e se ne and. Che disastro! pens, mentre si incamminava verso casa. I
giovani d'oggi sembrano tutti storditi, alla minima novit tirano fuori obiezioni a non finire. Che scarsa
fiducia nei progetti! Dario era senz'altro un bravo ragazzo, diligente e lavoratore, ma bastava chiedergli
qualcosa ed entrava subito in agitazione. Certo, lei non era il suo capo, eppure si sentiva responsabile
del benessere psicologico del villaggio. Il periodo natalizio  cruciale per tutti: si sa, a molte persone,
soprattutto se lontane da casa, proprio in quei giorni vengono i pensieri pi tristi. L'anno prima, chi non
era tornato in Spagna si era ritrovato in un villaggio decorato con motivi locali, freddi e spenti. Non
doveva pi succedere, quei fannulloni dei messicani sarebbero stati capaci di travestire un maiale da
Babbo Natale. Ah no! Di sicuro, con un po di impegno Dario sarebbe riuscito a trovare un bell'albero
grande per il giardino. Spettava a lui occuparsene, non era certo oberato dal lavoro! Vide Victoria da
lontano e la chiam.
- Ehi, dove vai?
- Stavo facendo un giretto.
- Su, v a cambiarti, ci facciamo una partita a tennis.
- Adesso?
- Victoria! Anche tu? Oggi sembra che il mondo intero sia in preda alla paralisi.
- Cosa vuoi dire?
- Ah, niente, fissazioni mie. Dai, andiamo a prepararci. Un po di sport ci far bene. Sono la pi
vecchia qui dentro e mi tocca sempre spronare tutti quanti per farli muovere un po'.
- Hai un'energia fuori del comune.
- A furia di sentirla, questa storia dell'energia, finir per crederci anch'io. Ma non  vero. La
verit  che non ho perso l'entusiasmo per la vita.
- Da quanti anni sei sposata?
- Cosa c'entra questo, ora? B, non lo so, pi di trenta, credo. Ma non  il momento di perdersi
in chiacchiere. Andiamo a giocare, poi ti racconto. Victoria annu. Non era facile sottrarsi agli energici
consigli di Manuela. Forse sudare un po e liberare la mente le avrebbe fatto bene. Le era venuto il mal
di testa per i troppi pensieri, e per l'incolmabile mancanza di Santiago.
Naturalmente Manuela vinse, e per di pi le fece una ramanzina perch non si era concentrata a
dovere. In effetti, aveva cercato di affrettare la sconfitta per finire prima e fare due chiacchiere.
All'improvviso provava una gran necessit di parlare di sentimenti. Non poteva confidarsi con nessuno,
ma parlare dell'amore la rasserenava. Nel piccolo spogliatoio, dopo la doccia, ci riprov.
- Tu sei ancora innamorata di tuo marito? Manuela scoppi in una fragorosa risata. Scost dal
viso alcune ciocche bagnate e la guard.
- Si pu sapere che diavolo ti succede?
- Niente. Era solo una domanda.
Manuela continu a vestirsi con calma, poi si ferm.
- B, non saprei cosa risponderti. Credo di s, ma immagino che quel che posso dirti tu l'abbia
sentito migliaia di volte. Col tempo l'amore si trasforma. Diventa sempre pi amichevole, pi complice,
meno passionale.
- Il tuo, all'inizio,  stato un amore passionale?
- Perch mi fai tutte queste domande?
- Scusami, Manuela, lo so che sono domande indiscrete. Ma in fin dei conti, passiamo tanto
tempo insieme, qui, lontano da casa, e non sappiamo niente l'una dell'altra. Non parliamo mai di
questioni personali.
- Hai ragione, per nel mio caso non c' molto da raccontare. Ho conosciuto Adolfo
all'universit, eravamo entrambi all'ultimo anno. Non che fosse particolarmente bello, ma a me 
piaciuto subito. Lo trovavo serio, educato, solido, un ragazzo su cui poter fare affidamento per tutta la
vita. Non chiedermi come potessi saperlo, sar stata intuizione, ma avevo visto giusto. Ho subito
pensato: Quest'uomo lo voglio per me. Lui, se devo essere sincera, non mi degnava di particolare
attenzione. Uscivamo con altri amici, andavamo in giro, c' stato qualche tentativo di avvicinamento,
qualche sguardo... finch un giorno ho capito che stava perdendo la testa per una ragazza basca che era
entrata nel gruppo solo per rimanere un mese a Madrid. Allora mi sono svegliata e ho sferrato l'attacco.
Ho fatto di tutto per mostrarmi simpatica, affascinante... finch un giorno gli ho confessato che ero
pazza di lui.
- E lui come ha reagito?
- Nessun uomo rimane indifferente quando gli dici una cosa del genere, la loro innata vanit fa
scattare subito l'interesse. Per di pi, Adolfo non ne  rimasto troppo sorpreso, mi ha creduto subito. E,
come puoi vedere,  stato un successo. Andiamo d'accordo, insieme ci siamo goduti la vita, abbiamo
avuto tre figli, e quando arriver la vecchiaia, che ormai non  lontana, ci faremo compagnia e avremo
cura l'uno dell'altra. Questa si pu chiamare passione? Non ne ho idea. Ma ti assicuro che la serenit di
avere accanto qualcuno che condivide i tuoi stessi interessi, gli stessi ricordi, gli stessi affetti... b, non
credo esista nulla di meglio.
- Ti capisco. Quel che mi dici non  molto diverso da quel che abbiamo vissuto Ramon ed io.
La mia impressione, per,  che siamo tutti presi nell'ingranaggio della vita quotidiana: il lavoro, i
doveri, i figli... Alla fine non sappiamo pi se stiamo insieme solo per abitudine, sotto la spinta delle
circostanze e nient'altro.
- Potr sembrarti, ma non  cos. Certo, l'inerzia della vita quotidiana ci porta a essere sempre
impegnati, e a questo si aggiunga pure che gli uomini dedicano una parte importantissima della propria
vita alla professione. Ma non  il caso di perdere di vista l'essenziale, dobbiamo sempre essere
consapevoli che stiamo con nostro marito per amore, non dobbiamo dimenticarlo. Io sono sicurissima
che la base sentimentale di un'unione dipende da noi donne. Tocca a noi vegliare affinch tutto vada
bene. Ma adesso basta, Victoria, mi hai costretta a pensare a cose serie e non ne avevo nessuna voglia.
- D'accordo, il discorso si  fatto troppo impegnativo. Andiamo a prendere una birra al club, per
compensare. Ti prometto che non far altre domande. Mi parlerai solo dei preparativi per Natale.
Al tavolino del club Manuela espose con dovizia di particolari tutto quel che aveva in mente per
le feste natalizie. Ma Victoria la seguiva con distacco, giusto quanto bastava per poter annuire,
sorridere, infilare qualche commento qua e l. S certo, la serenit, la pace di una convivenza durevole,
anno dopo anno, i progetti in comune, i figli... tutto quel che aveva detto Manuela poteva sembrare un
cumulo di luoghi comuni; eppure erano anche idee perfettamente ragionevoli. Infatti la serenit era lo
stato d'animo che per primo aveva perso, da quando era immersa in quella costante frenesia di pensieri
ed emozioni. E non era, la serenit, un bene prezioso? Valeva la pena di mandare in frantumi una vita
priva di sofferenze, di tradimenti, di angosce? Forse tendiamo a non dare il giusto valore a ci che
possediamo, ma se un giorno dovessimo perderlo... La vita con Santiago si prospettava come un
enigma e nessuno poteva assicurarle una futura serenit. Certo, avrebbe avuto l'amore; ma sarebbero
riusciti a trovare entrambi un po di calma dopo le lacerazioni che dovevano affrontare? Come sarebbe
stata quella convivenza? Rientrando a casa, si sofferm a osservare il giardino. Ricord che al suo
arrivo al villaggio aveva deciso di occuparsene lei stessa, senza l'aiuto dei giardinieri, ma da pi di una
settimana lo stava trascurando. Le erbacce crescevano ovunque, le rose erano sfiorite e parevano
orrendi moncherini. Le parve che in quel disordine si riflettesse il suo stato d'animo. Prese una
decisione: l'indomani avrebbe passato l'intera mattinata a lavorare di rastrello e cesoie. Non poteva
andare avanti cos, quei pensieri ossessivi la stremavano. Non voleva pi pensare.
Entr in casa e, d'impulso, telefon ai suoi figli. La voce giovane e allegra della ragazza le
regal qualche istante di enorme sollievo. Peccato che, come al solito, sua figlia non avesse tempo di
parlare, doveva uscire, aveva sempre fretta, sempre un mucchio di cose da fare. Altre volte, quella
fretta di sua figlia le era parsa del tutto normale, ma ora se ne sent un po ferita. Eppure non aveva il
diritto di pretendere tutta la sua attenzione, tanto pi che prima non lo aveva mai fatto. Le domand se
non avesse voglia di venire in Messico per Natale.
- Quest'anno no, mamma, te l'ho gi detto. Del resto non  molto che ci siamo visti. Mica
possiamo attraversare l'Atlantico ogni momento. Lo capisci, no? Lo capiva, certo che lo capiva,
esattamente come capiva che nessuno l'avrebbe aiutata a uscire dalla confusione in cui era finita. Le
pareva di trovarsi a un processo, sul banco degli imputati. I testimoni a favore del suo matrimonio non
la finivano mai di parlare, i sostenitori della sua fuga con Santiago facevano scena muta.
Ma la vita non funziona come un processo: il giudice, l'accusa e perfino la difesa siamo sempre
noi, soltanto noi. Victoria riattacc il ricevitore e si guard intorno. Nulla poteva esserle d'aiuto o anche
solo confortarla. Chiss, se avesse avuto il coraggio di raccontare a Manuela quel che le stava
capitando, lei avrebbe saputo darle qualche buon consiglio. Ma se le immaginava gi le parole della sua
amica: Victoria, sei ammattita? Vuoi lasciare tuo marito, i tuoi figli, la tua vita comoda, la tua
serenit? E tutto per un uomo che, a quanto ne sappiamo, ha un matrimonio in pezzi e una moglie
completamente disturbata e alcolizzata? Di sicuro quello cerca solo di liberarsi di lei, e come tutti gli
uomini non ha il coraggio di rimanere solo! Su, Victoria, questi innamoramenti sono crisi dell'et.
Cos le avrebbe detto la sua amica, e non avrebbe avuto torto. In fondo, dopo aver sposato Ramon, non
si era mai innamorata. Aveva tante cose di cui occuparsi: il lavoro, i figli, la casa... e poi non era mai
stata una donna incline alle avventure; anzi, aveva un carattere sobrio e realistico. Forse proprio per
questo stava ingigantendo sentimenti che una persona pi abituata a flirtare avrebbe saputo riconoscere
e inquadrare nella loro giusta dimensione. Ed era vero che, in quella fuga, Santiago non aveva niente da
perdere. Lui non ne poteva pi di Paula; l'avrebbe lasciata comunque, se non per lei, per un'altra donna.
Era tutta colpa di quella permanenza in Messico, di quelle giornate vuote. Victoria non era
abituata a vivere senza lavorare. E il ruolo della moglie tradizionale non le si addiceva. Se in quel
preciso istante si fosse ritrovata di colpo a Madrid, nel suo ambiente, con la sua famiglia, i suoi allievi e
i suoi amici, quella storia le sarebbe parsa un'assurdit. Si lasci cadere su una poltrona. Pazzesco che
in cantiere non ci fosse copertura per i telefoni cellulari. Che cosa non avrebbe dato per poter chiamare
Ramon, o Santiago, uno dei due.
- No, no, niente luci di Natale. Useremo le stesse luminarie delle feste estive. Ci manca solo che
debba montare tutte quelle lampadine minuscole sugli alberi.
- Ma queste sono a forma di Babbo Natale, e in Spagna, se non sbaglio, va forte Babbo Natale!
- Tutte americanate. Al diavolo Babbo Natale! Prender un paio di scatoloni di palline, le stelle,
i fili d'argento, la neve artificiale...
Dario era con Rosita nel magazzino principale di San Miguel, alla ricerca di decorazioni
natalizie. L'aveva incontrata per caso per la strada e le aveva chiesto di accompagnarlo nelle sue
commissioni. Una volta pagati tutti gli acquisti, si diressero insieme verso l'auto. Rosita lo aiut a
trasportare le scatole.
- Ti posso offrire una birretta, adesso, o devi tornare subito al Cielito?
- Se non ti spiace che ti vedano in giro con me...
- Ma stai scherzando? Su, vieni, cos magari mi passa il malumore.
Sedettero ai tavolini di un bar sulla piazza. Rosita era estasiata. Dario la osserv a lungo. Era la
prima volta che la guardava in tutta tranquillit, alla luce del sole. Era bella, con la sua camicetta bianca
e la gonna a piccoli pois. Non doveva avere pi di venticinque anni. Dario pens che non c'era nessuna
differenza fra lei e qualunque altra ragazza della sua et. Ma era una prostituta. Certo, fare la prostituta
in Messico non era disdicevole come in Spagna. L la povert era tanta, e le ragazze si vedevano
costrette a racimolare denaro in qualunque modo. Fra i messicani, che una ragazza si prostituisse non
era poi tanto grave. La morale sessuale era meno rigida, tutti erano pi promiscui, pi semplici, in
fondo. Cosa avrebbe pensato donna Manuela se avesse saputo con quale naturalezza lui frequentava le
prostitute? Di sicuro le sarebbe parsa un'aberrazione. L'idea di donna Manuela gli ricord il motivo per
cui era l. Ricadde in preda al malumore: tutte quelle decorazioni inutili, quelle stupide feste per
bambini... Maledizione! Un mucchio di lavoro, e proprio del tipo che pi detestava. Le festivit
natalizie si preannunciavano durissime! Chiss se avrebbe avuto il tempo di dedicarsi a Yolanda. Dopo
tanto tempo che non si vedevano, e dopo un viaggio cos lungo, e cos costoso, Yolanda ci sarebbe
rimasta male se lui l'avesse abbandonata a se stessa.
- A cosa pensi, tesoro?
- Bah, a niente, cose mie.
- B, queste cose tue devono essere davvero brutte, se fai quella faccia. Sei diventato verde di
colpo.
- Lasciamo perdere, non vale la pena di parlarne. Piuttosto, come va a casa tua con la coppietta
degli amanti?
- Bene. Almeno credo, perch nessuno li ha mai visti. Ci hai fatto tante raccomandazioni che
mia madre non osa neppure mettere il naso nel cortile.
- Non so se crederci.
- B, credici pure, perch  la verit. Mia mamma  fatta cos, a lei gli affari degli altri non
interessano, e poi  ben contenta.
- Contenta di cosa?
- B, di tutti i bei soldini che ci danno. Anzi, vorrebbe sapere quanto tempo si fermeranno.
- Non posso saperlo. Dipende da cosa decidono di fare.
- Allora spero proprio che vogliano stare insieme per molto tempo, e che non gli passi la voglia
di far l'amore.
Dario scoppi a ridere. Quelle ragazze riuscivano sempre a metterlo di buonumore. Rosita, in
particolare. L'ottimismo le veniva dal cuore. Lui non ricordava di averla mai vista triste, e neppure
stanca. E pensare che quella ragazza avrebbe avuto i suoi buoni motivi per lagnarsi della vita che
faceva. Ma  sempre cos: le donne che hanno tutto non sono mai contente; al contrario, quelle che
sopportano la sofferenza fin dall'infanzia sono le pi felici, perch riconoscono il valore delle cose e
sanno apprezzarle. Aveva sotto gli occhi l'esempio delle signore del villaggio: un'alcolizzata fuori di
testa, un'americana mezza scema, un'altra che tradiva il marito... e tutte annoiate al punto da dover
organizzare di continuo feste d'ogni genere. Rosita, che viveva in una specie di stalla, ed era costretta a
passare met della sua vita a ballare e andare a letto con uomini vecchi e brutti, invece era sempre
allegra.
- Perch non vieni con me al Cielito, tesoro? Potremmo fare un riposino, cos ti rilassi un po e
ti passano i brutti pensieri. Magari vediamo se anche Maria ha voglia di stare un po con noi.
Dario la guard con malizia. A quella ragazza piaceva scopare, eccome se le piaceva!
- Ti piace tanto fare l'amore, vero Rosita?
- Non con tutti. Tu sei speciale, bambino mio. Se fossi sposata con te, non andrei certo ad
affittarmi una stanza per stare con un altro. Non lo farei mai.
- E non pensi che col tempo potremmo annoiarci, io e te, a vivere come marito e moglie?
- Nemmeno per sogno! Le mie migliori amiche, secondo te a cosa mi servono? Ogni tanto ne
inviterei una o due per divertirci un po', come facciamo adesso, senza nessun problema.
Dario rimase di sasso. Diceva sul serio? Sarebbe stata capace di dividere suo marito con le
amiche solo per regalargli qualche piacere in pi?
- E dimmi, a farci compagnia ci sarebbero anche altri uomini?
- Ma che stranezze dici? Certo che no. Non saremmo sposati? Che moglie sarei se mi mettessi
nel letto altri uomini?
Era forse quella la vera civilt? si domand Dario. In ogni caso, quel modo di prendere la vita
gli andava a genio.
- Ti piacerebbe sposarti, Rosita, prima o poi?
- Ah, non lo so, tesoro mio. Il matrimonio per le donne significa solo lavoro lavoro lavoro. Non
credo di aver mai visto mia madre e mia nonna con le mani in mano un solo minuto: sempre a badare ai
figli, alla casa, agli animali, al marito, alla terra... Quando arriver il giorno che al Cielito non mi
vorranno pi, magari ci penser. Per ora non c' nessuno che vorrei come marito, e non credo che
nessuno vorrebbe me come moglie... Dario, tesoro, che senso ha pensare a quello che faremo fra un
sacco di tempo? Lasciamolo stare il futuro. Il presente d gi abbastanza da fare.
- Hai ragione, mi hai convinto. Adesso ce ne andiamo al Cielito e ci beviamo una tequila, poi si
vedr.
I begli occhi di Rosita si illuminarono. La ragazza sorrise, si alz in piedi leggera come la
brezza. Anche Dario si sentiva sollevato, pi vivo e pieno di forza. Apr l'auto, e nemmeno la vista
delle scatole piene di decorazioni natalizie gli fece passare il buonumore.
Il presente d gi abbastanza da fare. Una frase geniale.
Raggiungere quella casa con la propria auto era molto diverso che incontrare Santiago a San
Miguel e poi partire insieme. Quel viaggio solitario la faceva sentire ancora pi clandestina, pi abietta;
dava alla storia una nota di squallore con cui lei, pur avendoci molto riflettuto, non aveva fatto i conti.
Mentre guidava, sentiva venir meno ogni impulso sentimentale o erotico; al contrario, cominciavano a
prevalere nel suo animo i pensieri accumulati dopo la conversazione con Manuela: il bisogno di ordine,
il buon senso, il desiderio di serenit e di tutela della propria vita. In fin dei conti, chi era Santiago?
Non avevano mai parlato a lungo, quell'uomo non le aveva raccontato nulla di personale, non le aveva
neppure spiegato come mai il suo matrimonio era andato alla deriva. Quella storia si stava
trasformando in una pazzia. La cosa pi sensata era pregare Santiago di non cercarla pi. Gli avrebbe
detto che si conoscevano appena, che non poteva buttare a mare la pace della sua vita per un futuro
incerto. Gli avrebbe fatto notare che col tempo avrebbero potuto manifestarsi discordie,
incompatibilit, e che forse non erano innamorati, ma semplicemente infatuati. Mentre parcheggiava
sul retro della casa, vide il fuoristrada di Santiago. Una vampata di calore le sal al viso e le gambe le
tremarono. Si rese conto che il suo solo desiderio in quel momento era vederlo, stare con lui. Nel
frattempo Santiago comparve sulla porta e le venne incontro deciso. Si abbracciarono, e la calorosa
stretta fece rinascere in lei la sensazione ormai familiare di protezione e amore. Tuttavia si ricord dei
suoi propositi, e disse con un filo di voce: - Santiago, dobbiamo parlare.
Lui rimase perplesso, era visibilmente preoccupato.
- E successo qualcosa?
- No, per... ho riflettuto e...
- Vieni, su, andiamo dentro.
- Va bene, per promettimi che una volta dentro non mi bacerai.
Santiago sorrise e alz la mano in segno di giuramento.
- Promesso.
- Ci ho riflettuto e... se poi venisse fuori che non mi ami veramente?
Lui reag ridendo di gusto. Le prese le mani e cominci a baciarle, prima l'una e poi l'altra.
Victoria insistette, cercando di essere seria.
- Ascoltami, Santiago. Non mi hai mai parlato del tuo rapporto con Paula, n del vostro
matrimonio. E chiaro che la vostra vita insieme  stata... problematica, diciamo. Immagino tu abbia
pensato pi volte a separarti, e adesso...
- E adesso mi sei passata davanti tu per puro caso e ho pensato che potevamo metterci insieme.
- Detto cos sembra assurdo, per potrebbe essere andata pi o meno in questo modo.
Santiago la prese per mano e la condusse verso il letto. Si sedettero.
- Anche se avessi deciso di lasciare mia moglie, non ero obbligato a trovarmi un'altra donna.
Guardami bene, Victoria, ti sembro il tipo d'uomo che non sa stare da solo?
-No.
- Del resto potrei benissimo rimanere nella situazione attuale. Paula ed io siamo cos distanti,
ormai, che  come se non vivessimo insieme. E comodo. Potrei anche separarmi da lei e andarmene per
la mia strada. Il lavoro che faccio mi piace, ho un carattere tranquillo e non temo la solitudine pi di
quanto la temano gli altri. Ma il caso ha voluto che mi innamorassi di te, Victoria, proprio di te, del tuo
viso, dei tuoi capelli, della tua voce, di tutto quello che sei.
- Ma se ci conosciamo cos poco! Non abbiamo un progetto comune come la maggior parte
delle coppie!
- Pensaci bene, Victoria, il progetto comune della maggior parte delle coppie  fatto di cose
materiali: comprare una casa, mettere al mondo dei figli, assicurare loro un futuro...
- E se poi ci accorgessimo di non stare bene insieme? Nel corso di una convivenza possono
nascere difficolt, attriti apparentemente insignificanti che logorano una relazione fino a distruggerla.
- Noi due staremo bene insieme. Non abbiamo una personalit complicata, siamo entrambi
equilibrati e affettuosi, realistici e segretamente passionali. Dovremo fare qualche sforzo per adattarci
l'uno all'altra, e lo faremo, perch ne vale la pena.
- Sembra che io voglia fare a tutti costi l'avvocato del diavolo.
- No, per mi chiedi una cosa impossibile. Non posso persuaderti che il mio amore 
indipendente da qualunque considerazione pratica, non posso perch non lo so. Credi davvero che
riesca ad analizzare freddamente le ragioni per le quali mi sono innamorato di te? Nessuno pu farlo,
nessuno. La sola cosa che posso assicurarti  che ti amo moltissimo, fino all'estremo limite, fin dove
non avrei mai immaginato di potermi spingere.
Victoria si strinse a lui con tutta la forza della disperazione.
- Perdonami, caro, perdonami. Ho detto un mucchio di sciocchezze. Non darmi ascolto. Forse
vorrei solo che tutto fosse gi risolto, poter stare con te lontano da qui, poterti vedere ogni giorno. In
fondo, sono terrorizzata all'idea che qualcosa possa andar male.
- Forse ti spaventa perdere la vita che hai fatto finora.
- Non  questo, ho paura di affrontare quello che ci aspetta, ho paura di far soffrire gli altri. Sar
terribile dire a Ramon: Non ti amo pi.
- Se non se ne  ancora reso conto, significa che qualcosa non va.
- Non credo, ma questo non cambia le cose...
- Quando sar tutto finito, analizzeremo insieme quel che non funzionava. Troveremo una
spiegazione degli errori. Ma non  questo il momento di pensarci.
- E a loro? Cosa spiegheremo a loro?
- Non sar necessario spiegare niente. Purtroppo, quando sapranno che ci siamo innamorati di
un'altra persona, non ci sar altro da dire.
- Sentirti parlare cos mi fa paura. Davvero non hai pensato a come potrebbe reagire Paula?
- Potrebbe reagire in qualunque modo. Con Paula non si sa mai.
- Per lo meno Ramon  una persona pi... normale.
- E come reagisce un uomo normale quando sua moglie gli dice che lo lascia per un altro?
- Taci, per favore, Santiago. Credi che stiamo facendo bene?
- Secondo la legge di chi?
- Ah, lasciamo perdere. Parlare di tutto questo mi agita inutilmente.
- Se preferisci, invece di starcene qui, possiamo uscire a fare una passeggiata.
- Sarebbe bellissimo. Ma, e se ci vedono?
- Cammineremo per i campi.
- Va bene. Non credo che oggi riuscirei a fare l'amore. Si incamminarono in silenzio. Faceva
caldo, un caldo secco, quasi rinvigorente. Santiago portava gli occhiali da sole; Victoria non pot
vedere il suo sguardo quando le disse: - Non che io non voglia parlare del mio rapporto con Paula. Se
vuoi possiamo farlo, ma il punto  che non servirebbe a nulla. Mi sto preparando a dimenticarla, a
escluderla completamente dalla mia vita.
- Ci riuscirai?
- Ho gi cominciato.
- Io non lo so, dimenticare completamente Ramon...
- Non ti chiedo che lo faccia anche tu, ti chiedo solo di non stupirti se non parler quasi mai di
lei. Ognuno ha il proprio modo di reagire.
- S, per...
- Se in questo momento avessimo il passaporto in tasca, ti chiederei di fuggire.
- Senza dir niente a nessuno?
- Lo diremmo dopo. Sarebbe magnifico poter tagliare i ponti con tutto in questo stesso istante,
sparire senza dare spiegazioni, senza pensare al futuro...
- Ma  proprio quello che non dobbiamo fare, l'hai detto tu stesso.
- E se avessi cambiato idea? Peccato che il passaporto non ce l'abbiamo. O tu ce l'hai?
Victoria non cap se parlasse seriamente. Inarc le sopracciglia, stupita.
- Sentirti parlare cos mi fa ancora pi paura. Santiago si mise a ridere e la abbracci forte.
- Quando staremo finalmente insieme non avrai pi paura di niente, vedrai.
Tornarono in casa e fecero l'amore, perch trovarsi l'uno dentro l'altra non era pi una questione
di scelta, era diventata una necessit.
Rientrato nel suo ufficio, Santiago trov un biglietto sulla scrivania; era un messaggio di
Ramon: Ho bisogno di parlarti con la massima urgenza. Santiago and a cercarlo in cantiere; se non
allarmato, era lievemente inquieto. Uno dei capisquadra gli indic dove avrebbe potuto trovarlo.
Ramon era l, con gli stivali e il casco protettivo, a discutere col capocantiere. Santiago gli si
avvicin, cercando di non lasciar trapelare alcun segno di agitazione.
- Ramon, volevi vedermi?
- S, Santiago, d un'occhiata qui. Il terreno  pi duro di quanto pensassimo.
Continu a esporgli problemi tecnici; Santiago lo guardava senza riuscire a concentrarsi. Non si
sentiva in colpa. Cercava solo di capire. Ramon era un uomo completamente immerso nel proprio
lavoro. Sua moglie stava per lasciarlo e lui non si accorgeva di nulla. Probabilmente aveva trascorso gli
ultimi anni con Victoria senza neppure avvertire che lei si stava allontanando, che aveva bisogno della
sua attenzione, che aveva smesso di amarlo. Come siamo ottusi noi uomini, pens, non capiamo quel
che succede nella nostra stessa casa, non vediamo le cose finch non andiamo a sbatterci contro. Siamo
troppo sicuri di noi stessi, o forse non abbastanza prudenti. Navighiamo badando solo a tenere la rotta;
ma non ci rendiamo conto che l'equipaggio si sta ammutinando o che le provviste di bordo sono finite.
Nemmeno lui, del resto, aveva saputo prevedere quel che sarebbe successo con sua moglie. All'inizio il
carattere di Paula l'aveva divertito, era rimasto affascinato dal suo spirito anticonvenzionale, dal suo
modo bizzarro di esprimersi, era convinto che non fosse una donna qualsiasi. Come aveva fatto a non
cogliere la profonda e autodistruttiva disperazione che si annidava in lei? Ma anche se avesse capito,
cosa avrebbe potuto fare? Lasciarla sola, e permettere al mostro che aveva dentro di divorarla? Era
innamorato, e un cavaliere innamorato corre a salvare la dama in pericolo, non importa quale sia il
mostro. Eppure da molto tempo aveva rinunciato a qualunque tentativo di salvataggio; ne andava della
sua sopravvivenza. Aveva capito che il mostro poteva essere cos crudele, cos affamato di carne
umana, da divorare anche lui. C'era un limite a tutto. A un certo punto aveva rinunciato a capire cosa
stesse accadendo nell'animo di Paula. Non poteva, non ne aveva i mezzi, non era nemmeno autorizzato
ad avvicinarsi al principe delle tenebre che dimorava nel cuore di sua moglie. E ora stava per lasciarla,
sola col suo dolore. S, condividere un'indecifrabile sofferenza non serve a nulla. Il sacrificio di s 
eroico se lo si affronta per una buona causa; diventa assurdo quando  gratuito.
- No, cara, no. E ridicolo che tu ti preoccupi per me. Star benissimo in quell'albergo a San
Miguel. Mi hanno detto che una volta era una missione.
- Qui tutto una volta era una missione, mamma, o almeno cos cercano di farci credere. A casa
nostra staresti pi comoda.
- Lo sai come sono fatta io, sono un'anima inquieta, uno spirito libero. Ho bisogno della mia
privacy. Verr a trovarvi, pranzer con voi tutti i giorni di festa, passeremo la sera di Natale insieme.
Ma ogni tanto avr pur bisogno di tornarmene in albergo per pensare un po alle mie cose. Mi sento nel
pieno di un marasma esistenziale, attanagliata da un'infinit di dubbi. Sono una donna in continua
ebollizione,  il mio carattere. Credevo che con gli anni le cose sarebbero cambiate, ma evidentemente
non  cos. Quella conversazione cominciava a prendere una piega spiacevole. Era necessaria una
brusca sterzata. Se sua madre si tratteneva in Messico per tutta la settimana, quante volte le sarebbe
toccato dissuaderla dall'esporle i suoi problemi? Un'impresa impossibile. Alla fine sarebbe ricaduta nel
caos che portava sempre con s e l'avrebbe esposto agli occhi di tutti. Non si sarebbe certo trattenuta di
fronte alla gente del villaggio; no, avrebbe parlato di s senza un attimo di tregua, come se la sua vita
potesse interessare all'intera umanit. Avrebbe messo tutto in piazza, facendola vergognare a morte.
- Va bene mamma, se ti senti pi a tuo agio, fermati pure in albergo, ma sappi che sia a me che
a Henry farebbe piacere averti con noi.
- Per Dio, Susy, lo so! Henry  il ragazzo pi adorabile del mondo, la generosit fatta persona.
Se l'avessi trovato io, un uomo cos, la mia vita sarebbe stata completamente diversa, sarebbe stata
addirittura una vita felice. Certo, io non sono come te, tu sei una ragazza piena di virt, accomodante,
pronta al sacrificio, capace di sentirsi a proprio agio in un'istituzione noiosa come il matrimonio.
- Cosa intendi dire?
- Niente di particolare, cara, solo quello che ho detto.
- Lasciamo stare mamma. Vieni, andiamo a fare un giro, ti faccio vedere il villaggio.
- Questo posto  una meraviglia! Vivete come possidenti in una piantagione. Si vede che gli
spagnoli fanno le cose bene: non hanno perso il gusto per il colonialismo.
- Spero non ti capiti di dirlo a loro.
- Non preoccuparti, Susy, tua madre  un disastro su tutta la linea, ma conserva il senso della
diplomazia. Lo so che ti preoccupi di quel che pensano gli altri, scommetto che non sei riuscita ad
acquistare un briciolo di fiducia in te stessa.
- Smettila mamma, per favore.
Uscirono. Nei giardini regnava una luce accecante. La madre cerc nervosamente gli occhiali
da sole.
- Mi spiace cara, comincio gi a combinarne una dopo l'altra. Ho dimenticato gli occhiali nel
soggiorno. Mi daresti le chiavi? Faccio un salto a prenderli.
- Qui non chiudiamo mai la porta. V pure, ti aspetto.
- Scusami, sono cos sbadata...
Susy pens che non sarebbe riuscita a reggerla. Non per un'intera settimana. In certi momenti,
prima del suo arrivo, era perfino arrivata a illudersi che le cose fossero cambiate, che fosse possibile
una normale convivenza fra loro. In fin dei conti il Messico era una terra poco familiare a entrambe. Ci
sarebbero state molte novit, gente nuova, distrazioni a sufficienza perch sua madre riuscisse a
smettere di pensare a se stessa. Ma si era sbagliata, nulla poteva distrarre quella donna dall'eterno
dispiegamento del proprio ego. Era un fatto che avrebbe dovuto accettare gi da molto tempo.
D'accordo, poteva anche accettarlo, ma perch continuare a vederla? Non sarebbe stato meglio evitare
qualunque rapporto? La vicinanza di quella donna le faceva male; anche quando non era presente. A
stento riusciva a liberarsi dalla sua immagine. Perfino se fosse morta avrebbe continuato a vederla
come un pericolo, un precipizio nel quale rischiava di cadere.
Finalmente sua madre torn, con un paio di enormi occhiali da sole che le coprivano quasi
interamente il viso. Portava molto bene i suoi anni. Era ancora una donna piacente. Alta, snella, con
braccia e gambe affusolate e una struttura solida. Poteva perfino sembrare una creatura innocente
smarrita nel bosco. Ma era davvero innocente? Una domanda che Susy si era posta per anni. Tutti i suoi
problemi, la spudorata esibizione che ne faceva, quel suo comportamento incontrollabile... Davvero
non riusciva a controllarsi? Non sapeva quale tortura fosse per Susy assistere alle sue eccentricit? Lo
sapeva, senza dubbio, lo sapeva. Nessuno pu rimanere innocente per sessant'anni. Nessuno si
smarrisce nel bosco a quell'et. Sua madre la detestava. Non le era mai piaciuto avere una figlia come
lei, o forse non le era mai piaciuto avere una figlia. Con le decorazioni natalizie procurate da Dario, i
giardini e il club avevano un aspetto assai strano. I fili d'argento brillavano in pieno sole dando
all'insieme un che di surreale. Un albero locale era stato potato a forma di pino ed era stato cosparso di
batuffoli di cotone. Alle finestre del club erano appese lunghe calze colme di pacchettini, secondo la
tradizione nordica. La madre di Susy si dichiar deliziata: l'insieme era quanto di pi originale e naif le
fosse mai capitato di vedere. Si fermava a ogni passo davanti alle decorazioni decantandone la bellezza.
Susy cominci a infastidirsi. In fondo era proprio quel che aveva sperato, che sua madre rimanesse
colpita dall'ambiente in cui viveva. Eppure anche questo ora la irritava. Pens che, semplicemente,
qualunque cosa sua madre facesse, lei la trovava detestabile. Questo pensiero la spavent. Entrarono
nel club; le sale erano decorate con pigne dorate e fili d'argento. Era ancora presto, al bar non c'era
nessuno. Susy mostr a sua madre le varie zone del club: la sala di lettura, il salone delle feste...
- Ma  meraviglioso, figlia mia! Temevo di trovarti in una baracca di legno con il water
chimico, isolata nel bel mezzo di una foresta tropicale. Ma vedo che qui  tutto perfetto, l'impresa ha
considerato l'impatto psicologico di una lunga permanenza lontano da casa. E Henry? E ben alloggiato?
Immagino che al cantiere la sistemazione non sar altrettanto comoda. Per fortuna lui  cos
professionale! Ma tu, non avresti potuto andare a vivere con lui presso il cantiere? Certo, non deve
essere facile, per ti immagini che situazione incantevole? La giovane moglie che accompagna il
marito in una regione selvaggia e vive insieme a lui nella sua precaria casetta.
- Mamma, stai idealizzando le cose. Henry vive nelle baracche dell'accampamento con i suoi
colleghi. Dispongono di una sola stanza per ciascuno. Cosa ci farei io, l?
- Certo, dovevo immaginarmelo. Vedi qual  il mio problema? L'hai detto tu stessa: tendo a
idealizzare le cose, e anche le persone. Per questo me ne capitano di tutti i colori. Ma ormai, alla mia
et,  troppo tardi per lottare contro una tendenza innata. E una cosa terribile, non trovi?
- Vieni, ti faccio vedere la sala da biliardo.
Che situazione insopportabile. In fondo, era un'ottima cosa che sua madre si fosse sistemata in
albergo, eppure, anche cos... Ma lei, cosa poteva fare? Farsi ricoverare in ospedale per tutta la durata
della vacanza di sua madre? Andarono nella sala del biliardo e poi al bar, dove, in quel preciso istante,
comparve Paula. Vedendola, Susy ebbe un moto di inquietudine e al tempo stesso di allegria
liberatoria. Aveva l'irragionevole sensazione che solo Paula, grazie a qualche magia, sarebbe riuscita a
tirarla fuori da quello stato d'animo.
- Paula! Come va? Vieni, voglio presentarti a mia madre.
Le parve assente, anche se non sembrava aver bevuto. Ma un sorriso sarcastico le affior sulle
labbra quando sua madre le tese la mano.
- Molto piacere, Grace Brown.
- Lei parla spagnolo?
- Non molto bene, purtroppo.
- Non darle retta, in realt se la cava benissimo, e capisce quasi tutto.
- Che fortuna! Io non capisco quasi niente di quello che mi dicono, n in spagnolo, n in altre
lingue. E la cosa non fa che peggiorare, credetemi.
Sua madre lanci una graziosa risatina di stupore, e guard la nuova arrivata con una certa
ammirazione. Susy intervenne immediatamente. Non voleva che entrassero in confidenza. Non avrebbe
mai permesso a sua madre di ficcare il naso in quell'amicizia.
- Sei venuta per prendere qualcosa?
- Sono venuta a cercare un po di ghiaccio per bermi un whisky nell'intimit di casa mia. Poco
fa ho aperto il frigorifero e cosa ci ho trovato? Un mucchio di roba in stato di avanzata putrefazione. La
mia impareggiabile domestica deve aver staccato il cavo per passare l'aspirapolvere. Ma non credo che
me la prender con lei, tutti sbagliamo, non crede, signora?
- Chiamami pure Grace.
- La chiamo come le pare, non si preoccupi. Dov' il cameriere?
Susy si tranquillizz, Paula non aveva ancora bevuto e la cosa sarebbe finita l. Fu un sollievo
vederla uscire col suo bottino: una caraffa di cubetti di ghiaccio. Ma era il caso di stare all'erta, perch a
sua madre doveva essere piaciuta parecchio. Infatti, disse subito che la sua amica le pareva un tipo
molto originale, una persona fuori dal comune. Meglio tenerle lontane l'una dall'altra.
Appoggi la caraffa con il ghiaccio sul tavolo della cucina. Prese con le dita un paio di cubetti e
li lasci cadere nel bicchiere di whisky. Lo guard in controluce. Un'immagine rassicurante. Quando si
era messa a bere non aveva fatto i conti col suo organismo. Non aveva la costituzione adatta, tollerava
male l'alcol. A volte aveva dolori al fegato e le veniva la nausea. I postumi delle sbronze, poi, erano
eccessivi. Da un paio di mesi aveva perfino smesso di lavorare. I diari di Tolstoj, le carte e i dizionari
giacevano intatti sulla sua scrivania. Ricordava con quante aspettative aveva cominciato quel lavoro:
pensava che qualcosa della grandezza di quell'uomo sarebbe potuto arrivare fino a lei. I potenti bagliori
del genio di Jasnaja Poljana, le sue eroiche decisioni: la liberazione dei servi, la vita stoica, la lotta
interiore contro tutto ci che  miseramente umano. Paula era giunta a immaginare se stessa come la
depositaria di pagine emerse da una grande anima. Con la sua traduzione, avrebbe ricostruito il senso
delle frasi concepite dallo scrittore fino a sentirsi tutt'uno con lui. Ma la magia non aveva funzionato.
Avrebbe dovuto capirlo subito che le magie non funzionano mai quando gli occhi sono abituati a
vedere la spietata realt. Lei non aveva liberato i suoi mugik, n aveva mai passeggiato in mezzo alla
neve in compagnia del proprio cane. Aveva trascorso met della sua vita immobile. Impietrita dalla
paura: paura del fallimento, paura di trovarsi faccia a faccia con i propri limiti, paura di inoltrarsi nel
profondo di se stessa e di portare alla luce ci che vi avrebbe trovato. Aveva temuto di varcare i confini
della follia e di cadere dall'altra parte senza alcuna protezione. Era sempre rimasta immobile. Una
mano che non scrive, una donna che non agisce. Era vissuta all'ombra di Santiago, che le dava da
mangiare e la proteggeva dalle tempeste della vita. Ma perfino restarsene raggomitolata in un angolo
ormai non la aiutava pi. Le tempeste avevano cominciato a imperversare nella sua mente. Aveva
bisogno di riposo, non chiedeva altro, quando l'angoscia si accaniva su di lei come una bufera. Si
tormentava finch il dolore non era vinto dalla stanchezza. L'alcol avrebbe finito per distruggere il suo
organismo senza darle conforto. Perfino il cinismo era un appiglio che cominciava a cedere. Si affacci
alla finestra: palme e oleandri. Niente di pi lontano dalle steppe russe, dai paesaggi che aiutano ad
avvicinarsi a Dio. Perch si trovava in Messico? Non aveva alcun senso stare l. Vide passare Victoria.
Una moglie, proprio come lei. Aveva i capelli sempre lucenti e lisci come la seta. Era una donna
tranquilla, di poche parole, di cui non si sapeva molto. In realt lei non sapeva niente di nessuno perch
non ascoltava. Se l'avesse fatto, avrebbe dovuto porsi troppe domande. Perch gli altri avevano trovato
il loro posto nel mondo e lei no? Esisteva un posto anche per lei? Doveva esserci per forza, ma
bisognava uscire a cercarlo, o forse entrare dentro se stessa. La paura la paralizzava. Non riusciva a
muoversi, qualunque gesto le provocava dolore. Ricordava le terribili favole dell'infanzia: Hansel e
Gretel che si perdono nel bosco e finiscono rinchiusi in una casa di marzapane. Alice che cade dentro
un pozzo buio e sbuca in un mondo assurdo dove viene trattata con disprezzo: Ehi tu! Cos'hai da
guardare, stupida bamboccia?. Sempre troppo piccola o troppo grande, la povera Alice, non era mai
della misura giusta per stare con gli altri. E Coppella, la storia di quel balletto che l'aveva sempre
ossessionata: una bambola bellissima che non potr mai ricevere la vita. Sent una scarica di dolore alla
cervicale, bevve un sorso di whisky che le fuoriusc dagli angoli della bocca, si asciug il mento e usc
di casa per correre dietro a Victoria.
- Carissima vicina! Si pu sapere dove diavolo stai andando?
- Dio santo, Paula, mi hai spaventata!
- Io nomino il diavolo, e tu Dio.
Victoria rideva, sembrava nervosa. Era la prima volta che Paula la vedeva cos. Come se avesse
difficolt a parlarle.
- Hai saputo del comunicato?
- Quale comunicato?
- Ci invitano a essere prudenti quando usciamo dal villaggio. Pare possano verificarsi dei
sequestri.
- Vogliono solo spaventarci, cara Victoria.
- Forse c' qualcosa di pi. Rinforzeranno la sorveglianza lungo il muro di cinta.
- Sciocchezze, la delinquenza organizzata qui  inesistente, ed  gi un po che il
subcomandante Marcos ha deciso di darsi alla letteratura. In ogni caso, non mi dispiacerebbe se ci
sequestrassero tutti in blocco, per esempio durante la terribile cena di Natale. Te lo immagini? Un bel
branco di gachupines presi al lazo. Geniale: Requisiamo questo tacchino ripieno in nome della
rivoluzione!.
- Non parlarmi di quella cena! Manuela ha proposto che ognuna prepari un piatto tipico della
sua regione.
- Che idea fantastica! Quella donna un giorno o l'altro sar nominata ambasciatrice delle
Nazioni Unite.
- Sei tremenda. Per ti assicuro che Manuela organizza tutte queste attivit solo per renderci la
vita pi gradevole. Certo, a volte il suo impegno mette a dura prova la pazienza delle altre. Io, per
esempio, sono una pessima cuoca.
- Tranquilla, cuciner io per tutte e due. Far una bella torta di hashish.
- Non sarebbe male! - disse Victoria ridendo. - Per avvisa, cos non la diamo ai bambini.
- Al contrario! Loro per primi! Regaliamo ai nostri bambini un'esperienza indimenticabile in
questa terra desolata!
- Mi spiace Paula, ora devo lasciarti. Ci vediamo dopo.
- Spero che non ti sequestrino.
- Non prima di aver assaggiato la tua torta. Victoria si allontan in gran fretta. Fugge, pens
Paula, fugge da me perch io sono l'anomalia e lei la normalit. Quella donna  pura normalit. Dovrei
pedinarla ventiquattr'ore su ventiquattro per capire come fa e prendere esempio da lei. Solo cos, forse,
avrebbe imparato ad affrontare il mondo con qualche istruzione per l'uso, invece di vivere come chi
non sa far funzionare una macchina misteriosa.
Finalmente gli uomini sarebbero tornati al villaggio per passare il Natale in famiglia. Quel
maledetto cantiere avrebbe chiuso per tre giorni e il mondo non sarebbe crollato. Tutto era pronto.
Dario aveva ceduto a ogni richiesta, aveva perfino montato degli altoparlanti che diffondevano canti
natalizi nei giardini dalle sei alle otto di sera. Certo, l'iniziativa era rivolta soprattutto alle famiglie.
Quel dispiegamento di festoni e palline natalizie poteva sembrare inutile a molti, ma faceva del
villaggio un ambiente caloroso e tradizionale. Non appena i vari spazi comuni erano stati addobbati, i
bambini avevano mostrato di apprezzare molto la cosa. Si sa che gli adulti organizzano certi
festeggiamenti solo per loro, cercando di riempire di sogni un mondo troppo materialista. Manuela
aveva nostalgia della nipotina. Quell'anno non poteva vederla, e al suo ritorno avrebbe trovato una
bimba gi grande al posto della neonata che aveva lasciato. Si stava perdendo i suoi primi anni. I
bambini a quell'et sono la cosa pi bella del mondo. Le venne in mente un pomeriggio, sotto il portico
della sua casa di campagna. I suoi tre figli erano ancora bambini, il pi piccolo aveva solo sei mesi.
Emetteva dolci gorgoglii, armoniosi come una musichetta. Gli altri giocavano accanto a lei. In quel
momento si era resa conto di vivere il momento pi felice della sua vita. Si era sentita avvolta da una
sensazione di assoluta pienezza. Era all'apice. Probabilmente non avrebbe mai pi sperimentato quel
sentimento, ma in quell'istante aveva toccato il cielo con un dito, il suo cuore si era riempito di pace.
Erano davvero pochi a poter affermare di aver provato tale sensazione. Per questo Manuela era grata
alla vita, la vita si era comportata bene con lei. Fece un profondo sospiro. Non aveva il diritto di
lasciarsi invadere dalla tristezza; quel meraviglioso momento della sua esistenza era gi di per s un
buon motivo per vivere, e si era replicato in altri momenti quasi altrettanto emozionanti. Ah! La sua
nipotina, con quegli occhioni azzurri! Se solo avesse potuto tenerla un po in braccio! Decise che
avrebbe chiamato sua figlia il giorno stesso e le avrebbe chiesto di avvicinare il ricevitore all'orecchio
della piccola, voleva che sentisse la voce della sua nonna. I bambini sono importanti, certo. Se tutto
fosse andato come previsto, la sera della vigilia i piccoli del villaggio avrebbero addirittura incontrato
Babbo Natale. Non era stato facile convincere Dario ad accettare la parte. Che croce, quel ragazzo!
Come se vestirsi da Babbo Natale per un paio d'ore fosse un'esperienza traumatica. Adolfo lo avrebbe
fatto con piacere, ma quella sera non era possibile, sarebbe arrivato tardi, giusto in tempo per fare una
doccia, cambiarsi e raggiungere gli altri per la cena. Non poteva correre il rischio che il programma
saltasse. Cos'era stata la sua vita se non un continuo adoperarsi affinch tutto riuscisse alla perfezione?
Sospir di nuovo. Era sicura di essersela cavata piuttosto bene. Senza paura di esagerare, poteva dirsi
che ovunque fosse passata lei aveva sempre regnato l'armonia. Ora per avvertiva all'improvviso
un'ondata di stanchezza. Aveva avuto grandi soddisfazioni, era la prima a riconoscerlo, ma aveva
trascorso una vita intera a occuparsi degli altri. Certo che suo marito l'amava! Lei gli aveva reso la vita
facile, era stata una vera perla. Ma cosa sarebbe successo se fosse stata una donna pi libera, una
moglie bisbetica e ubriacona, capricciosa e anarchica, come Paula, per esempio? Adolfo avrebbe
continuato ad amarla? Santo cielo, preferiva non pensarci.
Arriv all'aeroporto ben prima che l'aereo atterrasse. Entr nel bar. Non era emozionato, era pi
che altro infastidito. Gli sarebbe piaciuto potersi prendere qualche giorno di vacanza. Sarebbe stato
doppiamente vantaggioso. Avrebbe evitato la corve natalizia, compresa la buffonata di doversi
travestire da Babbo Natale, e al tempo stesso lui e Yolanda sarebbero stati molto meglio, soli e
tranquilli, in un albergo con tutte le comodit. Eppure, Yolanda per prima aveva rifiutato quella
soluzione. Voleva stare al villaggio, vedere il posto dove il suo ragazzo lavorava e trascorreva il suo
tempo durante la parentesi messicana. E di sicuro, anche se non lo avrebbe mai ammesso, voleva fare
un po di vita sociale per potersi vantare, una volta tornata a casa, di aver passato il tempo con le mogli
dei capi del suo fidanzato. Yolanda era fatta cos, e di sicuro ultimamente non era cambiata. Era
davvero tanto che non si vedevano! Le telefonate, le lettere, le mail, erano continue rivendicazioni da
parte della ragazza. Gli rimproverava di non essere abbastanza caloroso, di dimenticarla, di non
mostrare interesse nei suoi confronti. Lui negava sempre, anche se dentro di s riconosceva che
Yolanda non aveva tutti i torti. Ma com' possibile mantenere una relazione normale con una persona
che vive dall'altra parte dell'oceano? Perfino la sua venuta, una volta che lei fosse ripartita per la
Spagna, l'avrebbe lasciato con l'amaro in bocca. Tanti sforzi per cosa? Gli sarebbe toccato riabituarsi
alla solitudine, ricominciare la lotta contro i rimorsi ogni volta che andava al Cielito... Per quanto
amasse la sua fidanzata, ed era sicuro di amarla, Dario avrebbe preferito che non scendesse mai da
quell'aereo. L'altoparlante annunci che il volo era atterrato. Dario si avvicin alla porta degli arrivi. Il
cuore non gli batteva all'impazzata, n provava l'impulso di scrutare fra i passeggeri trattenendo il fiato.
Anzi, aveva la sensazione che Yolanda non sarebbe comparsa; che qualcosa l'avesse trattenuta in
Spagna o che avesse perso l'aereo. Ma si sbagliava. A un tratto la riconobbe: agitava il braccio con un
sorriso di trionfo. Era lei? In quel momento Dario si rese conto di non ricordarla affatto, come se la
vedesse per la prima volta. Yolanda gli si avvicin, lo abbracci e lo baci appassionatamente. - Dario,
tesoro, come stai? Lui era rimasto senza parole, non sapeva cosa dire e nemmeno quale tono usare per
parlarle. La sola cosa che gli usc di bocca fu: - Hai cambiato colore dei capelli.
- Qualche colpo di sole, niente di pi. Non ti piace? Me li ha fatti Conchi, la mia amica
parrucchiera, te la ricordi? Secondo lei mi avrebbero addolcito i lineamenti e ravvivato il viso. Lo
sapevo che non ti sarebbero piaciuti, a te i cambiamenti non piacciono mai.
Era vero? I cambiamenti non gli piacevano? Yolanda gli parlava come se si fossero visti la
settimana prima.
- No, no, invece stai molto bene.
- Davvero? Se non ti piace posso farmeli togliere, di sicuro ci sar una parrucchiera dalle tue
parti.
- Non ci pensare nemmeno. Su, usciamo di qui. Spinsero il carrello dei bagagli fino al
parcheggio dove caricarono tutto sull'auto. Una volta al volante, Dario sent l'odore della sua fidanzata.
S, era proprio lei. Gli vennero in mente i pomeriggi in discoteca e le notti passate a far l'amore in casa
di un amico comune.
- Meno male che non hai cambiato profumo.
- Lo senti?
La baci sulle labbra e di colpo sent un prepotente desiderio di arrivare il prima possibile nella
sua stanza per spogliarla. Yolanda sembrava felice.
- I tuoi ti salutano. Mi hanno anche dato un pacco per te. L'altro giorno  venuta tua sorella a
portarmelo. Erano tutti cos emozionati, mi hanno ripetuto mille volte che stavo andando dall'altra parte
del mondo. Hanno una gran voglia di rivederti: la tua famiglia, i tuoi amici. Dicono che magari
quest'estate faranno una pazzia e verranno tutti a trovarti. Visto che tu non torni mai... Anche i miei
genitori mi hanno dato un sacco di regali per te.
Dario la ascoltava come se la sua voce gli arrivasse da lontano. Nulla di quel che raccontava
aveva molto senso per lui. Parlava di un mondo che si era lasciato alle spalle e che non gli era facile
ricostruirsi nella mente. La sola cosa che voleva era far l'amore con lei.
- Ci sar una cena, stasera?
- S, mi dispiace, magari tu ti eri fatta l'idea di passare il Natale insieme, noi due soli, e invece 
stata organizzata una cena di gala con tutta la gente del villaggio. Non possiamo proprio sottrarci.
Speriamo solo di riuscire ad andarcene presto.
- Ma perch dici cos? A me fa molto piacere, invece! Ti dir di pi: me l'ero immaginato che ci
sarebbe stata una festa, e cos ho comprato un vestito per l'occasione. E una meraviglia, poi vedrai.
Voglio conoscere tutti e vedere dove stai.
- Non aspettarti chiss cosa. Io sono solo, non ho una vera casa, solo un ufficio e una stanza. E
abbastanza grande, ma di lussi non ce ne sono.
- Nelle foto che hai mandato sembrava un posto elegantissimo.
- Quello sar stato il club. Anche le case degli ingegneri sono belle. Il resto  molto alla buona,
anche se non c' da lamentarsi.
Per fortuna, al momento di parcheggiare non incontr nessuno. L'ufficio e la stanza erano
attigui, Dario li mostr entrambi alla fidanzata: la scrivania, i libri che leggeva, fra i quali i romanzi di
Noah Gordon occupavano il posto d'onore. Yolanda pos le valigie accanto al letto e cominci a
guardarsi intorno. Apr la finestra.
- Certo che la tieni un po spoglia la tua stanza... Non hai nemmeno un soprammobile.
-C' una tua foto sulla scrivania.
- Meno male!
Dario la abbracci, cominci a baciarla dietro l'orecchio, con il respiro gi affannoso. Yolanda
si scost lievemente.
- Cominciamo a quest'ora? E pieno giorno. Sei sicuro che non arrivi nessuno?
- Credo di no.
- Pensavo che mi avresti portata a visitare il villaggio.
- Dopo.
Dario la spinse dolcemente sul letto, la spogli, la guard. Ormai era abituato alle ragazze del
Cielito, e il corpo della sua fidanzata gli parve terribilmente pallido. Si tolse i vestiti in fretta. Yolanda
lo guardava sorridendo.
- Non sei cambiato per niente, eh? L'essenziale prima di tutto.
- Com' giusto che sia... - rispose lui, restituendole il sorriso.
Fecero l'amore con precipitazione, lasciando risuonare nell'aria gemiti e sospiri. Poi rimasero
sdraiati sul letto, uno di fianco all'altra, in silenzio. Yolanda si tir su e rimase immobile, appoggiata
sul gomito, a guardarlo negli occhi.
- Mi ami ancora?
- Non l'hai appena constatato?
- Dario, devo dirti una cosa importantissima. Dario si spost per poterla vedere meglio.
- Cosa c'?
- Ho versato la caparra per un appartamento.
- Cosa?
- Hai sentito bene.
- Come ti  saltato in mente?
- Era un'occasione da non perdere; sono appartamenti bellissimi, li costruisce la banca dove
lavora mio zio. Le condizioni del mutuo sono molto favorevoli. E poi quello che ho scelto io  di
centoquaranta metri quadrati, i materiali sono di gran pregio. Possiamo farcela benissimo, ho fatto un
po di conti e con quello che risparmi tu, pi quello che risparmio io...
- Ma, Yolanda, io credevo che di questo ci saremmo occupati al mio ritorno - disse Dario in
tono glaciale.
- Se avessi aspettato il tuo ritorno, avrei perso l'occasione. Ho portato un mucchio di foto per
fartelo vedere. Mancano le rifiniture, cos puoi sceglierle anche tu, sui cataloghi in internet.
Dario rimase zitto. Era profondamente infastidito, non sapeva cosa dire. Salt gi dal letto e si
accese una sigaretta. Yolanda divenne seria di colpo.
- Dario, se non vuoi partecipare all'acquisto non hai che da dirlo. Lo compro a nome mio e lo
tengo per me. I miei genitori sono disposti ad aiutarmi, anzi, ne sono felici. Capisci che non posso
passare tutta la vita in affitto o a casa dei miei. Voglio una casa tutta mia.
- Non  questo Yolanda, non te la prendere. E solo che mi pare un po affrettato.
-  un mese che ho firmato il compromesso, ma volevo tenere in serbo la sorpresa per quando ti
avrei visto. E la sorpresa non ti va gi.
- Ma no, tesoro, va benissimo. L'abbiamo sempre detto che quel che avrei guadagnato in questi
mesi doveva servire per la casa. Quindi, se questo appartamento ti piace tanto... meglio prima che poi.
Davvero.
- Vuoi vedere le foto?
- S, dai, fammele vedere.
Yolanda apr la valigia e tir fuori una vestaglietta a fiori, la indoss, poi prese una cartellina e
la porse a Dario.
- Guarda, le ho scattate io, ero cos contenta... Dario scorreva le foto una dopo l'altra; nient'altro
che stanze vuote, muri e pavimenti.
- Avvertimi quando arrivi alla cucina.
- Eccola.
- Pensa: piastrellata fino al soffitto, mobili in legno massello e piano di cottura in
vetroceramica. Non  uno spettacolo?
- Sembra fatta molto bene.
- Io ne sono entusiasta.
- Se ti entusiasma tanto vuol dire che  veramente un bell'appartamento.
- Oh, finalmente, pensavo che non lo avresti mai detto!
Gli si butt addosso e gli copr il viso di baci, poi balz in piedi e si mise a saltare per la stanza
come una bambina.
- E ora usciamo di qui. Voglio vedere tutto!
- Purtroppo non potr dedicarti molto tempo, oggi mi tocca fare una cosa talmente idiota...
- Che cosa?
- Travestirmi da Babbo Natale per i bambini del villaggio. La moglie del capo vuole che sia io a
distribuire i regali.
- Ma  stupendo! Vuol dire che si fida di te. Bene, cos avr tutto il tempo per prepararmi.
Metter il vestito nuovo. Nessuno dovr pensare che la tua ragazza  una poveretta.
- Nessuno lo penser, te lo assicuro.
Alle nove, quasi di nascosto, Victoria usc a fare una passeggiata nei giardini. Ramon era sotto
la doccia, e lei avrebbe dovuto vestirsi per la cena. Ma aveva voglia di camminare. I giardini erano
deserti, tutti si stavano preparando per la festa. Victoria si allontan dai viali illuminati, e cos, senza
essere vista, osserv la vita che ferveva nelle case degli altri. Giungevano fino a lei frammenti di
canzoni e voci, strilli di bambini. Un tempo anche casa sua era stata cos, un luogo sicuro, separato da
tutto, un rifugio dove solo i suoi cari avevano il diritto di vivere. La notte, quando girava la chiave nella
serratura, aveva la sensazione di chiudere dentro casa tutto ci che contava. Il mondo di fuori non
cessava di esistere, ma le appariva come una minaccia pi che come una promessa. Suo marito e i suoi
figli erano l, nella cassaforte degli affetti. Eppure, quell'impressione di tesoro messo al sicuro, di
completa armonia, di clan coeso, era svanita senza che lei neppure se ne accorgesse. A poco a poco, i
membri della famiglia si erano allontanati da quel caldo nucleo comune. E ora anche lei era pronta a
prendere il volo demolendo completamente il poco che ancora rimaneva. I ragazzi avrebbero
continuato la loro vita, ma Ramon, che cosa avrebbe fatto? Sarebbe bastato il lavoro a riempirgli
l'esistenza, quando lei se ne fosse andata? Per il momento sembrava gli bastasse. Victoria ebbe un
fremito, pensando al momento in cui avrebbe dovuto dirgli: Mi sono innamorata di un altro e vado a
vivere con lui. Pens al momento in cui avrebbe pronunciato il nome di Santiago. Pens al giorno in
cui tutti avrebbero saputo che lei se ne andava con un altro. Eppure desiderava stare con Santiago, era
la sola cosa che davvero desiderasse: stare al suo fianco.
Scacci dalla mente quei pensieri insopportabili e torn alla realt della sua passeggiata. Il
Natale in Messico. Era strano, tutto era strano. Come se la vita che stava vivendo non fosse pi sua.
Osserv le decorazioni natalizie sistemate da Dario. Sorrise. Povero ragazzo costretto a fare un po di
tutto. Le venne in mente che proprio Dario era stato complice del suo amore trovando la stanza per
quegli incontri clandestini. Ecco il dolore che tornava. Ma si era fatto tardi, doveva rientrare.
Camminando, continuava a ripetersi: Tutto si sistemer.
- Crede sia proprio necessario, donna Manuela?
- Ah Dario, quante volte te lo devo dire? Faresti perdere la pazienza a un santo!
- Ma mi guardi! Ho paura che sia controproducente per i bambini. Se qualcuno dovesse ancora
credere a Babbo Natale, di sicuro gli passer la voglia appena mi vedr.
- Tu non ti preoccupare. E poi stai benissimo. Anzi, ho idea che con un altro cuscino sotto la
giacca saresti perfetto. Sei talmente magro! Siamo sicuri che mangi abbastanza? Quando sei arrivato al
villaggio non eri cos.
-  la mia natura.
- Certo - disse Manuela guardandolo con malizia. Se avesse potuto parlare, avrebbe avuto un
paio di cose da dirgli sulla sua natura. Gli porse un altro cuscino e Dario se lo infil nei pantaloni senza
il minimo entusiasmo.
- E la tua fidanzata? Come mai non  venuta ad assistere alla vestizione?
- Si sta preparando anche lei per la festa.
- Ti rendi conto? Sono tutti elettrizzati per la serata, tranne te.
- S, perch solo io devo andarci vestito da scemo.
- Scemo? Dovresti sapere che fare Babbo Natale per i bambini  considerato un privilegio negli
ambienti pi esclusivi. Mio marito sarebbe stato felice di farlo lui stesso, se avesse potuto rientrare un
po prima.
- B, io non ci vedo nulla di bello, mi spiace dirlo ma  la verit.
- Sarai ricompensato, non farmi dire di pi,  una sorpresa.
- Ma io non le chiedo nulla, donna Manuela, solo che...
- Vuoi tacere una buona volta? Devo metterti la barba e se continui a parlare finirai per
romperla.
- Quindi non potr parlare con quella roba addosso?
- Non vedo perch tu debba parlare.
- E cosa dovrei fare con i bambini?
- Distribuire i regali e farti una bella risata ogni tanto, pi sonora  meglio . Ma non l'hai mai
visto Babbo Natale?
- La mia famiglia  piuttosto tradizionale. Abbiamo sempre festeggiato l'Epifania.
Ti ha rovinato per bene, la tua famiglia tradizionale! pens Manuela. Se quella povera ragazza
appena arrivata, cos carina, oltretutto, avesse saputo con che razza di puttaniere era finita,
probabilmente si sarebbe risparmiata un viaggio cos lungo. In fondo c'era solo da sperare che Dario,
una volta sposato, mettesse la testa a posto e si dedicasse alla famiglia senza protestare per tutto, come
stava facendo ora. Nessuno avrebbe potuto accusarla di non essere comprensiva. Sapeva bene di
chiedere al ragazzo un favore che non rientrava nelle sue mansioni. Infatti ne aveva parlato con suo
marito, in modo che fosse ricompensato per i servizi extra con un soggiorno in un albergo di Oaxaca
per lui e la fidanzata. Dopotutto, cosa ci facevano due ragazzi come loro nell'ambiente familiare del
villaggio? Inoltre, la stanza di Dario era priva di comodit, poteva andar bene per lui, ma per una
donna... Senza contare che se Yolanda alloggiava con lui, tutti al villaggio avrebbero saputo che quei
due condividevano lo stesso letto. Questo avrebbe potuto metterli in imbarazzo. Certo, i giovani non
danno importanza a questo genere di cose, ma  pur vero che la gente semplice ha una mentalit pi
ristretta, e teme i giudizi. In ogni caso, con quel regalo parecchi problemi sarebbero stati risolti. Si
allontan di qualche passo dal suo Babbo Natale per valutare il risultato.
- Nel complesso, non vai affatto male. Facciamo una prova: ridi, voglio vedere se i baffi
tengono.
Dario corrug la fronte sotto le sopracciglia di cotone. Sospir, per non perdere la pazienza, poi
scoppi in una risata in tre tempi. Manuela era sul punto di scoppiare a ridere anche lei, ma si trattenne
per non demoralizzarlo.
- Bene, Dario, benissimo! Sembri Santa Claus in persona!
Gli diede una pacca di incoraggiamento e lo lasci l, soddisfatta del suo lavoro. In fondo,
nessuno  perfetto, si disse. In realt, la risata delle iene, nei documentari del National Geographic,
suonava molto pi gioviale.
Aveva speso un occhio della testa per fare bella figura. Solo il vestito, le era costato mezzo
stipendio. Purtroppo era in Messico, se fosse stata in Spagna si sarebbe affidata a una truccatrice
professionista. Nulla le sembrava abbastanza per quell'occasione. Alla cena avrebbe incontrato il capo
di Dario e tutti gli ingegneri dell'impresa con le loro mogli. Nessuno doveva pensare che la ragazza di
Dario era solo una povera commessa. Dovevano rendersi conto della sua bellezza e del suo stile innato.
Fra le sue colleghe del supermercato, nessuna poteva vantare un fisico come il suo, e nessuna aveva un
ragazzo con una posizione simile. Erano tutti meccanici, idraulici, operai. Non avevano a che fare con
gente importante, come invece capitava quotidianamente a Dario.
Aveva raccolto i capelli in uno chignon, un'acconciatura complicata che aveva provato pi volte
con l'aiuto della sua amica parrucchiera. Sua sorella Sonia, che aveva due anni pi di lei, le aveva
prestato gli orecchini delle nozze, due cerchi con minuscoli brillanti. Il vestito era rosso, ma non di un
rosso sgargiante e volgare. Aveva scelto un tono scuro, intenso, come quello del sangue. Prima di
avviarsi verso il club, si guard allo specchio. Era bella, perfettamente all'altezza della situazione,
elegante, degna di prendere parte non soltanto a quella cena, ma a ricevimenti ancora pi esclusivi.
Non appena varc la soglia del salone, si rese conto che tutti gli sguardi erano puntati su di lei.
Invece di sentirsi intimorita, volle godersi appieno quel momento. La moglie dell'ingegnere capo le
venne incontro e le present gli ospiti sparsi per la sala, in piedi, ciascuno con il suo calice di
champagne. Yolanda salut tutti con una stretta di mano, come aveva visto fare in televisione. Poi
servirono champagne anche a lei, e a quel punto venne il momento pi difficile: doveva parlare con
qualcuno. Ma rimase sola per poco, subito alcune delle signore le si avvicinarono e attaccarono
discorso. Le spiegarono che i bambini stavano gi cenando, nella saletta accanto. Poi sarebbero venuti
tutti nel salone, dove Babbo Natale avrebbe distribuito i regali. Alla fine, quando le domestiche li
avessero riportati a casa a dormire, sarebbe cominciata la cena degli adulti. Per ora, la sola cosa da fare
era conversare e bere champagne. Yolanda pens che doveva fare attenzione a non esagerare, non
poteva permettersi di finire la serata biascicando sciocchezze. Guard le signore pi in l con gli anni,
le mogli degli ingegneri. Soltanto una era pi giovane delle altre, una bella ragazza bionda con un forte
accento straniero che l'aveva salutata con simpatia. Anche le altre erano belle, vestite in modo semplice
ma indiscutibilmente con stile. Quella che le avevano presentato come Paula sembrava un po stramba,
provocatoria e aggressiva. Non l'aveva salutata con due baci sulle guance, come avevano fatto le altre;
le aveva solo stretto la mano con un sorriso beffardo. Gli uomini erano piuttosto in forma, e malgrado
la pelle tostata dal sole non era possibile confonderli con semplici operai. Parlavano tutti a voce bassa.
Sembravano molto distesi, come se la festa non li toccasse affatto. Proprio come aveva immaginato: in
quegli ambienti le persone non dimostrano mai il loro stato d'animo; perfino quando si divertono si
comportano esattamente come quando si annoiano. Doveva consistere in questo la famosa classe di
cui Yolanda aveva tanto sentito parlare. L'atmosfera le piacque. Pens che con una vita cos comoda
chiunque avrebbe imparato in fretta ad avere classe; nessuno dei presenti aveva dovuto preoccuparsi
di fare la spesa o cucinare. I bambini, che in quelle occasioni sono sempre un problema, cenavano in
un'altra stanza, sorvegliati dalle domestiche, e quando avrebbero ricominciato a dare fastidio, gli adulti
se li sarebbero tolti di torno nel modo pi civile possibile. Nulla a che vedere con le cene di Natale in
famiglia che conosceva. A casa sua, tutti erano costretti a stare ammassati in sala da pranzo, con figli e
nipoti, neonati compresi, che strillavano e rompevano le scatole dall'antipasto al dolce. Aveva sempre
detestato quelle serate, e ora capiva perch. C'erano altri tipi di cene, e un giorno anche lei. avrebbe
festeggiato cos le ricorrenze. L'appartamento che aveva comprato era grande, ma sarebbe stato solo un
punto di partenza. Nel giro di qualche anno, lei e Dario si sarebbero trasferiti in una zona residenziale,
in una casa con giardino. L, avrebbero organizzato barbecue e festicciole per gli amici. Fra tutti e due,
i soldi non sarebbero mancati. Dario aveva buone probabilit di fare carriera nell'impresa, ormai era
ben considerato ed era anche molto giovane. Lei stava per essere promossa responsabile di reparto, e un
giorno sarebbe diventata responsabile di filiale, sempre che un supermercato della concorrenza non le
offrisse una posizione migliore con stipendio adeguato. Sul lavoro era considerata efficiente, educata e
di bella presenza. Non occorreva molto altro per fare strada. Certo, erano tempi in cui la competizione
non rendeva le cose facili sul lavoro, ma era anche vero che pochissime persone sapevano impegnarsi
come lei. Il mondo era pieno di immigrati che capivano le cose male e tardi, che non si sforzavano per
migliorare. Lei e Dario ce l'avrebbero fatta, ne era certa; con pazienza e tenacia, ma ce l'avrebbero fatta.
E a quel punto la loro vita sarebbe stata esattamente come quella che vedeva ora intorno a s,
esattamente cos.
All'improvviso fece la sua comparsa nella sala una signora di mezz'et con un vestito argentato
molto appariscente, e un diadema, anch'esso argentato, che sarebbe stato meglio sulla testa di una
ragazza. Susy gett uno sguardo su sua madre, coperta d'argento dalla testa ai piedi come la regina del
Per, e pens: Bene,  arrivata la protagonista assoluta; se non lo  ancora, lo sar molto presto. Non
si sbagliava, la signora Brown accentr l'attenzione fin dalla sua entrata in scena. Attacc discorso con
tutti gli ospiti che le venivano presentati, nessuno escluso. Ricordava perfettamente quel che sua figlia
le aveva detto di ciascuno, e se ne serviva a scopo adulatorio: Ah, Manuela! La donna in grado di
organizzare da sola un'intera Olimpiade!, Paula! Se non sbaglio  lei che deve vedersela con il
terribile Tolstoj. Brava, mamma, sei gi riuscita a ottenere un discreto consenso generale, continua
cos pens Susy. Conosceva alla perfezione lo sbalorditivo arsenale di abilit sociali di cui sua madre
si serviva. In un primo momento la trovavano tutti straordinaria. Cos il ragno attirava le sue prede. Se
poi una di queste commetteva l'errore di ritenerla sua amica, si ritrovava avvolta in una ragnatela di
lamentele, piagnistei, richieste d'aiuto, dimostrazioni di squilibrio mentale. Susy ne era disgustata.
Quella donna che parlava con tutti e sorrideva sicura di s, era la stessa che aveva rovinato la vita a suo
padre e ad altri uomini dopo di lui; la stessa che una volta aveva telefonato urlando a uno psichiatra nel
cuore della notte, la stessa che ingoiava tranquillanti sotto gli occhi della figlia scongiurandola di
restare con lei, di non andarsene dalla sua stanza finch non si fosse addormentata. Una donna debole,
isterica, incapace di vivere in modo dignitoso, di invecchiare dando un senso alla propria vita. Susy
bevve tutto lo champagne in un solo sorso. Paula, vedendola da lontano, alz il calice e la imit.
Salute, piccola americana pens, beata te, che disponi di ossessioni concrete, visibili e riconoscibili
senza la minima difficolt. Le si avvicin sorridendo, e Susy non pot non apprezzare la sua
compagnia. Le disse in un orecchio: - Guardala, la regina del glamour.
- S, lo vedo. Una performance favolosa! Comincio a sospettare che tu ti lamenti tanto per fare.
Come pu una signora cos affascinante essere la strega brutale di cui parli? Non sarai tu la figlia
malvagia?
- Non ho mai detto che sia brutale. Lo sarei io con lei se ne avessi il coraggio.
- Che cosa faresti? Le diresti che per te non  altro che una vecchia e patetica vacca?
- Credo che preferirei la brutalit fisica.
- Un sonoro ceffone alla Gilda?
- Una scarica di cazzotti da cambiarle i connotati. Paula scoppi in una risata. Trovava buffo il
modo assolutamente corretto e disinibito con cui Susy usava certe espressioni.
- Non preoccuparti, assumeremo un sicario, non dev'essere complicato. Ma a questo punto,
perch non l'ammazzi? Un semplice pestaggio sarebbe uno spreco di soldi.
- Hai perfettamente ragione.
Susy adorava l'umorismo di Paula. Non scadeva mai in luoghi comuni, invitandola ad accettare
sua madre. Anzi, appoggiava divertita i suoi istinti sanguinari. Susy sent di avere una complice
perfetta. Finalmente i bambini entrarono nella sala, seguiti dalle domestiche vestite a festa, paonazze
per lo sforzo di tenere a bada tutti quei frugoletti eccitati dall'occasione. Gli adulti esplosero in leziose
esclamazioni di benvenuto. I piccoli procedevano tutti in fila, in allegra e ansiosa processione,
guardandosi intorno come se non conoscessero nessuno dei presenti. Eppure nessuno and a rifugiarsi
sotto le gonne della mamma. Erano stati perfettamente istruiti: dovevano sistemarsi ai piedi del grande
albero di carta che dominava la sala. Manuela, incantata dallo spettacolo, corse a impartire ordini
affinch i bambini formassero un gruppo compatto per le fotografie. Una volta che furono sistemati,
comparvero numerose macchine fotografiche. I genitori, estasiati, non la finivano pi di immortalare
l'incantevole scena. Subito dopo fece il suo ingresso un panciuto Babbo Natale agitando una
campanella. Manuela gridava, esultante dalla gioia: Bambini, guardate! E venuto a trovarci Babbo
Natale!. Fra gli uomini presenti non mancarono i sogghigni. Anche quando arriv nelle vicinanze
degli ingegneri sfuggirono commenti. Ramon disse, con voce perfettamente udibile: - Quel Babbo
Natale l, di regalucci ne distribuisce parecchi anche in un posto che so io; e scommetto che certe
bambine ne sono ben felici.
La risata fu generale. Perfino a Dario, nonostante il malumore, scapp da ridere sotto il cotone
che gli nascondeva il volto. Ma Santiago venne in suo aiuto: - Volete stare zitti? C' la sua fidanzata.
Quando Babbo Natale cominci a distribuire caramelle e giocattoli, il chiasso fu generale.
Santiago ne approfitt per avvicinarsi a Victoria e sussurrarle in un orecchio: - Esci un attimo in
giardino. Nessuno se ne accorger. Lei, nervosa e intimorita, lo segu con lo sguardo. Lo vide sparire
dalla scena e, un attimo dopo, gli and dietro. Mentre passava fra i cespugli del giardino, lui sbuc
dall'ombra facendola trasalire. Poi la attir nel folto e la baci.
- Non resistevo un minuto di pi senza poterti toccare.
- Dobbiamo rientrare Santiago,  troppo pericoloso.
- Forse  il momento buono per svelare tutto.
- Ma sei matto? No, cos no.
- Baciami, Victoria, baciami.
Si cercarono la bocca avidamente; poi, di colpo, Victoria si divincol da quell'abbraccio. Lui la
trattenne ancora per un attimo.
- Marted a mezzogiorno ti aspetto alla casa, verrai amore mio?
- S, verr.
Mentre Victoria si allontanava, Santiago la chiam, badando a non alzare il tono di voce.
- Victoria! Mi ami?
- Pi di qualunque cosa al mondo.
- Ne sei sicura?
- Certo.
Victoria rientr alla festa, dove i bambini stavano ancora aprendo i regali fra le esclamazioni e
gli applausi di tutti. Era turbata, il cuore le batteva forte. Suo marito, ridendo, aiutava Babbo Natale con
gli ultimi pacchetti. Non sospettava nulla. A quel pensiero, si sent spregevole. Inorrid all'idea che
presto lui avrebbe saputo tutto. Era ancora incapace di accettare quella situazione come una cosa reale.
Vide Santiago entrare nel salone e lo segu con la coda dell'occhio. Sembrava assolutamente tranquillo.
Si diresse verso il tavolo delle bevande e chiese un whisky al cameriere. Aveva modi calmi, del tutto
naturali. Poi si spost verso il centro della sala per unirsi al momento di festa con i bambini. Sorrideva.
Victoria pens che la serenit di quell'uomo sfiorava il cinismo. Era davvero tutto cos semplice per
lui? Forse no, ma certo pi di quanto non lo fosse per lei. Santiago non aveva figli e il suo matrimonio
era in pezzi. Quando avesse confessato a Paula di volersene andare, probabilmente entrambi si
sarebbero sentiti sollevati. Nulla a che vedere con il suo caso, proprio nulla.
Le domestiche riportarono a casa i piccoli esagitati. Babbo Natale corse a cambiarsi. Quando
torn nella sala, gli ospiti, gi seduti ai loro posti, lo ringraziarono con un grande applauso per la sua
volenterosa rappresentazione. La cena poteva cominciare. Si era fatto piuttosto tardi, e quando
comparve la prima portata tutti si lanciarono sul cibo con entusiasmo. Tutti tranne Susy. L'appetito le
era passato di colpo. Era sorpresa e confusa per la scena cui aveva assistito un attimo prima nel
giardino. Molti dubbi la tormentavano, ma il pi martellante era: doveva dirlo a Paula? Un dubbio
classico, del resto, che ogni generazione ha risolto secondo gli usi del suo paese e dei suoi tempi.
Seconda parte
Era furioso, davvero furioso. Ecco la conferma di quel che aveva sempre pensato: le donne 
impossibile capirle, sono strane creature che vivono in un'altra dimensione. Davvero, il cervello
maschile e quello femminile non hanno niente a che vedere, sviluppano una diversa percezione del
mondo. Uomini e donne non vivono nello stesso mondo. Qualunque essere umano dotato di buon
senso, se riceve in regalo sei giorni pagati in albergo, in un magnifico albergo a quattro stelle, con tutti
gli extra e un mucchio di tempo libero, dovrebbe fare salti di gioia. Logico, no? Macch. Quando parl
a Yolanda dell'omaggio che l'impresa aveva voluto offrirgli, lei and su tutte le furie. Il punto era che
avrebbe preferito restare al villaggio, e che il meraviglioso soggiorno a Oaxaca le sembrava poco meno
che un'umiliazione. Roba da pazzi! L'aveva perfino accusato di avere suggerito lui l'idea, solo per
allontanarla di l. E per quale motivo? Perch si vergognava di lei, temeva che gli facesse fare brutta
figura, non la riteneva all'altezza della gente importante che frequentava. Impossibile convincerla che
nessuno gli aveva parlato dell'iniziativa, e che, fra l'altro, quella sorpresa gli era stata fatta in segno di
stima. Yolanda non lo lasci parlare, lo sottopose a una raffica di rimproveri da lasciarlo annichilito.
Qual era il problema? Preferiva forse convivere per una settimana con l'insopportabile donna Manuela
invece che trascorrere le vacanze da sola con lui? Yolanda si difese con un mucchio di insensatezze:
voleva conoscere l'ambiente in cui lui si muoveva, non le andava di essere relegata in un albergo, aveva
portato con s abiti adatti per ogni occasione, aveva sperato di poter descrivere ai suoi genitori la vita
quotidiana al villaggio... Tutte stupidaggini. Cos'erano quei deliri di grandezza? Che idea si era fatta
della sua posizione? Credeva forse che ogni giorno fosse come la sera di Natale? Stufo di tante
recriminazioni, decise di spiegarglielo chiaramente: - Io, qui, sono una specie di operaio, lo capisci?
Nella gerarchia del villaggio non conto niente. Solo le donne delle pulizie e i manovali stanno sotto di
me, e sono tutti messicani. Quindi puoi toglierti dalla testa l'assurda fantasia di frequentare le mogli
degli ingegneri. Forse non te ne sarai resa conto, ma qui le cose funzionano come nell'esercito: i tecnici
di livello medio e i dirigenti non sono sullo stesso piano, e gli impiegati come me sono l'ultima ruota
del carro. L'ultima! Un conto  che per una sera siano tutti gentili perch mi sono vestito da buffone; lo
sanno che non rientra nei miei compiti e hanno voluto tenermi buono. Un altro  che mi considerino dei
loro. Non se ne parla proprio, capisci? Non se ne parla.
Allora lei scoppi a piangere sconsolata e disse fra i singhiozzi: - Non so perch ho fatto tanta
fatica per venire all'altro capo del mondo.
Dario si maledisse mille volte. Lui, che non alzava mai la voce, le aveva parlato come si parla a
un nemico. Aveva ragione, povera Yolanda, era venuta l per quello? Potevano passare qualche giorno
insieme dopo tanto tempo senza vedersi e, tutt'a un tratto, ecco che scoppiava la lite. Ma era ancora
possibile rimediare. Le si avvicin e le sussurr dolcemente: - Su, piccola, non piangere. Te lo dico io
perch sei venuta. Sei venuta per stare con me, in uno dei migliori alberghi di una delle pi belle citt
del Messico. Ce ne staremo noi due soli, felici e contenti, a scopare come ricci.
Lei si asciug una lacrima e replic decisa: - A questo non ci penso proprio. St pur sicuro che
non ho la minima intenzione di venire ancora a letto con te.
A quel punto Dario non riusc a trattenersi e usc dalla stanza.
- Al diavolo! Vado a fare un giro.
Sal sul fuoristrada e, istintivamente, fece rotta verso El Cielito. Perfetto, eccole le sue feste
natalizie! Aveva proprio ragione Yolanda, non sarebbe dovuta venire. Tutte quelle ore di volo solo per
mettere il becco in ogni cosa e fare delle scenate... Avrebbe fatto meglio a risparmiarsi quella spesa. E
se proprio i suoi genitori insistevano per darle tutti quei soldi, avrebbe potuto metterli da parte per
quello schifo di appartamento che si era comprata senza neanche consultarlo; tanto, per quel che gliene
fregava a lui. Bella prospettiva! Tornare in Spagna per sposarsi e vivere strangolati da un mutuo
astronomico che avrebbe risucchiato i loro stipendi fino all'ultimo centesimo. E che arie si dava, la
signorina: Meglio passare il Natale in famiglia!. Bravissima. Cos lui, se non altro, avrebbe potuto
godersi qualche giorno con le ragazze del Cielito, senza nessuno a rompergli le scatole.
Guid per parecchi chilometri, imprecando e premendo sull'acceleratore. L'auto sollevava dense
nuvole di polvere. A poco a poco cominci a rallentare e la sua rabbia si dissip. Ma cosa stava
facendo? La donna che aveva lasciato in lacrime al villaggio, un giorno sarebbe diventata sua moglie.
Quanto alle ragazze... le ragazze erano solo prostitute, che per denaro andavano con chiunque. Era
completamente ammattito? Quel maledetto paese gli aveva forse tolto il giudizio? Fren di colpo e
cerc uno spazio abbastanza ampio per fare inversione.
Per tutta la permanenza in Messico sua madre si era premurata di umiliarla, come al solito. Non
aveva tralasciato per un solo giorno di venire al villaggio. Eppure avevano trascorso pochissimo tempo
insieme, quasi mai avevano parlato di cose serie o erano rimaste sole. Come sempre, lei non pensava ad
altro che a mettersi in mostra. E l aveva trovato modo di farlo in tutta libert. Aveva dato fondo a tutto
il suo repertorio, ben collaudato in anni e anni di rappresentazioni. Aveva spiattellato le sue storie
d'amore e disamore a chiunque volesse ascoltarla. Aveva ricordato in pubblico i difetti dei suoi mariti,
e narrato per filo e per segno le sue continue battaglie contro i pregiudizi, destino comune delle donne
che rifiutano di vivere piegandosi alle convenzioni. Aveva dimostrato ancora una volta di non essere
una semplice casalinga, ma un essere tormentato, una persona interessante e degna di attenzione, una
specie di eroina incompresa.
Susy non aveva trovato la forza per pregarla di smettere. Era stanca. Non si ribellava pi, non
tentava pi di arginare la situazione. Sua madre era fatta cos e non sarebbe cambiata. Era cos nei suoi
ricordi, era cos adesso, e non sarebbe cambiata perch non ci aveva mai provato. Susy poteva scegliere
di perdonarla, di accettarla cos com'era. Glielo avevano consigliato i suoi amici, il suo terapeuta,
persino suo marito. Ma neppure lei poteva cambiare, proprio come non poteva cambiare sua madre.
Probabilmente non voleva farlo. Non l'aveva perdonata n ci sarebbe mai riuscita. Ogni volta che se lo
proponeva, qualcosa dentro di lei opponeva un rifiuto netto, categorico, ferreo. Non voleva, non voleva
proprio accettarla. Eppure era riuscita a trovare la forza d'animo per non intervenire. La stanchezza
l'aveva aiutata. Esausta, aveva imparato a prendere le distanze e aveva fatto il possibile perch il suo
odio non esplodesse, perch restasse latente come un vulcano spento. Per questo, in quei lunghissimi
giorni, aveva partecipato il meno possibile alle conversazioni di sua madre con la gente del villaggio.
Tanto, a lei la cosa non importava. Anzi, in questo modo la lasciava libera di inoltrarsi fra i fioriti
meandri della sua biografia. Ma il peggio non erano le cronache romanzate dei suoi fallimenti
sentimentali, erano le digressioni narrative che vedevano proprio lei, Susy, come protagonista. Da
ragazzina si era vista costretta a starla ad ascoltare, e questo l'aveva sempre fatta sentire la creatura pi
miserabile e passiva del mondo, una specie di fenomeno da baraccone, una prostituta costretta a
mostrarsi nuda in pubblico. Una sera, in casa di sua madre, mentre era a letto e cercava di prendere
sonno, l'aveva sentita dire agli amici: Povera Susy, non ha avuto altra scelta che essere testimone della
mia instabilit emotiva. Temo proprio che questo abbia influito sul suo carattere. In realt,  una
ragazza piuttosto equilibrata, pur avendo una madre come me. Ma  tanto fragile e infantile; il suo
apparente distacco non  altro che paura di essere ferita come sono stata ferita io.  cos ingiusta la
vita! Purtroppo mia figlia non avr mai la sicurezza e la maturit di una ragazza allevata da una madre
pi tradizionale, da una di quelle brave donne che il giorno del Ringraziamento farciscono il tacchino
con le proprie mani. Certo, le figlie di madri cos sono quasi sempre noiose e povere di idee. In fin dei
conti, ogni situazione ha i suoi pr e i suoi contro. La conosceva a memoria questa tiritera, e non
voleva pi sentirla. Ma moriva dalla rabbia quando sapeva che sua madre la stava propinando a
qualcuno. Per fortuna ora poteva contare sulla complicit di Henry. Scherzando, lui l'aveva distolta dai
suoi lunghi silenzi e aveva cercato di sdrammatizzare. Ma ormai perfino Henry cominciava a essere
stanco di questo ruolo equilibratore e a volte fingeva di non accorgersi della sua esasperazione. Negli
ultimi giorni sembrava non ricordare neppure l'esistenza del problema.
- Cosa diavolo hai, Susy?
- Voglio che mia madre se ne vada.
- B, se ne va domani, no?
- S, ma oggi  ancora qui e non fa che parlare con tutti.
Henry le gett uno sguardo vagamente annoiato.
- Susy, tesoro, l'hai detto tu stessa pi di una volta che tua madre non cambier mai. Va bene,
hai ragione, non cambier. E pu essere davvero terribile, sono d'accordo anche su questo. Ma  ora
che tu te la tolga dalla testa. Abitiamo a migliaia di chilometri da lei, facciamo la nostra vita senza
interpellarla. Il peggio che possa capitare  quel che sta capitando adesso: si fa vedere per qualche
giorno e poi se ne va. In fondo non ti ha imposto la sua presenza, ha perfino preso una camera in
albergo. Va in giro a raccontare le sue stramberie? E lasciaglielo fare! Lo sai che alla gente piace. Fra
l'altro, le cose che racconta non sono poi cos terribili.
Ignorala, altrimenti rischi di rimanere invischiata in un problema irrisolvibile che ti sei creata da
sola.
- Ce l'ho gi questo problema, non credo sia una novit.
Henry stava per perdere le staffe.
- E allora cosa pensi di fare? Vivere tutta la vita con il tuo problema? Custodirlo come un
tesoro, farne il centro della tua personalit? Basta, Susy, per l'amor di Dio,  una situazione
insopportabile! Sei in Messico e, se vuoi, non torneremo pi negli Stati Uniti. Possiamo continuare a
cambiare paese, mettere le radici da qualche altra parte, di sicuro l'impresa mi permetter di lavorare
dove mi pare. Possiamo girare il mondo in lungo e in largo, se ti va, ma quel che non possiamo fare 
tirare avanti per tutta la vita con questo giochetto.
Susy sent che stava per mettersi a piangere, ma fece uno sforzo e si trattenne. La rabbia trionf
sul dolore. Questa volta no. Questa volta non era disposta a recitare il solito ruolo della bambina che se
ne sta a ricevere consigli da una persona responsabile e superiore.
- Sei davvero ingiusto, e quel che mi hai appena detto ha tutta l'aria di una minaccia.
- Ma non lo .
- S che lo ! E devi sapere che se in questi giorni parlo poco non  perch mia madre mi
tormenti poi tanto.
- Hai appena finito di dirlo.
- E invece non  cos. Sto solo cercando di non dare peso a quel che mi preoccupa veramente.
Gli occhi di suo marito la fissarono con interesse.
- E cos' che ti preoccupa veramente?
- Non so se posso dirtelo.
- Susan, per favore, piantala di fare storie!
- Non urlare con me!
- Non sto urlando!
- S che stai urlando!
Henry inspir profondamente, si sistem gli occhiali, abbass la voce.
- Hai ragione, scusami. E adesso posso sapere che cosa ti preoccupa?
- Ho visto una cosa piuttosto preoccupante la sera di Natale.
Lui parve incuriosito. Lei valut la nuova situazione. Henry era banale, come tutti gli altri. Cap
di essere sola contro il mondo, di non poter contare su di lui. Poi riprese a parlare, un po pi tranquilla.
- La sera della cena di Natale, Santiago e Victoria si sono baciati appassionatamente nel
giardino. Henry sgran gli occhi.
- Non pu essere!
- Non sono cieca e neanche pazza.
- Smettila con questo tono, ti prego. Cos'hai visto?
- Ero uscita a prendere una boccata d'aria perch non ne potevo pi del chiasso che facevano i
bambini. Me ne stavo l tranquilla appoggiata a una palma. E li ho visti. All'inizio non li ho
riconosciuti, ma erano molto vicini. Ho dovuto trattenere il respiro per non farmi sentire. Ho visto tutto:
come si abbracciavano, si baciavano, bisbigliavano. Per fortuna non ho sentito quel che dicevano.
- Per fortuna?
- Non volevo sapere altro. Con quello che ho visto mi trovo gi abbastanza in difficolt.
- Tu? E perch?
- Io e Paula siamo amiche, lo sai. E non so se devo dirglielo oppure no.
- Ma di cosa diavolo stai parlando? Assolutamente no, non devi assolutamente dirglielo!
Proprio adesso, per di pi, che siamo tutti qui, chiusi in questa specie di ghetto.
- Il fatto  che lei, sotto la sua apparenza dura, mi sembra molto fragile.
- Motivo di pi per star zitta.
- E non ti sembra una mancanza di rispetto trattarla cos?
Henry le si piazz di fronte e la guard negli occhi.
- Susan, qui siamo tutti adulti, questo non  un collegio per ragazzini. Ognuno si assume le sue
responsabilit. Se tu dicessi qualcosa, potrebbe scoppiare il finimondo.
- Lo so chi siamo e dove siamo! Ma non credi che in un modo o nell'altro lei lo verr a sapere?
- Questo non ti riguarda, non  un problema tuo. Lei fiss suo marito con una punta di
risentimento. Il brutto di dipendere emotivamente da qualcuno  che questo qualcuno, alla lunga, si
sente superiore e finisce per considerarti un'incapace. Rest in silenzio. Non avrebbe mai immaginato
che Henry reagisse cos. Questa era la filosofia di vita che applicava a ogni cosa: salvare le apparenze e
lasciare che ognuno si assumesse le sue responsabilit. Ormai era sicura che Henry non la prendeva sul
serio, non condivideva i suoi problemi, non si metteva mai nei suoi panni. Per questo sembrava avere
sempre un equilibrio a prova di bomba. Ma era vero equilibrio? Se non si va mai a fondo delle
questioni,  molto facile restare sereni, ma non si capisce un accidenti di quel che sta succedendo. In
due anni di matrimonio la situazione non le era mai stata cos chiara come in quel momento.
Appena lui se ne fu andato, cadde in preda al panico. Era sola. A ben vedere, non c'era nessuno
al suo fianco, nessuno. Henry le aveva fatto capire come l'avesse sempre considerata. Una bambina,
con la quale, per fortuna, non era costretto a dividere tutto il suo tempo. Lei aveva sempre camminato
sul filo, convinta che la forte mano di Henry la sostenesse, ma non era cos, adesso il vuoto si
spalancava sotto di lei e non c'era nessuna protezione. Oltre alla paura e alla delusione, prov anche
una vaga euforia: era sola con i suoi problemi e con il suo dolore e questo la faceva sentire eroica.
Sempre, era sempre stata sola, fin dalla nascita. E malgrado tutto, aveva resistito. Pochi sarebbero stati
capaci di reggere i ricatti emotivi di sua madre, la debolezza di suo padre. Lei s, lei ce l'aveva fatta. E
avrebbe continuato a farcela. Non era una bambina, no di certo.
Si incontrarono dietro la casa ed entrarono nella loro stanza. Avevano cominciato a chiamarla
cos: la nostra stanza. La voglia di fare l'amore li divorava. Stare l'uno dentro l'altra, sentirsi. Poi,
veniva il momento delle parole. Soltanto dopo potevano parlare, distesi, osservando il corpo nudo
dell'altro abbandonato e sereno. Victoria disse: - Questo letto  la nostra isola. Qui stiamo bene, al
riparo da tutto. La vita diventer sempre pi difficile una volta che usciremo in mare aperto.
- Forse per me  pi semplice; anche se c' una cosa che mi tormenta.
- Vedere Ramon.
- Fosse solo vederlo... Noi lavoriamo insieme, ci aiutiamo, condividiamo ogni cosa.
- Vi  mai capitato di parlare di fatti personali?
- No, mai. Solo i quattro luoghi comuni tipici fra colleghi.
- Che tipo d'uomo , secondo te?
- Un tipo per bene, taciturno, accondiscendente. Non contraddice mai nessuno.
- Non gli piace discutere.  uno dei suoi pregi. Ma tu, se posso chiedertelo, perch ti sei
innamorato di Paula?
- Te l'ho gi detto. Era sensuale, intelligente, aveva un mucchio di progetti per il futuro. A che
scopo parlarne? Ha rivolto tutte le sue forze contro se stessa e ormai non ne verr pi fuori.
- Non hai paura, andandotene, che possa peggiorare?
- Non lo so,  possibile, ma siamo tutti maggiorenni e ciascuno deve sapere governare la propria
vita. Non trovi?
Victoria prov una strana sensazione sentendolo parlare a quel modo. Da un lato le dava
sollievo la sicurezza e la fermezza con cui agiva. Dall'altro le dispiaceva che fosse cos duro nei
confronti della donna con cui aveva condiviso tanti anni. Ma la colpa era sua, non avrebbe dovuto tirar
fuori quell'argomento. Parlare dei rispettivi coniugi le procurava un piacere che lui non sembrava
condividere. Santiago non amava parlare di Paula. Era un uomo taciturno, proprio come Ramon. Si era
innamorata di un uomo simile a suo marito? L'idea le parve sconfortante.
- A cosa stai pensando? - le domand Santiago.
- Niente, assurdit. Mi sono innamorata di Ramon solo perch era un uomo affidabile. Che
sciocchezze facciamo noi donne! Ci mettiamo con un uomo cos come si compra un'automobile: perch
non ci lascer a piedi in mezzo a una strada. Non ridere!  esattamente cos. Abbiamo un cammino gi
tracciato, e scegliamo la persona con cui percorrerlo secondo le regole che ci hanno inculcato.
- Credi che per gli uomini sia diverso?
- Voi avete pi libert.
- La libert non  misurabile: o la si ha o non la si ha.
- B, allora io non l'ho avuta. E forse neanche adesso ce l'ho. Un attimo fa pensavo che tu e
Ramon siete molto simili, in fondo. Non faccio altro che applicare all'amore i modelli ricevuti
nell'infanzia.
Lui la guard poco convinto.
- Vuoi dire che qualunque uomo simile a tuo marito potrebbe andarti bene?
- Non dirlo neanche per scherzo, ti prego! Si baciarono a lungo fra proteste e carezze.
- In ogni caso, Victoria, una cosa dovresti farla: smetterla di pensare al passato.
- Al passato? Ma se  ancora presente!
- Il presente  quando ci troviamo in questo letto. E poi, credo si debba pensare anche al futuro.
- Tu non fai altro!
- Me lo rimproveri?
- No, ma mi d le vertigini.
- Allora aggrappati a qualcosa di solido. A me, per esempio. Ho scritto a varie imprese spagnole
per cercare lavoro, e una mi ha gi risposto. Cercano qualcuno che diriga i lavori per una strada fuori
Barcellona. Presto comincer la trattativa. Questo significa che entro tre mesi potremmo partire e
cominciare la nostra nuova vita.
Lei non parl.
- Sei ammutolita dal terrore?
- Tre mesi  come dire... adesso.
- No; in tre mesi abbiamo tutto il tempo per fare le cose come si deve: spiegare la situazione in
casa, organizzarci, partire e ricominciare tutto.
- Sento gi tornare le vertigini.
- Sei stata tu a dire che fuori da questo letto la vita diventa sempre pi difficile. E poi, non
possiamo andare avanti con questi incontri clandestini. E umiliante.
- Gi, e quando si verr a sapere che stiamo insieme, tutti si domanderanno dove e come ci
siamo visti.
-  inevitabile.
- Ho sonno, Santiago.
- Non dormire, cara,  quasi ora di andare.
- Te lo immagini come sar poter dormire insieme una notte intera?
- Presto dormiremo insieme per il resto della nostra vita. E curioso, pens lei, stava progettando
di mettersi a letto ogni sera accanto a un uomo di cui non sapeva quasi nulla. Era assurdo, esattamente
come continuare a farlo accanto a un uomo di cui sapeva gi tutto.
Paula guard distrattamente le cartelle aperte sulla scrivania. Il lavoro non aveva fatto alcun
progresso negli ultimi mesi. L'editore aveva smesso di mandarle mail per chiederle come andassero le
cose. Un giorno o l'altro sarebbe arrivato l'annuncio che il contratto era stato annullato. Non le
importava. Non aveva percepito un anticipo, n tantomeno aveva bisogno di denaro. Era sposata con un
uomo che guadagnava pi del necessario. Si domand se la tranquillit economica di cui aveva sempre
goduto non fosse stata la causa del suo fallimento creativo. Se avesse dovuto contare solo sulla sua
penna per guadagnarsi il pane, forse si sarebbe sforzata fino a ottenere qualcosa. Ma era davvero cos?
Tutto si riduceva a spremersi le meningi per sbarcare il lunario? No, James Joyce aveva una famiglia da
mantenere, eppure non gli era mai venuto in mente di abbandonare il suo plumbeo Ulisse, che non gli
avrebbe reso neanche un soldo. Viveva di espedienti. L'analisi del suo fallimento la portava a ben altre
spiegazioni.
Era qualcosa che aveva a che fare con la totalit. La letteratura era una divinit che esigeva
tutto, e questo tutto era cos vasto e profondo da spaventarla al solo pensiero. Tutto era darsi
completamente, tirar fuori da se stessi quel che non si riuscirebbe a tirare fuori neanche in vent'anni di
sedute psicanalitiche. Tutto era non interessarsi ad altro che alla maledetta letteratura. Tutto era
sacrificare l'amore, il piacere, persino la vita quotidiana. Tutto era non dare alcun peso al successo.
Tutto era tutto, e il resto era merda. Anche il buon vecchio Tolstoj aveva lasciato entrare troppe cose
nella sfera letteraria, troppa carit, troppa mistica. Troppe liti con sua moglie, troppa gelosia. Troppe
battaglie in Guerra e pace, per non parlare di quella zuppa di Resurrezione. Solo il conte Vronskij si
salvava, e solo quando aveva addosso la pelliccia ed era bello.
Si lasci andare all'indietro sulla sedia. Era stanca. Ce ne voleva di energia per tener testa alle
proprie ossessioni. Perfino santa Teresa, che era una mistica, se non si fosse data alla frenesia
monastica non avrebbe scritto una riga. Questo l'aveva salvata dal rimanersene in un angolo a scrivere
versi sciapi sul cuore di Ges. Aveva avuto la genialit di puntare molto in alto, e in cima aveva trovato
gli angeli, con la fallica spada fiammeggiante, ad aspettarla per darle ispirazione. Tutto era tutto,
anche il coraggio o l'indifferenza indispensabili per andare avanti fino alla fine, fino alle estreme
conseguenze. Dietro ogni buon libro ci sono l'amarezza, le tenebre, il buco nero senza fondo, l'abisso,
l'oceano di oscurit. Ed  laggi che bisogna scendere, senza bombola di ossigeno, in apnea, fino a farsi
scoppiare i polmoni, sapendo che da quell'immersione non si uscir indenni. Macabro scherzetto! Lei
non era mai arrivata alla tranquillizzante conclusione di non avere talento. Si tormentava a forza di
dubbi e autoaccuse, cercando di individuare l'agente patogeno che l'aveva paralizzata: la mancanza di
coraggio, la mancanza di intelligenza, l'eccessivo interesse per la vita. Ma la cosa peggiore, la cosa
veramente diabolica era la speranza, il pensiero di avere ancora una possibilit, di poter sentire ancora
dentro di s un'inattesa voce interiore che le dettasse il grande romanzo. A volte aveva sentito gli echi
di quella voce, ne era sicura, li aveva sentiti, intuizioni geniali, come bisbigli di un'entit superiore.
Non erano state allucinazioni, n sbronze ben riuscite, n spiragli di luce, ma autentici frammenti di
un'opera eccelsa, completa, immortale. Eppure quelle ventate di ispirazione allo stato puro svanivano, e
tutto quel che usciva dalla sua mente e dalla sua mano era trito, suonava o profumava di righe gi
scritte da qualcun altro.
Pens che fosse venuto il momento di concedersi un bicchierino di tequila, solo un dito, un
goccetto, che la liberasse da quella prigione messicana, dove viveva come in una grande clinica
universale delle menti perdute. Da sempre il Messico vantava la sua clientela selezionata di isterici,
nevrotici e perenni insoddisfatti che avevano perso la bussola e la ragione e le staffe e la fede, e che
sempre vi ritrovavano qualcosa. Questo paese ti mette di fronte a te stesso, pens.
Sent la lava incandescente scenderle per l'esofago. L'onda di espansione del fuoco eterno. Si
fece anche una pista di coca. Si sdrai sul tappeto e si mise a guardare la riproduzione di un quadro di
Frida Kahlo con cui un arredatore irresponsabile aveva decorato la parete. Si alz. Restarsene cos era
da veri disperati.
Usc nei giardini. Un altro bicchiere ci sarebbe stato bene, ma non al club. Si diresse a piedi
verso San Miguel. All'improvviso sent qualcuno che correva per raggiungerla. Vide con fastidio che
era l'americana.
- Susan cara, honey, oggi non sono proprio dell'umore. Voglio restare sola.
- Se avessi voluto restare sola, saresti rimasta a casa. Dove stai andando?
- Ad abbrutirmi.
- Bene, vedo che sei ispirata! Vengo con te.
- Te lo chiedo con quel briciolo di cortesia che mi resta. Lasciami sola.
- Mi assumo il rischio che tu esaurisca anche quello.
- Sparisci una volta per tutte e lasciami in pace!
- Bah, credevo sapessi fare di meglio.
Paula si gir a guardarla, sorpresa da quel tono noncurante.
- Non sono ancora riuscita a capire cosa vuoi da me, Susy.
- Voglio essere tua amica.
- Ci sono tante altre donne al villaggio.
- Le altre mi annoiano. Tu ti muovi su territori che non conosco.
- E che non conoscerai mai.
- Cosa te lo fa pensare? Mi credi una ragazzina senza problemi?
- Non ho tempo per pensare a te, cara.
- E sei convinta che una risposta del genere possa distruggermi. Ma non  cos.
Paula la fiss. Bene, d'accordo, perch no? Perch non farsi un bicchiere con qualcuno invece di
bere da sola? Arrivarono a San Miguel senza scambiare una parola. Quella ragazzina senza problemi, o
con problemi inesistenti, voleva fare nuove esperienze grazie a lei.
Bene, molto bene, perch no? La condusse nel bar miserabile che avevano scoperto insieme.
Paula domand al padrone, sempre serio, sempre sporco, dove potessero trovare la guida.
- Abita in una casetta pi avanti sulla destra. Non potete sbagliare,  l'unica dipinta di azzurro.
Facilissimo, meglio cos. Una stradina stretta. Una casa molto malandata. Bussarono alla porta, non
c'era nessuno. Paula si sedette per terra, sulla strada polverosa, perch non c'era marciapiedi. Rimase l
ferma, a fissare un punto nell'aria. Susy sedette accanto a lei. Ne aveva di coraggio, la ragazza.
- Cosa credi che succeder se qualcuno ci vede qui, mia piccola yankee?
- Penseranno che siamo due turiste uscite a fare una passeggiata.
- Niente di pi sbagliato. Io sono un'artista immortale che si aggira, travestita da traduttrice, alla
ricerca di materiale per il suo nuovo romanzo altrettanto immortale. E tu... tu sei la mia scudiera.
- Questo s che mi piace. Ti sei fatta di qualcosa?
- Tequila e una pista di coca. Niente che possa far crollare le mura di Gerico.
- Hai qualcosa con te? -S.
- Me ne dai un po'?
- S, per v dietro l'angolo e non farti vedere. Una cosa  star sedute per terra, un'altra  che ti
becchino a sniffare in mezzo alla strada. Finisce che ci tocca pure corrompere un poliziotto.
Susy fece come Paula le aveva detto e poi torn a sedersi.
- Perch stiamo aspettando la guida, Paula?
- Per farcelo,  ovvio.
- Tutte e due insieme?
- Tu mi scandalizzi, piccola, davvero. Ce lo scoperemo in rigoroso ordine di anzianit. La
Spagna non ha evangelizzato queste terre perch noi ci abbandoniamo ad ammucchiate da far arrossire
Isabella la Cattolica.
- Secondo te, ce la far con tutte e due?
- Ne va dell'onore della popolazione indigena.
Susy cominci a ridere. Le sue risate echeggiavano fra le case povere e scrostate. Pass un'ora,
ma della guida neanche l'ombra. Sniffarono di nuovo. Susy era entrata in uno stato di lucida euforia,
infilava un discorso dietro l'altro. Paula la ascoltava senza replicare. Finalmente la guida comparve,
dondolandosi come un cowboy in un film di serie B. I suoi perenni occhiali da sole non permettevano
di capire se fosse sorpreso di vederle l. Le raggiunse senza cambiare passo e si piant di fronte a loro.
Con un sorriso indecifrabile mostr i denti bianchissimi.
- Guarda un po chi si vede. Come state? Paula si alz pigramente e lo guard.
- Ci hanno detto che abiti qui.
- Ma prego, entrate, vi offro un bicchiere di pulque.
- Solo un momento. Stavamo facendo acquisti e abbiamo pensato che forse hai qualcosa da
venderci.
Lui punt gli occhi a terra, valutando la situazione.
- Ve l'ha detto qualcuno o ve lo siete immaginato?
- Pura intuizione.
- Entrate, vediamo cosa si pu fare.
Susy si alz in piedi e li segu. Non parlava pi. La casa era composta di un'unica stanza, col
pavimento di cemento e le pareti imbiancate. Da una parte, una cucina a gas, un tavolo e una credenza
zeppa di suppellettili. Dall'altra, una branda, un armadio e una cassapanca con guarnizioni in ferro. In
fondo c'era una porta che probabilmente dava su un cortile. La guida prese tre bicchieri e li pos sul
tavolo. Mentre versava da bere, Paula si accorse che portava una pistola alla cintola, nascosta sotto il
giubbotto. Niente di strano, pens, probabilmente tutti in Messico girano armati.
- Beviamoci questo pulque, allora.
- Senti, ti ho gi spiegato che siamo venute per fare acquisti. I brindisi li rimanderei a un'altra
volta.
- Questo non  un negozio. Bisogna trattare, e io non tratto mai se prima non mi faccio un
bicchiere.
- Adoro i messicani, sempre cos cerimoniosi! - disse Susy come rimbecillita.
- D'accordo, beviamo e trattiamo - concluse Paula. La guida and verso la cassapanca tirando
fuori dalla tasca un mazzo di chiavi. La apr e torn con un sacchettino bianco sul palmo della mano.
- Immagino sia questo quel che volete, ma posso offrirvi anche roba pi leggera o pi pesante.
Paula fece per prendere il sacchetto, ma lui glielo sottrasse.
- Quanto vuoi?
- Ve lo scrivo. Mai parlare di soldi, porta male. Scrisse una cifra su un pezzo di carta da pacchi
e glielo pass. Dopo aver letto, Paula annu. Gli diede quanto voleva. Poi bevvero. Susy sorrideva
soddisfatta.
- Noi andiamo.
- Non volete accomodarvi?
- No, ma forse torneremo a fare acquisti.
- Ho sempre buona merce per i buoni clienti.
- E se volessimo qualcosa che non si trova nella cassapanca?
- Se posso fare qualcosa...
- Spero di s.
- Sapete bene che sono sempre disposto a trattare con la gente onesta.
Uscirono senza aggiungere una parola. Quando furono abbastanza lontane, Susy applaud.
- Brava, mi piace il tuo stile! Sembrava di vedere un vecchio film del cinema indipendente
americano. Paula si ferm, la guard con disprezzo.
- Per te  tutto un gioco, vero? Compresa la vita. Non c' niente che non possa trasformarsi in
un allegro passatempo.
Susy s'incup. Gli occhi le si riempirono di lacrime. Strinse le mandibole. Dopo l'euforia, il suo
umore era in brusca discesa.
- Tu, invece, sei una donna vissuta, una che sa tutto e d il giusto peso a ogni cosa.
- Ma guarda! Il tenero cucciolotto sfodera gli artigli. Pi che una donna vissuta, devo sembrarti
una terribile strega, vero?
Erano l'una di fronte all'altra, ferme in mezzo alla strada. Paula guardava l'americana con un
sorrisetto. Susy la imit.
- Non hai la pi pallida idea di come stiano le cose, Paula.
- Tu credi? Pu darsi che tu abbia ragione, non sapere  privilegio dei saggi.
- Sto parlando seriamente, molto seriamente. Tu te ne vai in giro a fare l femme fatale mentre
Victoria si scopa tuo marito. Lo sapevi questo? Lo sapevi?
In un primo momento Paula non cap. Dovette riflettere un attimo su quel che aveva appena
sentito. Senza neppure tentare di nascondere il turbamento, disse: - Di cosa stai parlando?
- Sto parlando di qualcosa che so molto bene. Santiago e Victoria sono amanti.
- Stai dicendo la verit?
Susy continuava a sorridere, godendosi l'effetto del suo pugno allo stomaco.
- Rispondimi! Stai dicendo la verit?
- Li ho visti baciarsi appassionatamente in giardino, la sera di Natale. Eravate tutti dentro a
festeggiare, sono uscita a prendere una boccata d'aria e loro erano l. Non si sono accorti di nulla,
eppure ero vicinissima, te lo assicuro, abbastanza vicina da vedere chiaramente tutta la scena.
L'espressione di Paula la spavent. La rabbia che aveva in corpo cominci a scemare.
- B, io ho visto questo; se vadano a letto insieme oppure no...
Paula, come parlando a se stessa, sibil: - Certo, certo che vanno a letto insieme. Non siamo
ragazzini delle medie.
In quel momento Susy si spavent sul serio. Per la prima volta percepiva la gravit di quel che
aveva detto. Fece un goffo tentativo di marcia indietro.
- Al posto tuo non mi preoccuperei pi di tanto. Cercherei di non dare peso alla cosa. Avevamo
tutti bevuto parecchio e sai come va a finire...
- Risparmiati le parole di consolazione, cara. Sono anni che noi due facciamo vite separate.
Susy si chiese se fosse vero, ma cap subito che non lo era. Paula aveva semplicemente ripreso
il controllo della situazione. Tornava al suo ruolo, indossava la maschera di sempre. Bene, poteva
fingere quanto voleva, ma il colpo era stato forte, proprio quel che si meritava. Poteva bastare. Era
stanca di fare la parte della brava ragazza in quel teatrino. Tutti hanno un punto debole, una parte di s
esposta ai venti e alla pioggia. Non era solo lei a essere fragile. Anzi, d'ora in poi sarebbe diventata pi
forte. Basta con i tentativi di cercare sostegno, punti di riferimento, amicizia e amore. Ora anche lei
sarebbe entrata a far parte della categoria dei figli di puttana, come tutti, perch per farcela nella vita
bisogna essere cos. Bisogna segnare il territorio, negare il pane agli affamati anche se non si ha
intenzione di mangiarlo, diffidare, tradire. Che soddisfazione. Alla prossima telefonata di sua madre, le
avrebbe detto tutto quel che pensava: Mamma, sono venuta in Messico per liberarmi di te. Ti detesto.
Non chiamarmi pi. E sappi che se sull'orlo del suicidio ti verr in mente di chiamare Henry, lui non
interceder per te. In realt, n tu n lui avete bisogno di me; e finalmente mi sono accorta che
neanch'io ho bisogno di voi.
Solo dopo aver formulato mentalmente quei propositi, cap che non erano affatto nuovi. Eppure,
analizzando il suo stato d'animo, sapeva di essere pi decisa e forte che mai. Quel periodo trascorso al
villaggio, con persone diverse da lei, parzialmente separata da suo marito, le era stato utile. Aveva
imparato che i fatti quotidiani, accumulandosi, provocano reazioni irreversibili, che le persone non
possono rimanere eternamente bloccate nello stesso punto. Aveva scoperto, soprattutto, che si  sempre
soli, e che  indispensabile muoversi, a costo di lasciarsi condurre dalla disperazione su strade
sconosciute.
Manuela prov l'abito tradizionale messicano. Decisamente, sembrava un costume da carnevale
addosso a lei. Aveva perso la linea di un tempo, e la gonna stretta in vita metteva in risalto quel difetto
tipico dell'et. Stava pensando a un ballo folcloristico a favore degli orfani della regione. Teneva molto
a fare qualcosa per alleviare le sofferenze della popolazione locale, e gli orfani erano un obiettivo
perfetto. Dovevano pur essercene di orfani da quelle parti. Ce ne sono dappertutto, e dove regna la
povert ce ne sono ancora di pi. Perfino gli orfani dei ricchi hanno bisogno di affetto e protezione.
Perdere i genitori  la cosa peggiore che possa capitare a un bambino. I genitori sono i soli a prendersi
cura di noi quando siamo piccoli, e se un bambino ne  privo, una persona di buon cuore non pu fare a
meno di dare una mano. Soprattutto le donne; non  un segreto per nessuno che sono le donne a fare del
mondo un posto ospitale senza aspettarsi nulla in cambio. A dire il vero aveva sempre avuto una
naturale tendenza alla carit, un'inclinazione che si era manifestata sin dalla pi tenera infanzia.
Raccoglieva cuccioli abbandonati e sporchi suscitando le proteste di sua madre, e partecipava a tutte le
campagne di beneficenza organizzate dalle suore della sua scuola: Nessun bambino senza regalo di
Natale, Un corredino per un sorriso e cos via. L'aveva pensato tante volte: se non fosse diventata
un'occupatissima madre di famiglia, la sua pi grande gioia sarebbe stata fare la missionaria. L'idea di
vivere per lunghi periodi in un paese africano non l'avrebbe spaventata. Aveva doti organizzative,
nessuno poteva negarlo, e sapeva lavorare sodo, anche per molte ore di fila. Ma non era stata quella la
sua strada. Formando la propria famiglia si era assunta una tale responsabilit che ogni altra scelta ne
era esclusa. Certo, ora che i suoi figli si erano sistemati, poteva dedicarsi maggiormente al prossimo. E
si trovava nel posto giusto, un paese dove molta gente soffre ancora per la povert. Quando ci pensava
e si rendeva conto che negli oltre due anni trascorsi l non aveva fatto nulla, proprio nulla, veniva
assalita dai rimorsi, e per di pi sentiva di sprecare le sue capacit. Decise di chiamare la cooperante
spagnola con cui aveva cenato tempo addietro per offrirle la sua collaborazione. Certo, un'offerta
generica rischiava di rivelarsi improduttiva. La ragazza avrebbe potuto risponderle che avevano solo
bisogno di fondi, oppure affidarle compiti poco confacenti alla sua personalit. E Dio sapeva che la sua
vocazione non era obbedire; se cos fosse stato, se il suo carattere l'avesse portata a obbedire agli ordini
senza fiatare, si sarebbe fatta suora. In ogni caso, l'idea della festa folcloristica era da scartare. Non
poteva presentarsi in pubblico vestita come un'eroina della rivoluzione messicana con venti chili di
troppo. Avrebbe trovato un'altra soluzione, ne avrebbe parlato con Adolfo.
Quando finalmente usc dall'aeroporto sent il sollievo crescere a ogni passo. Yolanda era
partita. La settimana con la fidanzata non era stata piacevole e distensiva. Fin dal primo momento lei si
era dimostrata sgradevole, delusa, impaziente. La sola idea dell'albergo, per quanto lussuoso, e
dell'eccesso di intimit, l'aveva infastidita, e quel fastidio l'aveva accompagnata per tutto il soggiorno in
Messico.
Guid assorto verso il villaggio, abbandonandosi alla corrente dei pensieri. Non era stata solo la
resistenza di Yolanda a offuscare ogni possibile felicit, c'era qualcosa di pi. Sembrava che per lei
tutto dovesse funzionare secondo un copione. E questo lui non riusciva a capirlo. In fin dei conti erano
in Messico, un paese di indescrivibile bellezza, ed erano una coppia di giovani innamorati. Questo
sarebbe dovuto bastare a fare di quei giorni una festa continua. Ma per Yolanda l'amore era diventato
un susseguirsi di formalit, un'anticamera di quel che sarebbe venuto dopo: la convivenza quotidiana
nel nuovo appartamento, la vita da marito e moglie. Lui riconosceva che vivere separati non era certo la
cosa pi desiderabile, e che la distanza fisica aumentava la distanza emotiva, tanto da creare tensioni e
malintesi... ma, diamine! una volta che si erano ritrovati, perch non potevano godersi la reciproca
compagnia? Avevano a disposizione tutto ci che rende piacevole la vita: cibo raffinato, riposo, e,
finalmente, dopo un lungo anno di lontananza, potevano starsene a letto insieme quanto volevano. B,
si era rivelato impossibile seguire una formula tanto allettante. Quando finalmente le nubi
temporalesche per la mancata permanenza al villaggio si erano dissipate, in lei era sorta l'esigenza di
trascorrere il tempo a parlare dei preparativi per le nozze, dell'arredamento della casa, di come
organizzare gli orari e le incombenze quando Dario fosse tornato in Spagna. Tutte cose che per lui
erano premature e soprattutto superflue. Lavorando l, in quel luogo isolato, aveva imparato che i
problemi si risolvono via via che si presentano, e che non occorre dannarsi l'anima per prevedere tutto
nei minimi particolari. Le cose di cui parlava Yolanda gli suonavano lontane, irreali, frutto unicamente
della sua fantasia: il banchetto, la lista degli invitati, i regali, il corredo, l'acquisto dei mobili. E per che
cosa, poi? Se gi aveva trovato un appartamento, un giorno si sarebbero stabiliti l e tanti saluti. Ma a
Yolanda era venuto quasi un colpo quando lui glielo aveva prospettato. L'aveva accusato di essere un
insensibile, un egoista, un animale, ed era scoppiata a piangere a dirotto. D'accordo, non era il caso di
litigare per quelle sciocchezze. Dario era disposto a transigere su tutti i ridicoli preparativi; ma ci che
davvero lo mandava in bestia era pensare che proprio quelle fossero le sole cose importanti per la sua
ragazza. Yolanda era sempre stata cos, fin da quando se ne era innamorato? O forse era lui a essere
cambiato? Si accorse che stava mandando su di giri il motore e ridusse la velocit. Cerc di calmarsi, di
essere obiettivo e sdrammatizzare. In realt ora vivevano in due mondi diversi: Yolanda continuava la
sua vita di sempre in Spagna, mentre lui si trovava in un posto dove tutto era meno rigido e complicato.
Ci pens su. Detta cos, la cosa suonava ancora pi grave. Non se la sentiva di riprendere le vecchie
abitudini. Ormai, lontano dal suo paese, gli sembravano assurde e gratuite. Certo, probabilmente una
volta rientrato sarebbe tornato alla vita di sempre. Immagin quel che lo aspettava: sposato con
Yolanda avrebbe avuto il suo lavoro e una vita tranquilla, una birretta di tanto in tanto con gli amici, un
buon pranzo al ristorante la domenica. Del resto le sue aspirazioni non erano mai state diverse. Ma con
tutti i progetti che lei aveva in mente, i soldi avrebbero preso il volo, almeno per un po': comprare tutti
quei mobili, tutte quelle suppellettili, pagare il mutuo ogni mese... E poi, naturalmente, lei avrebbe
voluto dei figli. Gliene aveva gi accennato qualche volta. Gli sarebbe toccato attendere non solo mesi,
ma anni, prima di poter condurre la vita tranquilla che aveva sempre sognato. Sperando di poterla
condurre, prima o poi, perch con l'arrivo dei figli l'intimit della coppia svanisce e tutto si trasforma in
responsabilit. Lo sapeva bene, perch alcuni dei suoi amici erano gi andati incontro a
quell'esperienza. Responsabilit e lavoro a non finire, ovviamente: i figli richiedono soldi senza tregua
almeno fino ai venticinque anni d'et. Una trappola, insomma. Eppure questo era quel che aveva
sempre desiderato e quel che alla fine avrebbe ottenuto.
Quando uno si innamora, non pensa di firmare un contratto a vita, e quando lo firma, trascura le
clausole scritte a caratteri minuscoli. Non pensa che saranno quelle a condizionare la sua vita. Apr il
finestrino e respir l'aria rovente. Faceva troppo caldo. La sola idea di tutte quelle complicazioni lo
sfiniva. Ma non era il caso di fasciarsi la testa prima di rompersela, questa sembrava una prerogativa
tutta femminile. Per il momento era ancora in Messico, di nuovo solo, e aveva sete. Guard l'orologio.
Affrettandosi un po', avrebbe fatto in tempo a spingersi fino al Cielito per bersi una birra, una birra e
nient'altro: fresca, frizzante, col giusto sottofondo musicale, accolto dalle ragazze che l'avrebbero
rivisto dopo giorni di assenza. Non si domand se fosse giusto tornare con le ragazze dopo essere stato
con Yolanda. Perch no? Era pur sempre un uomo libero. Una volta concluso quel lavoro, quando fosse
rientrato in Spagna... tutto sarebbe tornato alla normalit.
Si guard le unghie in controluce. Erano giallognole. Un ripugnante indizio di vecchiaia.
Ricordava di averle avute rosee, e di avere avuto le mani lisce, senza vene sporgenti n macchie scure.
Senza dubbio era entrata in un periodo di inarrestabile decadenza. Una brusca caduta. Questa era
l'immagine usata da Quevedo. I suoi versi erano perfetti per descrivere la morte, ma molto meno
azzeccati per l'amore: Polvere saranno, ma polvere innamorata. Dopo la morte non pu esserci
amore, un sentimento sublime che nemmeno nella vita esiste. Santiago andava a letto con un'altra. Era
una sorpresa, non per il fatto in s, ma perch aveva avuto il coraggio di farlo l. Probabilmente le era
stato infedele un'infinit di volte, forse tante quante lo era stata lei, ma non aveva mai corso un rischio
cos grande. In un luogo circoscritto dove tutti si conoscevano, e con la moglie di un collega per di pi.
Strano, perch Santiago era un uomo prudente, che per principio non avrebbe mai suscitato
pettegolezzi. Susy non aveva parlato a nessuno di quel fatto, ne era sicura, ma come li aveva visti lei, i
due amanti, qualcun altro avrebbe potuto sorprenderli mentre si baciavano in giardino. Male, marito
caro, molto male. Se aveva tanta voglia di scopare, non poteva scegliersi una del posto? Sarebbe stato
meno compromettente. Il suo amato sposo si stava ribellando, quella non era una semplice scappatella.
Forse si era innamorato davvero. Perch no? Anche se non aveva mai manifestato particolare bisogno
d'amore. Era un uomo freddo, e poi avrebbe potuto capitargli mille volte nei lunghi anni del loro
tortuoso matrimonio. E invece gli era venuto in mente proprio adesso, nel luogo meno opportuno e con
una donna sposata. Era cos irresistibile Victoria? Non si sarebbe detto. In fondo era una donna
dall'aspetto assai comune. Educata, non troppo comunicativa, discreta nei modi e nell'abbigliamento...
Le pareva di ricordare che insegnasse chimica all'universit. Una come ce ne sono a migliaia, tutte
uguali. Cerc di ricordare se avesse mai notato nulla di particolare fra suo marito e Victoria, un gesto,
uno sguardo, una stretta di mano un po insistita... No, quella storia la coglieva di sorpresa. Davvero, la
vita riserva sempre delle novit. E quella svolta decisa interrompeva la monotonia che rischiava di
soffocarla.
E adesso, cosa avrebbe dovuto fare, in teoria? Poteva comportarsi da moglie tradizionale e
interpellare direttamente Santiago:  vero che hai un'altra donna?. Poteva fargli una scenata
monumentale con rimproveri, grida e richieste di separazione. Non aveva mai recitato il ruolo della
vittima; chiss, forse era divertente. Poteva tornarsene in Spagna senza dirlo a nessuno. E poteva star
zitta per vedere cosa sarebbe successo, tenendo ben nascosto il suo asso nella manica. Per il momento
questa pareva la soluzione migliore. Se quel che c'era fra Santiago e Victoria era vero amore, prima o
poi lui glielo avrebbe detto, e le avrebbe anche annunciato di volersene andare. Un vero colpo di scena.
Magari Dio, nella sua infinita saggezza, aveva ideato qualcosa di speciale per lei, un vero romanzo: la
scrittrice frustrata veniva abbandonata all'improvviso e solo allora si rendeva conto di quanto amasse
suo marito. Soffriva, soffriva molto, era sconsolata. Ma solo questo poteva spingerla a ricominciare a
scrivere. Traboccante di talento riusciva a portare a termine un libro meraviglioso, un capolavoro
assoluto. Successo di critica e di pubblico, profonda soddisfazione personale. E, di l in poi, una
carriera sempre in ascesa, di libro in libro, con sicura maestria, su su verso l'immortalit. Dio era fatto a
modo suo, ma era giusto, e non le aveva concesso l'amore e il talento insieme. La sofferenza era sempre
stata un potente motore del genio. Un nuovo orizzonte le si apriva davanti. Stava per inginocchiarsi e
rendere grazie al Signore in una preghiera colma di esaltazione. No, troppo presto. Prudenza. Prima di
qualsiasi atto di devozione, avrebbe scritto qualche riga per vedere se il suo cervello si fosse sbloccato,
non era disposta a elargire ringraziamenti gratuiti. Avrebbe taciuto quel che sapeva e, nascosta
nell'ombra, sarebbe rimasta a osservare la patetica commedia inscenata dagli amanti. Era gi
impaziente, non vedeva l'ora che Santiago le si presentasse e le dicesse, quasi in lacrime: Amo quella
donna. Cosa ci posso fare? La amo mio malgrado e non posso vivere senza di lei.
Le amiche abbandonate dal marito le avevano raccontato come andavano le cose. E la storia era
sempre a met strada fra il comico e il patetico. L'uomo ci faceva la figura del buffone: innamorato
pazzo, innamorato immaginario, innamorato suo malgrado. Penoso. Come se la moglie, conoscendo il
Sancho Panza che si nasconde in suo marito, le sue debolezze, la sua vigliaccheria, non lo credesse
capace di un solo slancio romantico, di un solo gesto bello e importante. Cos, denigrando il traditore,
si riduce l'entit del tradimento. Eppure quelle donne parlavano piangendo, attingendo al pozzo del
dolore. L'essere umano  complicato, si disse. Ma la sua complessit non  fatta d'altro che di materiale
spregevole.
Henry non la finiva pi di pensare a quel che gli aveva raccontato sua moglie. Ora che lo
sapeva, ogni volta che aveva a che fare con Santiago si sentiva a disagio. Era sicuro che quella storia
sarebbe venuta a galla da un momento all'altro. Se li avesse visti qualcun altro, chiss, forse tutto
sarebbe rimasto com'era; ma Susy avrebbe parlato, ne era sicuro, la conosceva troppo bene. Fra le sue
virt non figurava certo la maturit. Quel suo lato infantile la rendeva divertente e sexy, ma minacciava
di diventare un problema serio. Se finora non era riuscita a superare i suoi traumi, c'era da pensare che
ormai fosse troppo tardi. L'aveva sposata con la convinzione di esercitare un'influenza positiva su di lei,
aveva creduto che il matrimonio potesse aiutarla. Essere moglie le avrebbe garantito un nuovo status
che comportava delle responsabilit. Sarebbe potuta diventare una buona organizzatrice, una padrona di
casa forte e sicura. Ma in due anni non si era manifestato alcun progresso in lei. Il problema di sua
madre, che a lui pareva ridicolo, finiva per bloccare tutte le potenzialit di Susy. Lui era stato
comprensivo, aveva dimostrato grande pazienza, pi di quanto avrebbe fatto chiunque. Ma un passo
avanti bisognava pur farlo, prima o poi la loro vita matrimoniale doveva raggiungere una certa solidit.
E invece tutto sembrava indefinitamente rinviato, in attesa di qualcosa di vago che non arrivava mai.
Susy non voleva nemmeno sentir parlare di un figlio. Non era il momento, non si sentiva pronta. Per
quanto ci avesse provato, non era riuscito a smuoverla da quell'idea. Aveva sempre affrontato
l'argomento con tatto e buona volont, ma per Susy creare una famiglia pareva l'ultima delle
preoccupazioni. Le sue ansie erano concentrate tutte su di s, in modo patologico. In fondo era anche
colpa sua, avrebbe dovuto dire basta, affrontare la moglie senza timore di offendere la sua sensibilit
sempre a fior di pelle. Non aveva calcolato che l'onda d'urto dei terremoti interiori di Susy avrebbe
potuto raggiungere chi la circondava, oltre a lui. Quel bacio furtivo di cui era stata testimone rischiava
di scatenare un disastro. Se le fosse sfuggito di bocca qualcosa, in una piccola comunit come quella,
l'armonia collettiva sarebbe andata in pezzi. Forse le sue preoccupazioni erano eccessive, forse Susy
non sarebbe stata cos incosciente, forse avrebbe valutato la posta in gioco e avrebbe scelto la prudenza.
Su questo, a dire il vero, nutriva forti dubbi; la conosceva bene. Pens addirittura alla possibilit di
avvertire Santiago; ma con che faccia poteva dirgli: Susy ha visto qualcosa e temo proprio che lo
racconti in giro? Lui avrebbe potuto rispondergli: B,  tua moglie, non puoi parlarle tu?. Si sarebbe
visto costretto ad ammettere di non avere la minima influenza su una donna tanto immatura e volubile.
No, la cosa migliore era non fare niente e aspettare. Non era lui a essere colpevole di adulterio. E non
riusciva a capire come fosse venuto in mente a quei due di mettersi in quel guaio. Non avevano un po
di buon senso? Non si rendevano conto di essere seduti su una polveriera? Concedersi un'avventura in
una situazione simile era da veri sciocchi, un brutto tiro per i rispettivi coniugi, una storia squallida e
rischiosa. Certo, forse si erano innamorati. La cosa non l'avrebbe sorpreso da parte di Santiago. Paula
era insopportabile. E pensare che in tutto il villaggio era la sola con cui Susy avesse fatto amicizia! Una
donna mezzo alcolizzata, provocatoria, egocentrica, sempre pronta a portare la gente al limite della
sopportazione. La loro vita matrimoniale doveva essere un inferno. Forse Santiago era stato attratto
dalla personalit mite di Victoria. Lei appariva sempre tranquilla, pacifica, parlava a bassa voce,
sorrideva molto e non esprimeva mai opinioni che potessero infastidire gli altri. La sua aura era ben
diversa da quella che si percepiva intorno a Paula. Eppure, stava tradendo suo marito. Cosa le
succedeva? Anche il loro matrimonio era in crisi? Strano, perch Ramon sembrava un uomo affidabile,
riservato e lavoratore fino all'eccesso. Avrebbe giurato che, anche in privato, non fosse irascibile, n
giocatore, n donnaiolo. Insomma, del tutto privo dei tipici difetti maschili che in genere avvelenano i
rapporti. Ma chi poteva dirlo? Chi pu sapere quel che succede fra marito e moglie? Tutti erano
convinti che lui e Susy formassero una coppia piena di entusiasmo ed energia, e invece... La vita a due
 difficile: possono risorgere vecchie questioni, riaprirsi ferite non cicatrizzate... Ma se Victoria agiva a
quel modo solo per noia, per la stanchezza dei lunghi anni di matrimonio, se lo faceva solo per questo,
allora meritava di essere presa a schiaffi. Perch si sa che il tedio della convivenza prolungata, la
mancanza di nuovi stimoli, possono essere superati con la comprensione e la tolleranza. Accettare
questo  il segreto delle unioni felici e durature. I suoi genitori erano cattolici, e abitavano in un
quartiere dove quasi tutte le famiglie erano protestanti. Erano sposati da moltissimi anni, in pratica da
tutta una vita, eppure lui li aveva sempre visti in perfetta armonia, dediti anima e corpo l'uno all'altra,
perfettamente capaci di amare i loro figli. In casa loro il divorzio era considerato come una terribile
fatalit. Ricordava di aver raccontato in casa, qualche volta, della separazione dei genitori di altri
bambini. Sua madre si preoccupava sempre molto per quelle storie e diceva a lui e ai suoi fratelli:
Questa sera pregate il Signore perch accompagni quel bambino, e ringraziatelo per avervi dato una
famiglia come la vostra. Sorrise al pensiero di sua madre, con quell'aria cos fuori moda, quei valori
antiquati, i limpidi occhi azzurri e il profumo di lavanda. Era un'immagine tranquilla a cui rivolgere il
pensiero quando la vita si faceva opprimente. Forse il mondo a cui appartenevano i suoi genitori non
esisteva pi. In molti casi il divorzio era l'unica soluzione per ricominciare tutto, con un'altra persona o
da soli. Affermare il contrario sarebbe stato negare la libert dell'individuo, sottrargli la possibilit di
rimediare ai propri errori. C'era da augurarsi che Susy tenesse la bocca chiusa e che quel che doveva
essere nascosto rimanesse tale. Portare o no alla luce quella storia era una decisione che spettava
unicamente ai diretti interessati. Lui detestava i conflitti, i litigi, gli scandali! Come avrebbe potuto
lavorare in un ambiente avvelenato dai risentimenti? Il peggio era che ormai, sapendo quel che sapeva,
cominciava a sentirsi a disagio.
Dopo aver fatto l'amore, si rifugiava contro il suo petto villoso. Solo in quei momenti riusciva a
placare le ansie che la tormentavano. Per quanto fosse sicura che nessuno sapeva di loro, cominciava a
sentirsi giudicata.
- Andiamocene in Spagna, Santiago, subito. Non aspettiamo oltre.
- Abbi un po di pazienza. Una delle imprese a cui ho scritto pare molto interessata. E probabile
che presto arriveremo a un accordo.
- Potrai risolvere la questione quando saremo l. Se ci servir del denaro, potremo contare sul
mio stipendio. Lui si volt, appoggiando la testa sul braccio ripiegato, e la guard con un misto di gioia
e preoccupazione.
- Vuoi che ti rapisca come nei romanzi? Non possiamo scappare cos. Dovremo pur parlarne in
casa, e poi dovremo tener duro ancora per un po', verranno giorni difficili di spiegazioni e sfuriate,
prima che sia possibile un accordo sulla separazione. Una base minima su cui trattare pi avanti. Ma
andarsene senza dire una parola  impensabile, non te ne rendi conto?
- Certo che me ne rendo conto, ma ho paura, sono sempre pi isterica ogni giorno che passa.
Ultimamente temo che qualcosa possa andare male.
- Andr tutto bene.
- Allora perch non ne parliamo subito con Ramon e Paula? Cosa aspettiamo? Prima lo
facciamo, meglio .
- Perch per fare le cose bene bisogna agire con prudenza. In ogni caso, ormai  questione di
una settimana, Victoria; sono sicuro che mi daranno quel lavoro.
- Come fai ad avere tanto sangue freddo?
- Ce l'ho perch vivo gi nella nostra vita futura, mentre tu vivi nel passato. Penso a come
possiamo organizzarci affinch tutto funzioni. E il solo modo che conosco per evitare i fallimenti.
- Questa situazione mi fa sentire molto in colpa.
- Lo so,  spiacevole, ma bisogna mantenere la mente lucida. Stiamo facendo le cose in fretta,
questo  sicuro. In pochi giorni ci siamo innamorati e abbiamo deciso di separarci per vivere insieme.
Molti ci mettono anni per arrivare a questo punto.
- E vero. Tutta questa rapidit mi fa paura.
- Riflettici, per... vorresti accelerare le cose e al tempo stesso ti spaventa la rapidit con cui
siamo arrivati fin qui. Ammetterai che  una contraddizione.
- Sono isterica, te l'ho gi detto.
- B, conosco un vecchio rimedio contro l'isteria. Consiste nel dare un bel morso sul collo
all'isterica in questione. Qualcosa del genere...
Si avvent su di lei e cominci a morderla. Victoria non protest nemmeno, rideva, cercando di
divincolarsi. Scapp perfino dal letto, ma venne placcata all'istante. L, su quelle mattonelle lavate e
rilavate mille volte, che profumavano di terra umida, fecero l'amore. L arrivarono fino in fondo ai loro
sentimenti. Lei non ricordava di aver mai provato nulla di simile. Molte sensazioni del suo corpo la
sorpresero. Dopo si sent felicemente stanca, desider dormire.
Cenarono al club, da soli. Non c'era nulla di strano, era venerd e la maggior parte delle famiglie
ci andava di sabato. Il venerd sera, quando gli uomini rientravano dal cantiere, in genere era dedicato
all'intimit. Ma lui non se la sentiva di sostenere una serata faccia a faccia con Paula. Davanti a
Victoria faceva finta di nulla, ma quella situazione pesava molto anche a lui. Il club era un territorio
neutro dove tutto appariva pi lieve. Inoltre, aveva trovato Paula particolarmente lucida e serena al suo
ritorno.
Mangiarono scambiandosi aneddoti inconsistenti sulla vita al villaggio e al cantiere. Paula era
cos calma che per un attimo Santiago pens che fosse l'occasione giusta per dirle la verit. Eppure era
impossibile che la prendesse in modo ragionevole; di sicuro la sua reazione sarebbe stata inattesa,
qualcosa di spettacolare e fuori dal comune. Erano da temersi soprattutto i primi istanti dopo la notizia,
l'esplodere di una personalit estrema. Difficilmente Paula avrebbe accolto la sua confessione in modo
discreto e adulto. No, avrebbe inscenato un vero spettacolo, che del resto era da considerarsi come il
male minore. Il livello di istrionismo sarebbe stato proporzionale alla dose di alcolici ingerita. Santiago
sapeva che Paula non si sarebbe mai comportata come una moglie normale: ascoltando, discutendo,
piangendo o infuriandosi. No, Paula no. Rinunci all'idea di essere sincero con lei: quand'anche fosse
stato quello il momento ideale, era ancora troppo presto. Doveva aspettare. Era preoccupato: se non
avesse ottenuto quell'incarico a Barcellona si sarebbe visto costretto a trasferirsi chiss dove, forse
addirittura fuori dalla Spagna. E temeva che Victoria, lontana dal suo lavoro in facolt e dal suo
ambiente, non si sarebbe adattata alla nuova situazione. Per questo riteneva necessario muoversi con la
massima cautela, non lasciare nulla al caso.
Tornarono a casa senza incontrare anima viva. Stranamente, lei non gli chiese di andare a
prendere qualcosa al bar del club n decise di fermarsi a bere da sola, come aveva fatto altre volte. Una
volta rientrati, non corse al mobile bar, n si diresse nello studio con la scusa di lavorare alla sua
traduzione, ma si sedette nel portico a leggere accanto a lui. La notte era tranquilla, profumata come
solo le notti messicane possono esserlo. Quello che in teoria sembrava un quadretto ideale a cui non era
abituato lo infastidiva enormemente. Cosa non avrebbe dato, un tempo, per godere di una simile pace!
Non aveva mai chiesto tanto: una serata trascorsa con sua moglie senza tensioni n sospetti. Una notte
di cui conosceva in anticipo il finale: osservare la brezza che entra dalla finestra fino a svegliarsi a un
nuovo giorno. Ma era troppo tardi, non ci sarebbero stati nuovi tentativi per sistemare le cose. Non
c'era futuro per loro due. Chiuse il libro di colpo.
- Io vado a dormire, Paula, ho sonno.
- Cos presto?
- Domattina alle nove ho una partita a tennis con Henry. Vorrei arrivarci riposato.
- Peccato,  una cos bella serata...
- A domani.
And in camera ed entr nel bagno. L'acqua tiepida della doccia lo aiut a rilassarsi, ma quando
usc, si accorse che Paula era gi a letto, sempre immersa nella lettura. Era molto tempo che non si
coricavano insieme, sebbene dormissero ancora nello stesso letto. Di solito uno dei due rimaneva in
soggiorno e non si faceva vedere finch non era sicuro che l'altro stesse gi dormendo.
- Ho cambiato idea. Anch'io voglio alzarmi presto. Santiago annu, prese il suo libro e cerc di
rimettersi a leggere, bench la situazione gli facesse presagire qualcosa di strano. Un istante dopo, sotto
le lenzuola, la mano di Paula si pos sul suo sesso. Con calma, lui la prese per il polso e, cercando di
non essere brusco, la allontan. Era passato pi di un anno dall'ultima volta che avevano fatto l'amore.
Le sorrise con tristezza.
- Lascia stare, Paula, ti prego. Lei si innervos, si drizz nel letto.
- Cosa c'? Il nostro meraviglioso matrimonio non serve pi neanche a questo?
Santiago era esasperato, stanco del suo sarcasmo, dei suoi sottintesi, delle inutili battaglie
dialettiche.
- Credevo fossimo arrivati a un tacito accordo, e che l'epoca dei litigi fosse finita.
- Ma io non voglio litigare, voglio solo scopare! O la prendi come una specie di aggressione?
Santiago scost le lenzuola, balz in piedi e cominci a vestirsi. Paula lo osservava.
- Cosa stai facendo?
- Vado al cantiere. Passer il fine settimana l. Non ho voglia di discutere. Non ne posso pi, sul
serio.
- E cosa dirai ai tuoi egregi colleghi?
- Niente, non dir proprio niente. Non credo abbiano bisogno di spiegazioni. Ti conoscono, lo
vedono come ti comporti, come sei diventata, e questo basta perch capiscano che uno non ce la fa a
starti accanto. Ci vediamo la settimana prossima. Ciao.
Usc dalla camera deciso. Era furibondo, pi di quanto l'incidente non meritasse. Presto si rese
conto di aver provato, seppur in modo non consapevole, un violento desiderio di essere crudele con
Paula, di restituirle in una sola volta tutte le offese. Le serbava rancore per quegli anni e, anche se gli
pesava ammetterlo, nel suo atteggiamento c'era un forte desiderio di vendetta. Cerc di calmarsi, quella
rabbia non l'avrebbe portato da nessuna parte. Se voleva rompere il silenzio, l'avrebbe fatto, ma solo
quando si fosse sentito tranquillo e padrone di s.
Sal in macchina e mise in moto; i gesti normali della guida e l'aria fresca che gli accarezzava il
viso cominciarono a placarlo. Per troppi anni era stato un giocattolo nelle mani di sua moglie, il
bersaglio su cui lei sfogava i suoi conflitti interiori, la sua insoddisfazione, le sue eterne crisi. Ma ormai
era finita, doveva rivolgere ogni sentimento verso il futuro, non lasciarsi intrappolare dall'ira e dal
rancore. Era indispensabile porre fine il prima possibile a quel tormento, Victoria aveva ragione.
Quello stesso luned avrebbe chiamato l'impresa di Barcellona per sollecitare una risposta. Avrebbe
detto che aveva dei problemi di incompatibilit con la squadra, era una motivazione sufficiente per
lasciare il suo posto. Nel settore tutti lo conoscevano, godeva di un prestigio professionale consolidato
che poteva giustificare una scelta del genere. Doveva anche mandare un messaggio a Henry per
annullare l'appuntamento del giorno dopo. Disertare il villaggio per restare al cantiere l'intero fine
settimana significava non vedere Victoria neanche di sfuggita. Ma aveva bisogno di allontanarsi da
Paula, che era di nuovo sul piede di guerra, decisa ad andare fino in fondo nel suo sfibrante gioco al
massacro. Non intendeva pi sottoporsi a quella tortura. Ne aveva davvero abbastanza, e non gli
bastavano le forze per controllare la sua furia, una furia che non sapeva nemmeno di avere dentro di s.
Paula sorrise nella solitudine della sua camera. Nell'aria aleggiava ancora l'odore dell'acqua di
colonia di cui lui si era cosparso dopo la doccia. Probabilmente quello sarebbe stato l'ultimo ricordo
intimo che avrebbe conservato di suo marito. L'esperimento aveva dato esito positivo: quel che le
aveva raccontato la stupida americana era vero. Ed era vero anche quel che aveva dedotto lei stessa:
Santiago era innamorato. La violenza della sua reazione lo confermava. Mai prima di allora aveva
deciso di assentarsi per tutto il fine settimana, per quanto lei si fosse mostrata impertinente, per quanto
avesse bevuto. Ebbene, come nei romanzi d'appendice, si profilavano grandi novit: Un'altra donna
occupava ora il suo cuore. Dopo tanti anni trascorsi a tenere in piedi la recita del matrimonio, ora
Santiago passava all'azione e quasi di sicuro se ne sarebbe andato con il suo nuovo amore. Questo la
feriva? Pi di quanto avesse pensato. Nessuno dei due aveva mai avuto il coraggio di affrontare l'altro e
dirgli: Non ti amo pi. Continuavano perfino a dormire nello stesso letto. Come se, pur facendosi
tanto male nell'essenziale, volessero conservare intatta la superficie. Forse era stata solo paura. Paura
della solitudine, paura della rottura, paura di riconoscere apertamente il fallimento, paura del futuro.
Ma ora lui aveva trovato il coraggio, grazie a un'altra donna. Era la soluzione pi banale nei casi come
il loro, convivenze bloccate nel nulla. C'era da stupirsi che non fosse successo prima. Da quel momento
in poi tutto sarebbe stato molto prevedibile. Se non altro doveva ringraziare Santiago per non essersi
invaghito di una ragazzina senza cervello, ma di una donna solida, con due figli, una professione
ragionevole e un temperamento equilibrato. Perfetto, ottima scelta, anche se un po compromettente in
quella cerchia cos ristretta. Nulla, tuttavia, che impedisse il trionfo dell'amore. Santiago non avrebbe
potuto accusare la vita di essere stata crudele con lui. Il destino finisce sempre per dare una ricompensa
a chi ha il coraggio di bruciare le navi. And nel soggiorno e si vers un whisky doppio.
Sedette sull'unica poltrona che possedeva con la ferma intenzione di bersi una birra gelata e
guardare il soffitto. Aveva trascorso l'intera giornata a fare conti e si sentiva stordito, incapace di
leggere o anche solo di guardare la televisione. Desiderava starsene tranquillo, sentire quel sapore
amaro e vivificante scendergli gi per la gola. La vita era una gran seccatura. Cos come la societ
l'aveva impostata, una noia mortale. Un susseguirsi di tappe pesantissime e inevitabili. L'infanzia
trascorsa a sopportare i genitori, la giovinezza a studiare. Poi, la ricerca del lavoro. Pi tardi, il
matrimonio, i figli, i nipoti! E tutto per arrivare sempre allo stesso identico finale: la morte. Ma
neanche la morte ti esenta da ogni dovere: devi pagarti la tomba e il trasporto con il carro funebre, devi
lasciare tutte le carte in ordine, e niente debiti, se non vuoi che i discendenti ti maledicano. Sembrava
un sistema ideato da un sadico. Ma la cosa pi sorprendente era che tutti ci si adattavano senza
protestare. B, non tutti; c'era chi viveva ai margini, chi andava per la propria strada e si arrangiava da
s. Ma a lui era stata inculcata l'idea che se non sei ricco, qualunque tentativo di uscire dal cammino
tracciato conduce inevitabilmente a una vita grama. Se vuoi fare a modo tuo e non segui le regole,
finisci per morire solo come un cane, senza un'anima che versi una lacrima per te. Bevve un buon sorso
di birra. Non era poi tanto sicuro che fosse cos grave se nessuno avesse pianto al suo funerale. In fin
dei conti, con o senza lacrime, una volta morto sarebbe finito sottoterra. Quante storie! Ricco non lo
sarebbe mai stato, e se proprio doveva vivere con poco, tanto valeva essere felice, no? Lo diceva anche
quella storia del Vangelo che gli ripeteva sua nonna quand'era piccolo: guardate gli uccelli dell'aria,
che non seminano e non mietono.... Non ricordava esattamente che cosa desse da mangiare il Signore
agli uccelli dell'aria, ma la morale era che senza mangiare, senza mangiare nel vero senso della parola,
non ci rimani mai; quindi chi non  troppo esigente riesce sempre a cavarsela in un modo o nell'altro. A
lui bastava avere da mangiare. Riso e lenticchie, o manicaretti d'alta cucina, non faceva nessuna
differenza. Pur di avere qualche soldo per scopare... solo a questo non poteva rinunciare. Niente  come
una bella scopata. Ripens alle ragazze del Cielito e a quanto si divertiva con loro. Cosa importava che
le dovesse pagare? Spesso, poi, non gli chiedevano nulla e, per dirla tutta, anche con Yolanda aveva la
sensazione di dover pagare, ma un prezzo molto pi alto: appartamenti da centoquaranta metri quadrati,
mobili, lampade, banchetti di nozze... Si era persino messa in testa di rivolgersi a un arredatore per
sistemare la casa. Una sua amica lo aveva fatto ed era entusiasta del risultato. Un arredatore! Uno che ti
organizza la casa senza neanche conoscerti, un estraneo che decide come devi vivere. Ma che senso
aveva? Chi aveva messo in testa a Yolanda quelle manie di grandezza? Non era possibile che in due
anni di lontananza la sua ragazza fosse cambiata tanto. A meno che non fosse sempre stata cos e lui
non se ne fosse accorto. La distanza gli aveva aperto gli occhi? Di colpo, quei pensieri lo spaventarono.
Doveva finirla di fare storie, Yolanda era la donna che avrebbe sposato, e basta. Questa era una realt
immutabile. Ormai non poteva giocarle il brutto tiro di lasciarla, con i preparativi per le nozze gi in
corso. Certo, quando uno si sposa gi pieno di dubbi, poi succede quel che succede. Aveva davanti
l'esempio dell'ingegnere, che andava a letto con la moglie di un altro. Di sicuro anche lui aveva avuto i
suoi dubbi prima di fare il grande passo. Meglio non pensarci. Si sarebbe fatto un'altra birra.
Si alz per andare al frigo, poi torn a sedersi, un po turbato. Ora avrebbe pensato a qualcosa
di diverso, qualcosa di pi piacevole, avrebbe pensato a Rosita. Era ancora libero di pensare a chi gli
pareva. Gli vennero in mente i suoi seni grandi e scuri, le protuberanze quasi nere dei capezzoli. Infil
una mano nei pantaloni, ma proprio in quel momento il campanello suon. Imprec sottovoce. Ne
aveva tutti i motivi, conosceva bene quella scampanellata insistente e spiritosa. Tir fuori la camicia
dai pantaloni per nascondere il suo stato di eccitazione e and ad aprire.
- Per l'amor del cielo, ragazzo mio! Cosa fai chiuso in casa in una cos bella serata? Stavi
bevendo una birra? Ne berrei volentieri una anch'io, non  una cattiva idea. Ho bisogno di parlarti.
- Ma prego, donna Manuela.
- Sediamoci sotto il portico,  meglio.
- Vado a prenderle la birra.
Torn con un'altra birra per lei, sforzandosi di non dare a vedere la gran voglia che aveva di
assassinarla.
- Mi spiace disturbarti nel tempo libero, figliolo, ma sai bene che qui l'orario di lavoro  un po
elastico. Stavi riposando?
- Mi stavo rinfrescando, come vede.
Lei lo guard con comprensione materna. Era convinta di leggergli nell'animo.
- Un po tristanzuolo, vero?
Dario non capiva dove volesse arrivare. Tent una risposta vaga.
- Sa com'...
- Non preoccuparti, ragazzo. In fin dei conti, rimarrete lontani ancora per poco. Dopo starete
insieme, e per tutta la vita. Se poi, una volta sposato, tu avessi di nuovo l'occasione di trasferirti
all'estero, il mio consiglio  che Yolanda ti accompagni. Anche con i bambini piccoli,  meglio che lei
venga con te. Mio marito ed io abbiamo sempre fatto cos ed  andata a meraviglia. Le lunghe
separazioni non fanno bene, inducono pensieri strani, soprattutto in voi uomini. Per la moglie seguire il
marito  un piccolo sacrificio, perch significa lasciare la propria casa, riorganizzarsi lontano dalle
comodit abituali, ma ne vale la pena, te lo assicuro. Nella vita ogni cosa deve avere il posto che
merita, e la solidit della coppia  quello che conta.
- Certo - disse timidamente Dario, incapace di mostrarsi entusiasta.
- Bene, ma non sono venuta qui per farti le mie prediche da vecchia signora. Voglio chiederti un
consiglio.
- Mi dica.
- Si tratterebbe di un ricevimento. B, non proprio, pi che altro una festa di beneficenza.
Sarebbe bello organizzare un'iniziativa benefica, ma non so ancora che forma darle. Ti viene in mente
qualcosa?
- Un'iniziativa benefica? Questa volta era davvero sorpreso.
- Vedi, ho pensato che la nostra vita in Messico non  come quella dei semplici turisti, che
vengono qui in vacanza e basta. Ormai risiediamo in questo paese da un periodo di tempo piuttosto
lungo e forse dimentichiamo che c' ancora molta povert. Dovremmo fare qualcosa per la comunit
locale, dare una mano, prendere coscienza della realt. Magari organizzare una festa e invitare gente di
fuori; la stessa di sempre, che per pagherebbe un biglietto per entrare.
- E cosa ne faremmo del ricavato?
- Lo consegneremmo al parroco di San Miguel perch lo distribuisca ai pi bisognosi.
- A San Miguel c' un parroco?
- Dario, mi sembri fuori dal mondo! Certo che c' un parroco a San Miguel. Questa gente pu
anche cavarsela senza un ospedale, ma non senza un prete.
- Gi. E che tipo di festa vorrebbe organizzare?
- Proprio per questo sono venuta, per chiederti se ti viene in mente qualcosa. Negli ultimi tempi
sono a corto di idee. Ci terrei che fosse una cosa diversa dal solito, originale.
- Che ne direbbe di una festa in maschera? - sugger Dario, che non aveva nessuna voglia di
mettersi a pensare.
- Di nuovo?
- B, l'altra era per i bambini.
- Non sarebbe male, ma ci ritroveremmo con le stesse difficolt. Dove li peschiamo qui dei bei
costumi?
- Se provassimo di nuovo con gli scheletri?
- Oh no, non se ne parla nemmeno! Ci manca solo che io mi debba infilare una tuta aderente...
- E se ci vestissimo da fantasmi? Potremmo nasconderci sotto dei lenzuoli bianchi. I lenzuoli
bianchi si trovano facilmente.
- Accidenti, Dario, vedo che oggi non sei molto ispirato! Come vuoi che... Mmm, aspetta un
momento, forse hai colpito nel segno. Possiamo dare una festa dove sia obbligatorio essere vestiti di
bianco. Credo che lo facciano in uno di quei piccoli stati europei pieni di gente dell'alta societ. Che te
ne pare?
- Potrebbe essere adatto all'occasione - rispose Dario, ansioso di chiudere l'argomento una volta
per tutte.
- Geniale! A cos' che non pensiamo noi due... formiamo una coppia imbattibile! Ne parler
con mio marito per informarlo. Tu, intanto, comincia a prendere accordi con il cuoco e i fornitori.
Quando sar ora decideremo il menu. E per decorare il giardino possiamo usare quel che  rimasto
dalla festa di Natale. Non preoccuparti, ti aiuter io. Sar facilissimo.
- Se non salteranno fuori complicazioni all'ultimo momento...
- Far in modo che tu non debba lavorare troppo. Ne parleremo ancora. Ma adesso vado, grazie
per la birra.
- Buonanotte, donna Manuela.
- Grazie, Dario, vedrai che faremo del gran bene a questi poveri messicani.
Prese fra le mani la testa del ragazzo e gli stamp un sonoro bacio sulla fronte. Poi se ne and,
decisa e soddisfatta. Dario la guard allontanarsi entusiasta, agitando i fianchi generosi come un
cagnolino agita la coda. Quella donna poteva essere davvero seccante, una fonte inesauribile di
problemi; poteva fargli saltare i nervi e complicargli la vita in modo indicibile, ma di una cosa era
certo, lo trattava con simpatia e persino con affetto. S, pens, poche mogli di un capo gli avrebbero
mostrato tanta fiducia e predilezione.
Il giorno dopo la brusca partenza dal villaggio, si svegli nella baracca senza sapere dove si
trovasse. Poi ricord la lite con Paula. Era stato cos strano: come sua moglie lo aveva cercato nel letto,
come si era comportata per tutta la sera... Da mesi non avevano il minimo contatto sessuale, perch
proprio allora? Neanche a cena il suo modo di fare era stato normale, nei suoi silenzi e nei suoi sguardi
aveva avvertito un sarcasmo che non riusciva a spiegarsi. Era una donna imprevedibile, per la
conosceva molto bene. Che sapesse qualcosa? Che avesse fiutato il suo amore per un'altra con istinto
animale? No, era un'idea assurda, una semplice conseguenza del suo senso di colpa. Sempre cos,
pens, crediamo di aver superato certe paure e poi scopriamo di portarcele dentro. Nessuno fiuta
l'infedelt. Se Paula sapeva qualcosa, era perch qualcuno l'aveva informata, e solo Dario conosceva la
verit. Una verit parziale, perch neanche a lui aveva rivelato chi fosse la sua nuova donna. In ogni
caso, gli pareva del tutto impossibile che un ragazzo come Dario andasse a raccontare tutto a sua
moglie. A meno che lei quell'informazione non gliel'avesse estorta. Ma in che modo? E per quale
motivo? No, si stava lasciando trasportare dall'ansia, errore che lui stesso aveva indicato a Victoria
come il pi pericoloso nella loro situazione. Quel marted sera, dopo il lavoro, tutti gli ingegneri
andarono a bere una birra al Cielito. Naturalmente Dario era l, seduto al bancone. Vedendolo, Adolfo
disse: - Eccolo l il mascalzoncello. A quanto pare non  servita a molto la visita della fidanzata.
- Ogni cosa a suo tempo e luogo - disse Henry.
-  evidente che ha un debole per le ragazze, ma alla fine sposer la fidanzata di sempre -
osserv Ramon.
- E mander tutto a puttane. Divorzio assicurato in pochi mesi - concluse Adolfo.
A queste parole Santiago prov un certo imbarazzo.
- Volete smetterla? Sembriamo quattro comari all'ora del t. Io vado a salutarlo.
- Bene, e digli anche di scrivere una bella lettera alla fidanzata per raccontarle quanto gli manca.
Santiago li sent ridere ancora, mentre lui si avvicinava al bancone. Occup lo sgabello accanto a
Dario, che in quel momento chiacchierava con Rosita.
- Cosa le servo, signore?
- Birre per tutta la tavolata, grazie.
- Vado subito.
Dario si volt verso di lui con aria sonnolenta.
- Come sta, ingegnere?
- Bene, e tu?
- Come sempre, qualche birretta, con questo caldo.
- Dario, tu non hai parlato a nessuno del nostro segreto, vero?
Il giovane entr subito in ansia, ma la sorpresa gli si leggeva sulla faccia. Sgran gli occhi e
disse: - Assolutamente no! E successo qualcosa?
- Temevo che mia moglie ti avesse fatto qualche domanda.
- No, assolutamente, pu stare tranquillo. Non ho aperto bocca e mai la aprir.
- Falso allarme, quindi. E stata un'impressione, solo questo. Non farci caso, va tutto bene. Mi
permetti di offrirti da bere? Sarebbe un piacere. Ora per vado a raggiungere i miei colleghi. Non ci
basta vederci al lavoro tutto il santo giorno, passiamo insieme anche le serate.
Rise e torn al tavolo. Si sforzava di rispondere alle battute dei colleghi, ma la sua mente era
lontana mille miglia. La situazione lo avviliva. Essere costretto a inganni e sotterfugi, addirittura a
confabulare di nascosto con un complice... non era onorevole. Si sentiva un vigliacco, e quella
sensazione, che cresceva sempre pi, gli era insopportabile. Era ora di finirla. Il giorno dopo avrebbe
chiamato l'impresa di Barcellona per sollecitare una risposta. E se non fosse stato possibile lasciare il
Messico con un nuovo lavoro, sarebbero partiti alla ventura. Un posto l'avrebbe pur trovato, a livello
internazionale era un buon momento per le grandi opere.
Non intendeva scoprire il suo gioco, ma voleva soddisfare un'insana curiosit. In tutti quei mesi
non l'aveva quasi notata! Certo, Victoria non era il tipo di donna che attira l'attenzione. Pareva sempre
cos calata nel suo ruolo che finiva per mimetizzarsi con l'ambiente circostante. Una signora del tutto
normale, questa era la sua immagine al villaggio. Non spiccava n per bellezza, n per cortesia, n per
alcun tratto particolare del carattere. Una signora, come se quella fosse stata la sua natura sin dalla
nascita. Forse proprio questo aveva tanto affascinato Santiago, stanco di originalit e comportamenti
bizzarri. Una donna comune, discreta, prudente.
Non sapeva che scusa inventare per presentarsi a casa sua. Non voleva destare sospetti. Le
venne un'idea semplice che poteva essere efficace. Aveva letto sul giornale un articolo sullo sviluppo
dell'industria chimica in Messico. Un argomento che a Victoria poteva interessare. Lo ritagli e se lo
infil in tasca. Quando le apr la porta, la trov pi carina di come la ricordasse. O non l'aveva mai
osservata bene, oppure avere un amante la faceva rifiorire. Le parve di cogliere un'ombra di timore nel
suo sguardo, ma poteva essere solo una sua impressione.
- Ti ho portato un articolo che forse ti interessa. Era sul supplemento di domenica scorsa.
- Ah, grazie, che gentile! Entra, ho appena fatto il caff.
Si sedettero in cucina e, dopo aver riempito le tazze, Victoria diede un'occhiata al ritaglio.
Annu in segno di apprezzamento.
- Interessante, lo legger. Mi fa piacere che qualcuno si ricordi di me anche dal punto di vista
professionale. Qui finiamo tutte per sentirci delle casalinghe frustrate. Immagino che tu, con le tue
traduzioni, non soffra di questa sindrome...
- Le mie traduzioni! - esclam Paula. - Un giorno o l'altro l'editore mi chiamer per dirmi di
lasciar perdere.
- Perch?
- Perch la mia traduzione di Tolstoj  ferma da un pezzo. Non chiedermene il motivo, io stessa
non riesco a spiegarmelo. Immagino sia un problema fra me e l'autore.
- Non avevi mai tradotto niente di suo in passato?
- Mai. E questo il punto, sto imparando a conoscerlo meglio come persona e quello che vedo
non mi piace affatto. Era completamente matto. In fondo gli interessava pi la religione che la
letteratura. E questo odio viscerale per la moglie pur senza volersene separare! Leggere i suoi diari 
stato controproducente. Quando scopri la verit su una persona, le cose cambiano, no?
- Immagino di s.
- Ciascuno di noi tende a nascondere gli aspetti pi sgradevoli, pi torbidi, della sua personalit.
Victoria sorrise, un po tesa.
- Per fortuna non sono una grande psicologa. Non mi spingo quasi mai molto in l nella
conoscenza della gente.
- Ci sono personalit che traggono facilmente in inganno.
- B,  ovvio che Tolstoj con te non c' riuscito.
- Come mai hai studiato chimica?
- Oh,  passato tanto tempo! La verit  che avrei voluto fare medicina, ma poi non me la sono
sentita. Non ho un carattere molto forte e ho pensato che il continuo contatto con persone malate alla
lunga potesse deprimermi.
- Come ti capisco! A me deprime perfino il contatto con la gente sana.
Victoria pareva sconcertata, ma non azzard alcun commento. La guard e sorrise, a rischio di
apparire enigmatica.
- Prendi dell'altro caff? - le chiese precipitosamente.
- No, no, grazie. Ora vado. Nessuno lo direbbe, ma ho un mucchio di cose da fare.
Victoria non fece nulla per trattenerla. Sperava solo di vederla sparire in fretta. Era evidente che
sapeva o almeno sospettava qualcosa. Perch, altrimenti, quella visita con l'assurdo pretesto
dell'articolo di giornale? Ma a colpirla erano state soprattutto le sue parole, cariche di sottintesi. E poi il
suo sorriso, il suo sguardo inquisitore. Doveva calmarsi, forse si stava immaginando tutto. Erano o non
erano considerazioni senza fondamento? Prese un libro e si sforz di leggere, ma saltava da una riga
all'altra senza capire nulla. Invi un messaggio a Santiago con il cellulare: Chiamami appena puoi.
Prima o poi lui l'avrebbe letto. Ma subito dopo si preoccup, era troppo allarmante. Lui avrebbe potuto
temere qualcosa di peggio. Prese di nuovo il telefono e scrisse: Nulla di grave. Cos era meglio. Si
accorse che le tremavano le mani. Era davvero in preda a una grande agitazione. Ma non doveva
perdere la calma. L'ipotesi peggiore era che Paula avesse scoperto tutto e ora volesse divertirsi un po'.
Sarebbe stata una reazione perfettamente consona alla sua personalit. Forse si proponeva di sferrare il
colpo pi avanti. Presto o tardi la verit sarebbe venuta fuori; il solo rischio era che tutto avvenisse
prima del previsto, nient'altro. A poco a poco si rasseren. Doveva fidarsi di Santiago. Lui era un uomo
con i piedi ben piantati per terra e avrebbe saputo cosa fare. Prese il libro e riusc a leggere qualche
pagina. Poco dopo si addorment.
La svegli di soprassalto lo squillo del telefono. La voce di Santiago la riemp di gioia. Era
ancora stordita dal sonno.
- Victoria, sono riuscito a leggere i tuoi messaggi solo ora. E successo qualcosa?
- Non lo so, probabilmente sono congetture mie. A volte mi lascio prendere dall'agitazione.
- Spiegati meglio.
- Poco fa  venuta a trovarmi Paula. Mi ha portato un articolo di giornale. Le ho fatto un caff
e... insomma, ho avuto la sensazione che sapesse qualcosa, e che volesse giocare al gatto e al topo.
- Purtroppo non credo siano congetture tue. Ho avuto anch'io la stessa impressione venerd sera,
per questo non sono rimasto al villaggio. Qualcuno deve averle detto di noi.
-Ma chi? Dario?
- Non credo, ma non  questo il punto. In ogni caso, non ti angosciare,  necessario prendere
una decisione. Non possiamo andare avanti cos. Questo fine settimana dobbiamo parlare con loro, dire
che ci siamo innamorati e abbiamo intenzione di andarcene. Resteremo ancora qualche giorno, per
lasciare spazio alle reazioni, alle spiegazioni, a tutte le decisioni necessarie. E poi ce ne andremo, che
io abbia un posto oppure no. Rifletti su questo piano e dimmi se sei d'accordo. Victoria rimase in
silenzio. Quello era il momento cruciale. Sent la voce ferma di Santiago.
- Victoria, mi hai sentito?
- S, ti ho sentito. Non ho bisogno di riflettere molto, non credo ci siano alternative.
Riflettere, riflettere... Cosa voleva dire riflettere? Qualunque cosa pensasse, la conclusione
sarebbe sempre stata la stessa: dolore. Dolore allo stato puro, nel momento in cui avrebbe detto a
Ramon che non lo amava pi. Era terrorizzata all'idea di confessargli che si era innamorata di un altro e
che se ne sarebbe andata con lui mollando tutto: matrimonio, figli, casa... tutto. Le sembrava
impossibile arrivare a pronunciare quelle parole. Lui non avrebbe mai capito, non poteva, perch non
c'era stato alcun indizio di disaccordo fra loro, nessuna precedente crisi, nessun passo verso la rottura.
Il lento, quasi impercettibile deteriorarsi del loro matrimonio non bastava a giustificare una risoluzione
cos drastica. Ma quel discorso era inevitabile. Non poteva certo fuggire lasciandogli un biglietto
attaccato al frigorifero. Doveva far capire a suo marito che da tempo fra loro non c'era pi amore, ma
comprensione, tenerezza, complicit, nulla che somigliasse al tempestoso trasporto della passione. E
quel discorso sarebbe stato solo il primo passo per successive analisi del loro rapporto. Ramon doveva
rendersi conto che la sua non era una decisione presa a cuor leggero, ma una conseguenza del vuoto
che si era aperto fra loro. Ma ci sarebbe riuscita. Santiago aveva previsto tutto. Era un uomo affidabile,
solido, sicuro di s. Senza dubbio agiva sempre cos di fronte alle cose. Non si sarebbe sentita sola mai
pi. O forse, dopo qualche anno, anche loro due avrebbero finito per allontanarsi? No, questa volta no.
Questa volta tutto sarebbe stato perfetto.
Il telefono non la finiva di squillare ma lei non rispondeva. Era certa che fosse sua madre.
Aveva deciso di non risponderle per un po'. Questa sarebbe stata solo la prima fase della sua
rieducazione. La seconda sarebbe consistita nel sollevare il ricevitore e dirle: Lasciami in pace. Non
voglio parlarti. Non c' niente da discutere. Ti chiamer io pi avanti. Per ora non aveva il coraggio di
affrontarla, e il solo risultato di quell'interruzione dei contatti era che sua madre tempestava Henry di
messaggi per sapere cosa stesse succedendo. Alla fine fu lui a chiamarla, infuriato.
- Tesoro, ti sembra il caso che tua madre debba infastidirmi in questo modo? Si pu sapere
perch non le rispondi? Mettiti in contatto con lei, una buona volta. Con tutto il lavoro che ho non
posso occuparmi anche di lei.
- Ho deciso di dare un taglio alle nostre telefonate. Quando avr accettato la cosa, le dir che
non intendo rivederla.
- Credi sia questo il modo per sistemare le cose? Ne sei proprio convinta? Ma quando la
smetterai di comportarti come una bambina, Susan? Quando? Ti avverto che la mia pazienza ha un
limite.
- Lasciami in pace.
Susy riattacc bruscamente, felice di averne il coraggio. Ribellarsi era pi facile di quanto
sembrasse e anche pi gratificante. Henry riteneva di avere l'autorit per chiamarla e sgridarla come
una ragazzina. Ma le cose stavano cambiando; il Messico la stava cambiando. Il viva Mexico libre!
pens, e le venne da ridere. Seguire le sue vere inclinazioni non era poi tanto complicato. Tutto stava
nel non aver paura di quel che poteva scoprire dentro di s. Addio, paura, addio.
Victoria non aveva quasi chiuso occhio in quelle ultime notti. Vedeva avvicinarsi il fine
settimana come la data di una sentenza invece che l'inizio della sua nuova vita. Il venerd a pranzo non
riusc a mangiare nulla. Aveva un nodo allo stomaco che le impediva persino di respirare. Ogni
tentativo di calmarsi era inutile. Le costava fatica controllarsi, mai prima di allora era stata cos in
ansia. Avrebbe voluto avere a disposizione dei tranquillanti, ma nessun farmaco del genere aveva mai
fatto parte della sua farmacia casalinga. Non ricordava di averne mai presi. Era sempre stata una donna
tranquilla, eppure ora l'ansia stava vincendo la partita. Pens che non poteva affrontare Ramon, n
avviare la conversazione pi importante della sua vita in uno stato simile. No, non l'avrebbe fatto, non
gli avrebbe parlato, ci avrebbe provato pi avanti. Ma quando? Ormai era impossibile fare marcia
indietro. In quella storia erano coinvolti tutti. No, fare marcia indietro non era pi possibile. Ramon
arriv dal cantiere alle sette di sera. Le diede un bacio sulla guancia, senza accorgersi che era pallida e
stravolta. Chiese se dovessero cenare con qualcuno. Disse che era molto stanco e and a fare una
doccia. Lei prepar meccanicamente un aperitivo e lo serv sotto il portico, dove gi aveva disposto i
giornali della settimana. Era la routine di tutti i venerd, che ora le sembrava un rituale spaventoso.
Bevve il primo martini tutto d'un fiato, come una medicina. La sua mente continuava ad affannarsi alla
ricerca di un alibi morale: il loro matrimonio poteva sembrare perfetto, ma la freddezza di suo marito
era forse normale? Se tutto era cos impeccabile, perch da tanto tempo si sentiva sola? Perch avrebbe
dovuto vivere senza amore? Ma alla fine quello sforzo di trovare delle scuse sembr patetico anche a
lei. Stava per essere ingiusta, tremendamente ingiusta. Da un momento all'altro avrebbe dato a Ramon
un dolore immenso. Ma doveva farlo, la vita  cos. Non  sempre facile, a volte d, a volte toglie.
Ramon torn, in pantaloni corti, con una camicia pulita, aveva i capelli umidi. Le sorrise, uscendo nel
portico. Inforc gli occhiali e si serv un martini. - Vedo che hai cominciato a bere senza di me. Com'
andata la settimana?
- Bene, tutto bene.
- Spero che Manuela non abbia organizzato un'altra delle sue serate.
- No, per fortuna.
- Allora  stata clemente.
Apr il giornale alle pagine sportive, bevve un sorso del suo aperitivo e si immerse nella lettura.
Lei rimase immobile. Un attimo dopo, Ramon alz lo sguardo e disse: - Tu non leggi?
- Avrei bisogno di parlarti.
Lui abbass il giornale, un po sorpreso per il tono serio della moglie.
- Dimmi pure.
- Togliti gli occhiali, Ramon, e stammi a sentire.
A un tratto si sentiva forte e tranquilla, padrona di s e della situazione. L'ansia di poco prima
era scomparsa. La invase una grande pace, una sensazione fisica addirittura piacevole.
- Quello che sto per dirti  molto penoso. Per te, ma anche per me.
Lui la guardava interdetto, come se non riuscisse a credere alle proprie orecchie.
- E va bene. Ma cosa succede? Mi stai facendo preoccupare.
- Ramon, mi sono innamorata di un altro.
Tagli l la frase, con piena consapevolezza di quel che faceva.
Osserv l'effetto sul volto di suo marito. In pochi decimi di secondo, allo sforzo di dare un
senso a quelle parole, segu lo sbalordimento e il tentativo di ricomporsi dopo il colpo.
- Accidenti, questa s che  una novit! E posso sapere di chi?
- Di Santiago Herrera.
A quel punto il mutamento nella sua espressione fu molto pi marcato. Ramon si fece rosso fino
alla radice dei capelli e i suoi lineamenti si tesero.
- Ma cosa dici? Sei impazzita?
- No. Ci siamo innamorati. Mi dispiace, Ramon, davvero.
Lui tacque per un po'. Poi alz la faccia verso di lei, furioso: - Magnifico, ti sei innamorata di
un collega e proprio qui, in un posto come questo, un villaggio chiuso come un lager. E una cosa a dir
poco... spregevole, inconcepibile... non so come definirla, sul serio.
- Non  molto che  successo. E preferiamo che si sappia subito per non prolungare l'inganno.
Lui si alz, gett gli occhiali sul tavolo e si mise a camminare avanti e indietro per la terrazza,
sempre pi in collera.
- Fantastico, siete davvero impeccabili! Mi congratulo con voi. E dov' che andate a scopare?
Perch naturalmente scopate. In questa casa, immagino, perch nella sua c' sua moglie.
- Se  questo che ti preoccupa, tranquillizzati, non  stato qui.
- Oh, grazie, grazie, che delicatezza! Avete chiesto in prestito la casa a un amico messicano o
siete andati in albergo?
-  questa la sola cosa che ti preoccupa? Non credi che dovresti pensare al perch  accaduto, a
cosa stava succedendo fra noi, a come si  potuta creare una situazione simile?
- Ah no, mia cara, tu ti sei innamorata e tu te ne assumi la responsabilit! Non mettere di mezzo
me, non cercare di scaricarti la coscienza. Ma come hai potuto...?
Un singhiozzo gli tronc le parole. Per trattenere le lacrime si premette gli occhi con le mani.
Poi si volt e usc precipitosamente.
- Ramon, dove vai?
- Lasciami stare!
Lei rest sola, libera da ogni tensione, tranquilla. Si era aspettata di provare dolore per le
emozioni del marito; ma non era stato cos. Al contrario, l'aveva osservato da una distanza siderale,
come fosse un estraneo. Era cos rilassata che avrebbe potuto persino addormentarsi. Le venne un gran
sonno, infatti, una piacevole stanchezza si impadron dei suoi muscoli, sciogliendoli. Un momento
dopo, Ramon torn.
- Se me l'hai detto, vuol dire che state gi facendo progetti per il futuro, giusto?
- S, intendiamo andare a vivere insieme al pi presto.
- E lascerete il Messico,  ovvio.
- Certo.
- Allora, prima ve ne andate, meglio .
- Ce ne andremo quando sar il momento, non quando lo decidi tu - rispose lei con fermezza.
- E i tuoi figli? I tuoi figli lo sanno?
- Non ancora; e ti sarei grata se mi permettessi di comunicarglielo personalmente.
- Far quello che mi sembrer pi opportuno. Di favori non se ne parla, Victoria, a partire da
questo momento, non se ne parla nemmeno. Me ne vado.
- Dove?
- A bere un bicchiere da qualche parte. Stare con una come te mi d la nausea.
Di nuovo sola, Victoria si mise a piangere amaramente, ma si asciug subito le lacrime,
cercando di dimenticare le parole di Ramon. Cominci a riflettere. Non si sarebbe mai aspettata quella
reazione da parte di suo marito, un uomo tranquillo, moderato, poco incline all'ira o alle discussioni. Si
aspettava tutt'altro: domande, silenzi... Invece il suo era stato un comportamento esplosivo, radicale.
Quel che pi sembrava averlo colpito era che lei potesse tradirlo con un collega; poi, che la cosa fosse
avvenuta all'interno del villaggio; infine, dove avessero fatto l'amore. Era come se lo infastidissero le
circostanze, non il fatto che lei non l'amasse pi. Bene, una reazione del genere facilitava le cose. Non
avrebbe pi sofferto per il dolore che poteva arrecargli. Da quel momento in poi ciascuno si sarebbe
occupato della propria disperazione. La freddezza di quei pensieri la sorprese. Ma cos era la vita, a
quanto pareva.
Entr in cucina e si serv la cena che aveva preparato per entrambi. Non aveva il minimo
appetito, ma seguire il corso abituale delle azioni l'avrebbe aiutata. Ramon torn dopo appena dieci
minuti. Era pallido, cos alterato da apparire quasi irriconoscibile. La guard con un'espressione che a
lei parve di odio puro.
- Torno all'accampamento. Non riuscirei mai a dormire con te. E poi, pu darsi che tu abbia un
appuntamento galante e non vorrei rovinartelo.
- Non parlarmi cos, ti prego.
- Cosa c'? Ferisco la tua fine sensibilit di donna innamorata?
- Se non vuoi che parliamo da persone civili, d'accordo, ma non credo tu debba mancarmi di
rispetto, visto che non l'hai mai fatto prima.
- Mi sembra che tu non abbia capito, Victoria. Io faccio quel che mi pare perch questa  casa
mia e, te lo ripeto, prima te ne vai, meglio , per tutti.
Usc dalla cucina sbattendo la porta. Victoria lo sent muoversi in camera da letto. Di sicuro
stava preparando la borsa per partire. Poi distinse il rumore dei suoi passi sulla ghiaia, in direzione
della macchina. Si copr gli occhi. Era inorridita, impossibile che stesse succedendo una cosa del
genere. Non aveva mai visto suo marito in uno stato simile. Del resto, cosa si era aspettata? Quella era
una situazione limite, ed era stata lei a condurlo fin l. Gli aveva fatto la cosa peggiore che si possa fare
a un uomo, la peggiore. Lo sapeva fin dal principio che sarebbe stato molto doloroso per entrambi.
Doveva solo tener duro, resistere, pensare il meno possibile. Si trasfer nel soggiorno e si distese sul
divano. Era sicura di addormentarsi subito, non appena avesse chiuso gli occhi, e questa possibilit le
parve un benefico rifugio.
Santiago riusc a parlare seriamente con sua moglie solo il sabato mattina. Avrebbe voluto farlo
il venerd sera, ma gli fu impossibile. Paula aveva insistito per andare a cena in un ristorante di San
Miguel; di sicuro prevedeva il discorso di Santiago. Lo conosceva bene, come tutte le mogli finiscono
per conoscere il proprio marito.
Cerc di mostrarsi particolarmente allegra e loquace per tutta la sera. Era decisa a non rendergli
le cose facili. Ormai sapeva che la sua storia d'amore era una cosa molto seria. Se lui aveva scelto
quella serata per la confessione, si proponeva di mandargli a monte tutta la messinscena. Mentre lo
guardava, seduto di fronte a lei con l'aria distratta e una smorfia di malumore, impaziente di liberarsi
del peso della sua colpa segreta, lo giudic coraggioso. Era pronto a far scoppiare uno scandalo sul
posto di lavoro, ad affrontare Ramon, ad accettare la condanna morale che si sarebbe abbattuta su di lui
e su Victoria... Avrebbe potuto attendere la fine dei lavori e lo scioglimento del villaggio, e invece no,
preferiva mettersi in ridicolo e trascinarci anche lei. Non aveva calcolato che la cosa potesse
importarle, e invece le importava, eccome. Ritrovarsi nella parte della donna abbandonata sotto gli
occhi di tutti non era una bella cosa: l'intellettuale indomita, capace d'infrangere ogni norma e
convenzione, si riduceva a nient'altro che a una moglie beffata. Santiago avrebbe dovuto risparmiarle
una simile umiliazione. Era ovvio che lui e Victoria intendevano fuggire insieme. In quel caso, anche
lei sarebbe stata costretta ad andarsene, la sua presenza al villaggio era vincolata al contratto di suo
marito. Tutt'al pi la direzione le avrebbe concesso un periodo di grazia, un generoso asilo politico a
nome dell'impresa costruttrice. Sorrise a questa idea e continu a parlare, blaterando senza fine sulla
bellezza delle notti messicane. Pi volte Santiago avrebbe avuto l'opportunit di interromperla
dicendole: Adesso basta con questa farsa, ascolta quel che ho da dirti, ma non lo fece. La ascolt,
cen, rispose alle sue banalissime domande e, addirittura, una volta a casa, si coric accanto a lei per
dormire tutta la notte. Non doveva essere facile confessare una cosa del genere, per quanto nel corso
del tempo loro due si fossero allontanati, per quanto i loro rapporti si fossero deteriorati. O forse suo
marito non era altro che un Giuda in attesa del momento propizio per consumare il tradimento.
Il mattino dopo, quando si svegli, lui si era gi alzato. Sent il profumo del caff e scese al
piano di sotto avvolta in un accappatoio. Si sentiva serena e in forma, la notte prima non aveva bevuto
quasi nulla. Santiago stava facendo colazione al tavolo di cucina, completamente vestito. La salut con
un cenno del capo e disse subito: - Paula, dobbiamo parlare.
- Hai scelto la mattina per non approfittare del favore delle tenebre?
- Smettiamola con questi giochetti. Tanto sai gi che cosa devo dirti.
- S, lo so.
- In questo caso, tanto meglio, perch...
- Un momento, un momento, non illuderti che sia cos semplice. Sto aspettando le tue parole e
le tue spiegazioni.
- Molto bene, d'accordo.  facilissimo da spiegare: mi sono innamorato di Victoria e ho deciso
di andare a vivere con lei. Questo  tutto.
Paula si sforz di dominarsi, di conservare un'espressione assolutamente neutra. Replic con
tono tranquillo: - Puoi passarmi la caffettiera, per favore? Santiago fece quel che lei gli chiedeva e la
guard, in attesa di una risposta. Lei si serv lentamente il caff, vi mise due cucchiaini di zucchero, lo
assaggi.
- Ti  venuto proprio come piace a me, forte e aromatico.
Lui sferr un colpo sul tavolo che fece saltare i cucchiaini.
- Basta, Paula, basta!  finita, non te ne rendi conto? Non ho pi voglia di sopportare i tuoi
giochetti. Sto parlando sul serio. Me ne vado con Victoria.  una donna equilibrata, sensibile e
affettuosa, virt che per te probabilmente non significano nulla.
- Lo so, caro, lo so. Susy vi ha visti mentre vi baciavate la sera di Natale. Molto intelligente, da
parte vostra, col rischio di essere scoperti. Un gesto sensibile, anche. E hai una vaga idea di quel che
pensa suo marito di tanta sensibilit?
- E mutile ragionare con te. Sono anni che lo so. Non vedo perch ora dovrebbe essere diverso.
- Sei un martire.
- Credi sia stato facile sopportare la tua opera di distruzione per tutto questo tempo?
- E perch non te ne sei andato prima?
- Perch ho sempre sperato che le cose potessero cambiare.
- Capisco. E hai aspettato questo fantastico cambiamento finch non  comparsa lei.
- Hai ragione. Me ne sarei dovuto andare molto prima. Ti piace di pi cos?
- Che vigliacco. Non hai avuto il coraggio di lasciarmi finch non ne hai trovata un'altra.
- Forse lei mi ha svegliato da un brutto sogno. Di colpo mi sono detto: cosa ci faccio qui? cosa
sto aspettando? c' davvero qualcosa da salvare?
- La tua retorica  nauseante, Santiago. Se mi permetti una parentesi stilistica, posso dire a tua
discolpa che  sempre cos quando si parla d'amore. Il repertorio amoroso  di una povert spaventosa.
Santiago sorrise scoraggiato. Scosse la testa.
- Vado a fare un giro. Riprenderemo il discorso in un altro momento.
- Non te ne vai da nessuna parte invece. Ho il diritto di sapere cosa succeder.
- Cosa vuoi sapere?
- Mi interessa sapere che progetti hai per la tua nuova e felice convivenza. Soprattutto perch la
cosa riguarda anche me, non so se te ne rendi conto.
- Visto che ti interessano le questioni di stile, ti prego di piantarla col sarcasmo.
- Io parlo sempre cos. Dovresti saperlo.
- D'accordo, te lo ripeto: cosa vuoi sapere?
- Cose senza importanza. Per esempio, quando dovr lasciare questa casa e questo paese? Per
esempio, dove pensi di andare?
- Non abbiamo ancora definito i dettagli, ma partiremo presto; probabilmente per la sua citt.
- Ah, che carino, non vuoi che la tua ragazza patisca i cambiamenti!
- Non intendo continuare quest'assurda conversazione, Paula. Ho gi sopportato tutto quel che
potevo sopportare.
- Mi passerai gli alimenti?
- Arriveremo sicuramente a un accordo. Ti lascio la casa. Se un giorno o l'altro tu dovessi
venderla, mi darai la met. Non credo ci sia altro da discutere a questo proposito.
- Gli alimenti puoi tenerteli. Ce la faccio da sola. Quanto alla casa... cercher di venderla subito.
Continuare a vivere l risveglierebbe solo brutti ricordi. E ora vattene, abbiamo gi parlato abbastanza.
- Mi chiedo cos' che non ti va di questa storia, Paula. Che io cerchi di essere felice? Perch
quel che non riesco a credere  che ti dispiaccia perdere il nostro amore. Quello ormai si  perso da
anni.
Paula prese la zuccheriera e gliela scagli addosso. Santiago si scans. Il proiettile colp il
pavimento, lasciandosi dietro una scia di zucchero. Lui guard la moglie con disprezzo e usc. Paula
rimase seduta al suo posto, sorridente. Disse ad alta voce: - Un finale molto classico.
Poi si alz e si accese una sigaretta. Non era nervosa, nemmeno alterata. Guard la zuccheriera
distrutta. Cont i cocci. Osserv la forma curiosa dello zucchero sparso sul pavimento. Voleva
ricordarsene, perch quello era il risultato di quindici anni di matrimonio.
Un'immagine simbolica: la dolcezza dell'amore andata in pezzi. Forse ora, come moglie
pubblicamente abbandonata, sarebbe stata capace di scrivere un buon romanzo. Quella vicenda poteva
trasformarsi in uno stimolo per il suo lavoro. Sarebbe rimasta sola e avrebbe dovuto guadagnare
abbastanza per mantenersi. Ecco che la provvidenza le tendeva la mano per non lasciarla annegare.
Nella sua infinita saggezza, il Signore non dimentica mai le pecorelle smarrite. Sarebbe tornata
all'ovile. Forse il pastore d'anime ne avrebbe allestito per lei uno confortevole e personalizzato, altro
che i maleodoranti ovili di massa dove la maggior parte della gente era costretta a vivere. Si sarebbe
sistemata l, al riparo da tutti i venti del mondo, al riparo da tutte le disgrazie e anche dalle tentazioni.
Un lussuoso ovile con uno studio in cui poter scrivere, un frigorifero ben fornito, un mobile bar.
Usc dalla cucina e and in soggiorno. Cerc una bottiglia di tequila che era sicura di aver
comprato qualche giorno prima. Troppo presto per mettersi a bere? Che senso aveva, ormai?
Finalmente poteva vivere senza guardare l'orologio. Riemp un bicchiere fino all'orlo, alla salute di
tutte le pecorelle smarrite che, come lei, sapevano fare di necessit virt.
Non riusciva a trovare Dario in nessun angolo del villaggio. Forse aveva passato la notte al
Cielito. A una svolta del sentiero si trov faccia a faccia con Henry, in tenuta da tennis.
- Ciao, Santiago, cos'hai fatto alla fronte? Stai sanguinando.
Ricord che la zuccheriera lanciata da Paula l'aveva sfiorato.
- Oh, nulla.
- Come nulla? Perch non vai in infermeria a farti medicare?
- Hai visto Dario?
- No. Dovevo giocare a tennis con Ramon, stamattina, ma pare sia ripartito per il cantiere.
- Come mai?
- Ha detto che si  dimenticato di finire un lavoro importante. Che forza d'animo, quell'uomo.
Lavorare anche nel fine settimana.
- S, che professionalit.
- Su, vieni, ti metto un po di disinfettante su quella ferita.
Santiago lo segu verso l'infermeria. Era meglio lasciarsi medicare quel graffio ed evitare altre
domande. Henry prese un batuffolo di cotone e vi vers del disinfettante. Cominci a picchiettargli la
fronte.
- Henry.
- Dimmi - rispose distrattamente il collega mentre procedeva nel suo delicato lavoro.
- Tu sei al corrente di quel che sta succedendo, vero?
- Di quel che sta succedendo dove?
- Smettila di fingere, per favore. Non credo che Susy abbia raccontato a Paula quello che ha
visto senza dir niente a te.
Henry si contrasse come se avesse ricevuto uno schiaffo. Subito dopo arross.
- Non riesco a credere che l'abbia riferito a tua moglie. Mi dispiace, Santiago, davvero. Ti
assicuro che ho cercato in tutti i modi di dissuaderla, ma Susy  cos... infantile. Ne abbiamo parlato pi
volte, per non  servito a nulla.
- Non ha importanza; ormai avevamo deciso di rivelare tutto. Non so che cosa ti abbia detto
Susy, sta di fatto che...
- Non raccontarmi nulla, ti prego.
- Ma sono io che voglio farlo. Voglio che tu sappia che Victoria ed io ci amiamo. Desideriamo
andarcene insieme il prima possibile. Ma non possiamo scappare come due ladri. Oltretutto, io sono
vincolato da un contratto. Lo capisci?
- Perfettamente.
- Vorrei chiederti un favore, se posso permettermi.
- Chiedi pure qualunque cosa.
- Ramon l'ha appena saputo. Io non ho intenzione di abbandonare il cantiere... Certo, 
inevitabile che prima o poi ne parliamo, ma ora sarebbe meglio evitare il rischio di un faccia a faccia.
Potresti occuparti tu di non farci restare soli?
- Per me non c' nessun problema, ma se la cosa  destinata a diventare di dominio pubblico,
perch non ne parli con Adolfo?  un uomo aperto e comprensivo, e pu aiutarti davvero. Pu
assegnarvi a zone diverse, per esempio, in modo che non dobbiate incontrarvi per forza.
- S, hai ragione. Avrei voluto ritardare un po la cosa, ma non ha senso.
- Questo non vuol dire che non sar pronto a intervenire per alleviare tensioni, Santiago. Te l'ho
detto, qualunque cosa io possa fare... E poi, mi dispiace davvero per quel che ha combinato Susy.
Questa volta ha esagerato. Si  comportata in modo vergognoso. Spero proprio che cambi, perch
altrimenti...
- Lascia perdere, Henry.  normale che le donne si facciano delle confidenze; non mi stupisce
che sia successo. Credo che passer il resto del fine settimana in albergo. Ne ho gi avute abbastanza di
emozioni per oggi. Henry gli rivolse un sorriso preoccupato e lo guard allontanarsi a passo deciso. E
un uomo coraggioso, pens, si  innamorato in una situazione non facile. Dovr affrontare ogni genere
di pressioni morali, sociali, familiari... eppure non  disposto a rinunciare a quella donna. Non
aspetter, non finger, non si assoggetter alle regole altrui. Niente da dire, Santiago aveva le palle,
perch la situazione in cantiere poteva diventare insopportabile... In un ambiente di lavoro chiuso come
quello, il marito e l'amante costretti a collaborare... Ma come si fa? Avrebbe preferito non dover
ricoprire il ruolo del mediatore. In fin dei conti, lui era straniero, non conosceva la mentalit spagnola e
non aveva idea di cosa fosse opportuno dire o non dire se le cose si fossero messe male. Si era sentito
costretto ad accettare per via dell'infelice intromissione di Susy. Come aveva osato raccontare a Paula
quello che aveva visto? Soprattutto dopo il suo esplicito ammonimento! Fino ad allora l'immaturit di
sua moglie era rimasta contenuta all'interno della coppia, ma adesso cominciava ad avere conseguenze
gravi anche per gli altri. Questo era intollerabile. Susy doveva capire che non esisteva soltanto lei al
mondo, che la gente non poteva subire i suoi colpi di testa e la sua sventatezza. Le avrebbe parlato
molto seriamente; ormai cominciava a essere stufo di farle da padre, era un ruolo sgradevole,
innaturale. Di pazienza ne aveva avuta tanta. Pi di una volta, in quei due anni di matrimonio, era stato
tentato di rompere. Desiderava una relazione matura con una vera donna. Solo la speranza che Susy
potesse cambiare l'aveva sostenuto nella decisione di rimanere con lei. In fondo Susy poteva essere cos
affascinante... Ma adesso si era spinta troppo in l e questo lo metteva di fronte a un fatto sempre pi
incontestabile: sua moglie non sarebbe mai cambiata.
Santiago rientr. Trov Paula nel soggiorno, seduta sul tappeto, ancora in pigiama. Stava
bevendo.
- Prendo una stanza in albergo, Paula;  la cosa migliore.
- E non ne parliamo?
- Di cosa?
- Del nostro matrimonio.
- Temo che per questo sia un po tardi.
- Io ho delle cose da dire.
- Parleremo quando saremo tutti e due pi calmi. And in camera e cominci a prepararsi una
borsa da viaggio. Paula comparve sulla porta e si ferm a osservarlo con il bicchiere in mano. Lui
continu quel che stava facendo senza scomporsi.
- Mi lascerai qui da sola a ubriacarmi?
- Ti lascer sola. Che tu ti ubriachi o no, sono affari tuoi.
- Fai il duro, eh?
- Ognuno ha diritto alla propria vita.
- Sono colpita, davvero. Sembri un attore di Hollywood. Dai il colpo di grazia a quell'ubriacona
di tua moglie senza battere ciglio. Ci manca solo che tu dica: Te la sei cercata, bambola. Mi piace il
tuo stile.
- Meglio cos.
- Lei ti aspetta in albergo?
- Non continuare, Paula.
- Ah, scusa tanto! Come posso macchiare il nome di quello specchio di virt? Lei non beve,
vero? No, certo che no. Ed  sensata e affettuosa e sa persino cucinare piatti vegetariani.
Santiago acceler i movimenti. Voleva uscire di l il prima possibile. Qualunque conversazione
sarebbe finita male, e lui voleva assolutamente evitarlo. Chiuse la cerniera lampo della borsa e fece per
uscire, ma Paula, in piedi sulla soglia, gli bloccava il passaggio.
- Non c' bisogno che tu vada in albergo. Puoi dormire nella stanza per gli ospiti, non ho
intenzione di aggredirti.
- Torner e parleremo, non sto scappando. Ma temo che tutto quel che potremmo dire oggi
sarebbe controproducente. E meglio che me ne vada.
- Gi, e tu, invece, preferiresti che tutto si svolgesse con la massima tranquillit e civilt, vero?
- Nei limiti del possibile, s.
- Perfetto. Tu hai diritto alla tua vita, ma a quanto pare accampi dei diritti anche sulla mia. Te ne
vai con un'altra e per di pi pretendi di decidere come dobbiamo dirci addio.
- Immagino sia la giusta compensazione per tutti gli anni in cui ho rispettato il tuo modo di fare
o, per meglio dire, di disfare le cose.
- Credi che io mi diverta a essere come sono? Non ti sfiora l'idea che io possa avere dei
problemi, che soffra, che non sia contenta di me stessa?
- Non mi hai mai detto quali fossero i tuoi problemi, Paula. Io ne ho solo subito le conseguenze.
Non mi hai dato la possibilit di aiutarti.
- Tu non hai mai voluto aiutarmi!
- Non  giusto che tu dica cos! Ti sei chiusa in te stessa, mi hai rifiutato, ti sei sforzata di
mettere in chiaro che nel tuo mondo interiore non c'era posto per me! In fondo mi hai sempre ritenuto
uno stupido, un uomo banale, incapace di comprendere il tuo spirito elevato... All'improvviso Santiago
tacque. Si rese conto che stavano gridando. Pos la borsa per terra, la guard in faccia, fece uno sforzo
per calmarsi.
- Vuoi che andiamo di l, ci sediamo e parliamo di tutto questo con calma?
- No - rispose Paula con un sorriso gelido.
Lui allora riprese il bagaglio, la scost dalla porta e usc rapidamente.
Oltrepass con l'auto la cancellata del villaggio e, quando fu abbastanza lontano, si ferm per
chiamare Victoria.
- Victoria, sei sola? -S.
- Hai parlato con Ramon?
- S, sa tutto.
- L'ha presa molto male?
- Malissimo.  ripartito per il cantiere.
- Anch'io ho parlato con Paula.
- Com' andata?
- Lo sapeva gi. Susy ci ha visti mentre ci baciavamo la sera di Natale e gliel'ha raccontato. Non
so da quanto tempo lo sappia.
- Dio mio, che disastro!
- Non  un disastro. Tutto rientra perfettamente nelle previsioni. Ascolta, passer il fine
settimana a San Miguel. Prender una camera in albergo. Se sei sola, perch non mi raggiungi?
- Preferirei non uscire dal villaggio. So che Ramon torner, lo conosco. Vorr parlare.
- Possiamo almeno prendere un caff insieme?
- S, verr in piazza fra un paio d'ore. Ci vedremo l.
- Victoria, aspetta un momento. Stai bene?
- Sto bene.
- Sei sempre convinta della tua decisione?
- Sono convinta, non preoccuparti.
Manuela spalmava di burro le fette di pane tostato e le passava meccanicamente a suo marito.
- Basta cos, non ne voglio pi.
- Scusa, ero distratta; la cosa mi turba abbastanza.
- Non durer per molto.
- Non durer per molto? Come si vede che non  la tua libert a essere limitata!
-  un'emergenza temporanea. Temono dei sequestri, ma questo non significa che l'allarme
durer a lungo.
- S, certo, i sequestratori telefonano alla polizia per dire: Attenzione, ci stiamo preparando a
sequestrare qualcuno. E quando gli passa, tornano ad avvisare: Signori, state tranquilli, il pericolo 
cessato.
- Avranno ricevuto delle informazioni. Ci sar stata una soffiata...
- S, il soffio divino! No, guarda, te lo dico io com' andata. Il commissario mi ha vista girare
per i quartieri poveri e non vuole che gli complichi la vita, tutto qui.
- Non so perch tu te la prenda tanto. E non capisco che cosa tu vada a fare da quelle parti. Puoi
tranquillamente muoverti nel centro di San Miguel come hai fatto finora. L nessuno limita la tua
libert.
- Adolfo, per fare la carit  indispensabile vedere con i propri occhi le condizioni di quella
gente. E poi di solito mi accompagna la cooperante di una ONG spagnola, sai, la ragazza che abbiamo
avuto a cena qui da noi. E stata lei a indicarmi dove andare.
- B, che ti indichi quali sono le necessit da soddisfare e chiuso il discorso.
- Io non me ne star buona come una chioccia che non esce mai dal suo pollaio solo perch me
lo ordina un commissario. Ti prego di parlargli e di chiedergli che i suoi uomini mi lascino in pace. A
te dar ascolto.
- Non ci penso proprio. Che figura farei, se mai ti sequestrassero? Per una volta, Manuela,
accetta l'autorit di qualcuno.
Lei s'incup. Fini il suo caff in silenzio e si alz da tavola. Prima di uscire dalla cucina disse in
tono offeso: - Se mi sequestrassero, ti prego di non pagare il riscatto; in fondo sarebbe la soluzione
migliore per tutti. Dubito che qualcuno sentirebbe la mia mancanza. Adolfo rest solo, con una fetta di
pane in mano. La gett sul piatto e si accese una sigaretta, la prima della giornata. Fumare qualche
sigaretta al giorno era il suo unico vizio. Si gratt la testa, piuttosto calva, e si sent pervadere da una
profonda ondata di malumore. Ci mancava solo questa. Passava tutta la settimana al cantiere, a
risolvere problemi a non finire, e neppure quando rientrava a casa riusciva a trovare un po di pace.
Costruire una diga in mezzo a una foresta  dannatamente complicato. Senza supporti esterni occorre
contare sulle proprie risorse per creare l'infrastruttura. Tutto doveva materializzarsi dal nulla: l'officina
per la riparazione dei macchinari, l'infermeria, il magazzino e la cucina... Ebbene, qualsiasi
contrattempo, oltre alle difficolt tecniche inerenti alla costruzione, ricadeva sempre sulle sue spalle.
Ma non bastava. Anche se avesse dovuto costruirla da solo quella diga, con le proprie mani, nemmeno
allora sua moglie avrebbe avuto piet di lui. La minestra non ti va gi? Ebbene, eccotene subito due
piatti! Problemi sul lavoro e problemi a casa. Certe volte Manuela riusciva a essere la donna pi
bisbetica e prepotente di questa terra. Certo, non aveva mai guardato un'altra donna in vita sua ed era
stato cos perch sua moglie gli era sempre sembrata la migliore. Aveva sempre assolto i suoi compiti
in modo che lui non dovesse mai occuparsi di nulla. Quanto all'educazione dei figli... impeccabile!
Nulla da ridire. Se fosse stato lui a doverli tirare su, ne avrebbe fatto dei delinquenti di strada.
Quand'erano piccoli non era mai riuscito a sopportare di stare con loro per pi di un'ora di seguito.
Tutto questo era disposto a riconoscerlo e a sottoscriverlo davanti a un notaio e persino a un giudice;
ma da quando Manuela non aveva pi gravosi obblighi familiari sulle spalle, sembrava sempre pronta a
organizzare la vita altrui. O forse solo adesso il suo carattere si rivelava nella sua vera essenza: era una
donna impicciona e dispotica, incline a comandare e incapace di sottostare alle regole. Ma ormai era
troppo tardi per lamentarsi. Decise di andare a cercarla, di farle passare l'arrabbiatura. Detestava
vederla in collera, ma soprattutto detestava passare un fine settimana in un'atmosfera carica di tensione.
Generalmente bastava chiacchierare con lei di qualche sciocchezza per dissipare le nubi di tempesta.
Avrebbe fatto cos. In ogni caso, non aveva la minima intenzione di chiedere al commissario un
permesso speciale per sua moglie. Lei non aveva nessun bisogno di aggirarsi per i quartieri degradati di
San Miguel. Inoltre, avrebbe ordinato a Dario di esporre in tutto il villaggio cartelli ben visibili che
avvertissero del rischio di sequestri. Era necessario che le residenti moltiplicassero le cautele quando
uscivano. Gli si rizzavano i capelli in testa al solo pensiero che qualcuno potesse essere sequestrato.
Una bella complicazione! Niente sarebbe stato peggio.
Alla fine Henry gioc a tennis con uno dei meccanici. Pensava che l'esercizio fisico e la
concentrazione nel gioco sarebbero bastati a tranquillizzarlo, ma si sbagliava. Nello spogliatoio, dopo
la doccia, mentre si asciugava la pelle abbronzata dal sole del cantiere, ricominci a pensare
all'indiscrezione commessa da Susy. Come reagire? Se l'avesse rimproverata, avrebbe rischiato di
scatenare un dramma di imprevedibile portata. La soluzione pi comoda era tacere, ma questa volta il
fatto gli sembrava talmente grave che lasciar correre senza dirle quel che pensava lo indispettiva. Era
terribile porsi problemi simili riguardo alla donna che avrebbe dovuto essere la sua compagna di vita, la
sua interlocutrice pi intima. Come illudersi di poter trovare conforto in sua moglie? Erano rare le
occasioni in cui riusciva a confidarle le sue preoccupazioni, i suoi pensieri o le sue esperienze
profonde. Temeva sempre di agitarla, di ferirla in qualche maniera. Quel suo modo di reagire non era
affatto generoso, celava un sostrato egoista. Ogni volta che Susy era preoccupata, il suo stato d'animo
poteva degenerare in un'ansia continua. A quel punto lo chiamava al telefono ogni cinque minuti o si
metteva in testa che lui le nascondesse cose orribili. Quando arriv a casa, la trov in giardino. Distesa
su una sedia a sdraio, ascoltava musica con gli auricolari e leggeva un libro. Gli sorrise allegramente.
- Ciao, caro. Guarda, non ci crederai, ma riesco a fare cinque cose insieme!
- Cinque?
- S, guarda: leggo, ascolto un disco, prendo il sole, ho un arrosto che cuoce nel forno e,
contemporaneamente, mi sto riposando.
- Non so proprio come tu riesca a riposare con tutte queste attivit.
- Forse non l'hai ancora capito, ma sono una donna dallo spirito pratico. Senti, perch non
prepari un aperitivo? Con un bicchiere in mano, credo proprio che riuscirei a fare sei cose insieme.
Henry entr in cucina e vers vermouth, gin e ghiaccio tritato in uno shaker. Poi prese due
bicchieri e ritorn dalla moglie. Serv i cocktail, si sedette e cominci a bere in silenzio.
- Perch sei cos silenzioso? Ramon ti ha battuto o sei solo stanco?
- Ramon non  potuto venire. Ho giocato con Marcos e ho vinto. Certo, Ramon mi d pi filo da
torcere.
- Perch non  venuto?
Lui rest in silenzio un istante; poi la fiss.
- Susy, tu hai riferito a Paula quello che hai visto la sera di Natale, vero?
- B... forse le ho accennato qualcosa.
- Forse le hai accennato qualcosa? Come si pu accennare qualcosa a proposito di un
argomento simile? Ti rendi conto della responsabilit che ti sei presa?
- Certo che me ne rendo conto! Per questo gliel'ho detto. Lei  una mia amica.
- Senti, Paula non  un'amichetta di scuola con cui fare comunella e raccontarsi piccoli segreti.
E una donna adulta con un matrimonio in pezzi.
- Non mi parlare con questo tono! Non sono una stupida! So chi  Paula, una donna adulta con
il marito che le fa le corna sotto il naso. Se il loro matrimonio  in pericolo, Santiago avrebbe potuto
essere pi discreto.
- Questi non sono affari tuoi! Oltretutto avresti dovuto pensare al fatto che Paula  molto
aggressiva, lo sanno tutti.
- Esatto,  aggressiva come pu esserlo un cane maleducato, non  cos? Le mogli non devono
essere aggressive, devono solo comportarsi bene e aspettare a casa il proprio maritino. Proprio come
faccio io, vero Henry?
- Nessun cane  nevrastenico quanto te.
In condizioni normali, Susy sarebbe scoppiata in lacrime dopo una risposta simile; ma ora tutto
era cambiato. Per la prima volta si sentiva forte, sicura, decisa a volgere quel battibecco a suo favore.
- Hai ragione. Infatti non sono un cane. Anch'io sono una donna adulta capace di fare cose che
un cane non farebbe mai.
- Mi stai minacciando?
- No, assolutamente. Non hai motivo di sentirti minacciato dalle cose che faccio. Non sei il mio
padrone.
- Basta Susy, stiamo farneticando! Questa discussione non porta da nessuna parte.
- Ti ricordo che l'hai cominciata tu, e ne sono contenta, perch mi stai facendo capire un sacco
di cose.
Si alz e scomparve dentro casa. Henry rimase in terrazza. Il timore di essere stato troppo
brusco lo faceva sentire in colpa. Pochi minuti dopo lei torn; si era vestita.
- Ciao, io vado.
- Dove?
- A fare un giro. Ho bisogno di distrarmi, sono nervosa.
- Susy... ti chiedo scusa se ti ho offesa.
- Non preoccuparti, fa lo stesso.
- No, non fa lo stesso. Ti dico che mi dispiace.
- D'accordo, dispiace anche a me. Ci vediamo dopo, ciao.
- Vuoi che ti accompagni?
- No, grazie. Ho solo bisogno di un po di silenzio. Henry rest sorpreso da quel nuovo
atteggiamento della moglie. Cosa stava succedendo? Perch all'improvviso non reagiva pi con la sua
caratteristica emotivit? Se almeno quella spiacevole vicenda fosse servita a farla maturare, sarebbe
stata benvenuta. Forse le aveva parlato troppo duramente. Conoscendola, avrebbe dovuto saperlo che
era inutile infuriarsi. In ogni caso, per quanto si sforzasse di pensare il contrario, l'indiscrezione di Susy
aveva creato un mucchio di difficolt che sarebbe stato meglio evitare.
Si strinsero in un lungo abbraccio. Poi Victoria gli sorrise debolmente. Santiago la trov pallida
e preoccupata.
- Il dado  tratto - le disse, prendendole il mento e guardandola negli occhi. - Non sei pentita di
fuggire con un tipo come me?
- Voglio stare con te per sempre.
- E un desiderio facile da esaudire, perch non intendo lasciarti neanche un momento.
- Credevo che non avrei mai avuto il coraggio di parlare con Ramon e invece, come vedi, l'ho
fatto, ed  stato facile. Ha avuto una reazione molto violenta.
- Nessuno pu controllare la propria reazione a una notizia del genere.
- Ma lui  un uomo talmente tranquillo.
- Gli passer.
- No, non gli passer;  come se l'avessi pugnalato alle spalle.
- Gli hai solo detto la verit, e la verit  che non lo ami pi. Non potevi nasconderglielo oltre.
Il motivo per cui un marito e una moglie stanno insieme dovrebbe essere l'amore.
- Ma esiste anche la lealt.
- Mentire non  leale.
- Preferisco pensare che dovevo affrontare questa prova, e ora l'ho affrontata. Com' andata con
Paula?
- Tutto come da copione. Continuer a fare quel che ha fatto finora: bere e torturarsi. Solo che
adesso le mancher lo spettatore principale del dramma.
- Non hai paura che decida di fare qualcosa di... eccessivo?
- Come uccidersi, per esempio? Neanche per sogno! Si trover qualcun altro per inscenare i suoi
spettacoli distruttivi. Ha un grande potere di seduzione. E poi quel che far non mi riguarda pi.
-  tutto cos difficile!
- No, non  difficile. D pure che  doloroso, o spiacevole, o traumatico, ma non difficile. Da
quando ci siamo conosciuti abbiamo proceduto sempre in linea retta e continueremo cos fino alla fine.
Ora bisogna solo avere un po di coraggio; ma poi tutto andr a gonfie vele.
- Parlare con te  sempre rassicurante, ma poi, quando rimango sola...
- Andr tutto bene. Non pu essere altrimenti, perch Dio  con noi! Non te ne rendi conto?
Victoria scoppi a ridere. Lui sorrise, sollevato nel vederla serena almeno per un istante.
- Bene, meno male che riesci ancora a ridere! Non possiamo vivere la nostra storia come una
tragedia. Soprattutto perch le tragedie finiscono male.
- Perdonami, so di non esserti di grande aiuto, ma vedrai: quando finir questa... prima fase,
cambier. Sar sempre felice.
- Provveder affinch tu lo sia. Ora per andiamo a prendere il caff che mi avevi promesso. Ho
voglia di passeggiare con te senza nascondermi.
- Sar una cosa breve. Sono sicura che Ramon torner a casa presto.
- D'accordo, ma questa sar una delle ultime volte che ci separiamo.
- Te lo prometto.
Stava leggendo tranquillamente il giornale quando squill il telefono. Pens che fosse uno dei
suoi figli dalla Spagna, e invece no, era Santiago.
- Ho urgente bisogno di parlarti, Adolfo.
- Non c' problema, sono a casa. Perch non passi per un aperitivo con Paula?
- Se per te non  un problema, vorrei che ci vedessimo a quattr'occhi.
- Ti va bene al club?
- Adolfo, so che  quasi ora di cena, ma... ecco, mi devi scusare. Mi trovo a San Miguel e
preferirei che tu mi raggiungessi qui. Sar questione di mezz'ora al massimo.
- Se lo ritieni proprio necessario... E successo qualcosa in cantiere?
- No, non si tratta di questo, st tranquillo. Ti aspetto a uno dei bar sulla piazza.
- Arrivo subito.
Adolfo riattacc e and in cucina, dove Manuela stava dando gli ultimi tocchi a una bella
insalata.
- Devo uscire un momento.
- Dove vai?
- Santiago vuole vedermi, lo raggiungo a San Miguel.
-  successo qualcosa?
- Non credo; suppongo ci siano delle divergenze sul lavoro e che voglia espormi il suo punto di
vista con riservatezza, dove non possano vederci.
- E ti costringe ad andare a San Miguel all'ora di cena! Non mi sembra giusto, Adolfo,
sinceramente. Si abituano ad averti l tutta la settimana e poi credono tu sia a loro disposizione anche
nei giorni di riposo.
- Su, tesoro,  un attimo. Torno subito, mi ha assicurato che si tratta di una cosa veloce.
La piazza aveva l'aria sonnolenta del sabato sera. Pochi avventori, per lo pi turisti, sedevano ai
tavolini all'aperto. Gli uomini del posto formavano capannelli in piedi. Adolfo scorse Santiago che gli
faceva un cenno con la mano. Gli si avvicin, si salutarono.
- Cosa succede, ragazzo? Mi fai preoccupare.
- Accomodati, Adolfo, ti ordino qualcosa? Vedrai, non ti tratterr a lungo. Ti ho gi dato una
bella seccatura costringendoti a venire fin qui.
Chiamarono il cameriere, che serv subito un bel boccale di birra gelata. Adolfo cerc di non
dare a vedere la sua curiosit. Assapor qualche sorso di birra e soltanto dopo domand: - Dimmi,
allora.
- Adolfo, me ne vado dal cantiere entro un paio di settimane.
- Ma che diavolo dici? Se sei appena arrivato.
- Lo so, e ti assicuro che farei di tutto per non andarmene, se non fosse per una questione di
forza maggiore.
- Ci sono state difficolt con qualcuno, qualche divergenza?
- No, in cantiere c' una bella atmosfera e il lavoro  sempre stato interessante. Con i colleghi
mi trovo bene e... tu sei un ottimo capo, ora posso dirtelo senza passare per un adulatore.
- Quindi?
- E un problema di carattere personale. E successo che... insomma,  successo che io e Victoria,
la moglie di Ramon, ci siamo innamorati.
- Accidenti! - esclam Adolfo sottovoce. Poi tacque. Sconcertato, bevve un sorso di birra senza
avere il coraggio di guardare in faccia il suo interlocutore. Alla fine, alz gli occhi. - Ne sei sicuro?
Santiago non riusc a non ridere.
- Sicuro di cosa? Di essere innamorato?
- Ma no, certo, che stupidaggine! Non  questa la domanda. B, in realt non c' proprio
nessuna domanda. Solo che, ragazzo mio,  davvero un bel casino, no?
- Un casino enorme. Victoria ha gi parlato con Ramon e io con mia moglie. Ce ne andiamo nel
giro di due settimane. Probabilmente lavorer per un'impresa di Barcellona. Ma, con o senza lavoro,
dobbiamo andarcene. Lo capisci, vero?
- Certo che lo capisco! Anzi, viste le circostanze, sarebbe meglio che tu non mettessi pi piede
in cantiere.
- B, questo no. Non c' nessuna ragione per cui io debba nascondermi come una talpa. Dovr
pur tornare in cantiere, salutare le persone con cui ho collaborato, continuare a darmi da fare in questi
ultimi quindici giorni.
- D'accordo, ma lavorare al fianco di Ramon...
- E qui che intervieni tu. L'ideale sarebbe che ci assegnassi a due aree diverse, in modo da
tenerci lontani.
- S, forse si pu fare, insomma... cercher di farlo. Com' la situazione ora?
- Non lo so di preciso, sai come vanno queste cose.
- A dir la verit non ho la minima idea di come vadano queste cose. Sono sposato con Manuela
da pi di trent'anni e se un bel giorno lei venisse a dirmi che se ne va con un altro... non so come
reagirei, sinceramente.
- Io non voglio evitare Ramon. Anzi, ho intenzione di parlargli; immagino sia necessario, anche
se col cuore in mano, ammetto che non sono molto sicuro di quel che devo fare.
- Non mi sorprende. Cosa puoi dirgli? Ehi, amico, mi spiace tanto, ma mi sono innamorato di
tua moglie? E una situazione molto imbarazzante.
- Immagino che la cosa andr da s. Comunque, la nostra  una decisione definitiva e non ce ne
pentiremo. Io ora non potrei pi vivere senza quella donna. Mi capisci, vero?
- L'amore fa di queste cose, certo. Ma il punto , Santiago, che la vostra storia verr alla luce.
Non sar facile tenere tutto segreto.
- L'ho gi messo in conto. Non importa. Entrambi restarono a guardarsi senza sapere cosa
aggiungere.
Erano imbarazzati. Adolfo si strinse nelle spalle. Si scambiarono una forte stretta di mano. -
Santiago, ci tengo a farti sapere che mi dispiace perderti. Ti ho sempre considerato un uomo prezioso e
andiamo molto d'accordo. Prometto di aiutarti per quanto mi  possibile, e ti auguro buona fortuna,
sinceramente.
Si scambiarono un abbraccio breve ma affettuoso. Poi, senza osare guardarsi in faccia, ognuno
prese la sua strada.
Mentre guidava verso il villaggio, Adolfo non riusciva a riaversi dalla sorpresa. Bel guaio gli si
presentava adesso! C'era da chiedersi come sarebbe potuto uscire indenne da una simile missione
diplomatica. Perch era ovvio che, nel suo ruolo di direttore del cantiere, quella faccenda lo riguardava
pi di quanto sembrasse. Cerc di calmarsi; in fin dei conti i suoi collaboratori erano tutte persone civili
e non prevedeva scoppi di violenza. Oltretutto, Ramon e Santiago erano pi giovani di lui,
appartenevano a una generazione abituata a costumi sessuali piuttosto permissivi. Non credeva che
potessero prendersi a coltellate o roba del genere. Erano uomini tranquilli... Non sarebbe successo
nulla; a parte qualche logico disagio se si fossero trovati entrambi nella stessa stanza. Il suo compito era
farli incontrare il meno possibile. Questo tipo di cose succedeva e bisognava sforzarsi di capirle. Rest
un attimo assorto. Lui l'avrebbe capito? Avrebbe capito se Manuela si fosse innamorata di un altro?
Non ne era cos sicuro, a dire il vero, anche se un'ipotesi del genere era piuttosto improbabile. Ma se
fosse stato il contrario? Se fosse stato lui a perdere la testa per un'altra donna? Quest'idea gli parve gi
meno assurda. Non aveva mai pensato di essere infedele a sua moglie; tanto meno gli si era presentata
l'occasione, semplicemente perch non l'aveva cercata. Il lavoro aveva riempito interamente il suo
tempo, e ora, alla sua et... Certo, non si sentiva n cos vecchio n cos antiquato da non poterlo
immaginare. Se non aveva storie era perch non intendeva muovere neanche un dito per averne.
Sarebbe stato diverso se una donna si fosse innamorata di lui. In quel caso, e se fosse giunto a provare
lo stesso sentimento, forse... Ma gli sarebbe mancato il coraggio di fuggire insieme a lei; tanto pi
trovandosi al villaggio, sotto gli occhi di tutti. No, di sicuro no. Era stato educato in un certo modo e
non sarebbe cambiato adesso. Bisognava ammettere che Santiago aveva coraggio o, per dirla in modo
spiccio, due palle cos. Le aveva senza dubbio, visto che osava sfidare le convenzioni sociali, rischiava
di restare senza lavoro e dimostrava di badare ben poco a quel che avrebbero detto gli altri. Il suo
comportamento, in fin dei conti, era da ammirare, pi che da criticare. Due palle cos, sissignore, quella
era l'espressione giusta. Doveva essere un sentimento molto forte quello che provava. All'improvviso si
sent quasi orgoglioso di essere stato informato per primo di quella storia, e il solo fatto di essere per
cos dire complice degli amanti lo riemp di piacere. No, lui non era un vecchio bigotto, non avrebbe
messo in difficolt quei ragazzi. Il suo ruolo di capo non lo investiva di autorit morale su chi lavorava
per lui. Ognuno era libero di agire secondo coscienza. Avrebbe fatto il possibile per aiutarli, bench
non potesse dichiarare loro pubblicamente il suo appoggio incondizionato. Quanto a Victoria, chi
l'avrebbe mai detto! Una ragazza cos discreta, cos poco appariscente sotto ogni punto di vista. Come
avrebbe fatto a raccontarlo ai figli? Di una cosa era assolutamente convinto, Manuela non ne sarebbe
stata capace. Sua moglie non avrebbe mai lasciato i figli per andarsene con un altro. Una prospettiva
del genere sarebbe bastata a proteggerla da qualsiasi tentazione di infedelt. A pensarci bene, non era
un'idea cos confortante. E se davvero in passato Manuela si fosse innamorata di un altro e avesse
rinunciato solo per i figli? Lui non l'avrebbe mai saputo, ovvio. Ma che idee! Che sciocchezze gli
saltavano in mente? Arrovellandosi cos avrebbe finito per confondersi, mentre in quel momento era
indispensabile essere lucidi.
Avrebbe raccontato tutto a Manuela, una volta tornato a casa? S, glielo avrebbe raccontato, ma
non quella sera. Per ora voleva essere il solo a condividere il segreto con gli amanti. Avrebbe avuto la
sensazione di fare qualcosa di piacevolmente proibito, come se fosse lui stesso sul punto di prendere il
volo.
Proprio come si era aspettata, Ramon torn a casa. Erano le sette di domenica mattina quando
sent la porta aprirsi e poi richiudersi. Ramon entr in camera, dove lei era distesa sul letto,
completamente vestita.
- Non hai dormito? - le chiese.
- Pochissimo.
- Vado a preparare il caff. Se ti va, vieni a fare colazione, parliamo.
- Vengo subito.
Si lav il viso con abbondante acqua. Avrebbe voluto spogliarsi e mettersi sotto la doccia, ma
non le sembrava il caso di farlo aspettare. Si guard allo specchio e non si riconobbe. La sorprese il suo
sguardo, cos deciso da imporsi sui segni della stanchezza. Nella luce della cucina si accorse che anche
Ramon era pallido e aveva le occhiaie. Lo guard preparare la colazione e prov una tristezza infinita.
Perch, perch era necessario farlo soffrire? Suo marito mise sulla tavola tazze e piattini e si sedette di
fronte a lei.
- Bello forte, come sempre, vero?
- S - mormor Victoria temendo di scoppiare a piangere.
Lui cominci a parlare con vivacit inaspettata.
- Bene, cara, in primo luogo, credo di doverti delle scuse. La mia reazione di ieri e quel modo di
andarmene sono stati... inaccettabili. Come potrei negarlo?
Lei sper ardentemente che la smettesse di usare quel tono conciliante, cos impostato.
Desiderava che tutto finisse al pi presto. Si immagin insieme a Santiago, molto lontano da l. Ramon
continu: - Sono rimasto a pensare tutta la notte, e alla fine, Victoria, credo tu abbia ragione. Per molto
tempo ho sorvolato sulla nostra realt, senza rendermi conto che  proprio questa realt la sola cosa che
conta. Mi sono lasciato prendere dal lavoro, dalle abitudini, e so di non essere precisamente un uomo
brillante, originale o entusiasta...
Victoria cerc debolmente di interromperlo.
- Ramon, non dire cos, non si tratta di...
- No, lasciami finire. E verissimo che sono un imbecille, perch usare altri termini se questo mi
descrive perfettamente? A volte non vedo la necessit di esprimermi, di parlarti e di dirti che... b, che
va tutto bene, che ti amo con tutto il cuore. Lo so, non apro mai bocca, e invece bisogna farlo, bisogna
darsi da fare se si vuole che la convivenza si rinnovi, continui a essere piacevole, stimolante.
Lei non riusc pi a trattenersi, le lacrime cominciarono a scorrerle lungo le guance, in silenzio.
- E poi, ultimamente, le cose sono peggiorate. I lavori per la costruzione della diga si sono rivelati
difficili, impegnativi. Per di pi viviamo separati cinque giorni la settimana e continuo a pensare a quei
maledetti problemi di lavoro perfino quando sono qui con te. E questo paese... cos diverso, cos ostile
per noi spagnoli... Guarda, sai cos'ho pensato? Che vadano pure al diavolo il cantiere e tutto il resto.
Parler con Adolfo e gli dir che ce ne torniamo in Spagna. Il mio posto all'impresa  sicuro. In realt,
mi avevano detto che se mi fossi stancato di stare qui sarei potuto tornare. Bene, adesso mi sono
stancato. All'improvviso tacque, la guard.
- Perch piangi, Victoria?
Lei scuoteva la testa, l'angoscia le impediva di pronunciare una parola.
- Perch piangi? Rispondimi.
- Io me ne vado, Ramon, me ne vado - disse, a voce bassissima.
Lui si alz, le and vicino, le prese la mano.
- Victoria, cosa ci fai tu con uno sconosciuto? Tu sei la mia bambina, non capisci? La mia
bambina! Su, asciugati gli occhi e facciamo dei progetti per il nostro futuro. D'accordo?
Lei ebbe di colpo un impeto di rabbia. Ma non si rendeva conto? Non capiva che era inutile
darle una pacca amichevole sulla spalla e prometterle che tutto sarebbe ricominciato? Non la prendeva
sul serio? Non riusciva ad avvertire la grandezza di quel che sentiva per un altro uomo? Si stacc
bruscamente da lui e grid: -No!
Ramon fece due passi indietro, la guard con freddezza e disse: - Molto bene, vattene pure, ma
io chiamo immediatamente i ragazzi per dirgli che la loro cara mamma se ne va con un altro. Addio.
Poi spar a tutta velocit. Un'enorme disperazione la pervase. Cosa doveva fare? Correre al
telefono nel tentativo di arrivare per prima? No, rest seduta, a piangere sconsolata. Era tutto l quel
che Ramon aveva da dirle? Quella era la sua analisi della situazione? E poi, un voltafaccia cos brusco!
Era chiaro che non ci credeva neanche lui a un riavvicinamento. Cominci ad asciugarsi le lacrime. Era
impazzito e, oltretutto, non sarebbe mai riuscito a capire il perch del fallimento del loro matrimonio.
Si soffi il naso. Era sicura che avrebbe messo in atto la sua minaccia di chiamare i ragazzi. Pazienza,
quando fosse venuto il momento, avrebbe dato loro la sua versione dei fatti. All'improvviso, la
compassione che provava nei confronti del marito era scomparsa. Si rese conto che, da quell'istante, il
loro passato in comune e i bei momenti vissuti insieme avrebbero avuto sempre meno peso. Cap che,
in breve, sarebbero diventati veri e propri nemici.
Quel luned Adolfo aveva i nervi a fior di pelle. In genere le prime ore del mattino erano
dedicate a una riunione in cui si pianificava tutto il lavoro della settimana. Decise di cancellarla. Poi si
domand se avesse fatto bene. Forse l'andamento strettamente codificato della riunione, la presenza dei
colleghi e gli argomenti lavorativi ben noti avrebbero facilitato il primo incontro fra Ramon e Santiago.
Quel difficile momento poteva essere rinviato, ma prima o poi il problema si sarebbe ripresentato. Era
meglio scegliere un'occasione propizia o lasciare tutto al caso? Lavarsene le mani e permettere che
risolvessero la cosa per conto loro gli avrebbe risparmiato una situazione imbarazzante. Perch doveva
sobbarcarsi tutto lui? In fondo non era tenuto a occuparsi dei risvolti psicologici della faccenda, ma
solo a favorire una certa distanza fra i due uomini all'interno del cantiere.
L'annullamento della riunione senza preavviso n spiegazioni sorprese tutti tranne Henry. Lui
intu subito che il capo doveva essere stato informato della faccenda, e non ebbe pi dubbi quando
seppe che Santiago era stato assegnato alla zona nord e Ramon alla zona sud del cantiere. Non era
quella l'organizzazione abituale.
Anche Ramon lo cap. Bene, cos Adolfo era stato avvisato e aveva deciso di non dare adito a
scandali. Un atteggiamento conservatore e prudente, tipico del loro capo. Presto l'avrebbero saputo
tutti. Sulle prime era rabbrividito al pensiero dei possibili pettegolezzi, ma ora la cosa gli era
completamente indifferente. La vita al cantiere e al villaggio sarebbe stata rianimata da quella novit.
Avrebbe addirittura meritato una gratifica per il contributo al morale dei residenti. Di certo non toccava
a lui nascondersi come se la colpa fosse sua. Sarebbe rimasto al suo posto con dignit, non si sarebbe
rintanato in un angolo. Erano Victoria e Santiago a doversi vergognare. Avevano tanta fretta di
innamorarsi da non riuscire ad aspettare la fine dei lavori? Sorrise amaramente. Victoria, la sua casta
sposa, si era presa gioco di lui quando meno se lo aspettava. E per di pi cercava di giustificare il
tradimento con l'ignobile scusa che il loro rapporto di coppia era ormai morto. Come se il matrimonio
dovesse essere una festa continua, un valzer, un film romantico dei tempi d'oro di Hollywood. Non
sarebbe riuscita a intrappolarlo con simili argomenti. Lui sapeva di essere stato un buon marito.
L'aveva amata e rispettata tutti i giorni della loro vita insieme. Che andasse a raccontarla a un altro la
storia dell'amore finito. Era solo una questione di sesso. E se questo l'aveva sorpreso, lo sorprendeva
ancora di pi che il prescelto fosse Santiago. Che cosa aveva di tanto speciale? Era evidente che l'aveva
perseguitata fino a sedurla. Doveva averla convinta con i soliti luoghi comuni sulla passione
irrefrenabile, sulla forza dell'amore maturo... le donne sono particolarmente sensibili a questo genere di
sciocchezze. Perfino Victoria, che gli era sempre parsa indifferente alle chiacchiere, pi equilibrata e
avveduta di molte altre, alla fine si era lasciata abbindolare. Santiago, l'impassibile, si era rivelato un
mascalzone. Certo, con la moglie che si ritrovava non aveva nulla da perdere. Victoria, per lui, doveva
essere stato come un raggio di sole nella tempesta: una donna serena, riflessiva, perfettamente adattata
alla vita, invece dell'ubriacona fuori di testa che aveva in casa, capace solo di metterlo
sistematicamente in imbarazzo. Il loro matrimonio era senz'altro un inferno, perch il comportamento
di Paula non risaliva certo all'altro ieri, ma doveva essere il risultato di una degenerazione lenta e
progressiva. Era addirittura incomprensibile che fossero venuti in Messico insieme. Nel bel mezzo di
una crisi che doveva aver raggiunto il limite della tollerabilit, Santiago si era visto passare davanti una
colomba bianca. Non una stupida e giovane colombella a cui insegnare a vivere, ma una donna fatta,
con le sue stesse abitudini, il suo stesso livello culturale e sociale. Comodo. E cos il mascalzone si era
innamorato in modo ben poco casuale e le aveva sussurrato tante belle parole. Quel che lo stupiva, quel
che davvero non riusciva a comprendere, era che sua moglie si fosse lasciata trascinare in una trappola
cos palese. Non lo vedeva come stavano le cose? Perch, certo, chiss com'era Santiago in privato, non
 che una donna si trasforma in alcolista cos su due piedi. Chiss cosa aveva dovuto sopportare Paula
accanto a suo marito! Forse infedelt di ogni genere, disattenzioni, dimostrazioni di disprezzo. Il tipico
uomo gelido e sempre sicuro di s che piace tanto alle donne. Victoria se ne sarebbe presto accorta, nel
giro di tre mesi, sei mesi al massimo. E a quel punto se ne sarebbe pentita, perch Santiago non avrebbe
perso niente, n un matrimonio stabile n figli, mentre Victoria s, Victoria avrebbe perso tutto.
Dubitava che i ragazzi potessero capire quella decisione, dubitava perfino che le rivolgessero ancora la
parola. Non li aveva chiamati. Non sapeva se lasciare che fosse lei ad affrontare la cosa, a dir loro
freddamente al telefono che pensava di abbandonare la famiglia. Ma quando avevano deciso di
andarsene, quei due? Subito, probabilmente. Non se l'erano sentita di sopportare troppo a lungo quella
situazione ambigua. Oltretutto, cos separati, non potevano andare a letto insieme. Dove si erano
incontrati finora, e da quanto durava quella storia? Da quando avevano rapporti? Immagin sua moglie
nuda accanto a Santiago e non lo pot sopportare. Doveva cancellare subito quell'immagine, all'istante,
non raffigurarsela mai pi. Era intollerabile, tremenda, troppo dolorosa. Abbandon bruscamente la
baracca in cui lavorava e and in cerca di Adolfo. Lo trov nel suo ufficio con un mucchio di carte
sulla scrivania. Entr senza bussare, senza salutare.
- Adolfo, a quanto vedo sei gi al corrente della novit. Quindi non c' nessun bisogno di
fingere. Il tono era cos aggressivo che Adolfo si spavent. Del resto, quel momento era inevitabile,
doveva affrontarlo. Si sforz di parlargli con calma.
- Accomodati, Ramon, per favore.
- Non ce n' bisogno. Dimmi come l'hai saputo.
- Me ne ha parlato Santiago. Lascer il cantiere entro un paio di settimane.
- Accidenti, sei pi informato di me! Ma certo, il marito  sempre l'ultimo a sapere.
- Non lo sa nessun altro.
- B che lo scoprano pure, che lo scoprano anche loro come quel gran figlio di puttana ha
sedotto la moglie di un collega.
- Ramon, ti prego, siediti e calmati un po'.
Lui si sedette sbuffando. Adolfo non ricordava di averlo mai visto cos alterato.
- Lo sai che razza di moglie  la sua, una specie di ubriacona cronica che non gli d un attimo di
tregua. La mia gli sar parsa migliore. Ecco come stanno le cose.
- Ascolta, Ramon,  un boccone amaro da mandar gi, nessuno lo mette in dubbio. E qualsiasi
cosa io ti dica non ti aiuter. Ma vorrei che tenessi presente una cosa: qui siamo tutte persone civili.
Quindi, affinch tu non debba pentirti di un gesto impulsivo o di una parola di troppo, ti consiglio di
mantenere l'autocontrollo.
- Non ti preoccupare, non macchier la reputazione della nostra magnifica impresa.
- Non lo dico per questo, Ramon, non me ne frega un accidenti dell'impresa in questo frangente.
Ma non voglio che tu reagisca, a fatti o a parole, mentre sei cos addolorato. La cosa pi ragionevole 
che tu cerchi di ritrovare la calma, di affrontare tutto questo con la maggiore freddezza possibile. Ti
assicuro che capisco molto bene come ti senti.
- Ah no, questo no,  l'ultima delle banalit che mi sarei aspettato da te. Manuela ha forse
intenzione di abbandonarti? Ti ha mai lasciato supporre di voler fare una cosa del genere? No, vero?
Hai mai dovuto comparire davanti ai tuoi colleghi come un idiota a cui fregano la moglie sotto il naso?
B, allora non venire a dirmi che sai come mi sento, perch non  vero. Tu non sai cosa significhi
sentirsi una merda, Adolfo, ed  cos che mi sento.
Si alz bruscamente e usc. Adolfo non cerc di trattenerlo, sarebbe stato inutile. Sospir e si
pass le mani sul viso in un gesto desolato. Gli uomini tranquilli sono cos, pens, tacciono, tacciono e
alla fine la tensione accumulata li fa esplodere ancora pi violentemente degli altri. Nessuno  immune
dalla tensione, nessuno. Siamo pi simili di quanto crediamo. Siamo tutti uguali. Non era vero che lui
non immaginava come dovesse sentirsi. Era assolutamente consapevole di quel che stava passando.
Siamo tutti uguali, uno svedese e un italiano, un cinese e un senegalese. Un operaio e un ingegnere
reagiscono allo stesso modo. E chiaro che la formazione culturale dell'ingegnere alla fine salta fuori e
modera le reazioni. Nel caso dell'operaio  il buon senso, in genere, a mitigare la forza della tempesta
interiore. Fra persone psichicamente normali non si arriva mai al fatto di sangue. E lui sperava che il
sangue restasse ben lontano in quell'occasione. Guard i fogli che aveva davanti a s, pieni di calcoli, le
planimetrie, il computer acceso, il salvaschermo con i pesciolini. Per qualche giorno lavorare sarebbe
stato difficile. Sperava che il cantiere non ne risentisse. Era vero che gli importava ben poco
dell'impresa in quel frangente, ma non poteva permettersi di ricevere lamentele dalla Spagna una volta
spedito il rendiconto mensile.
Cavoli! Gli ingegneri erano tutti l, mancava solo don Ramon! E pensare che al luned non si
facevano mai vedere al Cielito. Lui come al solito se ne sarebbe fregato, in fondo non era in orario di
lavoro. Li salut alzando il boccale di birra. Per fortuna andarono a sedersi a un tavolo e nessuno si
avvicin al bancone per fare il simpatico con lui. Perfetto, poteva continuare a parlare con Rosita senza
preoccuparsi della loro presenza. Ma, con sua grande sorpresa, un'ora dopo entr anche Ramon, il
marito di Victoria, che venne a sedersi proprio sullo sgabello accanto al suo. Si augur che volesse solo
ordinare da bere per poi raggiungere i colleghi, ma non and cos. Ordin una tequila e rimase l, come
se intendesse gustarsela in santa pace. Rosita si allontan.
- Ehi, Dario, come va la vita?
- B, come pu vedere, mi concedo qualche scappatella di tanto in tanto.
-  la cosa migliore, ragazzo.
O stava impazzendo o l'ingegnere era un po alticcio. La cosa lo stup, fra tutti era lui quello che
beveva meno, ma poi pens che esiste sempre una prima volta, o almeno un'eccezione. Snocciol
qualche luogo comune come in una normale chiacchierata.
- Non c' niente da fare, ingegnere, divertirsi  fondamentale, almeno finch si  scapoli.
- E poi ti comporterai bene?
- Certamente. Questa la prendo come una specie di vacanza prematrimoniale. Perch io non
sono mai stato un tipo da bagordi, mi creda. In Spagna mi concedevo al massimo una birra con gli
amici il venerd sera. Deve essere questo paese a far ribollire il sangue. Ramon stava in silenzio, a
fissare il bicchiere come se fosse una sfera di cristallo in grado di rivelargli il futuro. Poi si alz e and
verso il tavolo dei colleghi. Arrivato l, si piant di fronte a Santiago e lo guard senza parlare.
Santiago si alz in piedi e, all'istante, senza un grido, o una parola, ricevette un tremendo cazzotto in
faccia che per poco non lo fece cadere a terra. Tutti trasalirono e gli avventori sparsi nella sala si
voltarono a guardare. Dario, paralizzato, rest immobile al bancone, gli occhi spalancati e inespressivi
come orologi. Da l vide Adolfo e Henry alzarsi immediatamente per fermare l'aggressore, che per
non pareva voler sferrare un nuovo colpo. Santiago si pul la bocca con la mano e gli si rivolse in tono
tranquillo: - Per favore, Ramon. Parliamone.
Questo ebbe il potere di mandare di nuovo in bestia il rivale, che cerc di avventarsi su di lui,
trattenuto da Henry e Adolfo. Adolfo si volt affannato verso Dario e gli fece segno di accorrere. Il
giovane si avvicin, ma Ramon era meno combattivo, ora, e non fu necessaria una terza persona per
tenerlo fermo. Allora il capo, sforzandosi di usare un tono di voce autoritario senza farsi sentire troppo
nel resto del locale, ordin: - Signori, basta cos. Non voglio vedere un gesto di pi. La cosa finisce qui.
E se dovrete parlare lo farete un'altra volta e in un altro posto. Ora ce ne andiamo.
Lui e Henry si diressero verso l'uscita con Ramon, che non opponeva pi alcuna resistenza.
Dalla porta, Adolfo disse a Santiago: - Tu resta qui. Non rientrare al cantiere prima di un'ora.
Lui annu, tir su una delle sedie cadute durante la colluttazione e si rivolse a Dario, che se ne
stava sbalordito a guardarlo: - Ti spiacerebbe andarmi a prendere una birra? Anzi, portane due e siediti
un attimo con me.
Il labbro gli sanguinava. Dario glielo fece notare con un cenno. Gli avventori messicani che
avevano interrotto le loro attivit per osservare quel che succedeva, ripresero a giocare a carte come se
niente fosse. Dario and al bancone. Nel servirgli le due birre, Rosita gli chiese sussurrando: - Cos'
stato, amore mio?
- Niente - replic lui, - un malinteso fra spagnoli.
- Mio Dio, solo un malinteso? Allora cosa fate quando litigate? E poi dicono di noi messicani
che siamo violenti!
Henry e Adolfo lasciarono Ramon nella sua stanza. Lo aiutarono a stendersi sul letto.
Probabilmente si fingeva pi ubriaco di quanto non fosse perch si vergognava. Uscirono e respirarono
l'aria fresca della notte. Adolfo si asciug il volto con un fazzoletto.
- Maledizione! - esclam a bassa voce.
Poi sent di dover spiegare all'americano quel che stava succedendo.
- Sai,  una storia complicata e...
- Lascia stare, so tutto.
- Lo sai gi?
- Susy li ha visti baciarsi qualche tempo fa.
- Naturale, come diavolo si fa a non farsi scoprire in un posto come questo?
- A quanto pare, non avevano intenzione di mantenere il segreto per molto tempo.
- S, lo so.
- Ma avrebbero potuto risparmiarsi tante complicazioni. Adolfo guard Henry e fece un cenno
vago con la testa. Rest in silenzio mentre pensava: Sar perch  americano o perch  ancora
giovane, ma sembra convinto che l'amore si possa evitare a comando.
I sospetti di Manuela furono confermati. Della sua disponibilit ad aiutare il prossimo, l'unica
cosa che sembrava interessare la cooperante della ONG era la sua capacit di raccogliere fondi. Tutto il
resto: lavoro, organizzazione o idee, fu disprezzato, neanche contemplato da quella donna di ferro. Per
di pi si sent dire che le iniziative dei volontari dilettanti venivano scoraggiate sul nascere, perch in
genere chi non era del mestiere rischiava di creare complicazioni. Quella risposta cos brusca la
spiazz, anche se aveva gi intuito come andassero le cose. Alla fine, con sommo dispiacere, fu
costretta a dichiarare che indire una semplice colletta fra le famiglie del villaggio non era il massimo
delle sue aspirazioni. Cosa c'era di bello in un'iniziativa del genere? Lei voleva che la gente sentisse di
dare il proprio contributo al paese ospitante. Ma raccogliere piccole somme non era un impegno
concreto. Inoltre non poteva costringere le famiglie a mettere mano al portafogli senza un buon motivo.
Molti dei residenti stavano risparmiando, per questo avevano accettato quel lavoro all'estero, per
guadagnare meglio che in Spagna. Non tutti erano dirigenti. Chiedere loro del denaro, sia pure per
ottimi motivi, le pareva un affronto. Alcuni avrebbero contribuito solo perch era lei la promotrice
dell'idea. No, avrebbe fatto di testa sua, avrebbe organizzato una grande festa di beneficenza con
biglietto d'ingresso. E sarebbero state coinvolte nell'evento anche le istituzioni, che avrebbero senz'altro
patrocinato l'iniziativa. Il console spagnolo a Oaxaca, l'impresa costruttrice, la banca locale con cui
lavoravano... La cooperante riflett su questa possibilit. Poi prese carta e penna e si mise a fare conti
sotto i suoi occhi.
- Pu darsi che funzioni - concluse. - Se riusciamo a raggiungere questa cifra, la festa potrebbe
avere un senso.
- Bisogner organizzare tutto per bene, scovare invitati fin sotto le pietre. Credo che facendo le
cose con un po di intelligenza... Devo parlare con le altre signore del villaggio. Faremo un
brainstorming e vedremo cosa ne viene fuori.
- D'accordo, Manuela, ma ora devo andare. Chiamami quando i conti cominceranno a tornare.
Non l'aveva nemmeno ringraziata. La osserv mentre la accompagnava alla porta. Aveva un
aspetto decisamente mascolino. Almeno le suore missionarie erano molto pi graziose con la veste
lunga e il velo verginale. Ma tutta questa gente delle ONG... Probabilmente anche questo era un segno
dei tempi. Sospir e and a prepararsi un t. Si sentiva stanca. Stava perdendo la sua eterna vitalit?
Doveva ammettere che non era pi giovane e che, malgrado la sua fibra forte, un impegno di quella
portata la faceva dubitare delle sue capacit di resistenza. Non le era mai successo prima, quando
affrontava le fatiche di Ercole senza battere ciglio. Ma ora il suo slancio stava scemando e si vedeva
obbligata a compiere veri e propri atti di volont. E, alla fine, per cosa? Nessuno sembrava apprezzare
le sue premure. I figli le telefonavano di rado e la gente del villaggio aveva finito per considerare
normali tutte le incombenze che lei si accollava con zelo. Perfino Adolfo si era abituato a vederla come
un motore che non aveva alcun motivo per smettere di funzionare. Ma anche le macchine a un certo
punto si logorano, hanno bisogno di benzina, che diamine! di una lubrificazione periodica e di una
pulizia generale. Da lei invece si pretendeva che desse tutta se stessa e non si perdesse d'animo in
nessuna occasione. Eppure, cosa avrebbe dovuto fare, restarsene in un angolo a lamentarsi? Neanche
per sogno! Questo mai! Aveva conosciuto troppe donne che piagnucolavano a destra e a manca e si
lagnavano di tutto. Una cosa doveva rimanere ben chiara: lei era sempre stata coerente con se stessa.
Per tutta la vita aveva creduto di adempiere in modo eccellente ai suoi doveri, e la soddisfazione che ne
aveva tratto era bastata a tenerla in piedi fino ad allora. Non c'era motivo perch le cose cambiassero.
Certo, un po di riconoscenza non le avrebbe fatto male... ma se nessuno era disposto a dargliela,
sarebbe andata avanti da sola. Sospir e fin l'ultimo sorso di t. Bene, avrebbe cominciato col parlare a
Dario della riunione delle mogli. Aveva bisogno di lui per i dettagli logistici. Avrebbe cercato di
presentargli le cose come se le sue opinioni fossero cruciali per il progetto. Non sapeva come fare per
smuovere quel ragazzo. Era un tipico esemplare della sua generazione, uno di quei giovani che si
trascinano come se avessero sempre delle pietre nelle tasche. Se lei si fosse permessa quella passivit,
dove sarebbe stata in quel momento? Forse proprio l dov'era? Preferiva pensare di no.
Fin da quando la vide entrare nel suo ufficio, Dario ebbe l'impressione di irrealt di chi riceve la
visita di un extraterrestre, e non riusc a liberarsi da quell'idea per tutto il discorso che lei gli fece sulla
necessit di solidarizzare con i contadini del posto, di cui era assolutamente necessario alleviare i
disagi. Ma il suo stupore raggiunse il culmine quando sent parlare di brainstorming.
- E che cos' un brainstorming, donna Manuela?
-  una specie di riunione in cui ognuno espone tutto quel che gli viene in mente su un progetto.
In inglese significa tempesta di cervelli. Rende l'idea no?
- Allora non so se una tempesta sia la cosa pi indicata, date le circostanze.
- Gi, per smuovere te ci vorrebbe un uragano o un tifone. Ma ti prego di tener presente che il
problema  della massima importanza e che lo prendo come un impegno molto personale. D'accordo?
- S, donna Manuela, come vuole lei.
- Convoca tutte le mogli dei quadri medi, oltre a quelle degli ingegneri. Per domani alle cinque
del pomeriggio. D a Pancho di preparare delle bibite e qualcosa di caldo nella sala del club. Ah, e
anche panini e snack!
Quella donna non ci stava pi con la testa. Con tutto quel che bolliva in pentola, la prima cosa
che le veniva in mente era organizzare festicciole di beneficenza. Anche se era probabile che non
sapesse ancora nulla. Peggio per lei. Se voleva una tempesta, l'avrebbe avuta. Eccome se l'avrebbe
avuta! E con tuoni e fulmini, per di pi.
Santiago le telefonava tutti i giorni. La rincuorava, le diceva che tutto andava bene. Ma era
davvero tutto cos perfetto? Ormai sarebbero partiti senza che lui avesse la sicurezza di un lavoro, ma
questo non aveva troppa importanza, presto ne avrebbe trovato uno. Le cose non sono mai del tutto a
posto prima di un grande cambiamento. L'importante  prendere la decisione, poi i dettagli a poco a
poco si sistemano. Stava facendo il possibile per lasciare tutta la documentazione del cantiere in
perfetto ordine, in modo che il suo successore non avesse problemi. Un paio di volte aveva cercato di
parlare con Ramon, ma lui lo aveva apertamente evitato. Non sapeva con esattezza cosa dirgli, ma
avrebbe formulato qualche richiesta di scuse, certo non una spiegazione. Per fortuna, non era pi
capitato che Ramon avesse accessi di violenza. A Victoria non aveva detto nulla dell'incidente. Al
telefono cercava solo di confortarla, di far s che trascorresse nel miglior modo quegli strani giorni di
transizione. Ma Victoria era triste. Aveva comunicato la notizia ai figli e lo strazio di quel momento
aveva finito per deprimerla. In realt lui non si sentiva tranquillo. Temeva che lei non fosse abbastanza
forte per superare le difficolt e ci ripensasse. Il suo timore era tale che aveva gi comprato i biglietti
per la Spagna, con la speranza di rafforzare l'irreversibilit dei loro progetti. Lei ora si rifiutava di
incontrarlo nella stanza che avevano preso in affitto. Era assurdo che proprio adesso, quando tutti
sapevano di loro due, avesse deciso di restare fedele al marito abbandonato. Lui aveva assolutamente
bisogno di stare con lei, e per quella sera riusc a strapparle un appuntamento a San Miguel. Non
appena la vide, si tranquillizz. Era splendida. Com'era possibile che la sua bellezza non l'avesse
colpito fin dal primo momento? Si era innamorato di lei senza badare minimamente all'aspetto fisico.
Aveva le occhiaie ed era dimagrita, ma la sua bella bocca si apr in un magnifico sorriso. Si
abbracciarono con pi intensit che mai. Dall'emozione, non riuscivano quasi a parlare.
- Stai bene? - le domand lui stupidamente.
- Voglio che ce ne andiamo presto.
- Tutto va per il meglio. Al lavoro sto sistemando le ultime cose.  questione di pochi giorni.
Hai gi chiarito con Ramon?
- Non  pi tornato a casa e non mi ha chiamata. Immagino che non voglia vedermi. Forse
ritiene che non sia ancora il momento di discutere questioni di tipo legale.
- Prima o poi ne discuterete, se non ora, pi avanti. Il problema di Paula, invece,  urgente.
Dovr lasciare il villaggio, visto che  qui solo in qualit di moglie.
- Chiss come mi odia!
- Non pensarci. Victoria, io voglio fare l'amore con te. Andiamo nella nostra stanza, anche solo
per un attimo.
- Ho paura.
- Non c' pi nulla da temere. Ho bisogno di stare con te, di averti.
- Va bene.
Andarono nella loro stanza in affitto. Era tutto come sempre, con le galline che becchettavano
nel cortile e i rumori della casa che giungevano attutiti. Fecero l'amore cercando conforto l'uno
nell'altra, trasmettendosi forza. Poi restarono distesi a riposare, abbracciati.
- Spiegami di cosa hai paura.
- Non lo so. Il peggio  passato, ma a volte mi sveglio in piena notte e penso che non sia vero.
- E ti angoscia accorgerti che invece lo ? Victoria sorrise tristemente. Lo baci sulla bocca.
Santiago le sussurr: - Sai cosa c' nella tasca di quei pantaloni buttati l? I nostri biglietti aerei.
- Davvero?
- Li porto sempre con me. Vuoi vederli?
- Perch?
- Per convincerti che  tutto vero.
- So gi che  tutto vero.
- Ora sono io ad aver paura. Ho paura di perderti all'ultimo momento.
Lei si alz. Lo guard negli occhi.
- Io partir con te, Santiago, e se tu lo vuoi, passer il resto della mia vita al tuo fianco. Nessuno
pu cambiare niente, ormai, hai capito? Nessuno.
Santiago sent quasi fisicamente che ogni tormento lo abbandonava e fu invaso da una calma
cos perfetta che ebbe solo voglia di dormire.
Dario suon tre volte alla porta. Solo alla terza Victoria gli apr. Aveva tardato un attimo,
pensando che si trattasse di Ramon. Il ragazzo la guard, senza badare alla sua espressione spaventata.
- Mi scusi se la disturbo, ma ho provato a telefonarle e lei non rispondeva, e dato che
ultimamente non la vedo mai...
- Mi dispiace, Dario, probabilmente ero distratta.
- Volevo solo consegnarle questo foglio. E l'invito a una riunione per tutte le signore.
- Per quale motivo?
- Lo trova scritto l. E per una campagna di solidariet o di beneficenza; donna Manuela le dar
tutte le informazioni. Pensa di poter venire?
- S, penso di s. Grazie, Dario.
Richiuse la porta e and in cucina. Doveva ammetterlo, da qualche giorno viveva come in
esilio. Aveva rifiutato tutti gli inviti di Manuela per andare a giocare a tennis e rispondeva al telefono
solo se suonava nel modo concordato con Santiago. A stento usciva di casa, perch temeva di
incontrare Paula. Pos l'invito sul tavolo e sospir preoccupata. Non doveva vergognarsi fino a quel
punto, era un atteggiamento privo di dignit. Ma il timore di una situazione imbarazzante la tratteneva
fra le sue quattro mura. In realt, si aspettava una visita di Paula e aveva perfino previsto una strategia
per rispondere alle sue recriminazioni o placare le sue ire. Ma Paula non si era fatta viva. Per questo
preferiva trincerarsi e aspettare il momento della partenza. Era proprio quel che Santiago aveva cercato
di evitare, ma qualsiasi prospettiva di pacificazione si scontrava con la logica. Cosa poteva fare, aprire
un dialogo civile? E con quali argomenti, con quale tono? Da donna a donna? Da amante a moglie?
Avrebbe dovuto chiederle perdono? Qualunque discorso sarebbe degenerato nel melodramma, che a
sua volta avrebbe rischiato di scadere nella violenza o nell'assurdo. In realt non poteva fare altro che
tener duro, proprio come stava facendo adesso, e solo nel caso fosse stata Paula a voler parlare, avrebbe
deciso come rispondere. Se le avesse scaricato addosso una valanga di insulti, avrebbe dovuto
sopportare. Non le venivano in mente alternative. Lesse l'invito. Mio Dio, una nuova festicciola di
Manuela, questa volta a scopo benefico! Non sapeva ancora nulla della loro storia, altrimenti il buon
senso le avrebbe sconsigliato di organizzare altre serate al villaggio, almeno per un po'. Ecco, forse in
quell'occasione Paula l'avrebbe avvicinata per farle sapere quel che pensava. Impossibile sottrarsi.
Evitare quell'incontro significava davvero nascondersi, e non poteva permetterselo. Si era innamorata
di un uomo sposato, questo era il suo delitto. Pi di nome che di fatto, visto che Paula dimostrava da
tempo di non amare suo marito. Erano tutti adulti, e ognuno doveva assumersi le sue responsabilit. Le
conseguenze dolorose o oltraggiose di quell'amore erano un problema suo. Sarebbe andata alla
riunione, per rispetto nei confronti di se stessa. Doveva solo essere serena e andare incontro agli eventi.
Lei non avrebbe fatto niente per cambiarli. Non aveva mai creduto che il destino fosse gi scritto,
eppure cominciava a pensarla cos. La faceva sentire meglio, libera da terribili colpe, libera di essere
felice.
Nella grande sala del club erano stati disposti due lunghi tavoli perfettamente apparecchiati per
un t. Il cuoco aveva dato il meglio di s sfornando pasticceria secca e plum-cake. A coronamento del
sontuoso buffet troneggiava un'enorme Sachertorte. Manuela amava l'abbondanza. Secondo lei,
nessuno pu sedersi a pensare senza il conforto di delizie che aiutino ad apprezzare la vita. Eppure
voleva che quell'occasione fosse vista come un incontro di lavoro; quindi, una volta portate via tazze e
piattini, le signore sarebbero state invitate a riflettere. Dario, con un taccuino in mano, era il solo uomo
presente. Questo avrebbe dato alla riunione un carattere formale. Lui avrebbe preso appunti sugli
interventi, e Manuela avrebbe creato l'atmosfera giusta leggendo un paio di pagine, scritte di suo
pugno, sulle difficili condizioni di vita dei contadini e la necessit di essere solidali con la popolazione
del paese ospitante. Si sentiva felice, motivata, leggera, come se finalmente avesse la prova di quel che
le avevano tanto ripetuto le suore a scuola: aiutare i bisognosi procura una grande gioia interiore. Bene,
la cosa funzionava, era ben decisa a fare di tutto per dare il suo piccolo contributo, anche se i progetti
definiti in quella riunione avessero comportato per lei un'enorme mole di lavoro.
A poco a poco le signore arrivarono e il t venne servito. Terminato il rinfresco, e prima che le
invitate si perdessero in chiacchiere, Manuela le invit a sedersi in cerchio e chiese silenzio per il suo
breve discorso introduttivo. Victoria decise di prestare la massima attenzione alla lettura, per evitare lo
sguardo di Paula, che non le staccava gli occhi di dosso. Dopo le prime frasi d'attacco, Paula alz un
dito.
- Scusa, Manuela, vorrei fare una domanda. Non hai previsto che ci venga servito qualcosa da
bere? L'oratrice rest in silenzio. Cerc di sorridere.
- No, Paula, non verr servito nient'altro; ma appena la riunione sar finita, il bar sar aperto,
come sempre.
- Protesto vivamente! E impensabile che possiamo sentirci solidali con chicchessia senza prima
aver lubrificato la nostra anima con gli elisir che favoriscono l'amore universale. Per fare beneficenza
occorre essere euforici. Io, appena mi accorgo che un mio simile vive in ristrettezze, ho subito bisogno
di una dose d'alcol per ricomporre la mia sensibilit. Solo cos riesco a sopportare la sofferenza altrui.
Un pesante silenzio si diffuse nella sala. Manuela era decisa a essere diplomatica e paziente, ma
in quel momento le sue buone intenzioni l'abbandonarono. Un intenso rossore le sal alle guance e fu
investita da una collera difficile da contenere. Si tolse gli occhiali con gesto energico.
- Paula, perdonami, ma mi sembra che tu non abbia nessun diritto di monopolizzare questa
riunione. Abbiamo tutte le nostre cose da fare, alcune hanno lasciato i bambini a casa per venire qui.
Quindi prima finiamo, meglio . Tu potrai bere quello che vuoi e noi torneremo alle nostre faccende.
Fece per riprendere la lettura, ma Paula la interruppe di nuovo: - Certo, mi ero dimenticata che
mi trovo fra donne di buon cuore! Votate alla famiglia e ai doveri quotidiani... disposte a fermarsi
lungo il loro cammino solo quando la carit le reclama. Spero sappiate perdonare la mia goffaggine.
Si udirono schiocchi di lingua e mormorii di disapprovazione. Manuela disse seccamente: - E
sufficiente, Paula. Ora smettila una volta per tutte.
- Vi preoccupa la povert di questa gente, care compagne? Cosa avete intenzione di fare per
combatterla? Organizzare un ballo delle debuttanti, uno spettacolo di teatro amatoriale? Ah, siete
proprio dei tesori, cos educate e cos ipocrite, proprio delle grandi attrici! Chiedetelo a Victoria se non
 una grande attrice. Lei potrebbe essere la protagonista dello spettacolo. Ha saputo starsene l buona
buona mentre rubava il marito a un'altra sotto gli occhi di tutti. Un comportamento davvero etico e
solidale, mie care signore! Victoria si alz in piedi. Era pallida. Fece per andarsene ma Paula la ferm,
alzandosi a sua volta: - Non c' bisogno che tu te ne vada, non prenderti tanto disturbo. Rimani pure,
stare fra ipocriti fa proprio al caso tuo. Me ne vado io, che sono di troppo in quest'assemblea.
Usc a lunghe falcate impetuose. Susy la rincorse. Le signore rimaste in sala, attonite, non
riuscivano a riaversi da quella scena. Manuela, immobile, con i fogli del discorso in una mano e gli
occhiali nell'altra, non sapeva pi che fare. Anche Victoria, in silenzio, abbandon il cerchio. Non si
ud un bisbiglio, solo silenzio costernato. Alla fine Manuela, mettendo da parte il tono da
presidentessa, disse con voce leggermente tremula: - Amiche, non so cosa dire. Abbiamo vissuto un
momento di grande tensione. Credo sia preferibile rinviare l'incontro a quando saremo tutte meno
turbate. Quell'intervento sembr restituire la parola a tutte quante e per la prima volta si udirono
sussurri e commenti sottovoce. Manuela si asciug una goccia di sudore, ripieg accuratamente i fogli
del discorso preparato con tanta cura e pens con dispetto: tempesta di cervelli! Aveva scelto un brutto
momento per convocare quella sfortunata riunione!
Bel casino! C'era da aspettarselo, quella maledetta storia era una vera bomba, che poteva
esplodere da un momento all'altro. Ed era esplosa proprio nel momento pi spettacolare, davanti alla
banda delle mogli al gran completo, presieduta da donna Manuela. Dopo l'esplosione, Dario pens
subito alle conseguenze che avrebbe potuto avere per lui quello scandalo. Prima l'aggressione al Cielito
e ora questa piazzata. Ormai era venuto tutto alla luce del sole, peggio che in una telenovela. Cosa gli
sarebbe capitato? Il suo ruolo di complice della coppia clandestina non era cosa da poco. Per ora si
erano scatenati i tuoni pi fragorosi, ma poi sarebbero saltati fuori i particolari della vicenda e gli
sarebbe stata gettata addosso la responsabilit di quegli incontri, oltre a quella di aver coperto tutta la
storia. Per fortuna, don Ramon non sembrava troppo pericoloso, visto che aveva gi affrontato il rivale
con un pugno. Non si sarebbe certo rifatto su di lui. Ma dall'ira della moglie tradita non l'avrebbe
salvato neanche Ges Cristo. Che furia! Quella donna gli aveva sempre fatto paura, era assolutamente
imprevedibile e se ne sbatteva di quel che pensavano gli altri. S, di sicuro gli avrebbe fatto una scenata
memorabile e, proprio com'era successo durante l'assemblea, avrebbe cercato un'occasione pubblica per
attaccarlo. Gli avrebbe dato del ruffiano davanti a tutti? No, troppo poco. Probabilmente, approfittando
di una sbronza, sarebbe andata ben oltre. Forse l'avrebbe preso a schiaffi. Ma non era da escludere che
venisse a cercarlo per interrogarlo in privato. Dov'era la stanza degli incontri segreti? Da quanto tempo
gli amanti vi si recavano? I coniugi abbandonati hanno il brutto vizio di rimuginare sulla disgrazia,
vogliono conoscere tutti i particolari del tradimento come se ne provassero piacere. L'aveva visto nei
film e letto nei libri, perfino alcuni suoi amici lasciati dalla ragazza si erano tormentati a quel modo e
non la smettevano di fare domande. Ormai era finito in una trappola dalla quale non sarebbe uscito
facilmente. Di qualunque cosa lo accusassero, non avrebbe potuto difendersi, solo tacere e lasciar dire,
resistere alla bufera e stare a vedere cosa sarebbe successo. Che modo stupido di mettersi nei guai!
Perch di certo quella faccenda gli sarebbe costata cara; era impossibile che tutto si fermasse l. Era
probabile che donna Manuela, saputo del suo ruolo nell'adulterio, insistesse col marito per fargli
prendere dei provvedimenti, e i provvedimenti non potevano essere altro che rispedirlo in Spagna o,
ancora peggio, farlo cacciare dall'impresa per immoralit. Avrebbero trovato una scusa adatta per
giustificare il licenziamento: intromissione nella vita personale dei dirigenti o qualcosa del genere. Non
erano paranoie sue, frutto della paura o dell'ansia, ma eventualit assai prossime a concretizzarsi. Si
domandava cosa dovesse fare: restare ad aspettare che si scatenasse la tempesta? O anticipare gli eventi
e prendere le redini della situazione? Prendere le redini voleva dire andarsene, chiedere la liquidazione
e tornare in Spagna. E la sola ipotesi era disastrosa, non avrebbe incassato la buonuscita, e quel che
aveva messo da parte non sarebbe bastato per pagare l'appartamento di Yolanda n nulla di
lontanamente paragonabile. Come avrebbe potuto presentarsi davanti a lei senza soldi e in pi senza
lavoro? Imprec fra s a non finire. Alla faccia di quelli che non credevano nella sfortuna. Certo che la
sfortuna esisteva, lui ne aveva una perfetta dimostrazione. Alla fine, cosa aveva fatto di male? Niente,
aveva solo cercato di essere gentile e di accontentare tutti. Questo era stato il suo errore, non aver mai
opposto un rifiuto a chiunque si credesse in diritto di pretendere favori. In fondo, era colpa delle donne.
Si era sempre piegato a tutti i progetti di sua madre. Poi si era assoggettato ai capricci delle mogli dei
suoi capi, e questo era gi il colmo. Ma perfino la sua fidanzata aveva pianificato il suo futuro senza
aspettare un parere. All'origine delle sue disgrazie comparivano sempre le donne, le stramaledette
donne. Le loro smanie di potere, i loro capricci, il loro gusto per le apparenze, la loro voglia di rompere
i coglioni erano senza freni. Si pass le mani sulla faccia. A cosa potevano servire quei pensieri
disperati? Niente poteva essergli d'aiuto. Decise di concedersi un po di respiro nel solo posto dove
sembravano accettarlo cos com'era. Oltretutto, non era una cattiva idea tenersi in disparte in attesa che
si placassero gli animi. Usc dall'ufficio con circospezione, e quando fu sicuro che nei giardini non ci
fosse nessuno, salt in macchina e si diresse verso El Cielito.
Chiusa in casa, Victoria si sentiva come un animale in gabbia. Era sempre pi agitata e non
sapeva come combattere l'ansia. Il primo impulso fu telefonare a Santiago, raccontargli quel che era
successo alla riunione e chiedergli di partire immediatamente. L'idea di Santiago, che bisognasse
aspettare e lasciar succedere quel che doveva succedere, stava producendo risultati nefasti. Per colpa di
quell'assurda attesa le era gi toccato subire una scenata in pubblico. Cosa avrebbe ancora dovuto
sopportare prima che lui capisse che era meglio andarsene quanto prima? Non era disposta a farsi
maltrattare cos. Che avesse rubato il marito a un'altra era una storia da romanzo d'appendice,
offensiva, falsa, inaccettabile. Non si affrontavano le cose a quel modo fra persone educate. Si era forse
intromessa in una coppia felice seducendo un marito ingenuo con le sue arti da maliarda? Che
montagna di sciocchezze! Eppure, cosa poteva fare, pubblicare un bando per spiegare a tutti le
circostanze del loro innamoramento? Che andassero al diavolo! Partire quella sera stessa, ecco la
soluzione.
Sollev il ricevitore, ma si trattenne. Non poteva chiamare Santiago in quello stato d'animo.
Prima doveva calmarsi, placare il fuoco che la divorava. Si mise a piangere. Una situazione simile era
troppo per lei, non era in grado di reggerla, di arrivare fino in fondo. Doveva ammettere che tutto era
successo a una velocit vertiginosa: l'amore, la decisione di fuggire assieme, le rispettive spiegazioni a
Paula e Ramon... In fondo si trattava solo di mantenere la calma, andava tutto bene, pi in fretta di cos
era quasi impossibile. Santiago aveva ragione, non potevano sparire nel nulla, si stavano lasciando alle
spalle tutta una vita e nulla si improvvisa su due piedi. Bisognava lasciare che succedesse quel che
doveva succedere, e ora stava succedendo. Il mondo  fatto cos. Se si era aspettata di ricevere
comprensione e pacche sulle spalle, si era sbagliata. La buona educazione si dilegua non appena
entrano in gioco i sentimenti viscerali. Ma lei non si sarebbe lasciata vincere dalla paura di essere
rifiutata o criticata. Aveva sempre avuto il suo equilibrio e non si sarebbe mai perdonata di perderlo
proprio quando pi ne aveva bisogno. Accanton l'idea di fare una telefonata che avrebbe solo arrecato
ansia all'uomo che amava.
Susy ci mise un po a raggiungerla. Non immaginava che Paula avesse una falcata cos potente
e rapida. Aveva preso la strada per San Miguel. Finalmente la affianc, senza fiato. - Paula, non correre
tanto.
- Cosa diavolo ci fai qui?
- Anch'io me ne sono andata dalla riunione. Ti sono venuta dietro. Lascia che ti accompagni,
per favore. E meglio che tu non stia da sola, adesso.
- Perch? Cosa pensi che voglia fare? Suicidarmi? Comprare una pistola per sparare a uno di quei due? Tu ti confondi, mia cara yankee, questo non  un corrdo messicano, una di quelle ballate d'amore e morte suonate alla chitarra. Io sto benissimo. Ho fatto quella piazzata solo perch mi andava, e adesso l'unica cosa che voglio  essere lasciata in pace. Non hai nessun bisogno di trasformarti in coprotagonista di tutti i film.
- Scusa, pensavo ti avrebbe fatto bene un po di compagnia. Me ne vado subito.
Fece per andarsene, ma dopo tre passi Paula la chiam indietro.
- Susy, dove vai? Ti ho forse detto di andartene? Te l'ho detto?
- Non sono il tuo cane. Sono stufa di essere trattata cos.
- Torna qui, per favore.
- Se vuoi che torni, chiedimelo come si deve e scusati.
- Susy, te lo sto chiedendo. Questo  un brutto momento per me e la tua presenza mi far bene.
Di tutta la combriccola sei l'unica che sopporto. Vieni a bere qualcosa.
- E le scuse?
- Scusami.
- Va bene, d'accordo.
- Sei l'unica persona con cui posso parlare. Come vedi, sono completamente sola.
- Anch'io sono sola.
- Tu hai tuo marito.
- Non sono pi quella che lui crede. Sono cambiata. A Paula venne di nuovo una gran voglia di
cacciarla via. Se quel che voleva Susy era trasformare la serata in una seduta di autocoscienza
matrimoniale, dubitava di poterla reggere. Non aveva ancora deciso cosa fare n dove andare, ma non
aveva intenzione di creare un duo di mogli infelici che si asciugano le lacrime a vicenda. Le piaceva
bere in compagnia e Susy era sempre al suo fianco. Ma perch quella ragazza le stava addosso da
quando era arrivata? Di certo pensava che l'esperienza di una donna matura potesse esserle utile. E lo
era. Andiamo, Susy pens, vieni con me, ti regaler centinaia di esperienze uniche, determinanti.
Proprio il genere di esperienze dalle quali si esce rafforzati come esseri umani, ma soprattutto come
animali. S, Susy, la vita non  diversa da come dicono. Guarda me. Chi semina vento raccoglie
tempesta. E io l'ho raccolta. Senza Santiago le cose non andranno diversamente. Erano anni che non
vivevo con lui. Ma  ovvio che non vivevo da sola. Ora s che sar sola. Non aveva ancora riflettuto
sulle questioni pratiche. Cosa avrebbe fatto della casa? Come sarebbe riuscita a mantenersi con un
lavoro da traduttrice che ormai languiva? Dio mio, detestava doversi preoccupare di queste cose, questa
s che era un'umiliazione! Si gir verso la sua compagna, che camminava in silenzio accanto a lei, e le
rivolse un sorriso fisso, da automa.
- Sai cosa credo, amica mia? B, credo che d'ora in poi le cose si metteranno molto meglio per
me. Abbandoner le traduzioni di quel russo fuori di testa; che lo traducano i suoi tirapiedi. Mi
dedicher alla creazione pura: romanzi meravigliosi, racconti brevi pieni d'ispirazione. E persino
poesie! La mia vita torner ad avere un senso.
- E sono sicura che troverai anche un nuovo amore.
- Esatto! E se lo trover, invece di portarlo all'ufficio oggetti smarriti, lo terr per me, a mio
completo uso e consumo.
Susy rise, divertita, e la guard con ammirazione.
- Sei incredibile, Paula, non perdi mai il senso dell'umorismo, quel tuo umorismo cos caustico
e terribile!
- Ma perch dovrei essere triste? Ho perso un marito gi fuori uso. Non mi sembra una gran
tragedia.
- Quel che non capir mai  perch non l'hai lasciato tu per prima.
- Vedi, credo di avere un concetto della vita profondamente ecologico. Se avessi lasciato
Santiago quand'era tempo e ora, avrei corso il rischio che nessuno se ne servisse al posto mio. Come
potevo permettere che tanto buon materiale rimanesse inutilizzato? Adesso, invece, posso essere sicura
che sar riciclato a dovere. Susy rideva come una pazza, sempre pi esaltata e felice. Ormai erano quasi
arrivate al solito bar. Paula si ferm davanti alla porta. Quando Susy si rese conto di dov'erano, mise il
broncio.
- Pensi davvero che sia il caso di sbronzarsi?
- Io ho intenzione di bere, Susy; quindi tu hai due possibilit: o entri e bevi con me, o te ne vai.
Cerca di capire, mia gentile compagna, che quel che  o non  il caso di fare oggi dipende
esclusivamente da me. Semplice, no?
- Mi fermo con te.
- E sia ben chiaro che  una scelta tua, io non ti ho chiesto di farmi compagnia.
- Lo so, lo so, non essere cos dura.
L'interno del bar era immerso nella solita penombra. Il padrone e cinque o sei avventori che
giocavano a carte le guardarono di sbieco. Paula ordin mezzo litro di tequila e si sedettero al tavolo
pi appartato.
- Brindiamo alla mia nuova vita, Susy. Allo splendido futuro che mi attende.
- Al tuo futuro!
Paula vuot il bicchierino in un sorso. Guard la sua compagna e torn a riempirlo. Susy si
decise a parlare.
- C' una cosa che non capisco, Paula. Ti arrabbi se te lo chiedo?
- Forza, oggi  il tuo giorno fortunato.
- Perch hai detto quelle cose a Victoria davanti a tutti?
- Per vari motivi. In primo luogo, perch detesto l'ipocrisia. Poi, per puro gusto del teatro, non
puoi negare che  stato uno spettacolo. E infine, perch tutti devono soffrire un po per ottenere quello
che desiderano, e lei l'ha avuto troppo facilmente.
- Come fai a saperlo?
- Mi sembra chiaro che mio marito le ha dichiarato il suo amore senza neanche conoscerla.
Dubito che ci abbia pensato su due volte. In realt, l'unica cosa che voleva era liberarsi di me, ma 
troppo vigliacco per andarsene da solo.
- Sei stata cos pesante per lui?
- Per lui e per qualsiasi altro. Sono piombo puro.
- A me non sembra. Credo che tu sia una donna speciale e che solo un uomo altrettanto speciale
possa capirti.
- A voi americani piace tanto questa storia dell'essere speciali. Essere speciali e diversi dagli
altri.
- Sei davvero sicura di quel che farai della tua vita, Paula?
Paula si scol la sua terza tequila e rest a guardare la compagna con un sorrisetto enigmatico.
Era il momento di mandarla al diavolo, di aggredirla e farla piangere? No, no, calma, stava facendo il
suo ingresso nel locale un personaggio che avrebbe cambiato il corso della serata. La guida messicana
era l, sempre al momento giusto, sempre come caduta dal cielo, figlio di puttana di un cane bastardo
che sapeva come fare la felicit delle signore. Lo salut con un cenno e lui ricambi, per poi fermarsi al
bancone.
- L'hai visto? E sempre qui. Secondo me lo avvertono ogni volta che ci vedono comparire. Gli
interessiamo, Susy, gli piacciamo. E tu stai l a farmi domande sul futuro. Eccolo il nostro futuro, il
futuro giusto per due come noi: gli uomini cadono ai nostri piedi senza che neanche ce ne accorgiamo.
Adesso lo invito al nostro tavolo. Ti va?
- B, forse c' da divertirsi.
- Non dire altro.
Paula si alz e and dal messicano.
- Ci domandavamo se volessi bere un bicchiere in nostra compagnia. Sempre che tu non abbia
niente di meglio da fare...
- Molto volentieri, signore, sar un piacere. Quello sguardo sardonico continuava a brillare nei
suoi occhi diabolici. Perfetto, pens Paula, il toro da monta si dimostrava cortese e cavalleresco. Un bel
giorno le generazioni future si sarebbero vantate di averlo conosciuto, manco fosse Pancho Villa. E
tutto grazie a loro, piccole rappresentanti del destino.
Il messicano tolse il cappello e prese posto.
- Vedo che questo posto vi piace.
- Siamo venute per festeggiare un avvenimento molto importante della mia vita.
La guida non fece domande. Si limit a sorridere.
- Benissimo, allora sono lieto di poter partecipare. Era felice, sprizzava soddisfazione da tutti i
pori. Razza di stronzo! pens Paula. Probabilmente tutti i vizi e i reati di quell'amena comunit
passavano per le sue mani. Droga, prostituzione... combattimenti di galli? Qualunque cosa. Di sicuro
quello contava su una rete perfettamente organizzata che lo metteva sull'avviso quando era il momento
di agire, esattamente come lo avvertiva di ogni loro comparsa nel bar. Le considerava potenziali clienti
o si accontentava del gioco di sguardi cominciato il giorno in cui si erano conosciuti? Lo osserv
attentamente: capelli neri, lustri, pelle spessa e scura senza una sola imperfezione, occhi piccoli e
inespressivi. Gli uomini. Aveva fatto la scelta sbagliata. Non avrebbe mai dovuto prendersi un uomo
che le desse stabilit: economica, sociale, emotiva. Per scrivere qualcosa che valesse la pena bisognava
essere disposti a buttare la propria vita in un letamaio. Avrebbe dovuto sposare un energumeno come
quello, l'ultimo uomo sulla terra. La letteratura non richiedeva una consacrazione da vestale, ma il pi
spregevole abbrutimento. Niente sacrifici n preghiere, nessuna purezza. Lui era esattamente il tipo che
avrebbe dovuto scegliere. Un uomo accanto al quale non si potesse vivere e dal quale non ci si potesse
aspettare nulla. Ma per fare una scelta simile ci voleva coraggio, e lei di coraggio non ne aveva mai
avuto. Osserv Susy, seduta davanti a lei a sorseggiare alcol puro come un uccellino. Quella ragazza
non aveva la minima idea della vita, era un gattino con gli occhi chiusi. E avrebbe continuato a vivere
con gli occhi chiusi. Lei, se non altro, aveva ricevuto qualche segno, qualche raggio di luce. Aveva
fallito con cognizione di causa, sapendo in ogni istante di dirigersi verso il nulla. Era nata per essere
una pantera, carica di elegantissima potenza, e sarebbe morta come una maledetta gatta randagia, in
mezzo all'immondizia. Di notte siamo tutti gatti. Si accorse che il gattino stava parlando con il gran
bastardo messicano, ma non sentiva cosa si stessero dicendo. Il gran bastardo ordin un'altra bottiglia
di tequila. Aspetta pens lei, aspetta, gran bastardo, ti insegner io che cosa puoi offrire a due
signore come noi. Il gattino non ci avrebbe messo molto a raccontare i suoi problemi al gran bastardo:
la sua orribile madre, il casto sposo che non la prendeva sul serio, la sua insuperabile solitudine e
tristezza. Il gran bastardo ne avrebbe tratto una profonda conclusione alla messicana: ecco un'altra
gringa piena d'alcol fino al collo. Avrebbe pensato che gringos e spagnoli si meritano di crepare tutti e
le loro donne di essere esposte nude al pubblico ludibrio, le cosce spalancate a cuocere sotto il sole.
Che benessere. Forse non si era mai sentita cos bene, ormai aveva perso di vista i contorni delle cose,
ma continuava a percepirne i volumi. Susy, al contrario, cominciava a mostrare gli effetti pi spiacevoli
dell'alcol. Incespicava a ogni parola, all'improvviso le uscirono di bocca alcune frasi in inglese, cosa
che non le capitava mai, le si chiusero gli occhi, sorrise senza espressione. Di colpo fu chiaro che era il
caso di andarsene, prima di doversi accollare l'americana e portarla di peso fino al villaggio. Il
messicano era perfettamente sobrio. Si vedeva che era abituato a bere. Il liquido in cui aveva
galleggiato nel ventre di sua madre doveva esser stato mezcal puro. - Mio caro, non credo sia il caso di
continuare a bere in questo posto. Ma non fraintendermi: ho detto in questo posto. Continuare a bere
da un'altra parte sar come accettare il nostro destino naturale. Visto che oggi sei cos gentile, ti
propongo di invitarci da te. Le bottiglie le compriamo noi, qui; tu metterai i bicchieri e la stanza. In
questo modo divideremo gli oneri e la serata sar un perfetto esempio di fratellanza e cooperazione.
Dopo questo discorso, il messicano la guard negli occhi. Sorrise con tutta la malizia del
rancore accumulato. Accettava la sfida e tutto quel che sarebbe venuto dopo.
- Non c' bisogno che compriate nulla, in casa ho diverse bottiglie di tequila e anche dell'ottimo
mezcal. Posso offrirvi anche t, caff e perfino biscotti.
- I biscotti te li puoi tenere.
Susy, ubriaca, rise a crepapelle. Paula pens che un po d'aria fresca le avrebbe fatto bene. Non
avrebbe perso i sensi, avrebbe resistito.
Nella strada deserta sembravano tre spettri. Tre tristi spettri. O forse solo tre creature di tre
razze diverse messe insieme dal caso. Nulla in comune fra loro, nulla in comune fra loro e il resto del
mondo. Procedevano in silenzio, attenti a camminare senza inciampare, senza barcollare, senza
zigzagare. Da qualche parte, come sempre, si udiva della musica. Arrivarono alla tana della bestia.
Tutto era come l'altra volta. Buttarono dei cuscini sul pavimento. Presero i bicchieri. La bestia stava
accendendo due candele. Il colmo della raffinatezza, il padrone di casa ideale.
- Immagino tu abbia un po di roba.
- Cosa volete, coca o altro?
- La coca andr bene.
- Sarei lieto di offrirvela, ma, cercate di capire, gli affari sono affari...
- Certo, gli affari sono affari. Non preoccuparti, i soldi li ho.
- Se non li ha oggi me li dar un'altra volta.
- Ti ho detto che li ho. Prendine anche per te, offriamo noi.
Il messicano si alz, ma in quel momento bussarono alla porta. Non si poteva mai stare
tranquilli in quel maledetto paese. Paula vide di sfuggita tre uomini. La guida non li fece entrare.
Parlarono sottovoce e in tono precipitoso. Lui rispose secco e sicuro, fece un cenno con la testa e quelli
se ne andarono. Poi scomparve per un attimo e torn con varie bustine in mano.
- La migliore sulla piazza. Ma questo lo sapete gi. Susy sniff meccanicamente. Paula aspir la
polverina come una creatura agonizzante in cerca d'aria. In quel momento pens che Dio esisteva.
Adesso aveva le idee chiare e sapeva quel che doveva fare. Si avvicin al messicano bastardo e gli
slacci la cintura. D'istinto, lui reag fermandole la mano bruscamente, ma Paula lo guard fisso negli
occhi, e alla fine si lasci fare. Lentamente, a strappi ripetuti, lei gli tir gi i pantaloni. All'improvviso,
il messicano la afferr, la tir per la maglietta, gliela tolse. Lei cominci ad armeggiare con i bottoni
della sua camicia. Si stavano spogliando a vicenda come in un feroce combattimento. Adesso erano
nudi, sul pavimento. Susy li guardava in silenzio. Il messicano leccava lentamente il sesso di Paula.
Questa la chiam, con voce roca: - Vieni, Susy, vieni qui.
Susy si spogli. Non riusciva a togliere gli occhi da quei due, era come ipnotizzata. Il
messicano aveva la pelle scura, glabra. Susy si avvicin. Paula le disse: - Toccalo, toccalo a fondo.
Susy si inginocchi e accarezz la schiena liscia del messicano. Lui non si volt nemmeno.
Paula s'innervos.
- Non cos. Ficcagli dentro le dita, forza.
Susy, come uno zombie, scosse la testa, osservando le natiche piccole e muscolose dell'uomo.
- Non posso farlo.
Paula si tir su, alz la testa del messicano tirandolo per i capelli, l'allontan dalla sua vulva.
Spinse Susy a prendere il suo posto. L'uomo non rifiut il cambio, apr il sesso di Susy con le mani e lo
lecc dall'alto in basso, muovendo la lingua lentamente. Susy cominci subito a gemere. Lui e Paula
erano in perfetto silenzio. Paula fece quel che prima aveva ordinato a Susy. Si lecc due dita e le fece
scivolare fra le natiche del messicano. Lui sussult ma continu il suo lavoro di lingua, succhiando con
le labbra carnose. Il suo respiro si fece lento, faticoso. Poi si sollev e cerc in fretta il centro di Susy,
la penetr. Paula, dietro di lui, non moll, continu a stimolarlo ritmicamente da dietro. Disse
sottovoce: - Grida, bello, su, grida.
Dalla bocca del messicano non usc un suono. Paula alz la voce, lo sodomizz con maggiore
violenza.
- Grida, stronzo, grida!
Allora s, allora lui s'inarc come un gatto e gli usc dalla gola un verso da animale, il grido di
una bestia che muore. Susy si lasci sfuggire un gemito, Paula si allontan, si stese di fianco a loro in
posizione fetale e rest cos, calma e sudata.
Gli uomini tornarono al villaggio all'imbrunire, come tutti i venerd. Manuela aspettava con
impazienza e non appena sent un rumore in giardino and ad aprire. Non diede neanche un bacio al
marito. Lo tir per la manica e lo condusse subito nel soggiorno.
- Siediti, - gli intim. - Spero tu sia tranquillo e rilassato, perch ti toccher sentire una cosa
molto grave. Adolfo chiuse gli occhi un istante, in preda a una stanchezza mortale. Sua moglie l'aveva
saputo, naturalmente. Una cosa del genere non rimane segreta a lungo, tantomeno in un ambiente
chiuso come quello. Si prepar alla valanga di rimproveri che stava per sommergerlo.
- Ricordi la riunione che avevo convocato l'altro giorno, quella per la festa di beneficenza?
Bene,  successa una cosa impensabile: Paula ha accusato pubblicamente Victoria di averle portato via
il marito, e lei non ha negato.
Fece una pausa, aspettando una reazione stupita o scandalizzata, ma Adolfo si limit a passarsi
la mano sul viso. La sua sola risposta fu: - S, me lo immagino.
- Come sarebbe, te lo immagini? Lo sapevi?
- Santiago ha deciso di lasciare il cantiere. Torner in Spagna.
- Con Victoria?
- S, con lei. Cosa c' per cena?
- Scusa un attimo, Adolfo, mi stai prendendo in giro? Stanno succedendo cose orribili, tu lo sai
e non mi dici nulla, e poi quando ti decidi ad aprire bocca, la sola cosa che ti viene in mente 
chiedermi cosa c' per cena?
- E cosa vuoi che faccia?
- Non lo so. Parlarne, magari. Oltretutto, potresti fare qualcosa. Tu sei l'ingegnere capo, e in un
certo senso tutti sono sotto la tua responsabilit.
- Ripeto la domanda: cosa vuoi che faccia?
- Qualcosa! Ormai il villaggio  sommerso dai pettegolezzi. Le mogli sono tutte in agitazione.
- Se vi faceste gli affari vostri, questo non succederebbe.
- Bella risposta! Noi non viviamo in una grande citt, ma in una piccola comunit dove tutti si
conoscono. E inevitabile che siamo turbate e sconvolte. Quei due avrebbero dovuto pensare alle
conseguenze prima di imbarcarsi in una storia del genere.
- Quei due, come dici tu, si sono innamorati.
- Quindi ti sembra giusto.
- A te sembra sbagliato?
- A me, in queste circostanze, sembra che commettano una grave mancanza di rispetto nei
confronti dei loro coniugi e nei confronti di tutti noi. Perfino nei confronti di loro stessi! Se si sono
innamorati, cerchino di controllarsi e aspettino la chiusura del cantiere, oppure si rendano conto che
quando si  sposati si ha il dovere di lottare contro questo tipo di sentimenti.
-  la loro vita, non la tua.
- Mi lasci di stucco, Adolfo, davvero.
- Si pu sapere perch?
- Chiunque non ti conoscesse, crederebbe che approvi questa relazione.
- E tu mi conosci, Manuela?
- Siamo sposati da pi di trent'anni. Dimmelo tu se ti conosco o no.
- Mi conosci e pensi che io condanni l'amore di questa coppia.
- Ascoltami bene, Adolfo, cerchiamo di essere realisti...
- No! Ascoltami tu, invece. Sono stufo di essere realista, di essere pratico, di tenere i piedi per
terra, di vivere secondo le regole della mia educazione, del mio ambiente, della mia posizione. Tutte
cose che per te sono della massima importanza, non  cos? Per una vita intera ci siamo comportati da
persone ragionevoli, e va benissimo, ma non ti  mai venuto in mente neanche una volta che io possa
avere dei dubbi sul tuo amore?
- Ma Adolfo, tu sei mio marito!
- Esatto! E a volte ho la sensazione che al mio posto potrebbe esserci chiunque. Sembra che
l'importante sia formare una famiglia, comportarsi da persone rispettabili, brillare in societ. B, sai
cosa ti dico, Manuela? Io ammiro due persone che hanno il coraggio di rompere con tutto e andarsene
via insieme. Mi sembra una fortuna, per loro, che si siano innamorati con tanta passione. Insomma, li
invidio e offro loro tutto il mio appoggio.
- Allora prima se ne vanno, meglio !
- Se ne andranno quando lo vorranno loro, non prima!
- Non ti riconosco pi, davvero.
- Solo perch  un mucchio di tempo che non mi guardi pi, Manuela. Io adesso vado al club, se
non ti spiace, manger l. Sono di pessimo umore e non mi va di continuare a discutere.
Si alz e si avvi, ma senza l'energia di chi vuole concludere una discussione accesa, a passi
lenti, come se un grande peso lo opprimesse. Manuela volt il viso dall'altra parte, perch lui non la
vedesse piangere. Ma le sue non erano grosse lacrime gonfie di dolore, bens piccole e pungenti lacrime
di rabbia. Sentirsi dire una cosa cos, dopo una vita intera, dopo tutte le volte in cui aveva taciuto
invece di parlare, dopo tutti i sacrifici che aveva fatto in nome dell'armonia e della pace! Lei, che aveva
completamente rinunciato a una vita propria per seguire suo marito ovunque il lavoro lo portasse; lei,
che si era accollata l'educazione di tre figli. Chi li aveva tirati su, quei ragazzi, cos brillanti, cos ben
inseriti, cos normali ed entusiasti sul lavoro? Con quel che si vedeva in giro! Figli di pap drogati, o
semplicemente sfaticati, incapaci di fare qualcosa di utile per la societ. Eppure, dopo tutto questo e
molto altro, l'uomo per cui aveva dato tutto vedeva quei due... adulteri, ecco la parola giusta, due
adulteri, che si comportavano come i protagonisti di un filmetto romantico, e perdeva il senno peggio di
una liceale. Vergognoso, come se la vita matrimoniale fosse fatta di sguardi e carezze, o magari solo di
sesso. Ma attenzione, se era sesso quello che cercava, chiss che suo marito non fosse anche lui cliente
delle ragazze di quel famoso locale di cui le aveva parlato? Era possibile? No, calma, stava perdendo la
testa. Suo marito non avrebbe mai fatto una cosa del genere. No, stava solo attraversando una stupida
crisi, la tipica crisi dell'uomo di mezz'et, solo che a lui era arrivata in ritardo. Una donna pronta a
mollare tutto per loro! Questo li faceva sospirare. Bella ingiustizia, come se lei non avesse mollato tutto
per lui ogni singolo giorno della sua vita da quando erano sposati!
Ramon non torn al villaggio con gli altri mariti, ma si present a casa pi tardi, quando tutti
avevano gi cenato e regnava ovunque il silenzio. Victoria, che aveva tirato un sospiro di sollievo
vedendo che suo marito non era nella spedizione di ritorno, sussult sentendolo aprire la porta. B,
cosa ti aspettavi? si disse. Di non rivederlo pi? Tutta qui la tua maturit?. Cerc di riaversi, ma
non sapeva come comportarsi. Tanto meno riusciva a prevedere come si sarebbe comportato lui, cosa le
avrebbe detto, se le avrebbe rivolto la parola. Suo marito sembrava addirittura dimagrito, era pallido,
con due profonde occhiaie. Questo non la aiut a calmarsi. Lui pos le chiavi sul tavolo, la guard.
- Quando te ne vai? - fu la prima cosa che le chiese.
- Presto, marted della prossima settimana. Ramon non fece alcun commento. Entr in cucina e
ne usc con un bicchiere d'acqua. Di colpo lei cap quali conseguenze pratiche poteva avere quella
visita.
- Scusa Ramon, non ci avevo pensato, se vuoi rimanere in questa casa per il fine settimana, io
vado in albergo. Non ci avevo pensato, davvero.
Lui la osserv con un sorriso triste, ma poi rapidamente mut espressione, si rianim.
- Sai cosa vorrei, cosa vorrei davvero? Che tu non te ne andassi, amore mio, che tu restassi con
me, come  sempre stato.
Victoria sent un'ondata di calore salirle al viso. Abbass lo sguardo e continu ad ascoltare
quella voce suadente, un po forzata, che le suonava estranea. Lui prosegu sullo stesso tono.
- Ieri notte, mentre dormivo, di colpo mi sono svegliato e ho pensato: Davvero la mia bambina
se ne vuole andare? No, non  possibile,  assurdo. La mia bambina, la mia sposa e compagna, il mio
grande amore, non pu vivere con uno sconosciuto. E stato solo un brutto sogno e ora  passato.
Basta, Victoria, se tu hai avuto un'avventura, io lo accetto, mi sembra perfino giusto; ma ora devi
dimenticare questa storia. Non vedi che non pu funzionare? Cosa potresti mai fare con un uomo che
conosci appena? Vuoi davvero buttare all'aria tutti questi anni di matrimonio? Victoria guardava il
pavimento. Ramon fece una pausa, bevve un sorso d'acqua.
- Voi non avete nulla in comune. Oltretutto, il suo matrimonio  in pezzi. Non ti ama
veramente, per lui sei la soluzione pi comoda. Riconosco che negli ultimi tempi non sono stato
premuroso quanto avrei dovuto, forse davo per scontato il nostro amore. Ma questo non significa che
non ti ami, lo sai. E mai successo qualcosa di grave fra noi? No, mai! Raramente ci  capitato di
litigare, al contrario di quanto succede a molte coppie. Fra noi  sempre stato tutto, come dire...
esemplare! Abbiamo due figli splendidi che stanno per diventare indipendenti, non ci manca nulla,
entrambi abbiamo un lavoro che ci soddisfa.
D'ora in poi tutto migliorer, te lo prometto. Ci aspettano momenti magnifici.
Davanti al silenzio di Victoria, il suo discorso si fece pi precipitoso.
- Sono addirittura convinto che questa crisi rafforzer il nostro amore. Appena il mio lavoro qui
sar finito, torneremo in Spagna e riorganizzeremo la nostra vita. Saremo soli e liberi, senza figli,
viaggeremo, vivremo una seconda giovinezza. Anzi, se vuoi, ce ne possiamo andare subito. Dir ad
Adolfo che devo rientrare per motivi personali. Riprender il mio posto in Spagna. Cosa ne dici, eh,
che te ne pare?
Victoria non rispondeva, non lo guardava.
- Victoria, non mi rispondi? Cosa ti succede, amore mio?
Ramon vide le lacrime rigare il viso della moglie, che cominci a scuotere la testa, incapace di
parlare.
- Resterai con me, vero? Dimmi di s, Victoria, dimmi di s.
Lei continuava a scuotere la testa, a piangere, con le braccia abbandonate in grembo, immobile.
Ramon si alz in piedi. Torcendosi le mani, le si avvicin e grid: - Dimmi che non te ne andrai! Te lo
ripeto, dimmelo! Dimmelo!
Per la prima volta Victoria lo guard negli occhi, e con un filo di voce rispose: - No, non posso
dirtelo.
A quel punto, quello che era stato fino ad allora il suo compagno, suo marito, la persona di cui
si fidava di pi al mondo, le rivolse un'espressione carica d'odio e le disse: - Victoria, che Dio ti
maledica. Ti odio, non ti perdoner mai. Non voglio vederti mai pi.
Poi usc di casa, in preda alla disperazione. Victoria si lasci cadere sul pavimento nel punto
esatto in cui si trovava. Si pieg su se stessa, si raggomitol. Non riusciva a sopportare tanto dolore.
Mentre si dirigeva verso il club, Adolfo vide Ramon uscire di casa come una furia e passargli
accanto senza neanche vederlo. Era pallido, distrutto. Lo chiam: - Ramon, aspetta un momento. Dove
vai? Aspetta! Ramon non gli rispose. Adolfo rest l in mezzo al giardino, confuso. Si sent invadere
dall'indignazione. Questo posto sta diventando un casino, pens. In quel momento gli si avvicin
Pancho, l'addetto al club.
- Mi scusi se la disturbo, don Adolfo, ma... - arrivato a questo punto si blocc, come se non
riuscisse a concludere la frase che aveva iniziato con tanta precipitazione.
- Cosa c', Pancho?
- B, c' che questo mese non abbiamo ancora ricevuto lo stipendio, ingegnere.
Adolfo ne fu sorpreso, poi ci pens su. Gi, quel mese Dario non gli aveva passato le buste paga
da firmare.
- Ah, non avete ancora ricevuto lo stipendio. Ne parler con Dario, dev'esserci stato un errore.
Vammelo a chiamare, per favore.
- Impossibile, ingegnere.
- Come?
- Il fatto  che Dario non c'.
- Cosa significa non c'? -B, significa che  andato via.
- E dove cavolo  andato?
- Questo non me l'ha detto, ingegnere.
- Va bene, ora vai al club, e preparami qualcosa, cos magari stasera riesco a cenare,
maledizione!
Appena Pancho scomparve, Adolfo prese il cellulare. Era il colmo, l'anarchia assoluta! Cosa
credeva quel ragazzo? D'accordo che gli piacessero le puttane, ma che abbandonasse il lavoro per
passare la sua vita al Cielito era intollerabile.
Dario sbarr gli occhi quando vide il nome sul display. Aveva posato il telefono sul comodino,
accanto agli orecchini delle due ragazze che gli facevano compagnia. Rispose con voce assonnata.
- Dario, si pu sapere perch non sei al villaggio?
- Buonasera, don Adolfo. Sa com', siccome  venerd...
- E venerd, infatti, e le buste paga sono ancora da preparare. Sai dirmi perch?
Dario tard a rispondere. Guardava le due paia di occhi scuri accanto a lui nel letto. Si arm di
coraggio.
- Don Adolfo, a essere sincero, le dir che sono una persona sensibile e che questa situazione
mi risulta insopportabile.
- Quale situazione?
- Lo sa anche lei, ingegnere, lo scandalo che si  creato, la tensione che si respira.
Il capo sent un vulcano di indignazione esplodere dentro di s. Cerc di trattenere il tono,
perch le sue parole non suonassero cariche di rabbia, ma soltanto severe.
- Dario, ascoltami bene. Domani mattina alle dieci sar nel tuo ufficio. Voglio vederti
inchiodato l e voglio le buste paga gi pronte sulla tua scrivania. Mi hai capito?
- S, ingegnere, non si preoccupi, sar fatto.
- Buonanotte.
Ci mancava solo questa! Non si preoccupi. No, certo, un capo non si preoccupa se un
subalterno non fa il suo dovere. Controlla che lo faccia, punto e basta.
Altrimenti, lo sbatte fuori a pedate. Ma questa era una cosa che a quell'idiota non sarebbe mai
entrata in testa. Insomma, non c'era bisogno di grande perspicacia per capire che la nave stava
imbarcando acqua da tutte le parti. Stava perdendo la rotta e qualcuno doveva pur mettersi al timone.
Preoccupato? No, non era preoccupato, era semplicemente stufo marcio.
Dario chiuse la chiamata. Si sdrai a guardare il soffitto. Le due ragazze lo accarezzarono, una
di qua e l'altra di l.
- E successo qualcosa, amore mio?
- Ho paura che si avvicinino tempi duri.
- St tranquillo, tesoro, noi siamo qui apposta.
- Non permetteremo che succeda niente di brutto al nostro tesoro.
Quando alla fine Victoria riusc a riaversi, si tir su e prese il telefono. Chiam Santiago. Con
un po di fortuna, lui sarebbe riuscito a prendere la comunicazione. Fu cos, ma le bast sentire la sua
voce per capire che non ce l'avrebbe fatta a parlargli normalmente. Il minimo di calma che le era parso
di ritrovare dopo il pianto era del tutto falso. Prima di pronunciare la seconda frase, era di nuovo in
lacrime. Santiago si sent mancare la terra sotto i piedi e il panico lo paralizz.
- Cosa c', Victoria, cos' successo?
- Non ce la faccio, Santiago, non ce la faccio pi.
- E successo qualcosa? Rispondimi!
- Ramon  venuto a casa e... - non riusc a continuare.
- Ti ha aggredita? Dimmelo, ti ha picchiata?
Lei fece uno sforzo per riprendersi. I timori di Santiago andavano nella direzione sbagliata.
- No, non  questo. Abbiamo solo parlato, ma  stato cos penoso,  tutto cos difficile al
villaggio...
- E successo qualcosa con Paula?
Victoria non si aspettava quella domanda ed esit a rispondere.
- Niente di grave, te lo assicuro.
- Questo significa che qualcosa  successo.
- Calma, ora ti spiego. Scelse le parole con cura, era gi pi tranquilla. - Manuela ha convocato
una riunione per organizzare non so quale festa, e Paula mi ha accusata pubblicamente di averle portato
via il marito.
- Dio mio, non ci posso credere! Si  data ai drammi da quattro soldi, adesso?
- Non importa.
- S che importa. Il mio lavoro  praticamente finito. Mancano quattro giorni alla partenza, ma
tu non puoi rimanere l. Esci dal villaggio al pi presto. Prendi lo stretto necessario e allontanati. Se
Ramon vuole parlarti, che ti chiami al telefono, vi vedrete in un bar di San Miguel. Sistemati nella
stanza che abbiamo preso in affitto. L nessuno potr trovarti n insultarti. Le donne ti prepareranno da
mangiare. Chiamo subito Dario perch si occupi di tutto. Porta con te dei libri e leggi, passeggia,
riposa. Io verr tutte le sere a dormire con te. Non pensi che cos potrebbe andar meglio?
- Forse hai ragione.
- Non puoi rimanere ad aspettare che succeda qualcosa.  quasi finita, hai capito, tesoro? 
quasi finita. Coraggio.
- Dove sei?
- Al cantiere, ma pi tardi verr al villaggio a parlare con Paula per l'ultima volta. 
indispensabile che io sappia cosa intende fare. Immagino non voglia rimanere in Messico.
- Santiago...
-S?
- Ti amo tanto.
- Anch'io, cara, anch'io. Ti amo con tutte le mie forze, non dubitarne mai, ti prego. Vedrai,
avremo tanto tempo per noi due, la vita intera.
Il tono deciso dell'uomo che amava la rincuor. Quando chiuse la comunicazione, gi sorrideva.
S, tanto tempo, tutto il tempo: i minuti, le ore, i giorni, le mattine e le notti. Fra pochissimo sarebbero
stati tranquilli, e fra qualche anno quei momenti difficili sarebbero stati un ricordo. Tir gi le valigie
dall'armadio e si prepar a buttarci dentro qualcosa. Non aveva bisogno di molto, per ora. La scelta
degli indumenti la riport a una realt quotidiana, meno allarmante. Stava per fuggire con l'uomo che
amava, come nei romanzi. L'idea la riemp di intima gioia. Il principe azzurro su un cavallo bianco.
Avrebbe potuto godere fino all'inverosimile di quei primi momenti di passione, se non avessero portato
con s tanto dolore. Forse  sempre cos, si disse, la felicit non  mai completa. Soprattutto dopo una
certa et, quando sono molte le impronte che abbiamo lasciato sul nostro cammino.
Suo marito si alz presto, fece colazione e usc. Disse che aveva una riunione con Dario, poco
di pi. Lei non gli bad, era ancora seccata dal giorno prima. Se risparmiava le parole, tanto meglio;
non ci sarebbero stati motivi di discussione. Poco dopo sent suonare il campanello e and ad aprire
pensando che Adolfo avesse dimenticato le chiavi. Invece era Victoria. Non riusc a reprimere un senso
di fastidio nel rivederla. Pentita, cerc di accoglierla con un gran sorriso che voleva apparire cordiale.
- Su, Victoria, entra, non startene l!
La accompagn nel soggiorno. La fece accomodare e and a prendere il caff rimasto in cucina.
La vivacit che cercava di mettere in ogni parola evidenziava il suo imbarazzo. Victoria non pot non
accorgersene e pens che Santiago aveva ragione: doveva andarsene dal villaggio al pi presto. Era la
soluzione migliore, non solo per lei, ma anche per gli altri residenti, che in fondo non desideravano
altro. Ormai era diventata un'ospite scomoda. Lo capiva: senza volerlo aveva sconvolto l'equilibrio
della comunit. Manuela rientr nel soggiorno canterellando. Assurdo. Decise di venire subito al
dunque per liberarla al pi presto della sua presenza. Manuela le porse un vassoio.
- Assaggia uno di questi biscotti. Li ha fatti la mia domestica, ti piaceranno.
- No, ti ringrazio, Manuela; in realt devo andare. Sono solo venuta a salutarti.
- A salutarmi? Non capisco.
- Io parto, con Santiago. Abbiamo il volo marted. Nel frattempo penso che allogger altrove.
Non vorrei che si ripetessero scene come quella dell'altro giorno. Sarebbe sgradevole per tutti.
- Andrete a vivere insieme?
- S, quel che ha detto Paula  vero.
- E i tuoi figli?
- Vivremo nella stessa citt. Sceglieremo una casa dove ci sia spazio anche per loro, nel caso
vogliano venire a trovarmi.
- Loro lo sanno?
- Li ho chiamati.
- E come l'hanno presa?
- Finch non li vedr di persona non posso saperlo. Non molto bene. Ma  comprensibile.
- Victoria, hai riflettuto su quello che stai per fare? So che non dovrei immischiarmi nei tuoi
affari privati, ma in fin dei conti abbiamo passato molto tempo insieme, in un piccolo gruppo, in un
paese straniero... E poi sono pi vecchia di te e mi sento autorizzata a dirtelo. Pensaci molto bene. Il
vostro matrimonio  durato a lungo, avete dei figli, una condizione sociale invidiabile, certe comodit...
Ramon  un uomo molto serio, onesto...
Victoria abbass lo sguardo. Un'ansia indefinita cominci a gonfiarle il petto. Manuela
prosegu, pi tranquilla: - ... questo non significa che Santiago mi sembri un cattivo ragazzo.
Certamente  un uomo di valore, attraente, molto capace, Adolfo me ne ha parlato spesso. Ma lo sai
com' sua moglie, cos poco equilibrata, cos particolare, forse lui ha solo bisogno... insomma, scusami,
io...
- Manuela, lo so, so gi cosa vuoi dirmi. L'ho pensato anch'io tante volte, certo,  il modo pi
ragionevole di vedere la cosa, quello che chiunque con un po di buon senso penserebbe. Solo che io...
io non ho la forza, io...
Non riusc a finire la frase. Le si spezz la voce e scoppi a piangere con un'amarezza che
Manuela non ricordava di avere visto mai. La osserv commossa, e prov una pena enorme, un
dispiacere infinito che le sgorgava da dentro e di cui non aveva mai sospettato l'esistenza. Era come
trovarsi nei panni di Victoria, come se fosse lei a dover lasciare l'uomo di cui era innamorata,
innamorata con tutta l'intensit possibile, con tutte le sue forze. Vide all'improvviso quell'amore come
qualcosa di fondamentale, superiore, e cap che soffocarlo prima ancora di dargli la possibilit di
svilupparsi sarebbe stato per Victoria come perdere il resto della propria vita, perfino di quella passata,
sarebbe stato come perdere tutto.
- Non puoi pi rinunciare a Santiago, vero? Victoria scosse la testa, tentando di trattenere le
lacrime. Allora Manuela la abbracci e si mise a piangere anche lei, con vero dolore, con un'angoscia
infinita, come se fosse protagonista della storia pi triste del mondo. E rimasero cos per un bel pezzo,
strette l'una all'altra a piangere senza un vero motivo, perch n l'una era innamorata con passione, n
l'altra pensava che la sua passione l'avrebbe condotta in un abisso.
Rimasta di nuovo sola, Manuela and a lavarsi la faccia per cancellare i segni del pianto. Poi si
incipri il naso e fece un giro completo della casa per verificare che tutto fosse in ordine. Di solito
questo la tranquillizzava quando si sentiva a terra. Ma presto cap che ora non le sarebbe servito a nulla.
Cosa le stava succedendo? Il peso che la opprimeva le era del tutto sconosciuto, non si era mai sentita
cos. Croll sul divano e si guard le mani. Per quanto fosse una donna forte e molto giovanile per la
sua et, quella parte del suo corpo aveva registrato pi di altre lo scorrere del tempo. Era vecchia, pi
vecchia di quanto fosse disposta ad ammettere. Era vecchia quanto le altre donne della sua et. Il tempo
non torna mai indietro. Ora l'angoscia le impediva perfino di sfogarsi di nuovo nel pianto. Tutto si
rivelava falso nella sua vita, tutto; perfino suo marito glielo aveva detto. La sua intera esistenza si
riduceva a un'opportunit sprecata, si vive una volta sola. Un fallimento totale. Il matrimonio, i figli, la
casa, nient'altro che finzioni per dissimulare l'assenza di un grande amore. Lei non sarebbe mai stata
amata con la passione che Victoria aveva risvegliato in Santiago.
E quel che pi era terribile, non avrebbe mai provato quella passione, sarebbe morta senza
sapere cosa fosse. Ormai non ne aveva dubbi, quella era la vera essenza della vita, e chi non ha
conosciuto quel sapore pu ben dire di essere morto, di esserlo sempre stato. Vivere senza un amore
cos  come mancare tutti gli appuntamenti importanti dell'esistenza, come non essere stati invitati alla
mensa del Signore, come essere esclusi dalla cerchia degli eletti.
Ricominci a passeggiare per la casa come una leonessa in gabbia. Pass in rassegna le foto di
famiglia che aveva portato con s dalla Spagna, esposte con cura nelle cornici d'argento: i suoi figli
ancora bambini, immagini di vacanze sulla neve, lei e Adolfo al tavolo di un ristorante a Parigi, la
nipotina appena nata... Quelle fotografie, che rinnovava di tanto in tanto, viaggiavano con lei ovunque
andasse. Aveva sempre provato orgoglio, guardandole, ma quel giorno sent un vuoto assoluto. Perch
continuare a portarsele dietro da una citt all'altra? Suo marito non la amava pi e i suoi figli vivevano
benissimo senza di lei. In realt, ora si domandava se Adolfo l'avesse mai amata veramente. Certo,
l'aveva amata, non con una passione divorante pronta ad abbattere ogni ostacolo, ma di un amore di
natura pratica e coniugale. E i suoi figli? Se fossero stati educati in un collegio inglese avrebbero
ricevuto esattamente le stesse cure che le erano costate tanti sacrifici. Non esisteva essere pi inutile di
lei in tutto il creato. Il senso di oppressione che aveva nel petto minacciava di farglielo scoppiare.
Indoss una giacca leggera e usc di casa. Vagava per i giardini del villaggio come una sonnambula ma
con il passo svelto di chi sta andando in un posto preciso. All'improvviso si trov faccia a faccia con
Dario. Lo guard come in un'allucinazione.
Dario era stanco morto. Era rimasto sveglio tutta la notte a preparare le buste paga. Il suo primo
timore, come sempre, fu che la moglie del capo volesse intrattenerlo su chiss quali progetti. Non era in
vena di ascoltarla e pens che la strategia migliore fosse parlare prima che cominciasse lei.
- Buongiorno, donna Manuela, come sta? Ho un appuntamento proprio adesso con suo marito.
Come vede, anche nei giorni di festa bisogna lavorare. Ma non si preoccupi, non sar una cosa lunga,
don Adolfo potr tornare a casa presto a godersi il suo sabato mattina.
Aggiunse a quelle parole una risata stupida. Ma la signora sembrava non capire. Lo fissava
come se non lo riconoscesse. Di colpo, senza motivo, gli prese la testa fra le mani e gli diede un fiero,
intenso e prolungato bacio sulla bocca. Lui, terrorizzato, si scost.
- Ma cosa fa, donna Manuela? E impazzita?
- Magari - disse lei. - Magari.
Poi scosse la testa come se si svegliasse da un sogno e si allontan quasi di corsa. Dario rest
solo in mezzo al giardino, si guard intorno, preoccupato che qualcuno potesse avere assistito alla
scena ed esclam a voce alta e disperata: - Questo posto  un manicomio, un vero manicomio! Non ne
posso pi!
Adolfo aspettava nell'ufficio. Quando vide entrare il ragazzo con un'espressione terrorizzata, gli
fece pena. Forse aveva esagerato con la severit. Doveva cercare di essere magnanimo. Alla fine tutti
commettono degli errori e Dario era sempre stato un impiegato modello. Decise di non essere troppo
duro con lui.
- Siediti, Dario.
- Scusi il ritardo, don Adolfo, sono andato un attimo a fare colazione...
- Non ha importanza, ragazzo, due minuti non cambiano nulla.
- S, per lo so che  molto seccato...
- Tranquillizzati. Intanto, prima di cominciare devo dirti che sono sempre stato molto
soddisfatto di te. Non ho difficolt a dirtelo. Ma da qualche tempo a questa parte, ragazzo mio, il tuo
lavoro risente di una certa disorganizzazione. Perfino di un certo disinteresse, direi. A volte non sei al
tuo posto quando dovresti, ci sono dei ritardi... e il pi grave  stato questo, con le buste paga.
Accidenti, Dario, siamo una squadra, e c' gente che non ha ricevuto lo stipendio per colpa della tua
distrazione!
- Lo so, ingegnere, lo so. E imperdonabile, me ne rendo conto. Per prima cosa, voglio
consegnarle il lavoro ultimato, pronto per la firma. Qui ci sono le buste paga. E poi le chiedo scusa con
tutto il cuore. Ma c' un'altra cosa, don Adolfo, di cui devo parlarle. Desidero presentare le mie
dimissioni.
- Le tue dimissioni? Come sarebbe, le tue dimissioni?
- B, voglio andarmene dal cantiere, signore.
- Ma, ragazzo mio, non so se l'impresa ti conceder una cosa del genere. Il tuo posto in Spagna
sar gi coperto, ora.
- Forse non mi sono spiegato. Voglio andarmene dall'impresa.
Adolfo rimase sbalordito. Si preoccup. Forse erano successe cose che lui ignorava. Tensioni
fra i dipendenti, qualche incidente grave...
- Puoi espormi le tue motivazioni?
- Mi  stato offerto un altro lavoro.
E bravo, il giovane Dario! pens Adolfo. Bisognava davvero essere delle acque chete per
cercarsi un altro posto di lavoro da quella distanza e con tanta discrezione. Il suo desiderio di tornare in
Spagna doveva essere tremendo.
- Bene, vedo che la concorrenza si muove in fretta. E anche tu. Forse non ti sei trovato bene qui
con noi? Hai nostalgia della Spagna? Prima di rivolgerti a un'altra impresa avresti potuto almeno
parlarne con me, e con l'ufficio personale. Forse una sistemazione te l'avrebbero trovata, forse avresti
potuto perfino ottenere un aumento.
- No, ingegnere, si vede che continuo a non spiegarmi bene. Non intendo passare alla
concorrenza, e nemmeno tornare in Spagna.
- Che cosa intendi fare, allora?
- Se mi lascia fare un salto di l, vado e torno in un istante con due birre.
- F pure.
Adolfo non amava bere a quell'ora del mattino, ma era cos sbigottito che un attimo di
solitudine l'avrebbe aiutato a chiarirsi le idee. Quando Dario torn con le bottiglie si era gi ripreso a
sufficienza per mostrarsi del tutto tranquillo. Eppure la curiosit lo rodeva. Il ragazzo riemp
lentamente i bicchieri. Anche lui aveva bisogno di tempo per pensare a quel che avrebbe detto.
- Vede, don Adolfo,  che io... insomma, lei sa che la mia fidanzata mi sta aspettando per
sposarci.
- S, certo, lo so.
- B, il fatto  che non sono cos sicuro di volermi sposare, n con lei n con nessun'altra. Se lo
immagina cosa pu diventare un matrimonio quando non si ama pi la propria moglie fin dal principio?
Perch la vita da sposato sar anche bella quando c' il sentimento, ma se non c'... il matrimonio
impone una vita pesantissima, e la libert va a farsi benedire. Tocca pagare il mutuo, non mettere il
naso fuori di casa per risparmiare, occuparsi dei figli e accollarsi mille responsabilit... Per poi finire i
propri giorni a sopportare in casa propria nipoti, suocera o peggio ancora. Se non c' il sentimento a
ripagare di tutto, io non ci vedo grandi vantaggi, a dire la verit.
- Bah, ragazzo, se la metti su questo piano...
- Non riesco a metterla su nessun altro piano, e guardi che ci ho provato. Non voglio prendere in
giro la mia fidanzata, e neanche mentire a me stesso illudendomi per tutta la vita di essere felice
quando in realt non lo sar. Capisce?
- Capisco. Non sei pi un bambino e immagino tu ci abbia pensato.
- Le assicuro che mi  costato prendere questa decisione.
- E quindi rimani in Messico? -S.
- Che lavoro sei riuscito a trovare qui?
- Da contabile, quello che ho sempre fatto.
- Presso quale impresa?
- Al Cielito, signore.
- Cazzo! - si lasci sfuggire Adolfo.
- E un'attivit molto redditizia, ma il proprietario  un gran pasticcione con i conti. Vuole che io
metta un po d'ordine e cominci a pagare le tasse, cosa che non ha mai fatto. Sa che ho esperienza in
campo amministrativo e mi ha fatto una proposta. Non mi daranno granch, ma vivr al locale. Nessun
problema di vitto e alloggio, quindi. Per il resto io non ho grandi necessit.
- B, certo - balbett Adolfo.
- Sulla decisione, ovviamente, ha influito anche la presenza delle ragazze. Star in loro
compagnia e... b, lei non pu immaginare quanto mi rendano felice quelle ragazze, quanto affetto
riescano a darmi.
- Pensi a una in particolare?
- Penso a tre o quattro in particolare. Io le amo tutte e tutte mi offrono il loro amore senza
egoismo, senza neanche farsi pagare. Sono dolci, carine, ingenue, non pretendono nulla da me e non
chiedono troppo dalla vita. L star tranquillo: un po di lavoro, una siesta, un'atmosfera accogliente...
E soprattutto nessun obbligo di fare progetti per il futuro. Con un po di fortuna, morir l. Non ho altre
aspirazioni, questo  il punto. Io non ho aspirazioni, ingegnere. Le sembra sbagliato?
- Cosa vuoi che ti dica, Dario? E dura tagliare i ponti con il proprio mondo, la famiglia, il posto
in cui si  nati. Immagino che per fare quello che ti proponi ci voglia coraggio.
- Grazie, avevo paura di quel che avrebbe potuto dirmi. Naturalmente lascer tutte le carte in
ordine, e se avr bisogno di me per qualche altra settimana, rester.
Ecco, pens Adolfo mentre tornava a casa, anche quella mezza cartuccia di Dario aveva preso
la sua decisione: mollava gli ormeggi. Quindi non era solo voglia di sesso quel che lo spingeva a
tornare continuamente al Cielito, c'era qualcosa di pi. Era una follia, certo, un azzardo, che poteva
significare mancanza di dignit; ma in fondo, quale uomo non ha mai sognato una volta o l'altra di
mandare tutto al diavolo? Quel ragazzo stava dicendo addio alle scomode imposizioni della vita
matrimoniale, alle piccole miserie quotidiane, alla schiavit dei figli e alle responsabilit che questi
comportano. Nello stesso tempo, rinunciava a tutti gli aspetti piacevoli di una normale vita familiare:
sentirsi padrone della propria casa, pietra angolare di un gruppo umano del tuo stesso sangue... Senza
contare le ambizioni professionali; quel giovane dall'aspetto fragile e un po stordito si era senza
dubbio reso conto che far carriera non  che pura vanit. Di fatto, per quanto un uomo sia competente,
non  mai indispensabile in nessuna organizzazione. Se un bel giorno smette di essere produttivo, viene
buttato fuori senza tanti complimenti. C'era qualcosa di filosofico nella decisione di Dario. E non
perch andare a vivere in un bordello avesse nulla di filosofico in s, ma per l'accettazione di una vita
semplice che il suo progetto comportava. E poi c'era il sesso, la sua vita sarebbe stata semplice ma non
monastica, e vivere cambiando donna continuamente era una specie di sogno erotico universale.
Quante esperienze e piaceri finisce per perdersi un uomo sposato e vincolato dalle convenzioni? Molti,
per non dire tutti! La moglie non  sempre disposta a nuovi esperimenti, e la dinamica stessa della vita
coniugale con il passare del tempo porta a un certo disinteresse. Per non parlare del lavoro! La crescita
professionale  un vero e proprio inibitore della libido, il pi potente che esista: le responsabilit, le
riunioni, i problemi quotidiani, le lunghe giornate di stress, le lotte di potere all'interno dell'impresa... In
questo caos infernale, un uomo perde ore e ore che potrebbe dedicare al piacere e all'esaltazione
dell'amore. Anzi, perde la voglia di fare l'amore, il che segna l'ultimo gradino della decadenza. No, non
si poteva affatto dire che Dario fosse matto. E che quella decisione infamasse la sua persona. Anzi, in
un certo qual modo, le faceva onore. Malgrado ci, fra gli uni e gli altri gli stavano mandando a rotoli il
cantiere. Ora gli si presentava il problema di richiedere un altro dipendente dalla Spagna, ed erano gi
due, con Santiago. E una volta che i loro successori fossero arrivati, bisognava aspettare che si
ambientassero, che capissero come muoversi, e prima che cominciassero a rendere sarebbe passato
qualche mese... Ah, se avesse potuto spiccare il volo anche lui! Ma ormai era troppo tardi, da tempo le
ali gli erano state tarpate. A pensarci bene, era come se l'aria del Messico avesse sconvolto tutto il
gruppo: Santiago fuggiva con la sua amante, Ramon reagiva con incredibile violenza, Dario faceva
quel che gli pareva, e l'americana, che sembrava cos per bene, si impicciava dei fatti altrui... Tutti,
tranne lui, stavano dando di matto. Lui era il capitano condannato a restare fino alla fine sulla nave che
affonda. Bah, la vita! pens, e ricord gli ultimi dissapori con Manuela. Chiss, a quel punto non
sarebbe stato ridicolo n esagerato prospettare un divorzio. Cosa ci avrebbe guadagnato? Poter
trascorrere da solo e in santa pace la sua vecchiaia! Potersi occupare soltanto di se stesso senza sensi di
colpa, potersi organizzare le giornate come gli pareva, senza dover seguire regole che neanche capiva
del tutto.
Prov grande sollievo nello scoprire che sua moglie non era in casa. And a prendersi una birra
nel frigo. Adesso s che aveva voglia di bere qualcosa.
Avevano da poco finito di cenare. Henry leggeva un giornale americano seduto in terrazza
accanto a sua moglie. La osserv con la coda dell'occhio. Non una parola, non aveva aperto bocca per
tutta la sera. C'era qualcosa che non andava, certo, ma chiss cosa. Non sembrava turbata da particolari
problemi: le chiamate estemporanee di sua madre erano cessate, non c'erano stati incidenti particolari al
villaggio... sembrava avercela proprio con lui. Era corrucciata, e rispondeva alle sue domande a
monosillabi, in tono di velato rimprovero. Ormai era diventato uno specialista nell'interpretazione dei
silenzi di Susy. Quanta pazienza sprecata, quanta pazienza, mio Dio! Nessuno poteva sospettare quanto
gli fossero costati quegli anni di fidanzamento e poi di matrimonio. Aveva sempre sperato che lei
finalmente si sarebbe adattata alla vita adulta, e invece perseverava nei suoi comportamenti isterici e
infantili. Aveva forse in mente qualcosa di nuovo? No di certo, il problema era sempre lo stesso,
eterno, inamovibile, a condizionare tutta la loro vita come una divinit onnipotente. Eppure, oggi
sembrava incombere, pi insopportabile, pi lacerante che mai. La storia d'amore fra Santiago e
Victoria senza dubbio influenzava i suoi pensieri, come quelli di altri: la notizia non aveva lasciato
indifferente nessuno. Al cantiere si era creato un clima diverso, il lavoro si svolgeva come sempre ma
in un'atmosfera di inquietudine nuova, come se un cambiamento imminente li riguardasse tutti. Forse
l'irruzione di una passione cos intensa in un ambiente pacifico genera una sorta di campo magnetico a
cui nessuno riesce a sottrarsi. O forse era solo la curiosit a tenerli tutti in stato di allerta. Quella stessa
mattina si era trovato a parlare con Santiago. I loro rapporti erano sempre stati cordiali, e per questo gli
parve naturale che volesse dirgli qualcosa sulla sua storia d'amore, non se ne era stupito. Cerca di
giustificarsi ai miei occhi aveva pensato, ma poi si era reso conto che la ragione di quel discorso era
un'altra. Quell'uomo aveva bisogno di confidarsi con qualcuno, di essere completamente sincero, ma
forse cercava anche di metterlo sull'avviso. In realt, quel che gli raccontava presentava affinit
inquietanti con il suo caso: una moglie talmente ossessionata dai suoi problemi interiori che finisce per
trascinare il marito nel baratro. Questa era la storia di Santiago con Paula, ma il suo matrimonio con
Susan non cominciava a presentarsi sotto questa luce? Era quasi sicuro che Santiago intendesse farlo
riflettere. Gli aveva detto: Non c' niente da fare, nessuna influenza benefica  sufficiente. All'inizio
speri di poterla tirare fuori dal suo pozzo con la pazienza e con l'amore. Poi, quando capisci che niente
pu cambiare, vivi attanagliato dalla responsabilit, senti di non poterla lasciare sola e diventi il suo
protettore di fronte al mondo. Se stava cercando di avvertirlo, non era solo perch aveva colto un
parallelismo fra i due casi. Di sicuro Susy aveva fatto delle confidenze a Paula, e questa le aveva
riferite a suo marito. S, Santiago gli aveva parlato molto chiaramente, in un gesto di solidariet
maschile. Non era un caso che la sola amica di Susy al villaggio fosse Paula. No, erano simili, due
donne tormentate per ragioni poco chiare, due nevrotiche che stavano male con se stesse e attribuivano
il loro disagio a ragioni esterne, mentre soffrivano di conflitti gravi profondamente radicati nel loro
squilibrio mentale. Ed  noto che non si pu curare un disturbo psichico di cui l'interessato non 
consapevole. Doveva essere onesto con se stesso, quella vicenda gli imponeva di riconsiderare la sua
vita con un coraggio che fino a quel momento non aveva avuto. Gli era gi capitato di domandarsi: non
sono troppo giovane per cadere in una simile trappola? In quei giorni Susan manifestava i primi segni
di ribellione contro di lui, ma in fondo gli si aggrappava ancora come una bambina che ha paura del
buio.
Quanto tempo sarebbe passato prima che attribuisse a lui la colpa di tutte le sue sofferenze e
cominciasse ad aggredirlo senza ritegno? Anche lei subiva la strana influenza della storia fra Victoria e
Santiago, ma qualunque fosse la ragione del suo malessere, quel che contava era il risultato, e il
risultato era abbastanza preoccupante da farlo dubitare del suo matrimonio.
La guard di nuovo. E adesso, cosa le succedeva? Perch quel silenzio in cui era immersa da
quando era arrivato? Ripieg bruscamente il giornale e le domand con voce asciutta: - Qualcosa non
va, Susy?
- No.
- B, si direbbe il contrario. Da quando sono rientrato non hai aperto bocca.
- Non ho niente di interessante da dire.
- In questo caso puoi dire una sciocchezza normalissima. A me non disturberebbe. Almeno,
saprei che sei viva.
- Intendi dire che normalmente dico sciocchezze?
- No, non intendo questo. Desidererei solo che mia moglie mi parlasse dopo una settimana che
non la vedo.
- E sei tu a decidere quando si deve parlare e quando si deve star zitti?
- Una coppia  fatta di due persone, Susy, e nel nostro caso io sono una delle due. Immagino sia
mio diritto dirti quello che penso.
- E tu pensi che devo parlare anche se non ne ho voglia.
- Basta, Susan, non essere assurda!
- Tu sei assurdo, e tu hai cominciato quest'assurda discussione.
- Esatto! Io ti ho fatto una domanda tremendamente offensiva e tu mi hai dolcemente risposto. 
questo quel che  successo, no?
- Lasciami in pace!
Henry si pass le mani sulla faccia, come per liberarsi da una ragnatela. Assunse un tono
falsamente tranquillo.
- Ricominciamo, per favore, non ha alcun senso discutere in questo modo. Quel che vorrei
sapere, Susy,  se stai zitta perch c' qualcosa che non va. Questo mi preoccupa.
- Non mi parlare come un predicatore idiota o come se fossi il mio pap! Me l'hai gi chiesto se
c' qualcosa che non va, e io ti ho detto di no. Cos'altro vuoi sapere? Devi sempre essere al corrente di
quello che sto pensando? Perch ti ostini a proteggermi?
Henry perse il controllo e balz in piedi. Grid, paonazzo dall'indignazione: - E proprio questo
quel che non voglio, Susan, quel che mi scoccia immensamente, quel che non sopporto pi: proteggerti,
farti da pap, farti da mamma, sopportare i tuoi sbalzi d'umore, le tue spiegazioni ridicole sui tuoi
ridicoli problemi! Dovrai pure una buona volta renderti conto che non sei tu il centro del mondo!
Dovrai pure accontentarti di vivere una vita normale e ragionevole come tutti gli altri!
Le loro discussioni non erano mai giunte a un simile livello di violenza, ma se qualche volta vi
si erano avvicinate, Susy era sempre scoppiata a piangere. Allora lui lasciava passare qualche minuto e
poi correva a chiederle scusa e a coccolarla. Ma questa volta sua moglie non pianse, si alz
freddamente dal divano e fece per entrare in casa.
- Susan! Dove vai?
Lei si volt e gli sorrise con calma: - L'altro giorno mi sono fatta scopare da un messicano,
Henry. Ma scopare davvero, senza amore n altre tenerezze del cazzo. E sai cosa ti dico? Che mi 
piaciuto come non mi  mai piaciuto con te. Quindi penso che presto lo rifar.
Scomparve con movimenti sereni, senza perdere il sorriso. Henry non aveva mai visto sua
moglie cos padrona della situazione. Forse stava diventando pazzo, ma non aveva la sensazione che lei
avesse mentito. Si lasci cadere sul divano. All'improvviso gli girava la testa, come se avesse bevuto
troppo, come se si fosse preso un pugno in faccia senza avere il tempo di reagire.
Non era mai stata in quei quartieri prima di allora. Non sapeva nemmeno che esistessero. San
Miguel le era sempre parsa una cittadina pittoresca dove tutti vivevano felici. Sapeva della povert del
Messico, ne aveva sentito parlare, ma non l'aveva mai vista con i propri occhi. Al mercato gli indios
erano vestiti semplicemente, ma nessuno di loro sembrava soffrire la fame o avere gravi malattie.
Eppure la povert c'era, Manuela se ne rendeva conto adesso, mentre camminava senza una meta come
una zombie. Case sempre pi scure e in rovina, strade non asfaltate in cui scorrevano acque nere e
pestilenziali, bambini scalzi... Ma perfino di fronte a quello spettacolo, non riusciva a provare pena per
quella gente. Pu darsi che vivessero col minimo indispensabile, senza possedere quasi nulla, senza
cultura, ma almeno tutti loro erano certi del motivo per cui stavano al mondo: la semplice
sopravvivenza. Si preoccupavano di mangiare tutti i giorni, di riprodursi e di nutrire la prole. Quelli
erano scopi primari, elementari, che non ammettevano dubbi, n scelte, n delusioni. Ma lei, a che
scopo stava al mondo? Fino a quel momento aveva creduto di doversi occupare di suo marito, dei figli,
di dover diffondere intorno a s un'armonia conforme all'armonia prestabilita, superiore, emanata da
Dio. Ma ora cominciava a rendersi conto che quelle erano pure chimere, favole che vengono inculcate
nelle menti delle ragazze per bene. Non esisteva nessuna armonia universale che imponesse regole e
valori, ma solo la legge della giungla: arrangiarsi, combattere, stare all'erta per non essere sconfitti. Lei
non aveva mai combattuto in nome di niente, n per la sopravvivenza, n per aggrapparsi a qualcosa.
Nulla di quel che aveva fatto aveva richiesto coraggio e autenticit. Non aveva conosciuto la fame, n il
dolore, n la solitudine, ma nemmeno la gioia selvaggia, la passione, l'ansia di vivere. Tutto nelle sue
giornate era accuratamente misurato, niente era vero. La sua vita era come minestra liofilizzata: sulla
scatola compariva una lista di ingredienti appetitosi: verdure, pollo, legumi... ma dentro la busta c'erano
solo frammenti di materiale indistinto che una volta sciolti in acqua avevano tutti lo stesso sapore.
Questa era la sua storia: matrimonio, figli, case, vacanze, tanta allegria quotidiana. E una volta tirate le
somme, si ritrovava in mano solo parole senza contenuto. La sua nipotina (solo a pensarci le venne da
piangere) non l'avrebbe neppure riconosciuta una volta tornata in Spagna. Eppure, cosa poteva fare per
quella piccina? Niente, i suoi genitori l'avrebbero educata come volevano, fregandosene della sua
esperienza o della sua voglia di aiutare. Le sfuggirono le prime lacrime. La gente la guardava. Di sicuro
si domandavano che cosa ci facesse una signora elegante come lei in quei quartieri, e in lacrime, per di
pi. Doveva controllarsi ma non ci riusciva. Un bambino molto piccolo che camminava tutto solo in
mezzo alla strada si ferm a guardarla. Lei, commossa, si avvicin e gli accarezz il mento. Era cos
bello! Con la pelle scura scura e gli occhi neri come olive. Si guard intorno. Perch quella creatura
cos deliziosa in un posto cos miserabile? Se avesse potuto, se lo sarebbe portato a casa senza pensarci
due volte. Si rese conto dei muri malandati delle case, poco pi che baracche lungo un sentiero dove
l'acqua stagnava in fetide pozzanghere. Vide anche, per la prima volta nella sua vita, delle catapecchie
sulla cui porta brillava una lampadina rossa. Devono essere postriboli, si disse, ci lavoreranno povere
donne che si offrono a poveri clienti. Era un posto del genere il locale di cui le aveva parlato suo
marito? Non poteva credere che gli ingegneri suoi amici andassero in posti cos per bere qualcosa, n
che un ragazzo come Dario potesse frequentarli assiduamente. Che miseria di mondo! E non pensava
alle questioni morali legate al sesso, ma all'insensibilit che dimostravano gli uomini partecipando
dell'ignominia di quelle povere ragazze. E non erano loro i soli a essere insensibili, lo era anche lei,
come tutte le mogli del villaggio; tutti erano complici del sopruso che quella gente subiva pur vivendo
nella propria terra. Diseredati costretti a servire, a essere sfruttati da stranieri che mettono
spudoratamente in mostra il loro denaro, i loro consumi eccessivi, il loro disprezzo per le disgrazie
altrui. Dio non li aveva abbandonati. No, lei era una donna attiva, positiva, tenace, e ora sapeva quale
sarebbe stato lo scopo della sua vita. Finalmente aveva capito chi aveva bisogno di lei. A quelle
persone, perch erano persone, intendeva dedicare tutte le sue energie. Ma non l'avrebbe fatto come
prima, esercitando una carit asettica e distante. Basta con gli espedienti frivoli, basta con le feste di
beneficenza, ora si sarebbe impegnata veramente, fisicamente, faccia a faccia con la povert,
scendendo lei stessa nel fango. Se l'organizzazione dei cooperanti non l'avesse accolta, avrebbe trovato
da s il modo di giungere nelle case dei poveri, a costo di bussare a tutte le porte del paese. Dar da
mangiare ai bambini, somministrare medicine ai vecchi, trasportare sulla sua auto chi non fosse in
grado di camminare... No, il lavoro non le sarebbe mancato, questo era certo. Come aveva potuto
lasciarsi prendere dallo sconforto all'idea di non servire pi a nulla? Dio le indicava la strada, e lei non
doveva far altro che seguirla.
Apr la posta elettronica, ma si rese conto che il computer non era lo strumento idoneo per
un'occasione cos importante. Doveva scrivere a mano e inviare la lettera con la posta tradizionale.
Sarebbe stato il modo pi serio e appropriato, senza contare che l'intervallo fra la spedizione e l'arrivo
della lettera gli avrebbe garantito una specie di tregua. Era uno stratagemma un po infantile, ma data la
difficolt della situazione, un piccolo sotterfugio gli sarebbe stato d'aiuto. Prese carta e penna e
cominci: Cara Yolanda, a volte pensiamo che le cose succedano da s, o che siamo costretti dagli altri
a comportarci in un certo modo, ma non e cos, le cose succedono perch noi siamo come siamo, e
anche se lo sappiamo non vogliamo riconoscerlo.
Si sarebbe capito quel che voleva dire? Forse l'inizio era un po troppo astratto, ma non
importava. A poco a poco le sue ragioni sarebbero venute fuori. Continu, un po meno spaventato: Io,
per esempio, per molto tempo non ho voluto riconoscere la mia vera natura, e questa e una colpa che ho
sulla coscienza. Capita che ci lasciamo trasportare dalla vita, vediamo quello che fanno gli altri e ci
sembra che vada benissimo. E va bene, certo, non credere, la vita della maggior parte della gente va
molto bene, ma questo non vuol dire che io possa fare come loro. Qui sta l'errore.
Perfetto, neppure Noah Gordon in persona sarebbe riuscito a scrivere in modo pi chiaro e
conciso.
Io (e scusa se ti parlo solo di me, ma e necessario) ho una mia personalit, come dicono gli
psicologi, che e fatta di tante cose: il carattere, l'influenza della famiglia, l'educazione, e perfino i geni.
B, la mia famiglia non c'entra con quello che sto per dirti, e d sicuro ci rimarr malissimo quando lo
sapr.
Il fatto e, Yolanda, che non sono fatto per il matrimonio, non mi ci vedo proprio nel ruolo di
uomo sposato. Tu dirai che potevo pensarci prima, invece di farti perdere tutti questi anni, per,
capisci, le mie intenzioni erano buone. Sono venuto in Messico per guadagnare di pi e risparmiare, ed
ero perfino contento che tu comprassi quell'appartamento di centoquaranta metri quadri, su cui non hai
nemmeno chiesto il mio parere, ma non importa, se me lo avessi chiesto ti avrei detto ugualmente d s.
Si stava ingarbugliando un po troppo, ma un accenno all'appartamento e alla situazione in cui
lei l'aveva messo gli pareva importante. Si accollava ogni colpa della sua decisione, e giustamente, ma
non voleva passare per cretino. Riprese a scrivere, socchiudendo gli occhi per concentrarsi meglio.
Insomma, il fatto  che non mi ci vedo per niente a una cerimonia di nozze, anche se questo
sarebbe il meno, e non mi vedo sposato, n con te n con un'altra, intendiamoci. Mi sentirei a disagio
nella vita di coppia, anche se potremmo divertirci molto nel tempo libero, cosa di cui sono sicuro. E
soprattutto non mi sento capace di fare il padre. Avere dei figli e l'ultima cosa che voglio. A un certo
punto diventerebbero adulti anche loro e dovrebbero cavarsela da s, e non vedo cosa ci sia di bello a
mettere al mondo altre persone visto lo schifo di mondo in cui viviamo. Ma nemmeno pensare a dei
figli piccoli mi entusiasma. I bambini sono pesanti e bisogna sopportarli a ogni ora del giorno e della
notte. Il fatto che diano tante soddisfazioni io non lo capisco, non ho mai capito che genere di
soddisfazioni siano. E sento di dovertelo dire solo perch so quanto sia importante per te questa cosa
dei figli. Insomma, Yolanda, devo chiederti di perdonarmi. Penso che sarebbe tremendo se ci
sposassimo e poi le cose non funzionassero e dovessimo separarci con tanto di avvocati, come gi certi
amici nostri stanno facendo. Sarebbe molto triste.
Non ti chiedo di capirmi, ma di perdonarmi. Forse un giorno, quando sarai sposata con qualcun
altro, pi adatto di me, mi ricorderai senza rancore. Se la cosa pu farti sentire meglio, ti dir che non
ho intenzione di prendere moglie n di vivere con una donna. Intendo rimanere in Messico, forse per
sempre, quindi non temere di dovermi incontrare per la strada. Tutto il tempo che abbiamo passato
insieme e stato bellissimo e non ti ho mai mentito quando ti ho detto che ti amavo. Potrei perfino dire
che ti amo ancora, ma non so se questo basti. Nient'altro. Non odiarmi, per favore. Un bacio.
Dario
Si sent soddisfatto del risultato. Quella lettera diceva tutto quel che doveva dire senza suonare
offensiva, e quasi senza mentire. S, era una lettera sincera. Certo, che non intendesse vivere con una
donna era solo una mezza verit. Ma come si fa a dire alla propria fidanzata che la si lascia per andare a
stare in un bordello con diverse ragazze tutte insieme? No, questo non si pu dire, n a voce n per
iscritto, nemmeno Noah Gordon ci riuscirebbe. E una cosa che non si pu nemmeno pensare.
Gli fece una stranissima impressione dover suonare il campanello di casa propria, ma era cos
che doveva fare; ormai non abitava pi l. Luz Eneida gli apr, e senza lasciargli dire una parola, lo
abbracci e cominci a parlargli precipitosamente, sottovoce.
- Ingegnere, meno male che  arrivato. La signora vuole mandarmi via, pensi un po'. Io non ho
fatto niente di male,  sempre andato tutto bene, ma lei non vuole spiegarmi perch. Adesso la gente
penser che non so fare il mio lavoro e non mi vorranno pi in nessuna casa. Mi dica lei cosa posso
fare. E poi, chi si occuper della signora? Da quando lei non c', se ne sta sempre in camera sua a bere
whisky e tequila. E non mangia, signore, non mangia niente.
- Calmati, per favore.
- Ma come faccio a calmarmi? Un momento fa mi ha detto che se mi rivede in casa mi rompe
una bottiglia sulla testa...
- Luz Eneida, ti prego di calmarti. Mi occuper io di tutto. Forse la signora non avr pi
bisogno di te, ma parler con don Adolfo e di sicuro ti prenderanno in un'altra casa. O magari al
ristorante, nelle cucine. Vedrai che da qualche parte un posto te lo troveranno.
- Ingegnere, lei non si ricorder.
- Ti do la mia parola d'onore. La ragazza rimase pensierosa.
- Se la parola d'onore di uno spagnolo ti pu bastare -aggiunse lui.
- Ingegnere...!
- D'accordo, allora. Ma adesso  meglio che tu vada.
- Per...
- Ti spiego quello che puoi fare. Qui hai il mio numero di telefono. Se don Adolfo non dovesse
trovarti un lavoro o ci fosse qualche difficolt, chiamami. Va bene?
Lei scosse la testa, incerta sul valore di quell'aiuto. Alla fine accett.
- E la signora star bene quando lei se ne sar andato?
- Star bene, non preoccuparti.
- Ingegnere, la ringrazio.
- Lascer una busta per te nell'ufficio di Dario. Passa a ritirarla fra un paio di giorni. Sar una
gratifica per come ci hai trattati in questi mesi. Sei stata molto brava.
- Il Signore la ricompenser.
Finalmente la ragazza se ne and, lasciandosi dietro un piacevole odore di candeggina e cipolle
tagliate. Santiago gir l'orologio con il quadrante verso l'interno, per ricordarsi di parlare con Adolfo.
And in camera da letto. Era sereno, non aveva paura di quell'ultimo incontro con Paula. La trov sulla
poltrona, con un libro fra le mani. Sembrava stesse sonnecchiando. Si era aspettato molto peggio. Lei
non trasal nel vederlo.
- Ah, sei tu! Sentivo la voce di quella stronza di l. Pensavo parlasse da sola.
- Non  una stronza, era preoccupata per te.
- Sei venuto per dirmi questo?
- No, sono venuto per salutarti, e per chiederti che cosa intendi fare.
- Molto gentile da parte tua.
- Come sai, non puoi restare al villaggio.
- Un mese me lo concederanno, no? Anche un operaio, quando lo licenziano, ha diritto a un
mese di preavviso.
- Ne parler con Adolfo.
- Gli parler io. Non sono muta n subnormale.
- Come vuoi. Riguardo alle questioni economiche... lascio a tua disposizione la met del conto
corrente. Poi, finch non sarai in grado di guadagnarti da vivere...
- Preferisco che questi argomenti li trattino i nostri avvocati. Immagino si occuperanno anche
delle propriet. Voglio che si venda tutto, tutte e due le case. Andr a stare da qualche altra parte.
- D'accordo. Non appena sarai in Spagna, mi farai avere il nome del tuo legale. Il mio numero di
cellulare rester lo stesso.
- Quando parti?
- Domani.
- Certo che hai aspettato fino all'ultimo per venirmi a salutare.
- Avevo molto lavoro.
- Gi. Avevi cose ben pi importanti da fare che dire addio a quella che  stata tua moglie per
quindici anni.
- Credi davvero che valga la pena mettersi a discutere?
- No, hai ragione, non ne vale la pena.
- Paula, voglio che tu sappia...
- No, te ne prego, niente discorsetti finali. Puoi andartene. Il saluto ufficiale  terminato.
- Ciao, Paula.
- Ciao.
Santiago si chiuse la porta alle spalle cercando di non fare rumore. Ma lo scatto, quasi
impercettibile, suon definitivo e lapidario. In quel momento Santiago prov un'amarezza che non
aveva provato mai. Ciao e basta. Si mise a piangere silenziosamente con violenti singhiozzi. Sentiva
vero dolore fisico nel petto. Ebbe paura che le ginocchia non lo reggessero. Doveva fare qualcosa,
contenere il dolore come si contiene l'ira. Doveva fare qualcosa di pratico, che lo mettesse in contatto
con altri esseri umani. Si ricord di Luz Eneida. Si diresse quasi di corsa verso il club. Adolfo,
probabilmente, sarebbe stato l. Gli avrebbe parlato della ragazza, lo avrebbe pregato di farla assumere
da qualche parte al villaggio. Serr i pugni, strinse i denti, e avanz deciso.
Susy usc di casa di corsa. Una sensazione d'angoscia fortissima la faceva ansimare. Non
ricordava di aver mai avuto una lite cos violenta con Henry. Si ferm per un attimo, un le mani a
coppa e vi respir dentro. A poco a poco il suo cuore ritrov un ritmo normale. Calma, calma, non
doveva precipitare le cose. A Henry non piaceva affatto quel che stava succedendo. E cosa stava
succedendo? Che la piccola Susy cominciava a sottrarsi alla tutela coniugale. Questa volta faceva sul
serio, senza libri di self- help n psicoterapeuti, i cui consigli servono solo a mantenere tutto com'.
Adesso i cambiamenti sarebbero stati radicali. Tutti le avevano mentito, fino ad allora, avevano cercato
di tenerla sotto controllo, di non far venire a galla la sua vera personalit. Erano riusciti a ficcarle in
testa che il solo modo per vivere  adattarsi. Una ricetta semplice: integrarsi e rassegnarsi, sempre di
pi. Ma adesso basta, aveva capito che esistevano altri sistemi. Ci si pu ribellare, si pu scegliere una
vita ai margini, si possono rifiutare le regole che sembrano l'unica via di salvezza. Ma per farlo ci vuole
coraggio, decisione, forza, e la lucidit necessaria per capire che il futuro  ancora tutto da scrivere, e
puoi scriverlo tu, di tuo pugno. Il primo passo da fare, evidentemente, era separarsi da Henry. Per lui
non sarebbe stata certo una tragedia, lei non era la moglie che si era aspettato, e nemmeno quella che
gli altri si aspettavano. Se prima lo era stata, adesso tutto era diverso. Una persona non  un monolite
che rimane immutato nel corso dei millenni. Ognuno cambia, si evolve, subisce vere e proprie
metamorfosi. Non siamo fatti di pietra, ma di fragili ossa, di pelle sensibile, di pensieri eterei e volubili.
Il suo elemento era l'aria. E si sentiva cos, come un vento potente capace di devastare ogni cosa al suo
passaggio. La vita cominciava adesso. Mio Dio, aveva rischiato di rimanere intrappolata per sempre
nella rete di falsit intessuta da quell'ambiente borghese! Era arrivata a credere che il suo destino fosse
il matrimonio, il raggiungimento della tanto decantata maturit, il superamento dei problemi con sua
madre. Le avevano messo in testa che non poteva fuggire. Il suo terapeuta glielo aveva ripetuto mille
volte: non  possibile sfuggire ai propri fantasmi, bisogna affrontarli. Il fantasma della sua infanzia,
della sua debolezza, della sua incapacit di comportarsi da adulta, il fantasma di sua madre. Ma chi era
sua madre in quel momento della sua vita? Nessuno.
Ormai per lei non esisteva pi. Non ricordava nemmeno che faccia avesse. I fantasmi non sono
reali, si manifestano solo quando ci tormentano, ma non appena smettono di tormentarci, non esistono
pi. Non voleva pi vederla, sua madre. O forse no, forse sarebbe andata a pranzo con lei ogni tanto, e
l'avrebbe trattata come una vicina di casa, una vecchia conoscenza del passato, con la quale non c' mai
stato niente di profondo ma che nemmeno  il caso di offendere. Una cosa era ben chiara, non avrebbe
pi risposto alle sue telefonate. Basta. Quelle ridicole e pressanti richieste di aiuto sarebbero rimaste
sospese nel cosmo, come detriti spaziali.
Per un attimo la sua stessa euforia la intimor, ma cerc di non pensarci. Non avrebbe pi avuto
paura, certo non dei propri sentimenti o pensieri. Si sentiva abbastanza sicura per affrontare qualunque
cosa. Il bene e il male erano un'altra bella invenzione che serviva solo a opprimere la gente, a
uniformarla, a perpetuare la paura.
Analizz il proprio stato d'animo. Dal parossismo isterico a cui l'aveva portata la lite con suo
marito era passata a uno stato di coscienza quasi esultante. Bene. Era un evento da festeggiare. Pens
che sarebbe stato magnifico andare a bere qualcosa con la sua amica, la sua compagna di avventure, la
sola persona al mondo che non l'avesse mai trattata come un orsacchiotto di peluche ma come una
donna.
Avvicinandosi a casa di Paula, vide uscire Santiago e indietreggi. Lui non parve vederla, pass
a qualche metro da lei assorto nei suoi pensieri, tetro come se venisse da una veglia funebre. Tanto
meglio, si disse, quel tipo aveva fatto di tutto per deprimere la sua amica. Ora l'avrebbe trovata a terra.
Meno male che era arrivata lei, a tirarla su. Anche se Paula, sempre al di sopra delle debolezze umane,
difficilmente si lasciava abbattere. Forse l'avrebbe ricevuta allegramente, pronta a brindare a una nuova
vita.
Suon alla porta, e un istante dopo Paula le apr. Le sue supposizioni trovavano conferma: il
volto della sua amica non presentava segni di pianto n di tristezza. Si mostrava superiore e stoica
come sempre.
- Ah, Susy, sei tu!
- Credevi fosse Santiago, vero? L'ho visto uscire proprio adesso.
- E venuto per l'addio definitivo.
- Ci sei rimasta male?
- Dobbiamo proprio parlarne qui, sulla porta?
- Pensavo che mi avresti offerto qualcosa.
- Entra.
Paula era molto elegante, in pantaloni ampi di lino bianco e una semplice camicetta grigia.
- Accomodati. Cosa posso offrirti?
- Dipende da cosa dobbiamo festeggiare.
- Sei tu che sei venuta a cercarmi. A cosa proponi di brindare?
- B, alla tua separazione, oppure al mio cambiamento spettacolare, perch sono cambiata, mia
cara, non sai quanto.
- Ah, s? Interessante, molto interessante.
Paula, voltandole le spalle, si avvicin al mobile bar e scelse una bottiglia di whisky. Pos due
bicchieri sul tavolino e li riemp. Susy si sent a disagio. Il comportamento dell'amica, che eseguiva
quelle operazioni in silenzio, le parve cinico e sprezzante. Ma questa volta era decisa a non stupirsi.
Ormai conosceva il suo modo di fare, ci si era abituata, e sapeva che non significava nulla. Non doveva
lasciarsi intimidire, presto tutto sarebbe stato diverso. Con lei Paula era sempre diversa che con tutti gli
altri. Paula fece tintinnare il ghiaccio nel bicchiere.
- Quindi, sei cambiata. Cos, tutto d'un colpo, o dopo lunghe riflessioni?
- Non ho avuto bisogno di riflettere, sai? Ho soltanto capito. E sono cambiata, mi sento un'altra.
In questo momento stai parlando con una donna libera, che si sente pronta a liquidare tutti i suoi
vincoli.
- Che coincidenza! Allora siamo in due! L'avvenimento merita un brindisi.
Paula si alz e and a sedersi accanto all'americana. I bicchieri si toccarono. Poi ciascuna bevve
in un sorso tutto il suo whisky.
- Cos' venuto a dirti Santiago? Che se ne va con quella gattamorta di Victoria?
- Qualcosa di simile. Era il suo addio ufficiale.
- Tremendo, sono tutti uguali! Vogliono sempre dare l'impressione di essere corretti. Avrebbe
potuto risparmiartelo.
- S, certo, avrebbe potuto avere la delicatezza di sparire e basta. Ma non credere che me ne
importi troppo.
- Lo so che sei superiore a queste cose.
- Solo che mi ha annunciato qualcosa di molto peggio che la sua fuga con la gattamorta.
- Che cosa?
- B, in un certo senso me lo aspettavo. Che dovr andarmene di qui il prima possibile. Ho il
diritto di vivere al villaggio solo in quanto sua moglie. Quindi, il mio piacevole soggiorno si conclude
qui.
- Ma non  possibile!
- Certo che  possibile. Cosa credi? Mi butteranno fuori a calci. Queste case appartengono
all'impresa, non a un'associazione benefica. Adolfo, Manuela e tutti quegli ipocriti che mi facevano
tanti sorrisi e si preoccupavano per me, adesso saranno ben felici di potermi dire: Fuori di qui, aria!.
Quelli non vedono l'ora di liberarsi di me. Sar un problema di meno.
- E tu, cosa farai?
- Me ne torner in Spagna, dimmi tu cos'altro posso fare.
- E pensi di vivere sola?
- Sola come un anacoreta.
- Allora vengo con te.
Paula gir gli occhi verso l'americana con stizza. E in tono indifferente, le chiese: - Come dici?
Non ho capito bene.
- Che vengo con te. Ho deciso di lasciare Henry. Sar molto meglio per tutti e due.
L'amica non fece alcun commento. Abbozz un sorriso. Si alz e vers dell'altro whisky nei
bicchieri. Torn a guardarla. Susy riprese a parlare con entusiasmo.
- S, sarebbe bellissimo, una fuga in Spagna. Perch no? Comincerei una nuova vita,
completamente diversa. In fondo, la lingua la conosco, potrei trovare lavoro come segretaria o come
insegnante d'inglese senza nessuna difficolt.
- Sul serio saresti disposta ad abbandonare tuo marito?
- D'ora in poi voglio lasciarmi alle spalle tutto quel che pu ostacolare la mia crescita, Paula.
Paula la guardava come se non la vedesse, annuendo meccanicamente. Allora Susy si alz, le si
avvicin, le prese il viso fra le mani e la baci sulla bocca con decisione. Le spinse la lingua fra le
labbra, avidamente, la abbracci sollevandole la camicetta per toccarle i seni. Dopo un attimo di
immobilit, Paula si tese, come un diapason. Stacc da s le mani della ragazza prendendole per i polsi
e le disse, quasi senza fiato: - Ma cosa fai?
- Paula, lo sai, siamo arrivate a un tale livello di intimit che  chiaro quel che sta succedendo.
Non c' bisogno di spiegazioni, n di parole.
Paula fece un passo indietro. Poi torn verso di lei e le moll un manrovescio sulla bocca. Fu un
colpo secco, ben dato, brutale. La ragazza ricadde a sedere sul divano, sbalordita. Paula era rossa in
faccia, aveva gli occhi ridotti a due fessure dall'indignazione. Il mento le tremava.
- Che cos' che so? Che cosa dovrei sapere, puttanella da quattro soldi? Credi davvero che solo
perch ti ho sopportata, solo perch ti ho usata come un cagnolino da compagnia, io provi qualche
attrazione per te? Non si pu essere cos ingenue, cos stupide! O pensavi che la scopata con quel tipo
fosse qualcosa di speciale? Vattene immediatamente, non voglio vederti mai pi! V a mostrare il culo
per la strada, imbecille, chiss che con un po di fortuna qualcuno non ti faccia un favore! Susy era
rimasta seduta, attonita, con una smorfia d'orrore sul volto.
- Non hai sentito? Fuori di qui, fuori!
Susy si alz e corse verso la porta cercando di trattenere i primi singhiozzi.
Paula and nel bagno. Aveva un mal di testa terribile. Un fischio le perforava l'orecchio. Cerc
fra i medicinali e scelse una scatola di analgesici. Stacc tre compresse dal blister, impugn la bottiglia
di whisky e la port alle labbra.
La vide da lontano, seduta su una panca. Giocherellava con le galline nel cerchio d'ombra di un
albero. Una ventata di felicit lo scosse dalla testa ai piedi. Corse per arrivare prima da lei. Le galline,
spaventate, si dispersero rumorosamente. La abbracci, stringendola forte. Aveva voglia di ridere, di
piangere, di ballare e di spaccare qualcosa come un cosacco. Victoria rimase in silenzio, stretta contro
il suo petto. Lui la stacc da s per guardarla in viso.
- Che spavento, credevo stessi piangendo!
- No, non piango, ma non mi riuscirebbe difficile, a dir la verit.
- Niente pianti,  tutto finito! Hai preparato le tue cose?
- S. Chi ti ha portato qui?
- Henry. E ho con me la valigia.
- Io ho gi pagato le padrone di casa, le ho salutate.
- Allora andiamo sul portone, Dario non tarder.  l'ultimo favore che gli chiedo: portarci
all'aeroporto. Poco dopo Dario arriv, perfettamente puntuale, e li condusse fino all'aeroporto di
Oaxaca. Rimasero in silenzio per l'intero tragitto, godendo tutti e tre di una gran tranquillit.
Scesero davanti al terminal e Santiago diede una forte stretta di mano al ragazzo.
- Teniamoci in contatto. Non so ancora dove lavorer, ma ovunque fosse, se tu avessi bisogno
di un posto, ti sistemer.
- Lo sa che intendo rimanere al Cielito.
- S, me l'hanno detto. Ma se un giorno dovessi pentirti...
- In parte  grazie a voi due che ho preso questa decisione.
- Sul serio?
- Quando ho visto che eravate decisi a fare quello che volevate pur avendo tutti contro... b, mi
sono detto, la paura bisogna farsela passare.
- La paura paralizza.
- Eccome. Tornerete in Messico?
- Ma certo, certo che torneremo. Grazie di tutto, Dario. Santiago diede un'ultima pacca sulla
spalla al ragazzo e Victoria lo baci sulle guance. Poi si allontanarono con le valigie.
Bene, pens Dario, quei due hanno ottenuto quello che volevano. Se ne vanno. Ognuno deve
pensare a s, e domandarsi che cosa vuol fare veramente. Lui si sentiva a posto, gli altri potevano dargli
pure del mascalzone, ma non gli importava. E nemmeno gli importava di quel che avrebbe risposto
Yolanda alla sua lettera. Una parte della sua vita era rimasta indietro.
Una volta preso posto sull'aereo, Victoria guard Santiago alle prese con la cintura di sicurezza
e i giornali che aveva sulle ginocchia. Chi  quest'uomo? si domand. Sto scappando con uno
sconosciuto. Osserv le sue mani maschili, le sue tempie inargentate. Quest'uomo sar il mio
compagno e non so quasi nulla di lui, non conosco le sue convinzioni profonde, non so nemmeno che
cosa gli piaccia mangiare. Ma nulla di tutto questo aveva importanza, era un uomo dalle braccia forti e
accoglienti, un uomo che sapeva sorridere e che ricambiava appieno la sua passione. Insieme avrebbero
resistito come rocce agli attacchi della vita. Si sent invadere da un'enorme felicit. Lo abbracci
all'improvviso, gli diede un bacio, rise.
- Ridi? - le chiese lui.
-  divertente essere rapite dal principe azzurro.
- Non ho il cavallo bianco, ma una volta in Spagna provveder. Ne affitter uno e ripeteremo il
rapimento con tutto il cerimoniale.
- Sar pi pratico affittare un appartamento dove vivere.
- Anche quello. Sei preoccupata per qualcosa?
- No.
- Nemmeno io. So che tutto andr bene.
- Dio  con noi?
- Puoi starne certa.
Victoria rise di nuovo. Stava scappando con un pazzo, probabilmente. Perfino in quel momento
esaltante e decisivo avrebbe potuto stendere una lunga lista di ragionevolissimi motivi che le
sconsigliavano quella follia. Ma non le importava. La ragionevolezza non  la sola via verso la felicit.
E poi, era fermamente convinta di quel che diceva Santiago, tutto sarebbe andato bene.
Ramon entr in casa. Lei se ne era andata, per fortuna. Non aveva nessuna voglia di rimanere al
cantiere anche quel fine settimana. Terreno sgombro, nessun imbarazzo, finalmente. Fece il giro delle
stanze, constatando che Victoria aveva lasciato molte cose sue. Ne avrebbe fatto degli scatoloni e li
avrebbe spediti a Madrid. Lei sarebbe passata a ritirarli. Non aveva nessuna voglia di ritrovarsi fra i
piedi la sua roba finch fosse rimasto in Messico. In un certo senso, era meglio che la separazione fosse
avvenuta in un luogo estraneo. Finito quel lavoro, si sarebbe liberato pi facilmente dei brutti ricordi.
D'ora in poi la sua vita sarebbe tornata alla normalit: avrebbe lavorato intensamente, come aveva
sempre fatto. La donna di servizio avrebbe continuato a occuparsi delle faccende. L'ambiente del
villaggio era piacevole, aveva i suoi amici, avrebbe potuto fare sport e frequentare il club. Le sue
abitudini non sarebbero cambiate. Perfetto. Presto anche Paula se ne sarebbe andata. Meno male.
Vederla aggirarsi al villaggio l'avrebbe innervosito. Era una donna imprevedibile, capacissima, se si
fosse ubriacata, di insultarlo davanti a tutti.
I pettegolezzi non lo toccavano troppo. Nessuno poteva dire nulla di malizioso o denigratorio
nei suoi confronti, e poi il suo atteggiamento era sempre stato chiaro e dignitoso. Lo sapevano tutti quel
che era successo: un uomo con un matrimonio in pezzi per colpa della moglie alcolizzata trova
l'occasione giusta per liberarsi di lei e ne approfitta. Tutto qui. Quanto a Victoria... una donna inesperta,
ingenua, tutta lavoro e famiglia, si lascia incantare dal primo che le fa gli occhi dolci. Roba da
romanzetto rosa: il grande amore, la passione... Figuriamoci, una cosa arrangiata alla svelta. Non
sarebbe durata. E se qualcuno la pensava diversamente, non voleva nemmeno saperlo, la cosa non lo
interessava. Lui sarebbe rimasto li, uguale a se stesso, a fare quello che aveva sempre fatto. Gli uomini
integri e per bene  cos che si comportano: fanno il loro dovere e restano al loro posto. Terminato il
giro d'ispezione, pens di telefonare ai figli. Ma poi rinunci. L'avrebbe fatto un'altra volta, ora voleva
godersi la sua nuova tranquillit. Era la tranquillit ci che pi di tutto gli piaceva, e da quel momento
in poi l'avrebbe messa al primo posto. Ultimamente la sua vita era stata sconvolta dall'agitazione,
dall'incertezza. Quel che doveva fare era riorganizzarsi per riempire il suo tempo di ordine e abitudini
serene, un privilegio a cui non avrebbe mai rinunciato. Entr nel soggiorno e mise un disco di musica
classica, a volume moderato. Poi prese alcuni dossier che si era portato dall'ufficio per rivederli con
calma e li pos sul divano. Vi aggiunse i giornali della settimana e un libro. And al mobile bar e si
vers due dita di tequila. O forse era meglio non bere? Le questioni che voleva rivedere non erano
complicate, ma forse gli conveniva rimanere sobrio. Sciocchezze! Una dose minima di alcol non
avrebbe cambiato nulla. E voleva passare una serata in completo relax, con un bicchiere in mano,
avvolto da una musica distensiva. Si sedette comodamente. Assaggi la tequila. Fuoco corroborante e
pieno di sapore, della migliore qualit. Estrasse gli occhiali dall'astuccio e li inforc. Si mise a leggere,
ma subito si interruppe. Si tolse gli occhiali, si copr gli occhi con le mani e scoppi a piangere.
Erano le due del mattino, e Manuela non era ancora tornata. Solo in casa, Adolfo era
preoccupato. Certo, avevano litigato, forse come mai in vita loro, ma questo non le dava il diritto di
sparire senza neanche una telefonata di preavviso. Dove diavolo poteva essere finita? La cosa pi
probabile era che avesse deciso di passare la notte in casa di un'amica. Strano che non gliel'avesse fatto
sapere per non allarmarlo. No, impossibile, di sicuro non era al villaggio. Maledizione! mormor fra
s, quell'isterica! Alla sua et, addirittura nonna, si d alle fughe da ragazzina!. E solo per farlo
sentire in colpa, per di pi. Forse non avrebbe dovuto aspettare tanto a cercarla, ma non gli era neppure
passato per la testa che potesse condannarlo a passare la notte in bianco. E adesso, a quell'ora, come
poteva telefonare a qualcuno? Le era forse successo qualcosa? Erano in Messico, non a Madrid, e negli
ultimi giorni si era parlato del rischio di sequestri. Non sarebbe stata una cattiva idea chiamare la
polizia. Eppure, dopo una lite... gli avrebbero riso in faccia. Il marito che telefona per denunciare la
scomparsa della moglie... Poteva fare una figura simile? E se fosse rimasta a dormire su un divano del
club? No, non era possibile, sua moglie non era tipo da dare adito a pettegolezzi. Doveva aver avuto un
imprevisto, era evidente. Ecco, Manuela era in difficolt e lui se ne stava l con le mani in mano,
capace solo di criticarla. Il solo pensiero lo fece sentire un imbecille. D'impulso, usc a fare un giro per
il villaggio.
Tutto era tranquillo. Il buio era assoluto. Si diresse verso il club. Sembrava chiuso. Ma certo,
come diavolo poteva essere aperto alle due del mattino? Passeggi fra i giardini senza sapere cosa fare.
Un pensiero gli tornava in mente, come un'eco: il Messico  un posto pericoloso, pericoloso.
Vide che in casa di Susy e Henry c'era la luce accesa. Sua moglie era con loro? No, impossibile,
assurdo. Probabilmente stavano leggendo, o guardando la televisione. In ogni caso non stavano
dormendo, quindi non avrebbe disturbato suonando il campanello. Non era nel suo stile chiedere aiuto,
ma nemmeno gli capitava mai di essere angosciato, e ora l'angoscia lo prendeva alla gola. Aveva
bisogno di parlare con qualcuno. Ma entrare in casa d'altri a quell'ora gli pareva un atto di invadenza
imperdonabile, e allarmante. Prese il cellulare e chiam Henry.
- Adolfo, cosa c'?
- Niente, non spaventarti. Scusami, lo so che  tardissimo, ma ho visto che da voi c'era la luce
accesa, quindi... Insomma, di sicuro  una sciocchezza, ma Manuela non  tornata a casa e sono un po
agitato.
- Dove sei?
- Qui, vicino alla fontana.
- Ti apro.
- Non se ne parla. Come posso piombarti in casa a quest'ora? Vieni fuori tu, piuttosto.
Un attimo dopo vide Henry scendere i gradini e il suo passo sicuro ed elastico lo tranquillizz.
Un uomo giovane mette tranquillit, pens, sentendosi vecchio per la prima volta da molto tempo.
- Adolfo, cosa c'?
- Mi spiace, ragazzo, lo sai che sul lavoro non sono allarmista.
Ma, caspita, queste cose mi fanno dare di matto! Mia moglie  sparita, non d segni di vita.
Comincio a essere preoccupato.
- Al cellulare non risponde?
- Si ostina a non volerne uno. Ho paura che le sia successo qualcosa.
- Calmati. Hai avvisato la polizia?
- Non ho osato. In realt... b, Manuela manca solo da questo pomeriggio.
- E dove potrebbe essere?
- Non ne ho idea. Sai, avevamo avuto una discussione. L'americano lo guard sorpreso. Adolfo,
umiliato, si infuri con se stesso. Un uomo della sua et costretto a raccontare gli affari propri a un
ragazzo di trent'anni, un suo sottoposto, oltretutto. Accidenti a Manuela, non gliel'avrebbe fatta passare
liscia quando fosse ricomparsa. Basta con tutte le palle sulla diplomazia coniugale, sul rispetto e la
tolleranza! Ecco dove stava il problema: aveva rispettato troppo sua moglie, l'aveva preservata da ogni
problema, le aveva nascosto la brutalit del mondo, facendosi carico lui di affrontare la dura realt. Ma
non poteva permettersi di montare in collera davanti a Henry, che lo guardava sbalordito.
- Credo che torner a casa e mi metter a letto.  inutile agitarsi. Probabilmente ricomparir. Se
domattina non sar ancora tornata, allora denuncer la scomparsa. Rientra pure anche tu, Susy sar
preoccupata.
- No, figurati. Si  chiusa in camera. Dice che non vuole vedermi. E dalle nove che se ne sta l.
Non credo che mi aprir.
- Perbacco! E cosa le succede? Anche voi avete litigato?
- Non esattamente. Solo che Susy... insomma, non sembra, ma non  facile vivere con lei.
- Con lei? Vorrei sapere con quale moglie  facile vivere! Su, vieni a casa mia, ti offro un
whisky. E portati il telefono, caso mai lei si svegliasse. Sedettero l'uno di fronte all'altro sui divani del
soggiorno. Adolfo apr una bottiglia del suo miglior bourbon. Prov un certo sollievo nel vedere il
liquore ambrato cadere sui cubetti di ghiaccio.
- Qualcosa sta andando storto, ragazzo. Anche in America  cos?
- A cosa ti riferisci?
- A questo disastro del matrimonio, a questa crisi, voglio dire.
- Da noi la gente ha sempre divorziato.
- S, ma  come se adesso il disastro fosse generale. Basta dare un'occhiata a questo villaggio!
- Convivere  difficile, Adolfo. Tu che sei sposato da molto tempo lo saprai meglio di me. Non
 un luogo comune. Se fossimo pi disposti ai cambiamenti, forse sarebbe possibile convivere, ma non
lo siamo. Sono giunto a pensare che nessuno cambia mai. Alla fine ciascuno pensa agli affari suoi e
non c' modo di far funzionare la coppia. Anche se ci credevi, anche se hai elaborato strategie razionali
per passare sopra a tutto quel che dell'altro non ti piace ed evitare tutto quello che all'altro d fastidio.
- Questa  una spiegazione, ma io credo che adesso le cose siano andate oltre. Sono le donne,
Henry, le donne.
- Pensi che la colpa sia soltanto loro? A me sembra eccessivo.
- No, il problema  che stanno cambiando, che sono gi cambiate. Non sopportano pi il
matrimonio, si sentono frustrate, oppresse, bloccate. A loro non piace pi.
- Allora bisognerebbe cambiare il matrimonio, renderlo diverso da come  stato finora.
- Impossibile, il matrimonio  il matrimonio, punto e basta. Serve per formare una cellula
economica, un nucleo difensivo, per mettere al mondo figli che appartengano a qualcuno, che
perpetuino la propriet, la voglia di creare qualcosa. Ma alle donne tutto questo non interessa pi, si
stancano, non accettano il ruolo che tocca a loro. E una rivoluzione, ragazzo mio, ma una rivoluzione
che va verso l'anarchia, nient'altro.
- E perch?
- Qui lo dico e qui lo nego, Henry, che non ti venga in mente di ripeterlo in giro. Ma,
sinceramente, quali sono i valori importanti per loro? I sentimenti, la libert, l'amore, il cambiamento, il
nuovo, una vita fatta di cose belle, di esplorazioni vaghe... Niente di razionale, niente che possa servire
a costruire qualcosa, a dare forma a un mondo, a provvederlo di un motore. Mi si rizzano i capelli in
testa alla sola idea del tipo di societ che verrebbe fuori se le donne riuscissero a imporre le loro regole.
- B, a vederla cos...
- Io la vedo cos. E per il momento sono ben lontane dall'imporre un bel niente, ma dimmi tu
come andranno le cose quando il matrimonio sar completamente distrutto.
- Non sapevo che fossi cos pessimista al riguardo.
- Non lo sapevo nemmeno io, credimi, nemmeno io. Si versarono un altro whisky, e poi altri
ancora. Quella discussione teorica sui problemi che li affliggevano riusc a placarli. Il whisky fece il
resto. E rimasero l, a bere e a teorizzare, finch non si addormentarono, semisdraiati sui divani, esausti
dopo la lunga notte. Lo squillo del telefono li ridest di colpo. Adolfo si precipit a rispondere. Henry
non capiva nemmeno dove si trovasse.
- Don Adolfo, sono io, Dario.
Adolfo guard l'orologio. Le otto del mattino. Riusc a parlare a stento.
- Cosa succede?
- Donna Manuela  in casa?
- No, non c', perch?
- Ho appena ritirato la posta del villaggio e... b, hanno portato una lettera che...
- L'hanno sequestrata?
- Cos dice la lettera, ingegnere.
I due vigilanti non avevano visto nessuno avvicinarsi alla cassetta della posta durante la notte.
Come se quella benedetta lettera fosse arrivata fin l volando. Sul foglio era indicata la somma richiesta
per il riscatto, ma non come e dove bisognasse consegnarla. Tutto ci sarebbe stato specificato in un
nuovo messaggio. Mai Adolfo aveva trovato cos inefficiente la polizia locale, cos come i vigilanti
della colonia e il corpo consolare cui si era subito rivolto. L'intero paese gli sembrava una macchina
arrugginita e incapace di muoversi. Fu convocato anche il capo della polizia di Oaxaca.
- Un sequestro politico? No, ingegnere, questi sono delinquenti comuni. Se la signora si
aggirava da sola in certi quartieri... Quelli vogliono solo soldi. Non si faccia altre idee, sono poco pi
che ladri di polli. Tutti gli abitanti del villaggio furono interrogati. Le domande furono le solite: quando
avevano visto per l'ultima volta la signora? com'era vestita? era in compagnia di qualcuno? Secondo la
polizia i rapitori saranno anche stati ladri di polli, ma non erano cos facili da acciuffare. Adolfo si
sentiva impotente di fronte a una banda di agenti privi di iniziative, disorganizzati, forse anche corrotti.
Sembrava non intendessero fare proprio nulla. E si rese conto, con terrore, che se Manuela fosse
scomparsa lui si sarebbe ritrovato completamente solo al mondo.
Henry cap subito che la decisione di sua moglie era definitiva. Tornare negli Stati Uniti per un
po in modo da pensarci su... No, Susy aveva intenzione di andarsene e non sarebbe pi tornata. La
crisi che sua moglie stava attraversando gli era sempre parsa necessaria, perfino auspicabile, ma che
potesse mettere in pericolo il loro matrimonio non gli era mai venuto in mente. Che cosa stava
succedendo nella sua testa? Questa volta non ne aveva idea, Susy si ostinava a non parlare. Metteva in
discussione la coppia? Oppure il proprio posto nel mondo? O l'amore in s? O semplicemente aveva
smesso di amarlo? Henry si rendeva conto che era tutto molto triste, ma che doveva aspettarselo. Come
poteva pensare che crescesse secondo i suoi piani per diventare la compagna ideale? Se l'aveva creduto
era perch stava cercando di manipolarla, o almeno aveva sperato di poterlo fare. Si assumeva questa
colpa con molta serenit. Non aveva nemmeno voglia di domandarsi se fosse un errore comune o una
deformazione della sua personalit. No, d'ora in poi avrebbe pensato meno ai perch. E avrebbe dato
meno importanza alle conseguenze delle sue azioni, visto che comunque erano imprevedibili. Si
sarebbe preoccupato meno di tutto. In fondo era arrivato alla fine della relazione con Susan
terribilmente stanco. Concepire il matrimonio come un work in progress era un carico eccessivo. E
nemmeno vederlo alla maniera di Adolfo, come un investimento, gli pareva una buona soluzione. Forse
il matrimonio non si poteva pianificare. Riusciva o non riusciva, a seconda dei casi, o del caso. Eppure
era sicuro che si sarebbe risposato, non sapeva bene perch. Forse per avere dei figli. Era ancora molto
giovane, e rinunciare a questo gli dava l'impressione di perdersi una cosa importante della vita. Chi
poteva saperlo! Tutto era troppo complicato, e insieme troppo semplice. Per il momento si trovava in
Messico, per lavoro, e giorno dopo giorno vedeva crescere la diga in costruzione. Questo, e la speranza
nel futuro, erano gi due buone ragioni per vivere. Non si preoccupava per la sorte di Susy, era sicuro
che se la sarebbe cavata. Non aveva idea di quale nuova strada avesse deciso di prendere, ma
finalmente la vedeva andare da qualche parte, e questo di per s era gi un bene. In ogni caso, ciascuno
 padrone del proprio destino o, se non altro, poterlo credere aiuta ad avere le forze per accettare quel
che sta succedendo.
Bel casino era saltato fuori, un caso poliziesco in piena regola! Il suo dramma amoroso era
rimasto relegato in secondo piano. Che cos'era un abbandono coniugale in confronto a un sequestro?
Per poco non si era persa lo spettacolo. Da quando Santiago se ne era andato lei non apparteneva pi
alla comunit. Ma aveva deciso di viversi fino in fondo il mese che le era stato concesso. Poi se ne
sarebbe andata. Addio, banda di idioti, restatevene pure dove siete! Erano tutti in preda al terrore per la
storia del sequestro, c'erano vigilanti a ogni angolo, avvisi di sicurezza ovunque, e tutti erano diffidati
dall'uscire. Le madri tenevano i bambini sotto l'ala, dovessero mai perdere i teneri frutti dei loro ventri.
Che fosse Manuela la vittima, non la stupiva affatto: quella non stava mai ferma, andava a ficcare il
naso dappertutto. Adesso s che avrebbe avuto modo di fare la carit, le era stata addirittura indicata la
somma necessaria. La vita  giusta, alla fine tutto torna, nel gioco del Creatore.
Inoltre, col rapimento di Manuela, nessuno pi la guardava quando passava, nessuno aveva
motivo di salutarla facendo finta che non fosse successo niente. Lo sapeva benissimo che cosa
pensavano: Te la sei cercata. Ed era vero, se l'era cercata. Invece di quella falsa cortesia, avrebbe
preferito che le sputassero in faccia. Ma ora tutto era stato messo da parte in onore di Manuela. Povera
Manuela! Lei, che si era sempre data da fare per gli altri! Buonismo, spazzatura morale e ideologica,
ma il mondo  fatto cos. A quanto pare era stata sequestrata da una banda locale, delinquenti da quattro
soldi. Si era saputo che la richiesta per il riscatto non era neppure eccessiva. Poveracci. Che errore,
sequestrare Manuela. Di sicuro li avrebbe fatti diventare scemi con i suoi discorsi, avrebbe cercato di
riportarli sulla retta via, li avrebbe esortati a comportarsi bene, a rendersi utili alla societ. Avrebbe
tentato di correggere le loro rozze maniere di sequestratori privi di classe e di educazione. Avrebbe
esteso le sue ramanzine alle mogli e ai figli: si comportavano bene? andavano a scuola? seguivano una
dieta equilibrata? avevano pensato a quali traumi poteva causare il fatto di avere un padre
sequestratore? Dio  eterno e onnipresente, per questo nel mondo impera la giustizia universale.
Finalmente Manuela sarebbe stata davvero utile a qualcuno. Le vie del Signore sono infinite, e
contorte, ma alla fine ciascuno riceve il suo, e non  detto che sia una punizione. Aveva messo da parte
una piccola riserva di whisky e di cocaina per gli ultimi giorni prima della partenza. Cos si sarebbe
goduta meglio il Messico. Si vers da bere, giusto due dita. La colpa si divide sempre equamente,
pens, non  un liquido che penetra in tutti gli interstizi, ma una materia solida che viene tagliata in
porzioni perfette. Ciascuno ne riceve la quantit che merita. A Manuela ne era destinata una fettina
piccolissima. A lei no, a lei spettava una fetta bella grossa della torta: aveva mandato in rovina la
propria vita con piena consapevolezza. Certo, non era dotata del talento per vivere. Peggio per lei, non
avrebbe dovuto avvicinarsi a nessuno, n tantomeno sposarsi. Per questo sono stati inventati i conventi,
l'ascetismo, la pazzia. Bisogna saper fallire da soli. Bisogna sapersi assumere le proprie responsabilit,
e questo non vuol dire altro che trovare un angolo della propria mente dove nascondere l'orrore che si
prova per se stessi. Il problema era che lei, la sua mente, la conosceva gi fin troppo bene. E non le era
rimasto un solo angolo dove potersi acquattare. Mise via la bottiglia perch lo stomaco le bruciava
come non mai. Era come avere un'ulcera delle dimensioni di un vulcano. Aveva bisogno di dormire
molto profondamente, perch nessun brutto pensiero la assalisse, nessuna tentazione la turbasse, nessun
demonio venisse a danzarle intorno. Ma il sonno non doveva fermarla, no, sarebbe andata sempre
avanti, non doveva indietreggiare, mai. Sempre avanti, finch non le sarebbe stato pi possibile
muovere un passo perch la strada era sbarrata.
Inal due spesse strisce di coca. Gliene sarebbe rimasta ancora. And a lavarsi il viso con
l'acqua fredda. Aveva bisogno di farsi bella e di ritrovare la compostezza. Non c'era da preoccuparsi,
era ancora molto bella, molto. L'invecchiamento l'avrebbe risparmiata. Non si sarebbe trasformata in
una vecchia inservibile come quelle che danno da mangiare ai colombi nei parchi. E nemmeno in una
di quelle traduttrici solitarie e amareggiate che finiscono per credere che il loro lavoro sia meglio
dell'originale. No, niente di tutto questo. Tutta la vigliaccheria accumulata in anni e anni sfociava nel
coraggio, finalmente.
Si vest con eleganza e si trucc. Poi osserv la propria immagine allo specchio. Aveva un
aspetto serio e dignitoso. I vigilanti all'ingresso le avrebbero certamente permesso di uscire vedendola
tanto composta e sicura di s. Il villaggio era diventato una specie di prigione da quando avevano
sequestrato Manuela. E l'ansia cresceva di giorno in giorno perch i rapitori non avevano dato nuovi
segni di vita. Era contenta di lasciare il paese. L'abbandono di Santiago era stato provvidenziale. I
vigilanti le chiesero dove andasse.
- In banca - disse.
Che cosa potevano fare, fermarla? Era quasi mezzogiorno, e nessuno aveva stabilito che fosse
proibito uscire. La lasciarono passare. And in banca. Prelev tutto quello che aveva. Santiago, come le
aveva promesso, aveva lasciato a sua disposizione la met del conto.
Cammin decisa per le vie di San Miguel fino al bar. Dentro, regnava come al solito l'oscurit.
Fu un sollievo, dopo il sole impietoso della strada, un sole capace di calcinare quel che accarezzava. Il
padrone la riconobbe subito, non le sfugg il brillio malizioso del suo sguardo. Come sempre, due o tre
avventori spettrali bevevano negli angoli. Lei parl, seria e tranquilla.
- Pu avvertire Juan, la guida turistica?
- Avvertirlo di cosa, signora?
- Del fatto che sono qui. Lo sto aspettando.
- Lui non abita in questo bar, signora.
Ordin una tequila, pos qualche moneta sul banco. L'uomo non disse niente, non tocc il
denaro. Lei and a sedersi. Appoggi la schiena al muro, bevve. Si sentiva bene. Venti minuti dopo
arriv la guida, la sua amata guida, incanaglito, animalesco, freddo come un serpente. Non la guard
nemmeno. Ordin una tequila al banco, la assaggi e solo allora si decise ad avvicinarsi al suo tavolo.
- Come va?
- Siediti.
Lui sedette. Aveva sulle labbra lo stesso sorriso cinico di sempre. Lei prese a parlare
lentamente, ma con decisione.
- Tu lo sai dov' la signora che hanno rapito, vero? Non una parola di risposta, non un fremito
sulla sua faccia di terracotta. Paula apr la borsa, tir fuori il fascio di biglietti di banca e lo pos sul
tavolo.
- Non sarai mica stato tu?
- No.
- Per sai chi  stato.
- Qui siamo in pochi.
- Tutto questo  tuo, se mi dici dov'.
- Si  messa in testa di tirarla fuori da sola?
- Questi non sono fatti tuoi.
- Pu darsi che possa dirglielo, ma lei non chiami la polizia, solo il marito, e non dica chi le ha
dato l'informazione.
- D'accordo. Sono pericolosi?
- Due disgraziati che non sanno nemmeno da che parte girarsi. Sono morti di paura e questo mi
secca. Quando si fa una cosa, bisogna farla bene.
- Dimmi dov'. Io rimango con te finch non la trovano, a casa tua.
- A casa mia no. La porto in un'altra casa che ho, fuori San Miguel. L faremo le nostre cose a
letto, fa parte del prezzo.
- D'accordo.
- La tengono i fratelli Alciano, in un casolare. L'unico che c', sulla collina del Valle.
Paula prese il telefono, fece il numero di Adolfo. Lui rispose subito.
- Adolfo, sono Paula. Non domandarmi niente. Chiama la polizia. Manuela  nell'unico casolare
sulla collina del Valle. Chiamami quando l'hanno trovata, per favore.
La guida le strapp il telefono di mano.
- Basta cos. Andiamo. C' un bel pezzo di strada per arrivare da me.
- Non mi muover di qui finch non avr la conferma che hai detto la verit.
Rimasero seduti a bere per un'ora, due ore, senza parlare. Altri avventori entravano, uscivano.
Si cominci a sentire una musica in lontananza. Finalmente il telefono suon.
- Signora, le parla il sergente Contreras, del corpo di polizia di Oaxaca. Abbiamo con noi la
signora, sana e salva. Mi dica solo dov' lei.
- Voglio sentire la signora, oppure suo marito. Riconobbe chiaramente la voce di Adolfo,
trafelata.
- Paula, grazie a Dio,  andato tutto bene. Manuela  con noi. Ma tu, dove sei?
Lei chiuse la comunicazione. Spense il cellulare. La guida glielo tolse di mano.
- Questo lo tengo io. Su, andiamo. Parcheggiato fuori, c'era il fuoristrada della guida. Salirono a
bordo.
- Dammi i quattrini - disse lui.
Lei glieli diede. Si avviarono verso le montagne, sempre pi avanti, pi avanti. I segni della
civilt sparivano a poco a poco. Non si vedeva altro che il paesaggio del Messico, enorme, eccessivo
sotto il sole. In una curva, la guida gett il telefono di Paula dal finestrino. Lei non batt ciglio. Non
c'era nessuna casa di campagna, lei lo sapeva bene. Lasciarono la macchina all'imboccatura di un
sentiero, e presero a salire a piedi. Lui la fece fermare sotto un albero che, stretto fra le rocce, formava
un rifugio naturale. Non  la prima volta che questo stronzo porta qualcuno qui pens. - Lo vede,
questa  la mia casa di campagna, signora. Carina, vero? E adesso ci divertiremo, lei ed io, ma sar
vero divertimento, non come quel giorno. Le lacer la camicetta. Le succhi un capezzolo fino a farle
male, glielo morse. Aveva la bocca fredda e umida, come una lumaca. Poi la costrinse a inginocchiarsi,
si tolse il giubbotto e abbass lentamente i pantaloni mentre le tratteneva la testa. Ecco, era l, sotto la
cintura, bella e accessibile. Era molto pi facile di quanto avesse creduto. Guard la pistola, la prese.
Era il momento di decidere su chi sparare: sul messicano o su di s? Sorrise felice. L'eco di uno sparo
rimbomb fra le rocce e poi ci fu pace.
.
Non volle essere lasciato davanti al cancello. Chiese al tassista di fermarsi cinquecento metri
prima. Avrebbe fatto due passi a piedi. Era ridicolo, con tutte le volte che la gente l'aveva visto al
Cielito, proprio adesso gli venivano gli scrupoli. Ma non gli andava che il tassista si fermasse a
chiacchierare all'ingresso, n che assistesse all'accoglienza affettuosa che gli avrebbero riservato le
ragazze. Una questione di stile. Pag e si avvi lentamente. Le due valigie non pesavano granch, ma
contenevano tutto quel che possedeva. Era sicuro di non aver bisogno di molto altro. Ben poche cose
servono davvero per vivere. In tasca aveva l'ultima lettera di Yolanda, il suo addio definitivo. Affrett
il passo. Era quasi arrivato. Una goccia di sudore gli scivol sulla faccia. Si ferm per asciugarsela e, in
quel momento, lo raggiunse il suono di chitarre del Cielito. Questo lo fece sorridere.
...
.
...
FINE.